Lavoce.info

Le donne? Competitive come gli uomini

I risultati peggiori ottenuti dalle donne in campo sociale ed economico potrebbero dipendere da una minore attitudine alla competizione, come sembrano dire alcuni esperimenti di laboratorio? Una prova sul campo con studenti universitari dei due sessi lo smentisce. Meglio guardare ad altri fattori.

LE DIVERSITÀ TRA DONNE E UOMINI

Donne e uomini si differenziano rispetto a molti esiti in campo economico e sociale: prospettive di occupazione, remunerazione, probabilità di fare carriera, partecipazione alla vita politica, tipo di studi intrapresi, per esempio.
Un recente filone della letteratura economica è andato oltre alle tradizionali spiegazioni basate su differenze di investimento in capitale umano e su discriminazione, ricercando le cause dei peggiori risultati conseguiti dalle donne nelle diverse attitudini psicologiche e nelle diverse preferenze che le caratterizzerebbero rispetto agli uomini.
Insieme alle abilità cognitive, altre caratteristiche come motivazione, pazienza, perseveranza, propensione al rischio, capacità di negoziare e attitudine alla competizione sono determinanti importanti del successo nella vita professionale. Secondo alcuni recenti studi, le donne risultano più avverse al rischio, meno propense a competere e mostrano minore autostima e convinzione nelle proprie capacità rispetto agli uomini. Queste differenze nelle personalità sembrerebbero spiegare, almeno in parte, i peggiori esiti conseguiti dalle donne.
Un aspetto psicologico particolarmente studiato dagli economisti è l’attitudine alla competizione. Diversi studi sperimentali suggeriscono che le donne non amano la competizione – se possono, preferiscono evitare contesti competitivi – e quando sono poste in concorrenza tendono a ottenere risultati peggiori degli uomini. Inoltre, la performance delle donne risulta ancora più negativa se i diretti concorrenti sono uomini.

UN ESPERIMENTO SU STUDENTI E STUDENTESSE

Se queste differenze fossero confermate, sarebbe importante cercare di capire se sono di origine genetica oppure indotte dall’ambiente sociale e culturale. Ma poiché l’evidenza esistente è per la maggior parte frutto di esperimenti di laboratorio (i cui risultati non sono facilmente estendibili a situazioni reali), è utile cercare di comprendere meglio se le donne sono effettivamente meno competitive degli uomini e in quali circostanze.
A questo scopo abbiamo condotto un esperimento sul campo che ha coinvolto 720 studenti che frequentano corsi di economia in una università italiana. (1)
Agli studenti è stato proposto di prendere parte a una competizione che avrebbe dato loro la possibilità di ottenere un bonus di alcuni punti da aggiungere al voto conseguito all’esame finale. (2)
Ogni studente che ha accettato di partecipare alla competizione è stato abbinato in maniera casuale a un altro studente di simile abilità (valutata sulla base del curriculum e dei risultati accademici conseguiti fino a quel momento). Dagli abbinamenti – che sono stati comunicati subito agli studenti – si sono ottenute coppie di concorrenti costituite da due uomini, due donne, o coppie miste con un uomo e una donna.
La competizione consisteva nel rispondere alle domande di un test riguardante la prima parte del programma del corso. Allo studente che otteneva il punteggio più alto veniva assegnato un bonus di 5 punti, mentre per lo studente con il punteggio minore il bonus era di 2 punti. (3)
Una volta rese note le regole dell’esperimento, gli studenti hanno deciso se partecipare o meno alla competizione. Inizialmente, ha aderito circa l’85 per cento degli studenti, ma in seguito il 10 per cento di essi ha deciso di non prendere parte alla competizione (in questo secondo caso gli studenti conoscevano l’identità del concorrente).
Un primo risultato importante è che la scelta di partecipare alla competizione non dipende dal genere: l’analisi econometrica mostra che le donne hanno la stessa probabilità degli uomini di aderire all’iniziativa. Il genere del concorrente non ha neanche nessuna influenza sulla decisione di prendere effettivamente parte all’esperimento.
Se si esamina la performance degli studenti nella competizione, si vede che le donne tendono a ottenere risultati migliori (anche se di poco) e di nuovo si evidenzia che il genere del concorrente non ha alcun ruolo nello spiegare la performance degli studenti.
Se si considera la performance degli studenti all’esame finale (in un contesto senza competizione diretta) troviamo ancora che le donne tendono a ottenere voti migliori di quelli degli uomini. Infine, confrontando il rendimento di ciascuno studente nei due sistemi premiali (con e senza competizione) si ha la conferma che le donne ottengono risultati almeno uguali, se non migliori, degli uomini nei contesti competitivi.
Quindi, in contrasto con quanto emerso da diversi studi di laboratorio (ma in linea con alcuni recenti studi “sul campo”), la nostra analisi mostra che le donne e gli uomini non presentano differenze in termini di attitudine alla competizione, nonché nelle capacità di ottenere buoni risultati in contesti competitivi.
Poiché nel nostro esperimento abbiamo cercato di neutralizzare l’influenza di altre possibili differenze psicologiche tra uomini e donne (come avversione al rischio, fiducia nelle proprie capacità, eccetera), i nostri risultati sembrerebbero indicare che proprio queste differenze – piuttosto che differenze nella propensione alla competizione – possono spiegare una eventuale tendenza delle donne a evitare la competizione e a fare peggio quando si trovano a competere..
Fuori dagli esperimenti di laboratorio, potrebbe anche essere che le donne tendono ad astenersi dal partecipare a contesti competitivi quando temono che questi saranno influenzati da disparità di trattamento per genere (“Sorteggio non fa rima con merito” LaVoce.info, 8.3.2011).

Leggi anche:  Inps e Anpal insieme per il ricollocamento

 

(1) Maria De Paola, Francesca Gioia, Vincenzo Scoppa (2013)
(2) Agli studenti che non accettavano di partecipare all’esperimento era garantita la possibilità di sostenere l’esame nelle normali modalità.
(3) L’ottenimento del bonus era condizionato all’aver risposto correttamente almeno al 33 per cento delle domande.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Quando l’autodenuncia non è un condono

Successivo

La riforma delle province può funzionare

  1. anna

    Io penso che le donne spesso risultino “frenate” da altri fattori che però subentrano quando si entra nel mondo del lavoro e si decide di avere una famiglia. Nel mondo dello studio non trovo che ci siano differenze di genere. Anzi: spesso trovo che le studentesse siano più decise e intraprendenti.

  2. Valentina Magri

    L’esperimento considera solo gli studenti di economia. Considerato che donne si italiane si iscrivono meno alle Facoltà di Economia e Ingegneria, non c’è un problema di autoselezione del campione scelto per l’esperimento?
    Sullo stesso tema, segnalo il cap. 4 di quest’altra ricerca di Anelli e Peri discute il ruolo della scelta della Facoltà universitaria, che spiegherebbe 1/3 del gender gap e il cap. 5 che confronta uomini e donne in termini di altruismo/competizione e peer effect => http://www.frdb.org/upload/file/Report1_May_25_2012.pdf

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén