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  1. Maurizio Sbrana Rispondi
    Per quanto riguarda le problematiche sul contrasto d'interesse evidenziate nell'articolo, si potrebbe procedere per gradi e ad esempio non far scaricare gli scontrini per gli acquisti nella grande distribuzione (che nella massima parte sono già emessi attualmente) e poi permettere la deduzione delle spese per consumi di base, ma a percentuali decrescenti connesse al livello del reddito personale (ad esempio partendo dalla deduzione all'80% delle spese per redditi minimi, sino ad arrivare ad un 40% di deduzione per i redditi più elevati). Io penso che studiando bene il problema, se si vuole, si puo' fare. Inoltre si potrebbe fare una prova per un anno, nel quale mantenere le modalità attuali della tassazione, ma contemporaneamente osservare cosa potrebbe accadere applicando le suddette nuove modalità. Esiste da alcuni anni una Proposta di Riforma Fiscale redatta dalla "Associazione Articolo 53" di Firenze, che va nella direzione qui esposta.
    • antonello Rispondi
      Sono d'accordo: anche negli scorsi anni si sono letti articoli e studi (pure su questo sito) in cui si dichiara un'opinione sostanzialmente negativa (da parte di ottimi esperti ovviamente, come, se non ricordo male, la professoressa Guerra) sul contrasto di interessi perché nella sostanza sarebbe per l'erario un gioco a somma zero (cioè, probabilmente, non farebbe aumentare il gettito). Può essere vero. Ma migliorerebbe senz'altro la distribuzione del carico fiscale, con i caveat del prof. Muraro. Questo è un obiettivo altrettanto importante, se è vero che la pressione fiscale e contributiva effettiva (cioè su chi paga le tasse) raggiunge il 55%. Poi, certo, non è che si può pensare una detrazione per tutte le spese sostenute e certo l'applicazione va definita bene (ad esempio: lo scontrino dovrebbe essere nominativo, forse, come in farmacia, ma come fare? Pagando con bancomat o carta di credito?), e la soluzione proposta da Sbrana è da considerare (anche se ok al decalage ma senza azzeramento: al 40% massimo). Lo stesso dicasi per il catasto riformato, per il quale, mi permetto di suggerire, nel momento di pagare un'imposta qualsiasi legata all'immobile, anche un minimo di correttivo andrà pensato in base al reddito o alla condizione del possessore (in fin dei conti, sempre di rendita figurativa parliamo, ovvero che si "realizzerà" solo al momento della vendita eventuale, ed un settantenne pensionato entro i 1.000 euro probabilmente passerà l'abitazione ai figli). Ps per il prof. Muraro: sul gioco d'azzardo più che "i giovani" vanno protetti "gli anziani".
      • Maurizio Sbrana Rispondi
        Antonello, mi puoi - se credi - inviare la Tua mail al mio indirizzo: mauriziosbrana@hotmail.com Grazie! Maurizio Sbrana.