La stretta creditizia continua a serrare il suo morso sulle imprese italiane. Le evidenze sull’andamento del credito erogato alle società non finanziarie, nel contesto europeo, disegnano un quadro particolarmente negativo per l’Italia.

NON C’È PIÙ DOMANDA?

Ad agosto la variazione degli impieghi delle imprese, aggiustata per la dinamica delle cartolarizzazioni, è stata negativa per il 2 per cento circa, contro una media del -0,5 per cento dell’area euro (grafico 1). Come evidenziato in un precedente articolo (v. “Il credito scomparso”), la media nasconde però andamenti fortemente differenziati tra i paesi europei: il credito nei paesi dell’Europa del Nord tende a confluire copioso, con un tasso di variazione pari mediamente al 4 per cento circa, mentre quelli del Sud, nello specifico Portogallo, Grecia e Spagna più l’Irlanda, vedono una flessione del credito nell’ordine del 4,5 per cento. L’Italia, quindi, ha sempre più difficoltà a stare al passo con il gruppo di testa, mentre sembra inesorabilmente destinata a essere risucchiata dal gruppo di coda.

Grafico 1. I finanziamenti alle società non finanziarie
(tasso di variazione su base annua aggiustato per le cartolarizzazioni)

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* Europa del Nord: Germania, Francia, Olanda, Finlandia, Austria, Belgio.
** Europa del Sud: Spagna, Portogallo, Grecia più Irlanda.
Fonte: Bce e Banca d’Italia.

Secondo l’interpretazione dei banchieri (si veda la lettera del direttore dell’Abi, Giovanni Sabatini, al Corriere della Sera del 5 ottobre 2012), la situazione dipende dal fatto che il “cavallo non beve”. In altri termini, il credito non fluisce più alle imprese semplicemente perché è tale la situazione di crisi in cui si trovano da non farne più richiesta. Per argomentare questa tesi investimenti e produzione industriale vengono presi quali indicatori del livello della domanda di credito da parte delle imprese. La flessione dei due aggregati segnalerebbe una minor domanda di finanziamenti da parte delle aziende italiane, per cui le banche si adeguano, obtorto collo, erogando meno crediti. In realtà, la crisi attuale non ha diminuito le esigenze finanziarie delle imprese. Se è vero che investono e producono meno, la caduta delle vendite e degli utili ha determinato una contrazione delle fonti diautofinanziamento, da cui l’esigenza di dover ricercare capitali volti a finanziare l’operativa aziendale corrente. Posto che le imprese italiane sono troppo piccole, in media, per finanziarsi direttamente sui mercati finanziari, l’unica strada è quella di rivolgersi all’industria bancaria. Un’indicazione del fatto che la domanda di credito non è evaporata negli ultimi tempi ci viene offerta dall’indagine, condotta dalla Banca d’Italia, sulle imprese industriali e di servizi con almeno venti addetti. Secondo le informazioni più recenti, relative al primo semestre 2012, il saldo tra le imprese che hanno dichiarato un incremento della domanda di finanziamenti bancari e quelle che invece hanno ridotto le loro esigenze di impieghi è stato pari al +13,2 per cento (+13,6 per cento nelle imprese industriali in senso stretto). La domanda di finanziamenti, quindi, è tutt’altro che scomparsa.

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IL PROBLEMA DELLE CONDIZIONI

Sul fronte dell’offerta, analizzando i dati della Bank Lending Survey, condotta dalle singole banche centrali europee, si può invece notare come le condizioni applicate per l’erogazione di finanziamenti alle Pmi da parte delle banche italiane siano state generalmente molto rigide (grafico 2). Dal confronto con gli altri paesi si rileva che i criteri di erogazione sono stati più stringenti rispetto alla media dell’area euro, ma anche nei confronti della Spagna, paese che si trova in una situazione economico-finanziaria per molti versi peggiori della nostra. Solo nel secondo trimestre del 2012 si è registrata un’inversione di tendenza, con un leggero allentamento delle condizioni creditizie, ma già nel trimestre successivo le banche italiane sono tornate a irrigidire i loro criteri di erogazione verso le Pmi.

 Grafico 2. Condizioni di offerta del credito alle Pmi
(percentuale netta delle risposte*)

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* Differenza tra la percentuale delle risposte che indicano un irrigidimento dei criteri per l’erogazione del credito rispetto al suo allentamento nell’ultimo trimestre di riferimento.
Fonte: Bce.In conclusione, i dati illustrati sembrano indicare che il “cavallo Italia” ha voglia di bere, non si è ancora arreso alle difficoltà che quotidianamente lo affliggono, basterebbe solo allentargli un po’ le briglie.

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