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  1. Piercarlo Giustiniani Rispondi
    Ho alcuni appunti da fare sull’ “Italicum” così come descritto nell’articolo e nei giornali. Il primo riguarda la soglia del 35%. Non mi è possibile riportare in questo commento un grafico molto significativo che rappresenta il premio di maggioranza necessario per ottenere una percentuale prefissata di seggi in Parlamento in funzione della percentuale di voti ottenuta al primo turno perché l'editor del commento non me lo consente né la tabella che lo origina. Dal grafico si vede che con un premio di maggioranza del 18% occorre una percentuale di voti del 43% per ottenere la maggioranza del 53% in Parlamento, e non del 35% come a prima vista si potrebbe pensare. Questo perché, essendo il 18% del Parlamento destinato al premio di maggioranza, viene eletto soltanto il rimanente 82% e il 45% dell’82% dà appunto quel 35% che,aggiunto al 18% consente di ottenere il 53% dei seggi. Con un premio di maggioranza del 18% il valore del 35% è corretto solo se si fa riferimento ai seggi ottenuti in Parlamento; se si fa riferimento ai voti occorre parlare del 43%. Per ottenere la maggioranza del 53%, un partito che ha avuto al primo turno il 35% dei voti (cui credo si riferiscano i proponenti) deve contare su di un premio di maggioranza del 27%. Il secondo aspetto riguarda la soglia minima per accedere al premio di maggioranza. L’”Italicum” non prevede una soglia minima di voti per conseguire la maggioranza del 53%. Questo vuol dire che la maggioranza potrebbe andare anche ad un partito che ottenesse il 25% dei voti. Può accadere infatti che al primo turno il primo partito ottenga il 34% dei voti e il secondo il 25% ed al secondo turno il secondo partito abbia la maggioranza. Ciò equivale ad un premio di maggioranza del 37%, valore forse eccessivo. E’ vero che in questo caso non si può parlare di premio di maggioranza ma del risultato di una elezione fatta per scegliere chi governerà tra due partiti, ma è corretto che un partito con una così bassa rappresentatività possa pretendere il diritto di governare da solo? Il terzo aspetto riguarda il doppio turno L’”Italicum” prevede che sopra la soglia del 35% (dei voti o del seggi del Parlamento?) non si faccia ballottaggio e sotto questa soglia sì.Ed è qui la complessità del meccanismo: se per esempio il premio da assegnare con un solo turno è del 27%, che corrisponde al 35% dei voti, e si consente che un partito che non raggiunge al primo turno il 35% ma raggiunge il 25%, possa comunque avere la maggioranza del 53% in Parlamento dopo il secondo turno, occorre prevedere che il premio messo in palio al secondo turno sia del 37%. Questo comporta che l’10% del Parlamento potenzialmente neoeletto, se non viene raggiunta la soglia del 35%, dovrà essere dismesso e sostituito da nuovi Parlamentari oppure che la scelta dei deputati eletti dopo il primo turno sia limitata al 63% e il resto assegnato dopo il secondo turno, oppure ancora che la scelta dei deputati venga differita dopo l’ esecuzione del secondo turno. Forse è meglio stabilire una soglia minima per la percentuale di voti necessaria per poter pretendere la maggioranza che consente di governare e di conseguenza un valore massimo per il premio di maggioranza. Se entrambi i partiti con maggior numero di voti sono sopra o sotto la soglia minima si va al ballottaggio: nel primo caso però aggiungendo il premio di maggioranza sarà possibile raggiungere la maggioranza del 53%, nel secondo caso no e sarà necessario un patto di governo con altri partiti. Nel caso che un solo partito superi la soglia minima non è necessario il ballottaggio. Il ballottaggio è necessario sempre tra due partiti nelle stesse condizioni perché non è pensabile che nella scelta tra due partiti con circa lo stesso numero di voti vengano esclusi gli elettori di tutti gli altri partiti e che basti un voto di differenza senza un secondo giudizio di tutto l’elettorato per assegnare una quota di Parlamento che varia dal 27% al 37%. Il quarto aspetto riguarda la maggioranza compresa tra il 53% e il 55% E’ corretto il concetto di diminuire il premio di maggioranza all’ aumentare della percentuale di voti ottenuta, ma è sbagliato dire che la percentuale in Parlamento viene limitata al 55%. Dal grafico non riportato, se si stabilisce che la soglia minima di percentuale di voto è il 25% e di conseguenza il valore massimo del premio il 37% (valori presi solo come esempio), questo valore del premio vale per le percentuali di voto comprese tra il 25% e il 28%, finché non si interseca la linea che corrisponde alla percentuale di seggi in Parlamento del 55%. Per valori superiori al 28% di voti il premio cala in accordo con la linea del 55% dei seggi, raggiungendo il 10% per percentuali di voto del 50% e azzerandosi per la percentuale del 55%. Ma se un partito ottiene il 60% di voti, non è che la sua percentuale di seggi viene portata al 55%. La dizione corretta è dunque che "il premio decresce in modo che il numero di seggi non superi mai il 55% fino ad azzerarsi per una percentuale di voti pari al 55%".
  2. Loris Groppo Rispondi
    "Il premio fisso rischia infatti di intaccare le garanzie costituzionali, lasciando alla coalizione con il 46 o il 48 per cento dei voti, dunque pur sempre minoritaria nel paese, il potere di cambiare da sola la Costituzione". Bastava ascoltare Renzi su Sky in occasione del suo intervento presso la direzione del PD per constatare che il premio di maggioranza è previsto fino ad un massimo del 55% proprio per evitare il problema di cui sopra.
  3. rob Rispondi
    La legge elettorale deve essere fatta con un unico obiettivo: dare all'Italia un sistema-Paese. Basta giocare con le minoranze e con il locale, in pratica con la politica che ci ha portati a questo disastro. Tante oche non fanno democrazia, fanno confusione e disordine dove i Masanielli o i Robin Hood de noantri sguazzano alla grande da Nord a Sud.