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L’Italia e i costi dell’unità

Sotto il profilo economico l’unificazione d’Italia è stata vantaggiosa per tutti i cittadini dei sette Stati che componevano la penisola a quel tempo? Questioni che si riflettono anche sull’Italia di oggi, analizzate da Vito Tanzi nel suo Italica: Costi e Conseguenze dell’unificazione d’Italia. L’autore stesso presenta qui i contenuti del libro.

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 Il libro Italica: Costi e Conseguenze dell’unificazione d’Italia cerca di giudicare quell’importante evento storico non dal punto di vista tradizionale, che mette l’enfasi sugli aspetti patriottici ed eroici dell’unificazione, ma piuttosto dal punto di vista di costi e benefici, mettendo l’enfasi sulleconseguenze economiche dell’unificazione. In quest’ottica, l’unificazione appare meno vantaggiosa per il popolo italiano, e specialmente per i cittadini che vivevano allora e vivranno poi nel Mezzogiorno d’Italia. Il problema non è l’unificazione di per sé, ma alcune delle decisioni prese nei momenti cruciali, decisioni assunte da persone che avevano una scarsa conoscenza di tutto il territorio del nuovo paese.

PRIMA DELL’UNIFICAZIONE

Il libro parte da alcune premesse. (a) Fino al Risorgimento non esisteva nella penisola una unità culturale, con interessi comuni, che permettesse di considerarla una nazione. (b) Nei secoli, alcuni pensatori avevano sognato l’esistenza di una nazione italiana. Ma erano pochi e generalmente rimanevano isolati. (c) Durante il Risorgimento, la penisola comprendeva sette stati con leggi diverse, con differenze linguistiche importanti, e con pochi contatti tra loro. Solo il due per cento circa della popolazione della penisola era capace di parlare l’italiano. Le varie regioni erano caratterizzate da tradizioni e storie molto diverse. La storia del Nord era stata molto diversa da quella del Sud. (d) Alcuni territori erano controllati da potenze straniere, in particolare dall’Austria. (e) Il Piemonte, che aveva origine francese o dove molti parlavano ancora francese, aveva avuto regnanti con un’ambizione storica: espandersi verso la pianura padana. (f) Il Risorgimento era stato un movimento principalmente di elites. Specialmente nel Sud, l’appoggio popolare era stato molto ridotto, mentre la Chiesa continuava ad avere molta influenza. (g) Cavour, Garibaldi e Mazzini, gli architetti dell’unificazione, non erano “tipici” italiani. Venivano da un piccolo angolo del territorio italiano. Garibaldi era addirittura nato in un territorio (Nizza) che in seguito diventò francese e che non fu mai reclamato dall’Italia, come invece lo furono Trieste e Fiume. (h) L’impresa dei Mille fu un atto di eroismo o di banditismo romantico? Il Regno di Napoli non era in mano a stranieri. Quale giustificazione legale aveva un’impresa che portò all’invasione di un territorio (il Regno di Napoli)  riconosciuto diplomaticamente da tutti i paesi, incluso il Regno di Sardegna? Il Regno di Napoli non aveva mai fatto guerra a nessuno e aveva grandi tradizioni culturali. Per di più il re di Napoli e il re di Sardegna erano cugini. La madre dell’ultimo re di Napoli, Francesco II, era una Savoia.

DOPO L’UNIFICAZIONE

L’unificazione creò uno stato unitario molto centralizzato, con funzionari piemontesi mandati ad amministrare tutti i territori del Regno d’Italia. Fu un’amministrazione molto pesante, che causò molte difficoltà e forte reazioni.
I soldati piemontesi furono spediti nel Mezzogiorno prima per conquistare il Regno di Napoli, dopo l’avventura garibaldina, e poi per sconfiggere il brigantaggio. Ma per vari aspetti il brigantaggio era una reazione, spesso armata, a quelle che molti consideravano forze di occupazione. La lotta al brigantaggio fu una specie di guerra civile che provocò decine di migliaia di vittime e che contribuì alle precarie condizioni delle finanze pubbliche del nuovo regno. Dette vita anche a un antagonismo tra le popolazioni del Sud e quelle del Nord, antagonismo che contribuì a creare il divario Nord Sud.
Dopo l’unificazione, gli enormi debiti del Regno di Sardegna – contratti per fare le “guerre d’indipendenza” e per costruire il grande sistema di ferrovie e strade del Piemonte prima dell’unificazione – furono scaricati sul Regno d’Italia. Quindi, l’Italia intera pagò per lo sviluppo delle infrastrutture del Piemonte voluto da Cavour. Al momento dell’unificazione, il Piemonte era talmente indebitato, e aveva un disavanzo nei conti pubblici talmente elevato che rischiava il fallimento. La scelta era unificazione o fallimento. Scelse l’unificazione e le sue finanze furono salvate dalla creazione del Regno d’Italia, che ebbe un re piemontese.
Al tempo dell’unificazione c’era poca differenza nel reddito medio tra Nord e Sud dell’Italia, e l’emigrazione dal Sud era scarsa. L’unificazione contribuì a creare il problema del Mezzogiorno, non solo col trasferimento del debito piemontese sul resto d’Italia, ma anche attraverso altri fattori : (a) il forte aumento delle tasse nel Mezzogiorno, necessario per portare le basse tasse del Regno di Napoli al livello, molto piu alto, di quelle del Piemonte, che diventarono le tasse italiane; (b) la rapida applicazione dei bassi dazi doganali del Piemonte al Regno di Napoli. L’intervento distrusse l’industria del Sud, fino allora protetta da alti dazi doganali; (c) il governo del nuovo regno cercò di migliorare i conti pubblici non solo aumentando le tasse al Sud, ma anche vendendo molti terreni demaniali ed ecclesiastici del Regno di Napoli. La privatizzazione di terreni della Chiesa, che avevano aiutato i contadini poveri a sopravvivere, distrusse la ristretta rete di welfare che esisteva per aiutare i più poveri; (d) gli investimenti e la creazione di istituzioni necessarie per lo sviluppo economico (per esempio una rete bancaria) riguardarono soprattutto il Nord; (e) a causa del forte peggioramento delle condizioni economiche, i meridionali cominciarono d emigrare in gran numero, sia verso il Nord che verso l’estero e specialmente nelle Americhe. In particolare all’inizio, emigrano principalmente i più abili; (f) Napoli, che era stata una delle tre più grandi città d’Europa, soffrì un permanente declino economico e culturale.

IL NODO DEL SISTEMA POLITICO

Un aspetto importante dell’unificazione che merita di essere posto in risalto per gli sviluppi che avrà sull’Italia del futuro, è la scelta del sistema politico. Si optò per un sistema politico e una amministrazione moltocentralizzati, sul modello del Piemonte, dove tutte le decisioni importanti venivano prese dal governo nazionale e niente si realizzava senza la sua approvazione. Fu una scelta molto diversa da quella fatta da altri paesi nati dall’unificazione di territori con tradizioni diverse. Paesi come gli Stati Uniti d’America, la Germania, la Svizzera, l’Olanda, il Brasile, l’Argentina, l’India e altri presero la strada del federalismo, o addirittura del confederalismo, nel quale le responsabilità all’inizio affidate al governo centrale erano molto ridotte. È solo col tempo che in questi paesi il governo centrale ha via via assunto quelle più importanti responsabilità che sono normali in un mondo moderno. L’Italia fu il solo paese che fece la scelta opposta: un governo molto centralizzato sin dall’inizio, a dispetto della diversità dei suoi territori. Vari pensatori di quel tempo come Francesco Ferrara, Carlo Cattaneo, Marco Minghetti ed altri erano consci del fatto che questa scelta avrebbe portato a problemi permanenti. A cominciare dal più importante: quando le decisioni importanti vengono prese nella capitale (a Roma), i politici di livello locale non si sentono responsabili per quello che succede nei loro territori. Si abituano a passare la colpa al governo centrale e ad attendere che quel governo risolva i loro problemi. È quello che è successo all’Italia nei 150 anni della sua esistenza come nazione.

Vito Tanzi, Italica:Costi e Conseguenze dell’unificazione d’Italia, Grantorino Libri, 289 pagine, euro 20,00.www.grantorinolibri.it

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  1. Alessio Bruno - Cod. FISCALE BRNLSS52T10I533K

    Alessio Bruno. Sono un avvocato ormai in pensione, ma dopo gli esami della terza liceale avrei voluto iscrivermi in storia e filosofia. Tuttavia seguii il consiglio della mia professoressa di greco, straordinaria per amore e sapienza.. Ho lavorato, dopo raggiunto l’ultimo esame e la laurea, dal nov.1978 al 31 dicembre 2019 come libero professionista fino al 1990 e come avvocato dell’INPS dal 1992 al 31/12/2019. Ho apprezzato le diverse sfaccettature della giurisprudenza e della sua dottrina, ma non ho mai smesso di essere curioso di cenni di storia o filosofia. Seguo con curiosità le vicende che hanno distinto i secoli del medioevo dal prima e dal dopo storico. Sono tuttavia convinto che la storia e le vicende umane siano collegate da dipendenze storiche e temporali, differenti per evoluzione o tipica costruzione dei fatti, rivelati da comuni significati o da reciproche similitudini.Il Medioevo sviluppa un processo storico culturale utile all’evoluzione degli uomini e dei rispettivi Stati. Anche nelle vicende che interessano i fatti attinenti all’Unità d’Italia riscontro l’apparenza de armonizzano apparenti contrasti in elementi comuni. Ciò deve armonizzare dati contrari o speculari, quali teoria e pratica, apparenza e realtà, forma e sostanza da cui dipende la sintesi che ne integra i significati. Unità del nostro Stato si riassume nella reciproca necessità di assemblare opposti significati da cui ricavare i significati reali di partecipazione condivisione e reciprocità.

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