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  1. Alfonso Salemi Rispondi
    Egregio prof. Perotti, dopo avere letto la sua relazione mi chiedo quali siano gli impedimenti ad agire da parte del Governo e del Parlamento. Esiste qualche autorità superiore capace impedire il risanamento? Grazie per le Sue analisi circostanziate e documentate, ma poi cosa succede? Ci si può meravigliare che non si investe in Italia? Non ho parole. L'Italia non ha presente e non può avere futuro se non si interviene con forza e subito.
  2. Luigi Marini Rispondi
    Egr. Prof. Perotti, non posso che concordare con i suoi rilievi e le criticità da lei individuate. Tuttavia ritengo opportuno segnalare taluni aspetti che, probabilmente, sono noti solo agli "addetti ai lavori". I cosiddetti soggetti in house (quali le citate Studiare Sviluppo, Italia Lavoro, ma anche le varie Invitalia, Isfol e via dicendo), spesso svolgono attività di assistenza tecnica alla Pa, a valere su Fondi Comunitari. Mi spiego: le somme che vengono corrisposte per tali attività, diversamente, sarebbero destinati a consulenti privati (le varie Kpmg, Accenture etc.) che hanno costi molto più elevati. Considerando che tali somme rappresentano una componente ben definita in termini percentuali dei fondi europei, nei fatti non rappresentano un costo per lo Stato ma una modalità per dare un po di brio ad una Pa spesso molto inefficiente nell'utilizzo dei suddetti fondi. Nella maggior parte dei casi tali soggetti intervengono quando i termini per l'utilizzo dei fondi stanno per scadere e, diversamente, andrebbero persi. Concordo pienamente con lei sulle sue perplessità, ma darei una diversa chiave di lettura alla sua domanda. A cosa servono tali soggetti quando ci sono Ministeri, Regioni, etc.? Forse sarebbe più opportuno chiedersi come possiamo fare affinché non ci sia più la necessità di utilizzare tali soggetti. Liquidiamoli pure, ma prima accertiamoci di non correre il rischio di perdere anche quella minima parte di fondi europei che oggi, proprio grazie a questi enti, riusciamo ad impegnare.
  3. Amegighi Rispondi
    Ci credete che sono arrivato solo a metà e poi ho lasciato disgustato ? A mio figlio cerco di insegnare ad apprendere sempre il massimo di conoscenze perché su questo patrimonio si baserà poi la sua valutazione nel mondo "degli adulti". Ma penso sempre più che questo "mondo" non appartenga all'Italia. Mio figlio e i giovani della sua generazione che studiano con applicazione devono pensare all'Europa; a sfruttare le opportunità che la libera circolazione dei cittadini e la omogenea valutazione dei titoli di studio (nei limiti del possibile) offre loro per ottenere una, perlomeno, più giusta considerazione della loro preparazione e delle loro capacità.
  4. is@bell@ Rispondi
    Sull'utilità di molte società pubbliche ci sarebbe parecchio da discutere. Il fatto che in Italia ci siano più di 7.000 tra società e consorzi a cui le pubbliche amministrazioni partecipano, genera qualche ragionevole dubbio, tanto più se ci costano 23 miliardi di euro: http://anticabloggheria.blogspot.it/2014/01/sono-circa-7000-le-societa-e-consorzi.html
  5. DDPP Rispondi
    Gentile Dott. Perotti, come tanti italiani la ringrazio per il suo impegno teso a "svelare" i segreti della Pubblica Amministrazione. Non credo che la sua non solitaria azione non descriva fatti di malcostume o di corruzione, ma invece descriva una classe sociale. Se proviamo ad alzare anche solo minimamente lo sguardo dai singoli fatti e mettiamo insieme le informazioni: Camera, Senato, Direzioni Generali dei Ministeri, reclutamento delle società a controllo pubblico, il quadro si delinea come quello di una classe che governa, decide e controlla nel proprio preciso interesse e contro noi sudditi.
  6. Dario Carta Rispondi
    Beh, la Cdp non si tocca: nessuno osa toccarla, manco Perotti. Pubblica la holding, pubbliche le controllate, ma milionari (in euro) gli stipendi. I tabù sono tabù anche per LaVoce.info
    • Roberto Perotti Rispondi
      Non so cosa glielo faccia pensare. Se leggesse quello che ho scritto in passato sulla CDP, temo che cambierebbe parere. Semplicemente, non si puo' scrivere di tutto in un articolo gia' lungo. La CDP e' un mostro a cento teste, merita un trattamento a parte.
      • Dario Carta Rispondi
        Scusate, non avevo letto. Vedo che condividiamo l'assurda configurazione delle norme sugli stipendi dei manager pubblici: taglio sotto la tagliola dei 300 per alcuni, prateria per altri. Senza contare la discriminazione: il primo presidente di cassazione ha un "costo azienda" di 435.000€, nulla a che vedere con 300.000 o meno da co.co.pro. Che equivalgono a 250.000 o meno.
  7. Giuliano Quattrone Rispondi
    Gentile Professore, il suo ulteriore contributo mi conferma una convinzione che ho da tempo maturato: questo Paese in molte sue strutture è ormai irriformabile, l'unico modo per cambiare è tagliare di netto le strutture inutili e che generano sprechi, in caso contrario ci prendiamo in giro. Buon lavoro!
  8. Sergio Trabattoni Rispondi
    Con i suoi articoli il Prof. Perotti evidenzia la situazione disastrosa del nostro Paese e mi conferma nella convinzione che "il pesce puzza sempre dalla testa". Per risolvere le anomalie denunciate occorrerebbe quindi agire sulla "testa". Già, ma come? Il mix burocrazia e cattiva politica ha di fatto consolidato una situazione in cui la spartizione delle cariche dirigenziali pubbliche avviene all'interno di una cerchia ristretta di persone che con grande disinvoltura passano da un incarico all'altro, by-passando qualsiasi valutazione circa la professionalità ed il merito. In Francia i dirigenti pubblici provengono da un particolare curriculum di studi formativo e, proprio in virtù di questa loro preparazione, sono apprezzati anche come dirigenti di strutture private. In Italia la scuola di formazione dei dirigenti pubblici è prevalentemente (in verità non per tutti) il cursus honorum fatto in una logica di promozione burocratica o per spinte politiche, senza, peraltro, l'obbligo stringente di raggiungere obiettivi prefissati e misurabili. E' molto difficile quindi per essi passare dal pubblico al privato. Circa il merito se è vero che ci sono aziende pubbliche la cui funzionalità non si può valutare sulla base dei profitti che producono e quindi da questi risalire alle capacità dei loro manager, ve ne sono altre per le quali questo è possibile. Eppure anche in casi di gestioni disastrose tutt'al più si sposta il dirigente da un incarico ad un altro, da una casella ad un'altra, come nel gioco dell'oca, come se il mercato non offrisse la possibilità di scegliere dirigenti validi che si sono misurati col mercato e si sono distinti nel privato, dove la concorrenza contribuisce a selezionare. Non conosco il livello delle retribuzioni dei dirigenti privati; penso comunque che molti di essi sarebbero ben contenti di arrivare a dirigere una struttura pubblica godendo degli stipendi riportati dal Prof,. Perotti e senza , peraltro correre il rischio di essere licenziati.
  9. mariannabonina Rispondi
    Grandi stazioni non è pubblica.
    • Roberto Perotti Rispondi
      E' al 60 percento di Ferrovie dello Stato, se questo non è essere pubblica ....
      • mariannabonina Rispondi
        E' una partecipata. In ogni caso ero sicura che me lo avrebbe contestato. Si tratta di analisi che semplificano. Il problema non sono solo le retribuzioni o le condizioni di lavoro, ma i servizi che queste società offrono, che non sono omogenei per tutto il territorio dello stato. Alle ferrovie si meravigliano che ci siano treni che percorrono tutta l'Italia e infatti hanno deciso di tagliarli e che con un determinato prezzo si possa arrivare a distanza che da Roma non sembrano corrispondere a quelle chilometriche ma tra pianeti a stento dello stesso universo.
  10. Damiano Rispondi
    E perché sono esentate dal tetto società controllate dalla Cdp come Fintecna Immobiliare e altre dove la somma di Ad+Presidente supera 1milione di euro, mentre macchine caratterizzate da efficienza e risparmio come Consip e Sogei sono sottoposte al tetto, nonostante i miliardi di euro di risparmi?
  11. nicoletta Rispondi
    Aspetto con trepidazione un bell'articolo che analizzi i costi della Banca d'Italia. I dati di bilancio 2011 riportano spese per stipendi e altre spese relative al personale per circa 754 mln di € (senza contare le voci di accantonamento, pensioni e compensi organi collegiali) per un totale di 6.990 dipendenti (in media circa 99mila € per dipendente). Gli stessi dati 2011 per il Banco di Spagna sono: 230 mln € e 2.686 dipendenti (circa 86mila € per dip.). Mentre per la Banca d'Inghilterra sono: 140 mln di sterile (circa 167 mln € e includono anche costi per contributi e pensioni) e 1.845 dipendenti (circa 90mila € per dip.). Come sono possibili tali disparità, quali funzioni in più ha la Banca d'Italia che giustifichino quasi 7.000 dipendenti?!!???
  12. Paolo Greco Rispondi
    Sono convinto che negli anni di Berlusconi i vertici dirigenziali abbiano incrementato i loro privilegi, mi sbaglio?
  13. sergio Rispondi
    Bisognerebbe parlare di liquidazione, davvero. Anche se mi sovviene la Prager Fenstersturz!
  14. Roberto Perotti Rispondi
    non mi risulta.
  15. Giacomo Mazzini Rispondi
    Mi scusi professore per la domanda forse non totalmente pertinente: fuori dall'Italia esistono amministrazioni pubbliche che espongano i compensi dei propri alti funzionari precisando tutti gli estremi anagrafici degli interessati (cioè non limitandosi a cognome e nome, ma per esempio specificando l'equivalente del codice fiscale, che nel nostro caso rimuoverebbe l'attuale impedimento a procedere personalmente con riscontri puntuali su altre banche dati)? In ogni caso, la ringrazio per il suo puntuale e illuminante lavoro su queste pagine. Buona prosecuzione.
  16. blokkkkko Rispondi
    Se non leggo male, nel commento sulla Consap è riportato per l'Ad un importo diverso da quello risultante dalla tabella.
  17. Alfonso Rispondi
    Mi son fatto una convinzione radicata nella esperienza fatta anche attraverso le analisi di lavoce.info che il problema dei nostri conti ed anche della correttezza della gestione sia il livello dei compensi dei dirigenti di organismi pubblici. Sono rimasto scandalizzato dal compenso di un dirigente di livello medio-alto di una ASL della provincia di Avellino pari a 10.000 euro lordi mensili.!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    • Damiano Rispondi
      5.000 euro netti per dirigere, a tempo determinato, una Asl della Campania non mi sembrano uno sproposito, visto che una parte lo spendi subito, per polizze contro la morte accidentale, tutela legale, etc.