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  1. Massimo Matteoli Rispondi
    Finalmente un articolo che si pone il problema del governo delle aree sovracomunali, che è il vero punto debole della legge Del Rio. L'accorpamento dei comuni e la loro sostanziale riduzione è la strada da percorrere. Sarà lunga, non facciamoci illusioni, ma è l'unica che garantisce efficienza e democrazia. Il pericolo da evitare è il proliferare delle gestioni regionali o, peggio ancora, neo-statali. Il nuovo Comune (o l'Unione dei Comuni nella necessaria fase intermedia) deve essere l'ente di gestione ordinario dei servizi e delle politiche locali.
  2. Luca Rispondi
    Ma qualcuno si è chiesto perché la città metropolitana di Torino debba includere tutti i comuni dell'attuale Provincia? Cosa abbiano da spartire Claviere (situata sul confine con la Francia) e Torino (che dista 90 km) lo sa solo Iddio. A leggere certe leggi cascano davvero le braccia. La città metropolitana dovrebbe limitarsi all'insieme (omogeneo) di realtà che gravitano sul capoluogo. Nel caso specifico potrebbe estendersi a Carmagnola (S), Rivoli (O), Chivasso (N) e Chieri (E). Tutto il resto, per dirla con una battuta, è cabaret.
  3. serlio Rispondi
    ancora meglio sarebbe passare dagli 8800 comuni alle 120 province Impossibile da fare per mancanza di consenso politico e popolare, ma certamente più radicale e efficace.
    • MMazzo Rispondi
      Condivido, ma riducendo le regioni a non più di 10
  4. Luigi Oliveri Rispondi
    Non so quanti altri argomenti occorrano per far comprendere che il ddl Delrio, al di là del merito della questione (province sì, province no, riforma degli enti locali sì o no) è troppo, troppo carente.