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  1. Francesco Crispino Rispondi
    L'analisi fornisce una ulteriore sostegno ad una tesi che propongo da quando si è iniziato a parlare della soppressione delle province, sostenendo per l'appunto che va riformato l'intero modello organizzativo dello stato; esso deve poggiare su due cardini, l'accorpamento dei comuni, e la formazione di macroregioni. In una parola superare la visione medievale del nostro paese. Guardare all'Europa come nazione unita di stati: in tal senso mi appare del tutto evidente che una regione come il Molise è emblematica dell'incongruenza rispetto ad una visione più allargata che superi la visione localistica italiana. Vedi http://francescocrispino.wordpress.com/2013/10/04/abolire-le-province-non-basta/
  2. Massimiliano Claps Rispondi
    Ho analizzato per lavoro il tema del consolidamento dei comuni, o anche semplici shared services che permettano di mettere a fattor comune servizi di back office, tipo supporto informatico, personale, acquisti, raccolta rifiuti, gestione tributi e così via. Ho osservato il fenomeno in Queensland (Australia), alcuni stati americani, Canada, Olanda (come fa notare un altro lettore) e Nord Europa. La teoria, come molto ben articolata dall'analisi presentata in questo blog, non fa una grinza, soprattutto per quelle unità politico-amministrative molto al di sotto di una certa scala. Purtroppo all'atto pratico la governance del processo di consolidamento e la governance dei processi di gestione dei nuovi enti una volta consolidati è particolarmente problematica. Ciò allunga i tempi, riduce i benefici della standardizzazione per accontentare interesse locali (a volte anche legittimi), insomma finisce per ridurre il potenziale impatto positivo. In Queensland stanno addirittura pensando di tornare sui propri passi, dopo circa 6 anni. In mancanza di una chiara pianificazione, di una cultura politico-amministrativa che metta al primo posto il bene comune e non l'interesse locale, di una governance snella e con una leadership univoca, il rischio di fare quella fine è alto. E francamente molti di questi fattori "soft" in Italia sono deboli, per non dire peggio.
  3. Piero Rispondi
    Complimenti per il realismo, in ogni caso dobbiamo reagire, in primis dece cambiare la politica, riduzione dei politici per legge, adesso vediamo la riforma costituzionale di Renzi, poi riduzione degli stipendi dei parlamentari e dei consiglieri regionali con legge ordinaria da dare subito; questa nuova classe politica dovrà fare cambiare la pubblica amministrazione rendendola più efficiente e quindi più economica. Sarà un sogno ma dobbiamo cercare tutti che ciò dovrà avvenire, oggi chi può garantire ciò dal lato dei partiti politici e' il movimento cinque stelle, l'occasione in ogni caso può averla in questo momento anche Renzi se riesce a giocarsi bene la carta che ha in mano questo momento.
  4. rob Rispondi
    Rispetto il suo lavoro e la sua professionalità, ma le chiedo se è possibile che in un palmo di territorio come l'Italia ci siano 21 Irpet (Istituto Regionale Programmazione)? Andiamo a prendercela con l'ultimo Comune dove spesso il sindaco è segretario, vigile, autista, etc? Non crede che si inizia dalla parte sbagliata e meno influente ai fini delle spese folli?
  5. Libero pensiero Rispondi
    Editoriale molto utile, grazie. Condivido la sostanza dell'intervento del Sig. Piero Fornoni sotto. Pianificazione, economie di scala, via le regioni (4/5 distretti, piu' che sufficienti) e le province, economia di processi, riduzione stakeholders, titolo V della Costituzione Non so cosa potra' fare Cottarelli. Ci sarebbe lavoro per anni per decine di società di consulenza globali Sarebbe interessante un'analisi di correlazione che studi l'evoluzione storica di nuovi enti/spese ecc in % GDP F.to. Asterix, lasciapassare A38... http://www.google.co.uk/publicdata/explore?ds=z8ehg1neoorltg_&ctype=l&met_y=valaddac_t&hl=en_US&dl=en_US#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=govdefct_t3&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country:DEU:SWE:GRC:CHE:ITA:USA:FRA:FIN:BEL:AUT:ESP:GBR:PRT:NLD:NOR:JPN:IRL:DNK:CAN:AUS:NZL&ifdim=country_group&tstart=26348400000&tend=1288652400000&hl=en_US&dl=en_US&ind=false
  6. rob Rispondi
    Senza dire cose già ripetute fino alla noia, la follia è sola una: la regionalizzazione del Paese decisa negli anni '70: la stiamo pagando cara e non si sa come andrà a finire! La regionalizzazione fu la somma di due stati d'animo: frustrazione congenita della sinistra e amore ben radicato nel DNA per i governi ombra. Perché i Governi regionali furono concepiti con l'idea di governo parallelo contrapposto al Governo centrale di potere DC. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. L' Italia, in un ipotesi federale è di per sé una Regione per grandezza territoriale e abitanti; come si può concepire il Molise o il Friuli, territori che hanno gli abitanti di due condomini di Roma? In 40 anni interi nuclei familiari, parenti, amici degli amici sono cresciuti con la concezione del particolare locale: procurarsi il posto alla ASL, da bidello, da funzionario regionale, provinciale, comunale, da consigliere di circoscrizione o anche dal mettere su una bella lista civica (sindaci eletti con l'appoggio di 10 liste civiche, alcuni anche con firme false) in cui il capo lista aveva come riconoscenza un posto al consiglio o a capo di una municipalizzata. Gente, che nella vita avrebbe stentato a campare, con simili giochetti si trovava con stipendi faraonici senza sforzo alcuno, senza responsabilità e senza competenze. Un'intera generazione è cresciuta con questa mentalità. Il Paese martoriato da queste metastasi si ritrova ad affrontare un mondo globale senza più la mentalità del sistema-Paese. Dove possiamo andare?
  7. Piero Rispondi
    Ho vissuto per circa 25 anni in Olanda ed ho assistito ad almeno 2 ondate di integrazione dei comuni piu' piccoli in entita' piu' grandi . Questo con altre misure ha ridotto di decine di migliaia il numero di dipendenti "statali" (civil servants) anche escludendo le numerose privatizzazioni (poste , societa' municipalizzate etc. ). Nel frattempo la popolazione olandese e' passata dai 14 ai 17 milioni (16.8 milioni) . In Olanda l' organizzazione statale e' oggiornata continuamente tenendo conto il progresso tecnologico ed aumentando la partecipazione democratica. I cambiamenti non possono essere una tantum , si deve progettare un organizzazione politica ,statale , municipale etc. che sia obbligata ad evolversi con i cambiamenti tecnologici e le esigenze democratiche dei cittadini . Piero Fornoni Toronto, Canada
  8. Giò Rispondi
    Scrivo questo commento da un paese di 480 abitanti dell'Astigiano, un paese che 1991 aveva un collegamento pubblico di autobus, una scuola materna, una panetteria, una macelleria, una pompa di benzina, un emporio e un negozio di alimentari. Ora siamo nel 2014: la scuola materna ha chiuso, esiste solamente uno scuolabus e un bus per gli studenti più grandi che parte alle 6.45 del mattino e torna alle 15,30 del pomeriggio e dei tre negozi ne è rimasto solo uno. Il bilancio comunale è rimasto in equilibrio grazie al fatto che tutti i consiglieri comunali e il sindaco hanno fatto opera di volontariato in questi 10 anni di amministrazione. Dove sono i costi della politica nei piccoli paesi? Francamente non capisco
    • marco Rispondi
      Sono anch'io residente in un piccolo paese dell'Astigiano, faccio il consigliere comunale e non ho alcun gettone. I costi non sono quelli della politica (che massacrano i piccoli) ma quelli di una burocrazia elefantiaca studiata a tavolino per imbandire le tavole di consulenti e altri analoghi sui et sibi servant che appestano il paese come squallidi sciacalli. Ci vuole più rispetto per ciascuno nelle sue scelte individuali, anche di mantenere piccoli centri, altrimenti diamo il via alle deportazioni staliniste e mussoliniane e pace per tutti.