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  1. francesco Rispondi
    Un altro motivo della corruzione in Italia è la enorme evasione fiscale: per corrompere ci vuole il "nero": non puoi corrompere con assegni o accrediti.
  2. Piero Rispondi
    Dire che in Italia v'è più corruzione perché vi è il professionismo nella politica di più che negli altri stati è una falsità, basta vedere la Germania, dire che la Chiesa porta alla corruzione è un'altra falsità, avere vicino ai valori sociali anche quelli della chiesa sicuramente situa a combattere la corruzione. Sicuramente da condividere l'inefficienza della magistratura, a tutti i livelli e di tutte le specie, questo è un male dell'Italia riconosciuto da tutti, ma sono i magistrati ultimamente, quelli che fanno le leggi e quindi pendo che ciò non cambierà nei prossimi anni, con l'eliminazione dell'immunità parlamentare la magistratura ha sopraffatto la politica.
  3. a.m.orazi Rispondi
    Senza considerare né la criminalità né i controllori citati (Corte dei Conti, Magistratura, uffici fiscali, GdF) che, come si è visto, o non sono puri o non sono efficaci, dal lato delle varie burocrazie si potrebbe pensare ad un sistema di silenzio-assenso generalizzato con lo spostamento dell'onere dal cittadino al burocrate, nel senso che se il burocrate non risponde di no quello che il cittadino fa, anche di male, non è a lui imputabile ma al burocrate che non lo ha impedito. si potrebbe costruire una norma di questo tipo: 1. tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute ad indicare nelle forme ritenute più opportune quali sono le procedure e le documentazioni necessarie per qualunque autorizzazione, concessione e altro provvedimento amministrativo necessario per il legittimo esercizio di qualunque diritto, fermo restando che non potranno essere richiesti documenti che siano già in possesso di qualunque p.a. 2. l'indicazione di cui al comma precedente, anche ove già disponibile agli atti della p.a. interessata, deve essere fornita al cittadino richiedente tassativamente entro 10 giorni di calendario, a pena di responsabilità disciplinare del dirigente e di responsabilità civile per danni dell'amministrazione interessata. 3. la risposta o il provvedimento della amministrazione, positivo o negativo, deve pervenire all'indirizzo indicato nella richiesta del cittadino, che abbia formulato le sue richieste secondo le indicazioni fornite dalla amministrazione interessata, entro 20 giorni di calendario. 4. il cittadino che non riceva risposta alle sue richieste entro i 20 giorni di calendario seguenti la presentazione delle richieste stesse è irrevocabilmente autorizzato a quanto richiesto. 5. il dirigente interessato risponde in proprio, disciplinarmente e per danni, dei dinieghi e delle mancate risposte al cittadino, nei tempi debiti, da cui siano derivati danni al cittadino stesso, ai terzi o alla comunità in conseguenza degli atti del cittadino di cui al precedente comma 4. 6. nei confronti dei provvedimenti amministrativi di diniego all'esercizio di un diritto del cittadino è ammesso ricorso al TAR. 7. i ricorsi di cui al precedente comma 6. possono essere formulati direttamente dal cittadino in forma libera e senza assistenza legale e devono essere decisi nel merito entro 30 giorni di calendario dal loro deposito; il mancato rispetto di tale scadenza comporta la responsabilità disciplinare e civile per danni del giudice. 8. il cittadino che agisca per responsabilità della pubblica amministrazione è autorizzato a ritardare il pagamento di ogni tassa, imposta e contributo a suo carico fino alla completa definizione del giudizio. 9. nel caso in cui il dirigente o il giudice sia soggetto a 3 azioni, nelle quali sia stata affermata la responsabilità propria o della pubblica amministrazione, se dirigente dovrà essere licenziato e non potrà svolgere le funzioni di dirigente della p.a. per 5 anni, se giudice dovrà essere radiato".
  4. lodovico malavasi Rispondi
    Anche se molti burocrati non sono nominati dalla politica devono comunque compiacere la politica: questo crea un sistema di corruzione assai ampio difficile da eliminare perché le loro azioni apparentemente si confondono con quella nozione vaga di bene comune o buona fede. Lo Stato non riconosce se una azione è vantaggiosa o svantaggiosa per la comunità: guarda se è legale.
  5. Enrico Rispondi
    Ottimo articolo e sono sostanzialmente d'accordo, anche se vedo due punti labili 1) "Perché i controlli costano": certo ma se non sbaglio costa molto di più la mancanza di controllo nel contesto italiano. 2) "Perché un paese civile non può mai abbandonare il principio di proporzionalità tra reato e pena": questa parte mi sembra rifletta il sostanziale approccio culturale italiano di fronte ai fenomeni di corruzione (del tipo: ma in fondo non è nulla di grave). Anzi in Italia c'è una sproporzione al contrario tra reato e pena.
  6. rob Rispondi
    "Il terzo è il maggior professionismo politico italiano, cui si deve la formazione di una casta inamovibile fatta in buona parte da personaggi che fuori dalla politica sarebbero destinati a più umili mestieri, come ha scritto Eugenio Scalfari". Basterebbe ricordare 2 date: '68 e '70. Distruzione della cultura e del senso civico, abnorme sviluppo dei livelli di potere (Regioni). Si dovrebbe anche parlare della "bufala federalista" che ha dato il colpo mortale ad un sistema-Paese fragile. Cosa ne dice Lei?
  7. Guest Rispondi
    Editoriale molto utile. Mi pare che il processo debba passare anche attraverso: 1) una maggiore "political accountability" degli eletti, misurabilità dei risultati e licenziabilità di chi non li consegue (oggi è esattamente l'opposto.) 2) un sensibile arretramento del perimetro dell'intervento statale e dell'area di discrezionalità amministrativa (l'ultimo punto toccato nell'editoriale): entia non sunt multiplicanda. 3) economicità della gestione a tutti i livelli. Sentire Moretti esultare per risultati di treni- taglia (nessun lapsus calami), che fattura 1/3)di Sncf fa tenerezza. Nell'entropia si annida la possibilità di aggiustare le norme, e prestarsi a scambi di mutuale utilità. Ma quanto è complesso! A differenza di altri lettori, condivido in toto sulla "balena bianca".
  8. DDPP Rispondi
    I sistemi a cui pensate mi sembrano correttI, ma tanto complicati che non risolvono il problema. La mia proposta è di mettere sotto controllo i saldi patrimoniali (mobiliari ed immobiliari) di tutti i pubblici dipendenti tramite le banche dati dell'Agenzia delle Entrate e concentrarsi su incrementi anomali. Su questi incrementi anomali si andranno ad effettuare le indagini di polizia giudiziaria o, se si vuole, di una sezione specializzata della Guardia di Finanza (e poi chi controlla i finanzieri?)
  9. Massimo Rispondi
    Anch'io condivido in generale i contenuti dell'articolo, ma... 1. Per effettuare dei controlli approfonditi bisogna conoscere esattamente come funziona la burocrazia, e come funzionano I singoli enti, oltre che avere un'approfondita conoscenza teorica e pratica del mondo dei contratti pubblici, delle assunzioni, dei meccanismi premiali. L'ente di controllo (ora ANAC) dovrebbe quindi reclutare personale con conoscenze specifiche ed una lunga esperienza. 2. Poi per l'efficacia dei controlli e' necessario poter procedure a verifiche in loco estremamente penetranti, un esempio e' il sistema in atto in Commissione Europea, tramite l'OLAF: I suoi funzionari hanno il potere di entrarti in ufficio, sigillarti il PC e controllare tutto l'ambiente di lavoro. 3. Il meccanismo della tangent e' ormai obsoleto, il sistema piu' moderno e' quello antichissimo dello scambio di favori, magari mediante piccolo contratti od assunzioni. Impossibile da provare in sede penale. 4. Infine, come Lei puntualizza alla fine dell'articolo, culture ed educazione sono fondamentali, e qui si apre l'importanza della scuola ...
    • Vincesko Rispondi
      Non della scuola (che viene dopo), ma della famiglia.
  10. henricobourg Rispondi
    Sono sostanzialmente d'accordo con il Prof. Muraro. Ha il merito di parlare del più grave problema del paese, l'illegalità diffusa, fra cui la corruzione e il guadagno illecito; ha ragione che la malavita organizzata non è né la causa né l'aspetto più perverso dell'illegalità; ha ragione sulle differenze storiche fra paesi cattolici e paesi protestanti; e ha ragione evocando il vento fresco che soffia sul Vaticano. Non è tuttavia colpa della giustizia, perché la prescrizione (assurda perché non sospesa dal procedimento giudiziario e a volte creata ad personam) non è decisa dai tribunali, ma dal legislatore che a sua volta è eletto dagli Italiani, con una legge zoppa, che permette pochi controlli, poche sanzioni, ma pur sempre eletto. La legge alla fine esiste solo se è interpretata, dallo stesso legislatore (che persegue obiettivi), dal giudice (che non può applicare senza interpretare) e dai cittadini che nelle loro azioni di tutti i giorni interpretano la legge: se tutti tollerano che un pregiudicato o semplice sospettato di reati la possa far franca, o possa fare molto di più, applaudito dal pubblico, il testo della legge perde significato e valore. Secondo me - che sono da 25 anni in Italia, una scelta che rimpiango con amarezza - è questo il problema profondo del paese: l'accettazione dell'illegalità, del sopruso, della violenza privata in tutte le sue forme, dell'ingiustizia, dell'assenza di garanzia dei diritti, di quasi tutti i diritti, da quelli politici (diritto elettorale) a quelli più quotidiani (scuola, sanità, lavoro), fino al diritto di vivere con dignità.
  11. Dario Rispondi
    Sono in disaccordo con il tono e gli argomenti dell'articolo che mi sembra portino argomentazioni molto deboli. Innanzi tutto l'insistenza sulla morale cattolica e sul peso della chiesa; è sovrastimato e non aderente alla realtà. Un facile Controesempio è la Baviera regione cattolicissima della Germania meridionale, nella quale la corruzione viene considerata un delitto molto grave. In Veneto invece ad esempio la lega, che non si può certo definire di simpatie cattoliche dopo pochi anni di potere ha raggiunto e forse superato i livelli corruttivi degli altri partiti. Mi pare invece più forte l'argomento che il pesce puzza dalla testa. Se le alte dirigenze e i politici a livello nazionale fossero puniti e cacciati, il messaggio alla società sarebbe ben diverso. I controlli costano se si applicano a tutta la società indiscriminatamente. Costano molto meno e hanno un effetto maggiore se vengono applicati ai dirigenti o alla rappresentanza politica. Secondo me si dovrebbero introdurre percorsi rapidi e privilegiati nel giudizio dei fatti di corruzione. E magari il blocco della prescrizione dal momento del rinvio a giudizio. Anche l'introduzione del Whistleblower sarebbe utile. Come ultimo, mi spiace ma non sono d'accordo nemmeno che nel passato era meglio. Magari in termini assoluti sarà anche vero ma in termini relativi ora è un disastro. Mi spiego meglio: in un contesto di economia in crescita se in una municipalizzata/universita'/comune/ospedale veniva assunto un raccomandato, una persona poteva comunque trovare un'alternativa. Ora che alternative non ci sono e la percezione di ingiustizia molto più pesante.
    • francesc0 Rispondi
      Basta guardare la storia: a Roma si vendevano le indulgenze (soldi per ottenere lo sconto di anni di purgatorio). E Lutero disse basta. Noi invece continuiamo.
  12. DDPP Rispondi
    Consiglierei di stare alla larga dalle analisi sulle motivazioni sociologiche che stanno a base della corruzione. Mi annoto solo che, siccome non funzionano i controlli sui Pubblici Dipendenti, creiamo un mostro giuridico di controlli burocratici e lo mettiamo sulle spalle delle imprese private. Bah! Se si vogliono effettuare i controlli sull'andamento della corruzione nella P.A. è necessario controllare la ricchezza patrimoniale di tutti i Pubblici Dipendenti. Come? Tramite le banche dati (da quest'anno ampliate a dismisura) in possesso o a disposizione della Agenzia delle Entrate. Obiezioni: Non possiamo rendere pubbliche queste notizie sui nostri Pubblici Collaboratori!: Risposta: Queste rimarranno notizie riservate come lo dovrebbero essere quelle inserite nelle stesse banche dati (oppure esistono dubbi che lo siano?). La ricerca e il monitoraggio dovrebbe essere esteso ai parenti di 1° grado dei pubblici dipendenti (mogli, figli e genitori) per gli altri gradi di parentela ognuno si prenda i suoi rischi: I controllori di non avere il quadro complessivo della ricchezza patrimoniale del Pubblici Dipendenti, i Pubblici Dipendenti corrotti si prenderanno il rischio di intestare proprietà allungando la parentela.
  13. raffaele principe Rispondi
    La corruzione si intreccia strettamente con l'inamovibilità di dirigenti e funzionari, che occupano manu militare il proprio orticello almeno fino alla pensione, se non oltre. Troppe regole morte (procedure) consentono a costoro di nuotare nella palude senza realmente rispondere degli obiettivi. Bisognerebbe introdurre il principio che un dirigente e anche i funzionari, non dovrebbero stare nello stesso posto più di 5 anni. Ciò creerebbe quella mobilità necessaria per evitare la stagnazione attuale. Trasparenza, vera e verificabile da tutti. Oggi con il web ciò è possibile e a costi ridottissimi. Far contare le comunità nella nomina dei dirigenti. Penso a quelli scolastici. Reintrodurre i controlli su tutti gli atti dei comuni. Ripensare il vecchio Co.Re.Co. Eleggere i sindaci separati dai consiglieri. Una volta tanto impariamo dalla Sicilia. Divieto di essere assessore e consigliere. Spending review. Premiare proporzionalmente i dirigenti che raggiungono gli obiettivi prefissati, con il loro contributo, tramite audit. Combattere la delinquenza politica, presupposto della delinquenza criminale. E questo è un obiettivo dei partiti. Non possono aspettare la condanna di terzo grado per mettere da parte gli inquinati. Sanno benissimo chi sono, come vivono e chi frequentano.
    • sottoscritto Rispondi
      Per il poco che so di questo tema le tue proposte sono certamente utili e auspicabili. Il problema è che chi dovrebbe apportare queste migliorie probabilmente è, in gran parte, chi beneficia della corruzione. Almeno credo.