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  1. Fabrizio Rispondi
    Alcune osservazioni: 1. Il mercato non è un concetto astratto ma una somma di imprese, anche la concorrenza non è un concetto astratto ma esiste solo tra imprese: quindi "sviluppare i mercati e la concorrenza" cosa vuol dire? Sviluppare le imprese esistenti o aggiungere altre imprese? Ed in che modo: premiando le imprese più efficienti o penalizzandole per farne entrare altre che inizialmente non sono o non possono essere efficienti? E' un tema sicuramente aperto, l'efficienza complessiva di un sistema è data dalla somma delle efficienze dei singoli componenti, non è detto che aumenti aggiungendo attori meno efficienti, anzi, si potrebbe instaurare un meccanismo di adverse selection. 2. Oltre a non esistere un concetto astratto e generalizzato di mercato, bisogna anche stare bene attenti a definire i segmenti di mercato (Abell docet: bisogni/funzioni d'uso, classi di clienti, tecnologie/prodotti): di cosa stiamo parlando, servizi bancari, assicurazioni o servizi postali? I primi due sono ampiamente in libera concorrenza e non esiste il concetto di "rete degli uffici postali" come rete unica paragonabile alla distribuzione elettrica, del gas o dell'ultimo miglio delle telecomunicazioni (oggi i pagamenti si fanno all'ufficio postale come al tabaccaio o via internet, per le assicurazioni ci sono fitte reti di agenti delle diverse compagnie, per gli Atm e gli sportelli bancari idem). Quindi il tema non è, come si dice nell'articolo, l'utilizzo degli uffici postali da parte di altre banche o compagnie assicurative: sarebbe come chiedere a Coop di vendere i prodotti a marchio Auchan quando ognuno ha la sua rete di supermercati. 3. Le vere domande dovrebbero essere relative al servizio postale puro (i pacchi sono già in regime di concorrenza), o meglio a quella parte di servizio postale per la quale Poste è il gestore incaricato del servizio postale universale in Italia: le cassette postali, gli uffici postali, i postini accettano e consegnano solo le lettere di Poste Italiane e non di altri. Ma se questo segmento di mercato è in calo, a volumi e valore, ha senso costringere l'apertura di questa rete di accettazione, smistamento e consegna ad altri? Non è molto più efficace ed efficiente per il sistema paese che l'azienda stessa arricchisca questa rete con altri prodotti e servizi di valore per lo stato ed i cittadini, quali ad esempio l'accettazione di pagamenti a casa, la consegna di notifiche e certificati, etc., in modo da rendere meno inefficiente per l'azienda il costosissimo obbligo del servizio postale universale, certo non remunerato dai soli contributi statali?