logo


Rispondi a cristiano Annulla risposta

1500

  1. cristiano Rispondi
    Caro Maurizio, era molto prevedibile che prevalesse la monetizzazione rispetto al reintegro nel licenziamento economico ingiustificato, vista anche la formulazione della norma; figurati che anche in caso di manifesta insussistenza (caso limite, palese) il giudice può ordinare il reintegro, non deve, non è obbligato a farlo! Bel compromesso ottenuto da Bersani nell'aprile 2012. Abbiamo portato a casa l'eccezione mentre la regola è diventata l'indennizzo (modestissimo poi perché non credo che dalle 12 alle 24 mensilità ripaghino per il danno subito di restare disoccupati senza giusta causa né giustificato motivo) Grazie a tutti.
  2. cristiano Rispondi
    Già dall'entrata in vigore della riforma sono stati sollevati dubbi, da parte degli addetti ai lavori, sulla costituzionalità della modifica dell'articolo 18; dubbi che condivido in pieno. Un lavoratore colpevole ma non troppo, viene licenziato per motivi disciplinari ma ottiene il reintegro ( confermato anche dal monitoraggio); un lavoratore, del tutto "innocente" (passatemi il termine ) viene licenziato per motivi economici ed ha scarsissime possibilità di ottenere il reintegro. Non è un paradosso? Vengono applicate diversissime gradazioni di tutela (non si può paragonare il reintegro con l'erogazione di un modesto indennizzo, cioè dalle 12 alle 24 mensilità): è corretto tutto ciò? A mio parere no.
  3. maurizio angelini Rispondi
    In caso di licenziamenti economici ingiustificati, laddove il datore di lavoro ha avanzato motivazioni oggettive smascherate come infondate da parte del giudice (al termine del doveroso contraddittorio) sembra prevalere la tendenza a monetizzare e non a riconoscere il diritto. Complimenti! Una brusca sterzata verso il socialismo!