logo


  1. Cesare Rispondi
    Nella sua risposta Boeri non considera che il trattamento pensionistico, con i relativi contributi e livelli delle pensioni, è stato imposto dallo Stato ai cittadini che hanno subito questa imposizione e, per effetto della stessa, hanno visto un cuneo introdotto tra la domanda e l'offerta che ha ridotto rispetto a quello d'equilibrio il livello delle retribuzioni e aumentato il costo del lavoro. Dopo questo intervento, che ha alterato il mercato e imposto un comportamento in teoria anche non richiesto, lo stato non può cambiare a posteriori le carte in tavola, a meno di dimostrarsi uno Stato canaglia. Boeri non considera poi l'irrimediabilità degli interventi sulle pensioni. Un lavoratore in servizio di fronte a un provvedimento fiscalmente punitivo può decidere di lavorare di più, cambiare lavoro, sperare in una promozione, in un ricalcolo sindacale. Un pensionato ultrasettantacinquenne che cosa deve fare se non spararsi? O accettare l'indigenza a cui certe élites "ortopediche" nei confronti della società lo vogliono condannare, dato che le pensioni non si ricontrattano.
  2. Ferdy Rispondi
    Ma smettiamola con queste simulazioni, già il fatto di partire da un certo limite di importo è qualcosa che cozza contro i principi costituzionali in uno Stato di Diritto che dovrebbe far proprio il principio della eguaglianza ed equità. Sotto questa soglia di eventuale intervento, si nascondono proprio quelle pensioni liquidate in modo più privilegiato in ragione di percentuali e totalizzazione di contributi versati (vedi baby-pensioni, pensioni basse con integrazione al minimo, pensioni sociali e di invalidità che sono fuori da ogni logica contributiva, pensioni elargite con parametri di rendimento più favorevoli dopo riforme anni 90, e tanto altro....). Se dovesse passare una proposta del genere, non vedo perchè non ci siano presupposti di ricorsi, in nome della eguaglianza, con una ferma richiesta di ricalcolo per tutte le pensioni basse-medio-alte in base ai contributi versati per tutta la vita lavorativa. Calcolo dei Contributi versati anche per gli anni ante 90, ante 80, ante 70 e perchè no dal dopoguerra in poi.....ma certificati oltre ad essere rivalutati e nominativi. Solo cosi si annienta questa voce populista e demagogica che chiede interventi in nome di una equità e forse molti percettori di pensioni basse oggi si concentrerebbero principalmente sulla mancanza di proposte vere da parte di questi economisti, politici e Media contro Corruzione-Evasione-Furbizia ( Vera Piaga Nazionale) anzichè puntare il dito contro il pensionato che riceve un importo di pensione superiore al proprio. I contributi pensionistici e le imposte Irpef (tutte le tasse Stato-Regioni-Comuni) sono state e saranno sempre calcolate e pagate in modo progressivo sui redditi, più il reddito è alto più si è pagato. Per cui gli evasori (grossa percentuale in questo Bel Paese) anche percettori di pensioni basse (sia da lavoro che assistenziali) facciano un bel esame di coscienza. A buon intenditore poche parole.!
  3. Bruno Rispondi
    Condivido pienamente quanto scritto da Ugo che rappresenta la mia situazione e, sicuramente, quella di migliaia di pensionati di oggi! Questi pensionati, in ragione di una riscoperta necessità di "solidarietà", sono oggi diventati il facile bersaglio di politici, economisti, scontenti e quant'altro; nessuno di coloro che sono oggi intenti a cercare il modo di falcidiare le loro pensioni tiene però conto che queste persone, nel corso dei loro 30/40 anni di vita lavorativa, oltre appunto ad avere programmato il loro futuro in ragione delle Leggi dello Stato all’epoca esistenti, hanno contribuito, congiuntamente ai loro datori di lavoro a versare, alle Casse degli Enti, cospicui contributi correlati alle retribuzioni percepite ed in più, talvolta, hanno anche versato, già in allora, ulteriori contributi di "solidarietà". In molti casi, tra l’altro, detti lavoratori hanno visto calcolare il loro assegno di pensione non sulla base delle retribuzioni afferenti ai contributi effettivamente versati ma su valori di gran lunga inferiori in ragione di “tetti pensionabili di discutibile legittimità” (vedi per esempio Dgsl n. 182/1997 art. 1 c. 10). Nessuno parla poi di intervenire sulle baby pensioni che una miriade di lavoratori del pubblico impiego hanno maturato, dopo 15 anni, sei mesi ed un giorno di lavoro, alla “tenera!” età di 35/40 anni e che percepiscono da ormai 30/40 anni. Questi baby pensionati hanno nel tempo, per lo più, continuato la loro vita lavorativa “rigorosamente in nero” senza versare né contributi previdenziali alle Casse né tasse al fisco. Le suddette baby pensioni, percepite in virtù di “Leggi particolari”, hanno contribuito negli anni ben bene al dissesto delle Casse degli Enti previdenziali senza peraltro essere supportate neppure da adeguati versamenti contributivi; esse non raggiungono, per le ovvie ragioni della scarsa contribuzione, i livelli delle cosiddette pensioni d’oro (che in molti casi sono soltanto d’argento, di bronzo o anche meno) e quindi risultano “esenti” da ogni attenzione nell’attuale dibattito sui sacrifici! In conclusione viene una domanda: ma ci sono soltanto i pensionati da tartassare per salvare l’Italia?
  4. ugo Rispondi
    Quando ci si accinge a discutere di questi argomenti non si tiene conto di una importante circostanza di carattere generale e cioè che la maggior parte dei pensionati con pensioni superiori al minimo - ed è il mio caso - ha impostato 20-30 anni fa la propria vita lavorativa in funzione di quella che all'epoca erano le sue aspettative di pensione (parlo di importi) sancite allora da precise norme legislative e previdenziali. Ora si propone di cambiare le ruote ad una macchina in movimento, stravolgendo quelle che erano le certezze dell'epoca; e questo non è assolutamente corretto! Se avessi all'epoca avuto incertezze su quelli che sarebbero stati i futuri ammontari della mia pensione avrei potuto in qualche modo cautelarmi, stipulando magari delle assicurazioni private, facendo investimenti finanziari ad alto reddito,etc; ma questo non posso farlo ora che a 70 anni sono uscito da circa 15 anni dal circuito lavorativo! E non solo i corposi contributi ma tutte le tasse profumate che ho pagato nei miei 40 anni di lavoro, dove sono andate a finire? Non stà certamente a me cercare fondi per lo Stato ma sicuramente saprei bene dove andare a rovistare, guardando in particolare a tutti quelli che godono di pensioni baby, vitalizi statali e regionali etc. non supportati da adeguati contributi. Si inizi da loro e si lasci in pace i vecchi, che tra l'altro sostengono spesso i propri figli giovani che per colpa di uno Stato pasticcione, maldestro e spesso anche ladrone, non trovano sfoghi lavorativi!
  5. Bumblebee Rispondi
    "E' molto più semplice applicare un contributo medio sulle aliquote indicate da Boeri (dando per scontato che la stragrande maggioranza delle pensioni retributive abbia quel tipo di problema)". Non si può giustificare una trattenuta illegale (a norma della Costituzione) con l'argomento che ne è semplice l'applicazione; anche coloro che vivono di rapina e di furti trovano che questa soluzione per campare è più semplice della fatica assidua del lavoro . Se lo stato ha bisogno di risorse, non riuscendo a ridurre l'eccesso di spesa, dovuto anche a sprechi, furti, corruzione, elefantiasi dell'apparato pubblico e di quello politico (Parlamento, Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, Aziende municipalizzate, Aci, eccetera), si applichi l'art. 53 della Costituzione che recita: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva." Tutti, non solo alcuni pensionati, scelti con una lotteria il cui unico biglietto d'accesso è l'entità della pensione lorda, che una propaganda infame ha dichiarato "ricca" oltre l'importo alimentare di 1.500 euro (netti). Oltre tutto, questi pensionati sono già contribuenti con aliquote di trattenuta Irpef che vanno dal 30 al 50% (tenendo conto delle addizionali locali) e non godono di altre agevolazioni (sanità, spese scolastiche per i figli, etc.) perché i limiti di reddito stabiliti per tali agevolazioni sono stati erosi dal "fiscal drag".
  6. Andrea Rispondi
    Qui mi sembra che tutti ci si stia scordando l'elemento principale che decorsi 10 anni da che uno è andato in pensione è prescritto ogni tipo di ricalcolo su quella pensione; anche l'uso del forfettone presuppone che i redditi presi in considerazione siano comprovati da documentazione certa (e non possono essere utilizzati gli archivi informatici Inps, Inpg, etc. perchè unilaterali e non certi). Si sa benissimo che negli archivi ci sono errori. E' molto più semplice applicare un contributo medio sulle aliquote indicate da Boeri (dando per scontato che la stragrande maggioranza delle pensioni retributive abbia quel tipo di problema) e non addentrarsi sulla pericolosissima strada di ricalcoli. Per ultimo ci devono andare anche le reversibilità, perché non sono pochi i casi di coniuge superstite di 10-15 anni più giovane.
  7. Ottavio Rispondi
    Una sola osservazione: l'opzione al regime contributivo, come stabilito con la legge n. 335/1995, è facoltativo (chi lo richiede fa una scelta personale), cosa diversa è volerlo applicare d'imperio. Questo chi ha risposto all'obiezione lo sa benissimo. Perché finge di ignorarlo?
  8. Angelo Palma Rispondi
    Penso sia mancanza di tatto l'aver risposto esplicitamente a tre deputati e citato vagamente gli altri. Sarà pur vero che in molti commenti la polemica e la propaganda superano le proposte. Ma si poteva rispondere senza citare alcuno. Cosa penseranno coloro che qualcosa di concreto hanno scritto? Che si è considerati soltanto se deputati? Con quale spirito d'ora innanzi essi si accingeranno a esprimere un'opinione? Qual è l'intento dei commenti aperti a tutti?
  9. Luigi Calabrone Rispondi
    Per chi ha una minima preparazione giuridica già la stessa parola "equità" significa "non diritto"; per fortuna che si dice (qui sembrerebbe falsamente) che l'Italia è uno "stato di diritto"; evidentemente, non per coloro che invocano "equità" in questo specifico caso. Qualsiasi provvedimento preso sulle pensioni superiori a 2300 euro netti mensili, basato solo sul fatto che l'importo della pensione supera tale limite (interessante la ritirata degli economisti proponenti dai 2000 euro lordi ai 2300 euro netti, corrispondenti, secondo gli autori, a 3.000 euro mensili lordi), senza alcuna considerazione o calcolo basato sugli anni di anzianità maturati, sui contributi versati, e sulle trattenute irpef subite, è illegale, (contro il diritto garantito dalla Costituzione italiana) perché, in realtà, si tratterebbe solo di una trattenuta avente carattere fiscale, che può essere basata solo sulla capacità contributiva. Se lo stato italiano ha bisogno di ulteriori entrate, e tristemente non riesce a reperirle, purtroppo, riducendo la spesa pubblica, gli sprechi e le ruberie, l'unico modo legale (di diritto, cioè) per aumentare le entrate è quello di aumentare la tassazione per tutti - non solo per i pensionati. Tassazione di qualsiasi tipo, diretta, indiretta, di fantasia eccetera, ma non rivolta solo ad un gruppo di soggetti, escludendo tutti gli altri che presentano la stessa capacità contributiva (art. 53 Cost.) Lasciamo stare l'"equità" - ultimo rifugio dei .... (Samuel Johnson).
    • ezio Rispondi
      Si scivola sempre sull’equivoco. Ci sono due scuole: 1) La pensione non è pagata se calcolata con il retributivo. 2) La Teoria dell’Ing. Carugi: il retributivo restituisce pensioni più ricche di quanto contribuito per stipendi di 40/60.000 l'anno poi scalarmente si pareggia e da 100/130.000 euro l'anno non si restituisce nemmeno la contribuzione pagata (sui numeri si può discutere, l’Ing. Carugi non me ne voglia). Calcoli ne ho visti pochi, statistiche Inps molte, statistiche mirate al fenomeno contribuzione/pensione nessuna. Ho visto statistiche e simulazioni che sono proposte (Boeri) per gestire al meglio un contributo di solidarietà o di riequilibrio. Che le pensioni non siano pagate (tutte le retributive) è un assioma, è così perché è così. Non mi piace assolutamente la teoria alla moda. Il sistema retributiva premiava quindi passiamo al contributivo per pareggiare. Si vende la pelle dell’orso senza averlo neppure trovato. Il contributivo arricchisce le pensioni alte (e contribuite, ma lo sono quasi tutte perché l’errore è a valle non a monte). Tranquilli non accadrà perché i metodi di calcolo possono introdurre filtri di riequilibrio e qui le matite si faranno appuntite e i ragionamenti raffinati. Il contributivo non è il padre di tutte le battaglie. Vedo un po’ più di attenzione alla variabile più importante: la vita residua. Le regole per decidere dovrebbero essere quelle del momento non quelle della settimana dopo. La solidarietà è sicuramente un impegno doveroso. L'Inps è in perdita anche per le pensioni sociali e viene annualmente ripianato dalla fiscalità generale Irpef, Iva, etc). Perché una categoria sociale (i pensionati) deve ripianare due volte?