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Effetto cannabis sui conti pubblici

La legalizzazione del mercato delle droghe leggere determinerebbe benefici netti consistenti per le casse dello Stato. Non solo per il maggior gettito. Una volta divenute legali, queste attività entrerebbero nel Pil, contribuendo a migliorare gli indicatori di stabilità del nostro paese.

MERCATO DELLE DROGHE NEL PIL

Il dibattito sulla legalizzazione del mercato delle droghe leggere è stato rilanciato negli ultimi tempi non solo dal bilancio negativo di anni di proibizionismo, ma probabilmente anche dalla sempre maggiore necessità dei governi degli Stati più sviluppati di aumentare il proprio gettito fiscale, senza ricorrere a ulteriori imposizioni a carico di redditi, imprese e immobili. (1)
Ma l’introito fiscale è solo parte dell’utilità complessiva che uno Stato può trarre dal passaggio dalla proibizione alla legalizzazione. La regolamentazione del mercato delle droghe leggere si lega strettamente alla contabilità ufficiale della finanza pubblica perché le regole concordate a livello internazionale nel Sec95 separano sommerso economico e attività illegali, includendo una stima del primo nel Pil, ma escludendo le seconde dalla contabilità ufficiale. In sostanza, esistono mercati illegali, con i propri occupati e il relativo fatturato, che tuttavia non vengono registrati nella contabilità ufficiale dello Stato.

IL MODELLO DEI COSTI E DEI BENEFICI

Non è possibile allo stato quantificare analiticamente l’impatto netto della legalizzazione del mercato delle droghe leggere: proprio perché si tratta di un mercato illegale sono troppo limitati i dati a disposizione. È possibile invece costruire un modello logico per valutare l’effetto complessivo della regolamentazione applicata, sistematizzando costi e benefici e comparandone i diversi pesi. (2)
Il modello, ricalcando un lavoro di Jonathan Caulkins, Beau Kilmer, Robert MacCoun, Rosalie Pacula, e Peter Reuter sulla legalizzazione della marijuana, può essere rappresentato con un diagramma (figura1) nel quale modellizzare costi e benefici economici dell’abolizione delle pene e delle sanzioni sulla produzione, vendita e possesso delle droghe leggere. (3)

Figura 1 – Sistematizzazione di costi e benefici della legalizzazione delle droghe leggere
Cattura
L’impatto netto della regolamentazione si può determinare confrontando benefici e costi.

I costi li possiamo dividere tra diretti e indiretti. I primi sono legati alla regolamentazione del nuovo mercato legale (struttura dell’agenzia per la gestione di produzione e vendita, controllo sul rispetto della legislazione, sensibilizzazione e informazione dei consumatori) e quantitativamente possono essere assimilati a quelli sostenuti per il controllo pubblico del consumo di tabacco e sigarette, che hanno una regolamentazione molto simile a quella in ipotesi.
I costi indiretti dipendono invece da un eventuale aumento dei consumi di droghe leggere in seguito alla legalizzazione (ad esempio i costi sanitari di cura e disintossicazione). Gli studi basati sul caso olandese dimostrano che sono molto ridotti. (4)
Invece, i benefici della regolamentazione del mercato sono molteplici e riguardano anche aspetti non quantificabili economicamente, legati indirettamente alla filiera di produzione e commercializzazione delle droghe leggere.
I benefici diretti sono sostanzialmente tre: 1) la riduzione delle spese statali impiegate per la proibizione dell’uso e della commercializzazione delle sostanze; 2) un maggiore gettito fiscale derivante dalla tassazione della produzione e della vendita delle droghe leggere; 3) l’emersione della produzione e delle transazioni effettuate nel mercato illegale degli stupefacenti, e pertanto la crescita quantitativa del Pil ufficiale.
Per quanto riguarda la riduzione delle spese statali, si tratta principalmente dei minori costi che forze dell’ordine, magistratura e sistema carcerario si troverebbero ad affrontare se venisse cancellato il reato di produzione e vendita delle droghe leggere. Il gettito fiscale deriverebbe dalla tassazione della produzione e della vendita degli  stupefacenti, in maniera analoga a quanto avviene con l’alcool e col tabacco.
Jeffrey Miron e Katherine Waldock hanno indicato una metodologia per calcolare il gettito fiscale e i risparmi di spesa, utilizzata per il caso italiano in uno studio dell’Università La Sapienza: per il nostro paese si stima un beneficio fiscale annuale di quasi 10 miliardi di euro dalla legalizzazione dell’intero mercato degli stupefacenti. (5) In particolare, l’erario risparmierebbe circa 2 miliardi all’anno di spese per l’applicazione della normativa proibizionista (polizia, magistratura, carceri) e incasserebbe circa 8 miliardi all’anno dalle imposte sulle vendite (5,5 dalla sola cannabis). (6)

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I BENEFICI PER LA FINANZA PUBBLICA

L’ultima componente dei benefici diretti – quantitativamente la più rilevante – deriva dall’emersione di quella parte di Pil che oggi non viene contabilizzata nelle statistiche ufficiali, legata alla produzione e alle transazioni effettuate nel mercato illegale degli stupefacenti. (7)
Secondo alcuni studi, il traffico di stupefacenti rappresenta per la criminalità organizzata il business principale, con un fatturato annuo di circa 60 miliardi di euro (Sos Impresa 2009). Stime più prudenti forniscono un ricavo complessivo nel 2010 pari a circa 24 miliardi di euro. (8)
La legalizzazione di produzione e vendita delle droghe leggere allargherebbe la sfera contabilizzata nel Pil, perché nel computo entrerebbe una parte consistente del valore aggiunto prodotto nel territorio nazionale dall’intera filiera degli stupefacenti. Un importante contributo economico al bilancio pubblico, poiché la crescita del Pil determinerebbe la riduzione dei rapporti deficit/Pil e debito/Pil.
Se ipotizziamo che le droghe leggere rappresentino la metà del ricavato del traffico di stupefacenti, la loro legalizzazione produrrebbe un aumento percentuale del Pil “ufficiale” annuo italiano tra l’1,20 e il 2,34 per cento, a seconda che si consideri la stima bassa di 24 miliardi o quella alta di 50 miliardi per il fatturato di questo mercato. Inoltre, nell’ipotesi che a) lo stock di debito e di Pil si mantengano costanti nel tempo; b) i ricavi delle transazioni effettuate nel mercato degli stupefacenti vengano contabilizzati nell’economia legale; e c) stimando in circa 7 miliardi il gettito fiscale proveniente dalla tassazione di produzione e vendita delle sostanze (tabella 1), nel 2012 il rapporto debito/Pil si ridurrebbe di 2,75 punti (ipotesi alta) o di 1,43 punti (ipotesi bassa). Quindi, almeno nel breve termine, non si registrerebbe una crescita di occupati e di ricchezza, e tuttavia il solo aumento “ufficiale” del Pil avrebbe ricadute positive molto importanti sui principali indicatori di stabilità economica e finanziaria del paese, liberando parte delle risorse da destinare in futuro alla riduzione del rapporto debito/Pil.
Sono stime da maneggiare con cautela, poiché non è affatto scontato che la legalizzazione provochi la totale riemersione del mercato delle droghe leggere. Il valore massimo indicato di aumento del Pil (2,34 per cento) potrebbe realizzarsi nel lungo periodo, quando forme di legalizzazione potrebbero aprire nuovi mercati di offerta e domanda di stupefacenti non necessariamente legati a un uso ludico o compulsivo di dipendenza, ma estesi alle produzioni derivanti dalla canapa come i tessuti o la carta, o per uso terapeutico.
Per quanto riguarda invece i benefici indiretti richiamati nel modello, sono di due tipologie. I primi derivano da un utilizzo alternativo delle risorse liberate dalla legalizzazione: ad esempio, forze dell’ordine, magistratura e addetti al sistema carcerario possono concentrarsi su altri reati; i secondi sono legati all’aumento del benessere complessivo della collettività, come la maggiore informazione sulle sostanze acquistate, la segmentazione dei mercati delle droghe leggere e pesanti, i minori introiti per le organizzazioni criminali e i minori capitali disponibili per distorcere i mercati legali.
In conclusione, la regolamentazione e la legalizzazione del mercato delle droghe leggere, con modalità simili a quelle applicate al tabacco, determinerebbe benefici netti consistenti, derivanti soprattutto dall’emersione di transazioni, in questo momento, invisibili. Una via “leggera” per contribuire all’uscita dalla crisi?

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(1) C’è un altro effetto ipotizzabile della legalizzazione: il depotenziamento delle organizzazioni mafiose private dei cospicui fatturati che ricavano dalla produzione e spaccio di stupefacenti. Ne ha parlato recentemente un magistrato impegnato nel tribunale di Palermo nella lotta alla criminalità, Teresa Principato. Non ci soffermiamo qui su questo effetto, limitandoci all’analisi dei benefici fiscali che scaturirebbero dalla legalizzazione.
(2) Il ragionamento che faremo non mira a sostenere la legalizzazione del consumo di stupefacenti, ma solo ad abbozzare una stima dei possibili ricavi fiscali che ne otterrebbe lo Stato.
(3) Kilmer B., Caulkins J.P., Pacula R.L., MacCoun R.J., Reuter P.H., (2010) Altered State? Assessing How Marijuana Legalization in California Could Influence Marijuana Consumption and Public Budgets. Santa Monica, CA: Rand Corporation.
(4) Vedi: Boermans M. A. (2010) An economic perspective on the legalisation debate: the dutch case, Amsterdam Law Forum, University Amsterdam; MacCoun R.J. (2011), What can we learn from the Dutch cannabis coffee shop system? Addiction, 106, 1899-1910; Van Ours J.C. (2012), The long and winding road to cannabis legalization, Addiction 2012.
(5) Vedi, rispettivamente, Miron J., Waldock K. (2010), The Budgetary Impact of Ending Drug Prohibition, Cato Institute; Rossi M (2009), Il costo fiscale del proibizionismo: una simulazione contabile, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, settembre.
(6) Tuttavia, Caulkins (2010) e Kochenderfer et al. (2011) evidenziano come, almeno nel breve periodo, i risparmi di spesa sarebbero minori di quanto previsto dal modello di Miron e Waldock, poiché i soggetti delle forze dell’ordine, della magistratura e del sistema carcerario impegnati nella repressione dei reati legati al mercato degli stupefacenti, anche con meno arresti, meno processi e meno carcerati rimarrebbero comunque nell’organico della pubblica amministrazione. Solo nel medio-lungo periodo, aggiungiamo noi, potrebbero intervenire tagli strutturali delle piante organiche e risparmi di spesa consistenti. Va tuttavia considerato che tali soggetti, non dovendosi occupare più degli illeciti legati alla droga, potrebbero concentrarsi su altri reati, rendendo più efficiente il sistema repressivo, giudiziario e carcerario.
(7) Ardizzi G., Petraglia C., Piacenza M. and Turati G. (2012), Measuring the underground economy with the currency demand approach: a reinterpretation of the methodology, with an application to Italy, Banca d’Italia, Temi di Discussione (Working Papers) Number 864.
(8) Vedi il contributo di Fabi, F., Ricci, R. e Rossi, C. in Rey G., Rossi C. e Zuliani A. (2011) Il mercato delle droghe – Dimensione protagonisti, politiche, Marsilio.

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12 commenti

  1. Massimo Matteoli

    Chiunque segua il “problema droga” sa benissimo la potenza economica devastante che il proibizionismo mette in mano alle mafie ed ai criminali di tuttto il mondo.
    L’accomunamento delle norme sulle droghe leggere a quelle pesanti (solo di recente attenuato dalla Corte Costituzionale che anche qui ha dovuto superare l’inerzia di un legislatore inetto ed ignave), aggiunge ed aggrava il danno.
    Se poi ci aggiungiamo i benefici economici (oltre che politici e sociali derivanti dalla diminuzione del mercato “nero” della cannabis) giustamente messsi in rilievo nell’articolo, l’unica domanda da farsi è cosa si attende.
    E per cortesia non venite a parlarmi di “valori etici”, quando lo Stato fa cassa con tabacco e liquori e da qualche anno anche facendo il biscazziere.

  2. Andrea Freschi

    Effetto redditi sulle aziende agricole. Se si ipotizza che la struttura dei costi della distribuzione della Cannabis sia simile a quella dell’ortofrutta che vede in Italia il 22,5% del prezzo di vendita come remunerazione alla azienda agricola (dati unioncamere), nell’ipotesi bassa di 24 mld euro di fatturato significherebbe 5,4 mld euro per le aziende di produzione. In Italia la plv dell’ortofrutta vale 43,3 mld euro (dati 2012) l’effetto legalizzazione impatterebbe per il 12,5%. Non male pur considerando effetti di sostituzione colturale e l’opportunità di impiegare terreni relativamente marginali!

  3. Antonio Gasperi

    Il sistema dei Cannabis Detaillisten (il cosiddetto “coffee shop system”) nei Paesi Bassi è stato introdotto come esperimento per tentare di segmentare il mercato delle droghe, separando i buyers delle “leggere” dai trafficanti di “pesanti”. Dopo quarant’anni di policies, restano diversi problemi insoluti, il primo dei quali è forse il “backdoor problem”, il fatto cioè che anche per i Detaillisten rifornirsi di droga resta illegale. Sorgono allora due questioni preliminari, prima di calcolare i supposti benefici netti della legalizzazione. Gli autori pensano forse che le organizzazioni criminali lasceranno facilmente che onesti dettaglianti facciano loro concorrenza nel lucroso mercato italiano della droga? E ancor più, con quali forze un’agenzia per la gestione di produzione e vendita della droga leggera (struttura che non esiste neanche nei Paesi Bassi) riuscirebbe ad imporre le proprie regole ai cartelli della droga?

    • Piero David

      Il processo di trasformazione del mercato delle droghe leggere da illegale e legale potrebbe essere analogo a quello del mercato dell’alcool negli USA degli anni ’30. Anche in quel caso le più forti organizzazioni criminali erano quelle che gestivano tale traffico (tra i più noti Al Capone). Una volta terminato il proibizionismo sugli alcolici il mercato venne totalmente abbandonato dalle organizzazioni criminali. I diversi casi nel mondo dimostrano che la velocità di tale processo di legalizzazione dipende dal costo del prodotto sul mercato legale. Se è pari a quello del mercato illegale, il consumatore preferisce il primo meno rischioso.

  4. giovanni

    Ho letto da più parti che la cannabis in realtà non è più una droga leggera in quanto, a seguito di pratiche colturali e modificazioni genetiche, il principio attivo risulta moltiplicato fino a 30 volte rispetto ai tempi del ’68. La legalizzazione potrebbe anche permettere il controllo della sostanza e riportarla a produrre effetti meno devastanti di quanto non faccia oggi.

    • Manshoon

      La distinzione tra droghe leggere e pesanti è data dagli effetti della dipendenza, non tanto dalla concentrazione della sostanza: un fumatore di sigarette è dipendente a prescindere dalla
      nicotina contenuta nella marca che sceglie, per fare un parallelo. La cannabis odierna, venendo coltivata quasi solamente in serra a seguito del proibizionismo, è più “concentrata” di quella che si ottiene in pieno campo.

  5. Davide

    L’analisi non tiene conto che la criminalità organizzata agisce come un soggetto economico: nel momento in cui si contraesse il mercato delle droghe leggere, si riposizionerebbe sulle altre droghe (“pesanti”‘ o sintetiche) cercando di incrementarne il consumo (anche agendo, in una prima fase, sui prezzi), con il vantaggio di una platea di consumatori ampliata dalla facilità di accesso a sostanze per le quali l’illegalità costituiva una forma, per quanto limitata, di barriera al consumo.

  6. clusone

    A volte è meglio copiare ed adattare: si dà una classificazione come con l’alcool, lo stesso per le droghe leggere (Thc in %). La gente ha bisogno di informazione per poter fare una scelta razionale.

  7. Andrea

    Volevo segnalare che con la revisione dei conti operata nell’estate 2014, applicando una direttiva europea, l’Istat ha incluso l’economia illegale (droga, prostituzione, contrabbando) nella stima “ufficiale” del Pil, e che le nuove serie 1995-2014 già comprendono queste componenti. Nel 2011 il valore aggiunto dal consumo di stupefacenti (droghe leggere e pesanti insieme) era ipotizzato pari a poco più di 10 mld di euro. Per una panoramica sul trattamento della questione nei diversi paesi consiglio http://www.istat.it/it/archivio/134102

  8. Andy Mc TREDO

    Premesso che mi bastano due mezzi bicchieri di vino per ubriacarmi ma la stessa quantità di grappa o di rum non mi fa girare la testa, premesso che nel mio sinngolo caso un mezzo toscano mi rilassa meglio di un “mezzo cannone”… trovo l’articolo finalmente completo ed esuriente. Soprattutto non vedo perchè lo stato biscazziere non possa essere anche puttaniere o pusher… In realtà bisognerebbe chiarire la relazione e la convenienza fra i maggiori costi ospedalieri (tumori ai polmoni, cirrosi epatiche, malattie veneree) e le maggiori entrate… fermo restando che anche i costi ospedalieri fanno PIL…

  9. Andrea

    La legalizzazione porta un crollo dei consumi non un aumento degli stessi. Costi sanitari? Bassissimi. E non perché lo dice l’Olanda, che non ha mai legalizzato nulla (produzione e trasporto sono illegali nei paesi bassi).

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