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  1. Maurizio Sorcioni Rispondi
    Purtroppo lo scenario appare anche più critico di quello indicato dagli autori
  2. cezy Rispondi
    Secondo lei, è più giusto creare lavoro o dare ai disoccupati un sussidio che permetta loro di vivere decentemente finché il lavoro non lo trovano? Perché la seconda ipotesi costerebbe molto di meno e presupporrebbe meno ingerenza da parte dello stato nell'attività produttiva. O no? Sono d'accordo con il fatto che il pubblico debba stimolare gli investimenti produttivi in certi casi e sicuramente dovrebbe occuparsi della costruzione di infrastrutture che, soprattutto nel Sud, non esistono, ma il creare lavoro come strumento di welfare non mi convince.
  3. rob Rispondi
    io pongo e mi pongo 2 domande: perchè un giovane che va a Londra in un anno cambia 10 lavori ( media stipendio maggiore dell'Italia)? Perchè il lavoro non si cerca tramite CV?
  4. Bruno Rispondi
    Inutile asciugare il pavimento se prima non si chiude il rubinetto! Bisogna prima ristabilire le regole di accesso al lavoro pubblico e privato. Togliere le risorse a chi le utilizza per costruire consenso. Verificare seriamente l'efficacia delle attività finanziate sia politiche attive e formative, tirocini, etc. e poi queste differenze tra giovani e meno giovani vanno riconsiderate, in Italia la disperazione non ha più età! Ma sopratutto investire nella domanda di lavoro che non significa continuare a foraggiare settori arrivati al capolinea, ma investire in settori produttivi che possano creare sviluppo.
  5. Davide Gionco Rispondi
    La questione dei lavoratori inutili la si deve risolvere unicamente creando dei posti di lavoro utili, licenziando quelle persone dal lavoro inutile ed assumendole per fare un lavoro utile. Se l'Italia disponesse della sovranità monetaria necessaria, ovvero della possibilità di spendere a deficit senza i vincoli europei, non ci sarebbero problemi a realizzare politiche del genere.
  6. Davide Gionco Rispondi
    La questione è abbastanza semplice. Di lavoro da fare, utile, ce n'è finché vogliamo. Non lavoro di esportazione di merci sui mercati internazionali, ma lavoro per l'economia interna: ristrutturazioni degli immobili, infrastrutture pubbliche, servizi alla persona, etc. Quello che manca è il denaro per pagare i lavoratori. Il denaro manca perché le banche lo stanno distruggendo (credit crunch) e ne circola sempre di meno. Inoltre lo Stato si è impegnato a realizzare degli attivi di bilancio per i prossimi 20 anni (Fiscal Compact), il che significa che per 20 anni lo stato incassa denaro sotto forma di tasse e ne spende di meno sotto forma di investimenti. E questo significa che la quantità di denaro in circolazione diminuisce ulteriormente. L'unica soluzione ragionevole, da perseguire a qualsiasi costo, è creare in qualsiasi modo del nuovo denaro in modo da alimentare l'economia reale. Dato che le banche, per loro motivi, continueranno a ridurre l'emissione di credito, l'unico attore che è in grado di agire in maniera anti-ciclica è lo Stato. Per creare nuovo denaro, finanziare gli investimenti pubblici e ridurre la pressione fiscale (per liberare gli investimenti privati) è necessario realizzare degli importanti deficit di bilancio, dell'ordine del 10-15% annuo per almeno 5 anni. Per fare questo è necessario non rispettare i trattati europei. L'alternativa è la continuazione della crisi economica.
    • aldo Rispondi
      non è solo una questione di credit crunch ma qui manca il terreno fertile quando allo Stato su 10 devi dare 6-7 di tasse poi 2 devi fare da banca per anticipare l'iva 1 qualcuno non ti paga (inoltre 10 anni per giustizia con ulteriori costi) una qualsiasi impresa è già in mano allo Stato e banchieri per gli interessi. Inoltre che investimenti ed assunzioni si vuole fare se poi ti colpiscono pure con gli studi di settore e tasse su presunzione, quindi non sei mai certo di ciò che fai?Più che fai più può essere letale.
  7. Antonio.B Rispondi
    Se cominciassimo a chiedere i fondi europei ( che snobbiamo) per iniziare a sistemare tutti i territori a rischio dissesto idro-geologico e altri lavori importanti come la fibra ottica per internet veloce, concordando i prezzi con le aziende, si potrebbero impiegare tantissimi disoccupati e tanti altri verrebbero ripescati dall'indotto che si formerebbe. Probabilmente senza tante pretese e senza lucrarci sopra (almeno per ora) si riuscirebbe a far ripartire i consumi che sono il motore dell' economia. Tempo fa ho sentito parlare un imprenditore americano che produce cuscini e che nel suo piccolo ha deciso di aumentare lo stipendio ai suoi dipendenti perché dice: "un ricco compra un cuscino esattamente come un povero ma i ricchi sono pochi".
    • Davide Gionco Rispondi
      I fondi europei sono dell'ordine dell1% del Pil europeo. Bene che vada ci darebbero 15 miliardi l'anno, pari a 500.000 posti di lavoro. Non sarebbe male, ma noi abbiamo 5 milioni di disoccupati. Ci serve molto di più.
    • Luca Rispondi
      Tutto quello che serve a dare lavoro e maggior reddito ai cittadini va bene. Però è in contraddizione con la politica di austerità perseguita fino a questo momento. Non credo che qualcuno vorrà rilanciare la domanda a debito (pubblico, perché il privato i soldi non te li darà) prima di aver sistemato il problema della competitività. E, l'unico modo per recuperare competitività nel breve (che non sia quello di svalutare ulteriormente il fattore lavoro) è ritornare alla moneta nazionale.
  8. Piero Rispondi
    Il lavoro viene creato dalle imprese private e dagli enti pubblici: i secondi devono diminuire la spesa, mentre i primi potrebbero chiedere nuovi lavoratori se fossero messi nelle condizioni di risolvere i loro problemi, che in ordine di priorità sono: difficoltà di accesso al credito, mancanza di flessibilità sul lavoro, iper-tassazione sul lavoro e sulle imprese ed eccessiva burocrazia. Se il credit crunch è il primo problema, perché il mantenimento in vita delle imprese permette il riassorbimento dei disoccupati, e non vedo nel programma di Renzi un minimo cenno a questo problema, ritengo sia inutile di parlare di riforma del lavoro.
    • Davide Gionco Rispondi
      Gli enti pubblici che spendono, creano posti di lavoro mediante gli appalti e l'impiego di personale. Dove sarebbe l'utilità del diminuire la spesa pubblica?
      • Piero Rispondi
        La spesa corrente è improduttiva e va ridotta; la spesa per investimenti è produttiva, ma non vi sono risorse per farvi fronte.
        • Davide Gionco Rispondi
          Le risorse si creano emettendo titoli di stato e spendendo a deficit, alla faccia della Ue che ce lo vieta (vedi Usa, Uk e Giappone che spendono a deficit). Oppure emettendo dei Certificati di Credito Fiscale (spendibili per pagare le tasse, cedibili a terzi) per i pagamenti. Non tutta la spesa corrente è improduttiva: buona parte di essa produce i beni e servizi pubblici che sono una ricchezza per tutti noi. La spesa improduttiva, solo quella, non va tagliata, ma va convertita in spesa produttiva. Perché se si tagliano gli stipendi pubblici, diminuisce la domanda di beni/servizi sul mercato privato, e la crisi si avvita su se stessa.
          • Piero
            Non penso che vi sia spazio per politiche keynesiane. La spesa improduttiva va tagliata punto, è vero che avremo un calo dei consumi, ma il male dell'Italia è proprio l'improduttività della pubblica amministrazione: sono troppi e lavorano poco, dopo è naturale che le risorse liberate o vanno a diminuire le tasse sul lavoro e sulle imprese, avremo quindi più consumi dei lavoratori e più investimenti delle imprese.
  9. roberta Rispondi
    Perché nessuno dice che i Centri per l'impiego sono delle Province e nella maggior parte delle Regioni e anche le funzioni di politica del lavoro e formazione professionale? come si può ignorare questo aspetto fondamentale di cui raramente si trova parola?
  10. Enrico Rispondi
    Articolo interessante. Ammesso che si vada nella direzione auspicata, sarà importante mantenere una tempistica stringente (a questi livelli di disoccupazione aspettare ad esempio 3 anni per completarla rischia solamente di rendere lo strumento obsoleto prima ancora che sia completato). Personalmente ho una percezione piuttosto negativa, sia sul presente che sul futuro: concentrarsi troppo sulla parte di incontro domanda-offerta forse è prematuro, quello che vedo al momento è una mancanza cronica di offerta (potremmo anche avere il miglior processo di placement, ma se non ci sono aziende che cercano...). Provate ad andare sui siti di grandi aziende (con sedi in Italia e all'estero) e cercate le posizioni aperte nelle sedi italiane ed in quelle estere.
  11. Luca Rispondi
    Ogni euro speso nella formazione e per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro è positivo (almeno spero). Tuttavia, non credo che questo tipo di politica sia oggi la più importante in termini di risultati. Se le speranze dei giovani disoccupati saranno riposte solo nelle soluzioni dal lato dell'offerta si riveleranno essere solo vane illusioni. Il problema principale della disoccupazione è che in italia abbiamo avuto un drastico calo della domanda a causa delle politiche di austerità. Anzi, sarebbe meglio dire che il calo dei consumi era proprio l'obiettivo delle politiche di austerità. Dato che i motivi per cui l'austerità è stata implementata rimangono (la mancanza di competitività che provoca lo sbilancio della bilancia dei pagamenti) non credo che il governo cambierà strada con delle politiche espansive. Nel breve periodo, il recupero della competitività passa dalla svalutazione del fattore lavoro, ed è per questo che quando sento nominare il job act inizio a preoccuparmi. In bocca al lupo a tutti.