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Quando i giudici danno lezioni di economia

La decisione della Corte costituzionale tedesca sul programma Omt riconosce la competenza della Corte di giustizia per l’interpretazione del diritto europeo. È l’unica buona notizia. Perché si potrebbe arrivare a un contenzioso fra le due giurisdizioni. L’equilibrismo della Merkel.

DUE STRADE PER LA CORTE DI GIUSTIZIA

Con la sua decisione sul programma Omt della Bce, la Corte costituzionale tedesca riconosce esplicitamente la competenza della Corte di giustizia di Lussemburgo per quanto riguarda l’interpretazione del diritto europeo. Poiché la pronuncia della Corte europea potrebbe richiedere molto tempo, così facendo il Bundesverfassungsgerichtprova di pragmatismo e si unisce alla folta schiera di dirigenti europei per cui il miglior comportamento è di continuare “to kick the can down the road”, ovvero rinviare le decisioni, nella speranza che una soluzione si palesi in qualche modo. A ben vedere, questa è una buona notizia, ma è purtroppo l’unica.
Nella sua argomentata decisione il Bvg non si limita a spiegare in modo dettagliato perché considera illegale il progetto della Bce, ma sembra dettare alla Corte europea le condizioni limitative che potrebbero sanarne l’illegalità. Come è stato autorevolmente spiegato ed è inutile qui ripetere, se queste condizioni fossero accettate l’iniziativa di Mario Draghi perderebbe ogni efficacia negli elementi, politicamente essenziali, che hanno finora permesso di calmare la tempesta sui mercati: “a qualunque costo” (“whatever it takes”) e “credetemi, sarà sufficiente” (“believe me, it will be enough”).
Non sappiamo cosa deciderà Lussemburgo. Nel frattempo, è bene consigliare al Governo italiano e a tutti quelli che condividono la posizione della Bce di intervenire nel giudizio. Fondamentalmente, la Corte ha due strade possibili.
La prima è di confermare la legalità del comportamento della Bce. La seconda è di seguire, parzialmente o totalmente, il Bvg nel porre limiti all’operato di Draghi. In questo caso, il caos sui mercati sarebbe immediato.
Se invece la Corte di giustizia decidesse di legittimare la Bce, si aprirebbe un conflitto potenziale fra le due giurisdizioni. È difficile prevedere come reagirebbe il Bvg, ma è del tutto possibile che decida di “non abbozzare”. Si aprirebbe così un secondo fronte di contenzioso: fra il Bvg e il governo e parlamento tedesco. Non è del resto un caso che i due giudici dissenzienti abbiano opportunamente notato che la Corte con la sua decisone espropria l’autorità politica delle sue prerogative. Anche in questo scenario la reazione dei mercati non sarebbe tranquillizzante. Il Bvg potrebbe addirittura, anche se è improbabile, ricorrere all’arma nucleare e dichiarare che sono venute meno le condizioni che hanno permesso alla Germania di aderire all’euro. Come si è già visto nella decisione sul trattato di Lisbona, il Bvg ha una concezione della democrazia che configura un vero e proprio “eccezionalismo tedesco” e rende molto difficili il dialogo e il compromesso. Con il suo assolutismo giuridico restringe i già ridotti margini per progressi graduali nell’ambito dei trattati esistenti e sembra spingere l’Europa verso un radicale salto istituzionale che, come affermato nella decisione sul Lisbona, dovrebbe essere sottoposto per referendum al popolo tedesco. Prospettiva che alcuni federalisti potrebbero addirittura trovare allettante, se non fosse che l’Europa non è pronta a questo tipo di negoziato e che per affrontarlo deve aspettare almeno di essere uscita dalla crisi. Per il momento, il gradualismo resta l’unica strada percorribile.

LA GERMANIA E I PARTNER EUROPEI

Tutto ciò avverrà solo fra qualche tempo quando i “fatti sul terreno”, come li chiamò Stalin a Yalta spiegando che intendeva tenersi la Polonia, avranno comunque modificato i dati della situazione. La decisione del Bvg potrebbe però avere effetti negativi anche nel breve periodo. Si conferma sempre di più che due istituzioni molto influenti in Germania (il Bvg e la Bundesbank) sono ostili alla recente evoluzione della governance dell’euro e, a ben guardare, alla politica del governo. Finora la cancelliera Merkel, forte di un largo sostegno in Parlamento, ha abilmente navigato fra gli scogli. Tuttavia, è impossibile non vedere che la posizione di quelle due istituzioni limita ulteriormente i margini di manovra di cui dispone il governo tedesco. Per i partner della Germania la situazione è complicata e irritante. Abbiamo già a che fare con un interlocutore rigido. Sarebbe grave se fossimo condotti a pensare che a Berlino si pratica un gioco delle tre carte fra vincoli costituzionali, dottrina economica e (legittimi) interessi nazionali. La Germania non manca di buoni argomenti nel negoziato europeo; non ha certo interesse a essere sospettata di triplo gioco.

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  1. La bugia di Draghi finalmente è venuta allo scoperto, gli Omt sono contrari ai trattati, inutile affermare il contrario, l’illusione serviva a Draghi per completare l’unione bancaria, ulteriore sciocchezza che si compiendo, con l’unione bancaria viene completata la manovra per salvare l’euro.
    Il salvataggio dell’euro non lo chiedono più i singoli paesi, abbiamo i paesi meridionali che vogliono si l’euro ma vogliono una gestione della politica monetaria più accomodante, mentre la Germania vuole una politica monetaria che rafforzi la moneta (l’euro negli ultimi dieci anni è passato dalla parità con il dollaro ad una rivalutazione di circa il 40%), inutile dire che in questa linea ha vinto la Germania. Mi auguro che Renzi non si faccia imporre il ministro dell’economia da Napolitano e che quindi punti i piedi in Europa per fare ciò che Letta non ha fatto.

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