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  1. Franco Rispondi
    Manca, a mio parere, la parte relativa ai benefici, tutti dovuti al lavoro degli immigrati, riversati sul sistema Italia. Tralasciando l'economia sporca, dovuta cioè al lavoro in nero e allo sfruttamento dell'immigrato clandestino e quindi doppiamente ricattabile, mancano sia i dati relativi all'apporto di reddito specifico alle imprese sia quelli relativi ai versamenti previdenziali che, al di là di un farraginoso accordo con i paesi di provenienza, consente al sistema previdenziale italiano un continuo flusso di denaro fresco per il pagamento delle pensioni ai residenti, essendo irrilevante se non inesistente il numero di immigrati che possa aver raggiunto il diritto alla pensione. Se ci fossero questi dati le cose apparirebbero sotto tutt'altra luce e forse si capirebbero meglio certe spinte delle politiche previdenziali europee a imporre più alti livelli all'età pensionabile dei lavoratori e si capirebbe che certe lamentele di casa nostra sono nulla di fronte alle ingiustizie riversate sul lavoro precario e giovanile in genere, solo parzialmente ammortizzate dalla previdenza "familiare" intergenerazionale per i cittadini italiani, ma assolutamente aleatorie e ingiuste per gli immigrati.
    • AM Rispondi
      I benefici ottenuti dall'Italia dagli immigrati regolari che pagano i contributi forse non riescono a compensare i costi della PA imputabili agli stranieri irregolari. Basti pensare al welfare, in particolare all'assistenza sanitaria offerta a tutti, a coloro che arrivano sulle carrette del mare, ai rimpatriati ai detenuti, un terzo circa della popolazione carceraria totale.
  2. AM Rispondi
    Gli immigrati usano per le rimesse anche canali informali (trasporto banconote) che sfuggono alla rilevazione. Se le rimesse riguardano Paesi vicini hanno importanza anche le rimesse in natura, es. automobili e elettrodomestici usati da rivendere nel Paese d'origine. Fra le rimesse in natura figurano anche metalli di provenienza furtiva (oro, rame, ecc) che possono essere stati acquistati nei mercatini dei ricettatori.
  3. Paolo Rispondi
    Non mi sembra giusto, ma non è un'idea nuova, considerare la Cina come un Paese in via di sviluppo. In particolare poi, la stabilità finanziaria di quel Paese dipende dalle sue e altre politiche globali di ben altra dimensione che le rimesse.