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Il Punto

Avevamo posto molti interrogativi sulla riforma elettorale “Italicum” presentata da Matteo Renzi. Nel testo depositato in Parlamento si trovano varie risposte ma rimangono alcune incertezze. Ecco una scheda che ci guida nel labirinto di quello che si candidata ad essere il sistema elettorale più complicato d’Europa senza cancellare i maggiori difetti del “Porcellum”: liste bloccate, premi di maggioranza eccessivi, incentivi alle coalizioni eterogenee e altro. Rimangono nella nebbia il ruolo del Senato e un nuovo sistema di garanzie.
In sei mesi 40 interventi legislativi sull’imposta sugli immobili, un obbrobrio giuridico e istituzionale che forse non sopravvivrà alle verifiche delle corti, una storia da Paese dei furbetti.
Potranno mai emergere i 200 miliardi di capitali detenuti all’estero da evasori fiscali? In dirittura d’arrivo un decreto con un meccanismo ben diverso dai soliti iniqui condoni.
Dietro al calo dello spread Btp-Bund nell’ultimo mese, anche un ruolo non secondario dei differenziali d’inflazione tra Italia e Germania, che segnalano i rischi di una deflazione da noi. .
Un nuovo Dossier raccoglie i nostri articoli sulla spending review.
Un commento di Marino Massaro a “Più il comune è piccolo, più sale il costo della politica” di Sabrina Iommi. E la risposta dell’autrice.

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Capire l’italicum

  1. Mario Rossi

    Tutto giusto, tutti argomenti degni di discussione: spending review, legge elettorale, modifica della costituzione e degli assetti istituzionali. Ma -l’ho detto in tutte le salse in tutte le lingue- la verità è che il sistema Italiano, frutto di una sottocultura politico-mafiosa che viene dal 1800, è un sistema basato essenzialmente sull’oligarchia e sul lobbismo e sfrutta la spesa pubblica per foraggiare dall’interno il mantenimento dello status quo, quindi a questo punto mi pare impossibile un’inversione di tendenza. Il problema è che mentre fino agli anni 2000 esistevano frontiere atte a proteggere l’Italia dal mondo esterno, ora queste frontiere sono cadute e ci troviamo di fronte ad un mondo per il quale noi siamo un’entità insignificante. A nulla possono valere i nostri baluardi culturali e tradizionali di fronte a masse di capitale enormi che si muovono liberamente andando ovviamente dove ci sono le condizioni migliori per crescere. Lo hanno capito financo i nostri politici che vanno consapevolmente verso la bancarotta sforzandosi di distribuire ottimismo. Chi come me lavora sia per il pubblico che per l’estero, capisce fondamentalmente che l’economia italiana è finita, che andremo verso un taglio del sistema pubblico forzato e pesantissimo e possibilmente verso una dittatura che a noi non è affatto invisa. Non si può modificare un sistema che partorisce improduttività e clientelismo perché è arrivato ad un livello tale che la fine di tale sistema comporterebbe comunque il fallimento del paese. L’Italia è malata di un male incurabile, si tratta solo di vivacchiare ed aspettare la morte.

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