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  1. Davide Vittori Rispondi
    In realtà è molto difficile che con un premio di maggioranza basti corrompere una manciata di parlamentari. Con l'attuale tripartitismo che attrae quasi il 70% dei voti, se un partito ottiene un 45%-49% di seggi (con il premio di maggioranza) significherebbe per forza di cose un accordo politico tra le altre due forze, il ché è largamente improbabile. Detto ciò, la corte costituzionale è stata chiara: deve essere ragionevole la soglia per avere il premio. In Spagna la soglia non c'è, in Italia se la poniamo al 35%, avremo un partito che con un terzo dei suffragi controlla un intero paese. Secondo me vi sarebbero ricorsi a pioggia sulla ragionevolezza di tale soglia. Sicuramente avremo un parlamento frammentato, non bipolare e molto instabile con un modello spagnolo rifatto (ossia con sbarramento nazionale al 5% e liste non bloccate). A mio avviso è una soluzione deleteria se si vuole garantire governabilità nel paese.
    • Marco Govoni Rispondi
      Però un modello senza aiuti alle coalizioni (che a mio avviso sono deleterie sia per la governabilità che per la rappresentatività) ma concentrato solo sui partiti porterebbe ad un crescita del voto verso i partiti maggiori che potrebbero raccogliere ben più del 70% ed arrivare a soglie anche superiori all'80%. Sparirebbero così tutti quei partitini che sopravvivono solo grazie ai vantaggi di coalizione. Inoltre il premio di maggioranza è stato eliminato perché non prevedeva una soglia, una volta introdotta i problemi di costituzionalità sono eliminati. Personalmente manterrei le liste bloccate per evitare il clientelismo delle preferenze però con la candidatura in un solo seggio per ricollegare i rappresentanti al territorio. Per quanto riguarda il problema della corruzione post-elettorale abbiamo visto come in questa legislatura il Pdl si è spaccato con una fuga di profughi che si sono aggregati alla maggioranza più per interessi materiali che per coerenza politica. Infatti i transfughi di Ncd sono quasi tutti personaggi che ricoprono incarichi ministeriali in questo governo.
  2. Marco Govoni Rispondi
    Per quello purtroppo c'è ben poco da fare. Il clientelismo è così radicato in Italia da essere ormai parte stessa della cultura del paese. Una nazione in cui privato e pubblico si fondono così tanto da essere spesso indistinguibili non ha speranza di vincere contro questi problemi.
  3. Davide Vittori Rispondi
    Segnalo questa proposta avanzata da Ignazi e Sartori: http://espresso.repubblica.it/palazzo/2013/10/28/news/legge-elettorale-l-appello-di-sartori-e-ignazi-1.139325
  4. Akorgentil Rispondi
    E' anche vero però che dare troppo peso alla rappresentanza di tutti è un ideale di democrazia un pò troppo spiccato, credo sia necessario in un momento come questo dare una maggioranza solida e autonoma al governo che verrà, anche se relativa, il sistema attuale è praticamente una boiata e questo è chiaro (assurdo dare la maggioranza in un' ala e minoranza o quasi in un'altra del parlamento), di certo il Senato va abolito o modificato e mi sembra che anche questo si voglia fare, anche per me i timori sono forse troppo esagerati, la perfezione nessuno è in grado di assicurarla, maggiori preoccupazione per me desta la possibilità di scegliere i parlamentari, cosa mascherata come sacrosanta manifestazione di democrazia ma in realtà è l'ennesima possibilità italiota di mettere piede nelle stanze che contano per mafiosi o gente comunque che ha dietro macchine da voto non proprio trasparenti, esattamente come avviene per le regionali e comunali, questo mi fa più paura sinceramente.
  5. Marco Govoni Rispondi
    Mi sembrano timori un po' esagerati. Con il metodo di calcolo dei seggi e una soglia di sbarramento abbastanza alta si eliminano i partiti più piccoli, è stata proposta al 5% e con un premio di maggioranza, proposto intorno al 15%, si riduce drasticamente la possibilità di instabilità post-elettorale. Tutto questo senza eliminare i partiti locali che rappresentano istanze particolari semplicemente togliendogli il potere di dettare la linea di governo con ricatti vari.
    • Shade D'Onghia Rispondi
      Ma credi che il problema in Italia siano i partiti più piccoli, o la corruzione ed il clientelismo dilagante?
    • Davide Vittori Rispondi
      In realtà l'instabilità rimarrebbe poichè si potrebbero avere governi di minoranza. Sarebbe un problema se mancassero solo pochi voti per avere una maggioranza assoluta? In Spagna no, in Italia sì. E la differenza sta nella sfiducia costruttiva. In Italia non c'è, per cui una volta che il governo viene sfiduciato si andrebbe subito alle urne; in Spagna la sfiducia al governo passerebbe solo e solo se ci fosse una maggioranza alternativa pronta a prendere il posto del Governo uscente, cosa alquanto improbabile dato il premio di maggioranza assegnato al primo partito di Governo.
      • Marco Govoni Rispondi
        Vero è che al livello di ipotesi tutto è possibile. Ma un sistema che tende al maggioritario (di partito e non di coalizione) ha l'effetto di aggregare il voto attorno ai principali concorrenti, la cosiddetta teoria del "voto utile". Con un adeguato premio di maggioranza si garantisce che un partito governa senza coalizioni, cosa che solo da noi è considerata un tabù assoluto foriero di dittatura ma che è la norma in moltissime democrazie. La sfiducia costruttiva personalmente non la approvo. In Italia avrebbe l'effetto di falsare i risultati elettorali e aumentare la corruttibilità dei parlamentari. Basta immaginare come sarebbe facile per un partito di opposizione in caso di scarto minimo di seggi corrompere qualche manciata di senatori della maggioranza promettendo posizioni di governo e ribaltare il risultato elettorale non per andare alle urne ma per creare un governo che va contro la decisione popolare.
  6. Paolone Rispondi
    Segnalo a Renzi, e a quanti fossero interessati ad approfondire la questione, l'inciucio (grazie a questo "geniale" sistema elettorale) in Extremadura, dove governa il Partido Popular grazie all'appoggio di Izquierda Unida.
  7. Libero pensiero Rispondi
    Sono ancora piu' 'Ockhamiano'. Il senato serve come le annose (decennali) speculazioni epistemologico/teosofiche spese nel vano tentativo di reperirne una qualsivoglia giustificazione razionale: inutile, come le 20 (perché non 50?) Regioni, o "Rome", altra superfetazione concettuale. Quanto al sistema elettorale, servirebbe un maggioritario con doppio turno e collegi uninominali. Ci si preoccupa spesso di eccessivi particolarismi, frammentazioni, governabilità, etc. Dopo quanto passato nell'ultimo trentennio, con 2 Tangentopoli, il problema di vertice è la selezione dei migliori (oi' aristoi), non la governabilità (pronuncia bivacco, o poltronificio). Ergo, in sintesi, selezione dei migliori=maggioritario uninominale, doppio turno e collegi elettorali possibilmente piccoli. A.D. 2014 (pare)
  8. Massimo Matteoli Rispondi
    Ho paura che il "sistema spagnolo" piaccia a destra ed a SINISTRA perché è l'unico che mantenga le liste bloccate. L'opinione pubblica deve dire chiaramente che non accetta più l'osceno controllo dei capi partito sugli eletti, che in Parlamento devono andare le persone scelte dai cittadini e non dai capi bastone di turno. Direi che questa è la prima e più grave emergenza da risolvere con la nuova legge elettorale.
    • Marco Govoni Rispondi
      Le liste bloccate in sé non sono un problema, il problema è poter essere candidato in più di un collegio. Senza questa possibilità l'elettore sa benissimo per chi vota e può decidere se dare o meno il proprio voto a tal partito e tal candidato. E se non passi in quel collegio sei fuori.
  9. Alessandro Rispondi
    Una proposta semplice per assicurare la governabilità senza falsare la volontà popolare. Scegliamo un modello che di norma rende governabile il Paese, e affrontiamo il problema della frammentazione introducendo il voto negativo. Se non mi piacciono i partiti principali, ma posso almeno votare '-1' a quello che considero peggiore, non sono più obbligato a esprimere la mia insoddisfazione votando un partitino o un partito antisistema. Se il voto negativo riassorbe anche solo metà del voto disperso, il problema della rappresentanza è non dico risolto, ma di sicuro molto ridimensionato, perché il governo rappresenterebbe sia chi lo ha votato (si suppone tanti, altrimenti non vinceva), e in modo esteso chi ha votato contro altri.
  10. rob Rispondi
    con la barzelletta di bizantina memoria della eslusione o sottorappresentazione abbiamo la babele che è sotto gli occhi di tutti. Se non si riforma l'architettura del Paese eliminando la marea di poteri e sottopoteri, possiamo discutere in eterno. Inutile portare esempi di altri Paesi la "follia" Italiana è solo Italiana quindi non possiamo fare nessun paragone. Visto che sono discorsi che mi fanno venire l'orticaria a farli, ricordo che i poteri locali erano molto più considerati quando lo Stato " era centralista" . Oggi una miriade di bande e clan difende i propri interessi e il proprio orto. Mai come adesso la profezia di Adriano Olivetti è attuale riguardo una "democrazia integrata" che non può essere solo maggioranza quantitativa
  11. Cramer Rispondi
    Il rischio di escludere o sottorappresentare la voce di milioni di elettori che non hanno votato il partito di maggioranza (relativa) allontanandoli ancora di più dall’interesse verso la politica è proprio quello che succede da anni in Francia. Infatti, con il doppio turno maggioritario su base circoscrizionale, un partito come il Front National che pesa il 15% dell'elettorato a livello nazionale è rappresentato da soli 3 deputati. Inoltre con un sistema maggioritario si rischia di trasformare il parlamento in un'assemblea di baroni locali, con la priorità di garantirsi la rielezione a scapito dell'intero paese.