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  1. Piero Rispondi
    La regola del 3% non serve a nulla e s'è visto: si pensava che sarebbe stata sufficiente per tenere in piedi l'unione monetaria, ad essa non è stata aggiunta anche quella del pareggio della bilancia dei pagamenti nei rapporti tra i paesi euro perché si pensava che con l'euro i movimenti dei capitali tra i paesi fossero fluidi e i paesi in deficit avrebbero ricevuto i soldi dai paesi in surplus. Nell'agosto 2011 tutt'ad un tratto ciò non è più avvenuto, la Germania ha lasciato il destino della Grecia a se stessa, i mercati finanziari hanno letto questo messaggio come se non tutti i titoli dei paesi euro fossero sicuri, è "nato" lo spread e di seguito tutto quello che si conosce. Comprendiamo quindi che è tutto da riscrivere, la regola del 3% non c'entra. In attesa che si cambi il trattato sull'unione monetaria, la Bce deve agire con forza e con indipendenza per salvare l'area euro, con una vera politica monetaria espansiva, acquisti massicci proquota dei debiti statali sul secondario, deve essere fatto immediatamente.
  2. Davide Gionco Rispondi
    Come farà mai il Giappone ad avere da 4 anni un deficit/PIL del 9% (http://www.tradingeconomics.com/japan/government-budget) e ad avere un PIL in crescita (http://www.tradingeconomics.com/japan/gdp-growth-annual)? Cominciamo a calcolare i bilanci non in denaro, ma in termini di beni/servizi prodotti e di una loro equa distribuzione. Consiglierei di rileggersi a fondo Keynes, per evitare di fare ulteriori danni all'economia italiana.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Il debito pubblico giapponese è finanziato da banche, fondi pensione e assicurazioni giapponesi oltre che dalla Bank of Japan, in questo modo i tassi possono rimanere bassi. Noi quando le banche italiane hanno acquistato i nostri BTP facendo scendere i tassi abbiamo urlato allo scandalo. Dovremmo essere quindi più coerenti invece di invocare una soluzione per poi condannarla quando la pratichiamo. L'economia giapponese cresce non tanto per effetto della politica monetaria (semmai è sostenuta da questa) ma da una economia privata altamente competitiva. La spesa pubblica giapponese è decisamente meglio utilizzata rispetto alla nostra. Se avessimo una classe dirigente, in particolare politica, come quella loro sarei favorevole ad avere una politica monetaria simile e ad avere un deficit anche del 9%.
      • Piero Rispondi
        In Giappone in passato gli scandali sono stati maggiori che in Italia, non penso che sia da invidiare: loro a differenza di noi sono liberi, noi al contrario in Europa negli ultimi 20 anni ci siamo venduti ai tedeschi. Dopo l'era Craxi ( anche se non ne sono stato un tifoso) l'Italia in Europa ha contato sempre meno.
        • Maurizio Cocucci Rispondi
          Mi piacerebbe sapere quand'è che la finiremo di considerarci un popolo di interdetti, le cui scelte non le farebbe di propria volontà ma perché 'costretti' da altri. Cosa significa "venduti ai tedeschi"? O agli americani, o agli inglesi o a chi sa quale nazione straniera? Finiamola con questo atteggiamento immaturo, noi le scelte le abbiamo prese consapevoli di quanto si faceva e delle conseguenze. Gli italiani (i cittadini) votarono in larga misura a favore dell'Europa in occasione del referendum consuntivo del 1989 e chi è stato al governo ha sempre condiviso le politiche che oggi qui qualcuno insinua siano state imposte. Se oggi si vuole cambiare percorso ci sta, ma per piacere facciamolo da adulti assumendoci le nostre responsabilità e i nostri impegni. In merito al confronto tra Italia e Giappone riguardo agli scandali nel mondo della politica lasci perdere, è una difesa che non regge e non aiuta per nulla il Paese che ha bisogno invece di una presa di coscienza piena delle sue mancanze. Nonostante le difficoltà e la perdita di competitività delle nostre imprese l'export italiano ha continuato a crescere e forse le sfugge che il tasso di crescita da quando abbiamo adottato l'euro è secondo solo alla Germania. Se non fosse infatti per le nostre esportazioni la nostra economia sarebbe in ginocchio. Il nostro problema è la domanda interna e la moneta, le politiche comunitarie o i vincoli di bilancio non hanno alcuna responsabilità in questo, men che meno la Germania. Se ne faccia una ragione.
          • Piero
            Ormai i cittadini hanno aperto gli occhi, non sono interdetti, come Lei afferma, e non verranno più ingannati sull'Europa da questi politici attuali che hanno fatto tutto meno che gli interessi degli italiani, casomai saranno loro da interdire: la fortuna dell'Italia sarebbe questa. Ritornando sull'argomento dell'articolo la regola del 3% sarebbe da abolire e non da sforare ma la politica monetaria non deve essere più al servizio della Merkel che a questo punto non è amica solo di Prodi, Letta, Napolitano, etc, ma anche del Sig. Cocucci.
  3. Dottor Gambanelli Rispondi
    Solo un piccolo appunto: Come facciamo a rendere la commissione (o chi per lei) capace di obbligarci a fare le riforme - o a punirci, nel caso si fallisca? Come facciamo a rendere credibile il nostro impegno, dato che domani il governo potrebbe cadere, e ci potremmo ritrovare con un nuovo governo che potrebbe disconoscere gli impegni presi?
  4. Mario Rossi Rispondi
    Ecco che alla fine abbiamo trovato il muro! Non ci sono mica tante altre soluzioni per un paese che ha un debito ben più alto del proprio reddito e una produttività talmente bassa che invece che poter in futuro pagare questo debito di certo lo aumenterà. La strada è senza dubbio aumentare la produttività e il reddito in modo tale da calare lo stock del debito e produrre ricchezza. Per fare ciò è necessario pestare forte i calli dell'Italia A e spiegargli che la grande abbuffata è finita e che da domani tutti dobbiamo lavorare, non come adesso che l'italia A galleggia placida sulle acque e l'Italia B beve e molto spesso affoga per sorreggere gli altri. Tutto questo potrebbe essere aiutato da un piano di finanziamento a livello europeo dei 3-4 milioni di nuovi disoccupati generati da un inevitabile cura dimagrante dell'apparato, inoltre occorrerebbe spiegare a politici e mafiosi che devono andare da qualche altra parte a crearsi il nido per stare belli caldi. Insomma dobbiamo scegliere, o stare in Europa o stare in Africa!
    • Davide Gionco Rispondi
      Come fa il Giappone a crescere con un debito/PIL al 235% ?
  5. Piero Rispondi
    Dimenticavo, su Renzi, in merito all'infelice frase dei figli, in questo momento i genitori non trovano lavoro, non riescono a fare crescere i figli in un ambiente favorevole, forse non riusciranno a farli andare a scuola, forse qualche figlio non avrà più il padre ( in due anni 300 suicidi per motivi economici), tutto ciò per una moneta chiamata euro, che alla fine ha fatto ingrassare la Germania, che ricordo a tutti ha causato la seconda guerra mondiale, penso che i nostri politici sono impazziti.
  6. Piero Rispondi
    Il 3% è una regola vecchia, oggi tutto deve essere modificato, l'euro così come gestito è stato un fallimento, quando le economie vanno in crisi, si deve ripensare tutto in base ai seguenti criteri, i bilanci degli stati devono essere in pareggio, gli investimenti in infrastrutture ritenuti utili dall'Europa devono essere finanziati con gli eurobond (oggi abbiamo il fondo salva stati che può essere utilizzato per tale fine) gli squilibri attuali sui debiti statali dell'area euro vanno risolti subito con la politica monetaria, la risoluzione non è la cancellazione degli stessi, ma renderli meno stringenti o soffocanti per l'economia del singolo paese ( sul punto vi possono essere diverse soluzioni, ma l'unica permessa dai trattati, al momento è un massiccio acquisto sul secondario da parte della Bce, programma decennale di almeno 500 mld annuo proquota). Poi si dovrà fare un passo verso l'unione politica, penso che, con il passo indietro avuto con l'euro, l'unione politica si è allontanata di molto. Se tutto ciò non avviene i paesi si scioglieranno dalla camicia di forza dell'euro, ritorneranno alle loro valute, alla fine possiamo vedere che in Europa l'Inghilterra, la Polonia, stanno crescendo e non hanno i nostri problemi. Sulle capacità di Renzi di risolvere il problema, dopo l'uscita che ha fatto ieri sposando la linea della Merkel con la giustificazione dei figli è pari a zero, vediamo di fare subito la legge elettorale e andiamo a votare, gli italiani sceglieranno quindi per il loro futuro.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Circa la crescita economica di Gran Bretagna e Polonia mi permetta di farle notare che la politica monetaria c'entra molto meno di quanto si pensi. La Gran Bretagna, purtroppo i nostri organi di informazione ne hanno parlato poco, ha approvato nel 2010 un piano per il licenziamento di circa 500 mila dipendenti pubblici oltre che tagli draconiani alla spesa pubblica che hanno ridotto il deficit dal 11% del Pil del 2010 al 6% del 2012 e i salari hanno subito una forte riduzione (vedere figura allegata). Per quanto riguarda la Polonia quello che le permette di attirare capitali (e quindi lavoro) sono i bassi salari, la bassa pressione fiscale, gli incentivi per chi investe e la scarna burocrazia. Non credo che la Fiat abbia scelto la Polonia perché fuori dall'euro. Le faccio notare che la Polonia ha sottoscritto il Fiscal Compact quindi anche lei dovrà adeguarsi ai parametri previsti dal trattato.
      • Piero Rispondi
        Il problema non è il pareggio del bilancio che è una cosa giustissima, ma il problema della politica monetaria che se gestita male rischia di fare i danni come quelli che si stanno facendo nei paesi euro, l'Inghilterra al contrario, ha aumentato la base monetaria, naturale che le spese superflue vanno eliminate, ma non è la diminuzione delle spese che hanno fatto crescere il Pil nell'ultimo anno; l'aumento del Pil deriva solo dalla politica monetaria, la Banca d'Inghilterra non ha fatto mancare la liquidità al sistema, mentre la diminuzione delle spese avrà effetti nei prossimi anni, meno spese= meno tasse= più competitività delle imprese= più export= più Pil.
    • Guest Rispondi
      L'Italia è solo il 'contenitore' degli Italiani....lasciati troppo liberi di 'scorazzare' ... Fuor di metafora, vediamo un po': Dell'utri....Cosentino....Vaso Vaso Cuffaro....Mangano...Qual è le marque distinctive/dénominateur commun? Mi può aiutare? Un paese in moto inerziale dal CAF, 33 anni. L'Italia va trattata come un paese emergente. È sufficiente prendere un volo Zurigo-Malpensa, per avvedersene. La domanda, già posta infra, è: DOVE hanno vissuto gli Italiani? su Marte? Con la moneta ci può fare ciò che vuole: stamparla, piegarla, farci pallottole, accartocciarla....ecc.ecc. I temi sono sempre quelli infra: <>, The telegraph, Bruno Waterfield, Brussels and Nick Squires in Rome, A.D. 05 Jul 2012. £ 307 milioni, Pare che quella roba lì sia in costruzione dal 1960. 53 anni per ca. 300 km di 'autoqualcosa'.
  7. Guest Rispondi
    Un editoriale generico che lascia sul campo tutti i temi irrisolti: chi, come, cosa, quando? Poi, a leggere della situazione Romana, il quadro si chiarisce. Bisogna ridisegnare il paese from scratch. l'italia e' di fatto un paese emerging (49 posto nel GCI, a dieci dalla Colombia). Sempre piu' netta la sensazione che si Parli per schemi teorici astratti. Da un lato, come circumnavigare l'articolo.123 Trattato, dal l'altro lato, come fare arrivare piu' SOLDI. dopo due tangentopoli e RCalabria sciolta per mafia, di quale crescita potenziale si parla? Di quella di FIAT, o degli oltre 4,3 milioni di iscritti all'AIRE? E si parla di sforamento di deficit...2 x 10_ 12.... (In lire 2.5 x 10_ 15..) Serve tempo, servono riforme, ed homines novi. (E giovani). Personalmente, a livello di curiosità, mi domando solo dove abbiano vissuto gli Italiani nell'ultimo trentennio dal CAF in avanti, su Marte?
  8. Maurizio Cocucci Rispondi
    Concordo circa il messaggio che questo articolo suggerisce: la via dell'uscita dalla crisi non può che passare da riforme strutturali. Guardiamo con troppa attenzione il vincolo previsto dal Patto di Stabilità e Crescita sul rapporto deficit/Pil ma si trascura quello che è il vero ostacolo: i mercati. Oggi si concentra l'attenzione sullo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi decennali, sceso sotto i 200 punti base, ma non si tiene conto che nei confronti di quelli USA e inglesi lo spread è sotto l'1%, segno della fiducia che i mercati, nonostante la situazione economica e finanziaria (debito pubblico), hanno al momento. Sforare il 3% senza offrire in controparte riforme serie e convincenti tese a creare i presupposti di ripresa economica non farebbe altro che far perdere questa fiducia le cui conseguenze sarebbero ben più onerose delle sanzioni previste dai trattati che la UE ci comminerebbe.
    • Andrea Rispondi
      Una riflessione sui mercati però è doverosa. Più della metà delle transazioni in borsa avvengono attraverso dei computer, i quali non credo si pongano molti quesiti sulle riforme italiane. E se lo spread italiano è sceso recentemente, è merito del tapering della Fed, in quanto gli investitori hanno dirottato i loro investimenti sui Piigs e meno sulla Germania. Ma più di tutto, non esisterebbe nemmeno il "problema spread/mercati", o sarebbe decisamente mitigato, se la Bce stampasse moneta. I Paesi che hanno una propria Banca Centrale lo hanno fatto, e sono usciti dalla crisi. I Paesi europei non ne sono usciti, invece, perché non possono investire risorse per rispettare il vincolo del 3%. L'Unione Europea vuole la botte piena e la moglie ubriaca, dimenticando una delle regole fondamentali del capitalismo: se vuoi fare soldi, devi spendere soldi.
  9. Deficit Spending Rispondi
    Riforme strutturali = diminuzione salariale
  10. Andrea Rispondi
    Il contenuto dell'articolo, visto da un normale cittadino, non ha molto senso. Non per la qualità dei suoi redattori, ma per l'argomento trattato: il vincolo del 3% è assolutamente privo di qualunque fondamento scientifico. E l'ha ammesso recentemente uno dei suoi "creatori", Guy Abeille. Quindi, di che credibilità stiamo parlando? Non solo, con la cecità del suddetto vincolo, vengono violati i diritti fondamentali dell'uomo, tutelati dalla stessa Unione Europea, quando, per non spendere soldi, i soffitti delle scuole crollano. Quando vengono commissariati i Paesi e licenziate le persone. Piuttosto, tale parametro dovrebbe essere reso flessibile per livelli di crescita del PIL, o per congiuntura economica. A essere troppo rigidi, ci si spezza e le persone, fino a prova contraria, sono più importanti del rigore. Non si parla di fare le cicale, ma di semplice "buon senso". Dimagrire troppo in fretta, fa male. Ci vuole il tempo necessario, ovvero cercare di ridurre il nostro enorme debito pubblico in maniera strutturale e non da un anno all'altro. Ci vuole solo "Buon senso".
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Il rapporto deficit/Pil al 3% non ha infatti fondamenta scientifiche ma matematiche. Se l'obiettivo prefissato era di mantenere stabile il rapporto debito/Pil al livello medio (60%) del periodo in cui fu deciso già ai tempi del trattato di Maastricht, poi ribadito con quelli successivi a partire dal Patto di Stabilità e Crescita, e si imposta come valore di crescita di Pil nominale al 5% (valore di crescita media del periodo antecedente la sua valutazione - anni '70 e '80) ne deriva che il deficit deve essere del 3%. Oggi quel livello previsto di crescita del Pil è anacronistico, è vero, ma l'aggiornamento dei parametri dovrebbe a mio avviso partire dal rapporto debito/Pil che è eccessivamente basso. Per me dovrebbe essere 80% o anche 100%. Infatti se ipotizzassimo una crescita media nominale del Pil di lungo periodo del 4% e un rapporto debito/Pil del 80% si avrebbe comunque il limite del deficit/Pil al 3% e a prima vista potrebbe sembrare che nulla cambi, in realtà la conseguenza sarebbe quella di cambiare il livello di debito da raggiungere: non più il 60% del Pil ma l'80%. Fermo restando che un temporaneo sforamento di questo limite può essere consentito a fronte di situazioni economiche particolarmente avverse e di interventi sulla spesa pubblica strutturale.
      • Andrea Rispondi
        Quello che mi lascia perplesso, infatti, è l'eccessiva rigidità legata a dei numeri. Quando, invece, dietro a dei freddi numeri ci sono delle persone. Occorre fare attenzione ai vincoli di bilancio, anche perché è peggio se uno Stato dichiara il default, ma occorre anche una certa flessibilità, o come dico sopra, di buon senso.
    • Mario Rispondi
      Ma il buon senso, come diceva Manzoni, si scontra con il senso comune, come quello che vige in settori ottusi dell'Ue.