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Chi ha vinto la campagna di Roma

Con il voto amministrativo di giugno, Ignazio Marino è diventato sindaco di Roma. Com’era nelle previsioni. Ma l’analisi della campagna elettorale condotta dai tre candidati principali mostra qualche sorpresa. Il terzo articolo sull’importanza della statistica nella comunicazione politica.
CAMPAGNE ELETTORALI PER IL CAMPIDOGLIO
Ignazio Marino è da giugno alla guida della giunta capitolina. Peraltro, già prima delle elezioni, il candidato del centrosinistra era dato per favorito da molti osservatori, eppure un’analisi più dettagliata del voto nelle varie zone di Roma riserva numerose sorprese su chi abbia giocato meglio le proprie carte in campagna elettorale.
In una nostra ricerca abbiamo infatti analizzato le agende della campagna elettorale per capire le mosse dei tre candidati principali della corsa al Campidoglio – Gianni Alemanno (centrodestra), Marcello De Vito (Movimento 5 Stelle) e Ignazio Marino (centrosinistra) – e le abbiamo confrontate con i risultati del voto nelle quasi cinquecento sedi di seggio del comune di Roma. (1)
In particolare, abbiamo considerato tre fattori principali: il ruolo della campagna elettorale dei candidati (in città e nei mass media), il peso del voto che ciascuna zona tradizionalmente dà a uno schieramento politico e le caratteristiche socio-demografiche degli elettori (età, sesso, istruzione, eccetera).
FOTOGRAFIA DEL VOTO IN CITTÀ
In via preliminare, è però utile una fotografia del voto in città al primo turno elettorale, focalizzandoci su tre risultati principali.
In primo luogo, sia Alemanno sia Marino hanno perso voti in termini percentuali rispetto ai loro omologhi alle precedenti elezioni comunali: Alemanno registra un meno 10 per cento rispetto al consenso ottenuto nel 2008, ma anche il vincitore Marino perde oltre il 3 per cento se confrontato con Francesco Rutelli. Il risultato però s’inverte se consideriamo le elezioni politiche, segno che i due candidati sono riusciti ad aggregare consenso sulla propria candidatura al di là dei partiti che li sostenevano. Le rispettive liste civiche, infatti, contribuiscono per circa il 14 per cento al totale dei voti raccolti da ciascun candidato.
Per contro, il candidato 5Stelle mostra una dinamica opposta: Marcello De Vito raccoglie circa il 10 per cento in più rispetto alla candidata degli “Amici di Beppe Grillo” nel 2008 – anno in cui il movimento era ancora ai primi albori – ma perde quasi il 15 per cento rispetto a febbraio 2013.
In secondo luogo, disaggregando i risultati elettorali per seggio, emerge chiaramente come si distribuisca il voto nei quartieri romani. Ignazio Marino riscuote più successo nelle zone più centrali della città, mentre Gianni Alemanno sembra ottenere più consensi nella periferia. Le differenze nelle preferenze elettorali fra centro e periferia risultano, poi, quanto mai nette per il candidato a 5 Stelle, che raccoglie gran parte dei suoi voti nelle zone più distanti dal centro città (vedi le mappe in fondo all’articolo). (2)
Inoltre, il forte calo di affluenza che ha caratterizzato la tornata amministrativa (meno 21 per cento in media rispetto al 2008) non sembra aver avvantaggiato nessun candidato, al netto della tendenza di ciascun elettorato di recarsi alle urne: i seggi in cui il centrosinistra va meglio sono anche quelli con un’affluenza più stabile; per il centrodestra e il Movimento 5 Stelle vale la relazione opposta.
Infine per tutti e tre gli schieramenti è forte la correlazione tra questi risultati e le passate elezioni, sia comunali che politiche. L’appartenenza a uno schieramento politico ha quindi giocato un ruolo molto importante – sebbene non esclusivo – nella determinazione del voto. (3)
LA STRATEGIA DEI CANDIDATI
La nostra analisi rivela come i candidati al Campidoglio siano consapevoli del ruolo fondamentale che copre la tradizionale preferenza politica degli elettori. Nel pianificare la propria campagna, infatti, non sembrano puntare alla conquista di un elettorato con determinate caratteristiche (giovani, famiglie, persone molto istruite, eccetera), quanto piuttosto a sottrarre votanti ai propri avversari, in particolar modo quelli più vicini alle proprie idee. La distribuzione in città degli eventi di campagna elettorale di ciascuno dei tre candidati è infatti fortemente determinata dal risultato delle politiche nei vari quartieri romani.
Questa logica è più evidente nel caso di Marino e De Vito. Il candidato del partito democratico ha concentrato più degli altri la campagna nelle periferie, in particolare mirando ai seggi dove il risultato del M5S è stato più marcato in occasione delle precedenti elezioni politiche, per attrarne i voti (vedi mappa qui sotto). (4) Anche Alemanno sembra aver tentato la medesima strategia, ma con minor convinzione. Il candidato dei 5 Stelle, con lo stesso intento, ha concentrato la sua campagna nelle zone più centrali della capitale, forte del risultato del M5S alle politiche.
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Non sorprende inoltre, l’uso che ciascuno dei tre candidati ha fatto dei media. Il candidato “meno noto” della corsa al Campidoglio – Marcello De Vito – ha aumentato sensibilmente la presenza sui media nelle tre settimane antecedenti al voto. In particolare, ha registrato diciotto presenze in televisione nelle ultime due settimane di campagna, risultato sicuramente inatteso per un candidato del Movimento 5 Stelle. I due candidati più noti, al contrario, hanno mantenuto una presenza costante sui media. Per Alemanno, in realtà, fa eccezione l’ultima settimana di campagna, che ha trascorso principalmente in città: strategia sensata per un candidato che non deve farsi conoscere dall’elettorato, ma rimarcare da sindaco uscente la sua partecipazione attiva alla vita della città.
QUANTO È STATA IMPORTANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE?
Quanto è stata importante la campagna elettorale? Per rispondere alla domanda, abbiamo studiato come i vari eventi abbiano influenzato il voto nei seggi limitrofi. In altri termini, abbiamo cercato di capire se in termini elettorali paghi essere presenti fisicamente e interagire con gli elettori di una data zona. Dai risultati emerge che l’impatto degli eventi di campagna elettorale è collegato con la natura del candidato (sfidante o uscente): il sindaco uscente non sembra riuscire a influenzare i voti ottenuti con la sua campagna, mentre gli sfidanti sì. Il sindaco uscente è giudicato dai cittadini per il suo operato, più che per la campagna, mentre nel caso degli sfidanti gli eventi sono cruciali per presentare alla città la propria storia e il proprio programma.
Non sorprende, quindi, vedere una correlazione molto debole fra la presenza di Alemanno nelle vicinanze di un dato seggio durante la campagna elettorale e i voti ottenuti in quel seggio. Per Ignazio Marino, invece, la correlazione tra eventi di campagna e risultati elettorali è statisticamente significativa e negativa, a conferma che il candidato del centrosinistra ha scelto di fare campagna in quartieri a lui ostili. Mentre De Vito, nonostante gli esiti deludenti di queste elezioni per il M5S, registra una correlazione significativa e positiva. E poiché il candidato grillino si è mosso dalle sue roccaforti, possiamo interpretare questo risultato come segno dell’importanza per un candidato non particolarmente noto di farsi conoscere in prima persona dai cittadini durante la campagna, nonché dell’abilità personale di De Vito nel conquistare voti.
L’INFLUENZA SUGLI ELETTORI
Infine, ci soffermiamo sulle caratteristiche socio-demografiche di quegli elettori che hanno votato un candidato sindaco al di là dello schieramento politico che lo sosteneva. Per farlo, utilizziamo i dati del censimento Istat 2001 e i valori immobiliari per i diversi quartieri della città.
Risultati interessanti si ottengono dallo studio del voto per Ignazio Marino. Nonostante il forte impegno nelle periferie, il candidato di centrosinistra non riesce nell’intento di strappare voti al M5S in queste zone. Per di più, perde voti in centro, a vantaggio del candidato indipendente Alfio Marchini. Per quanto riguarda le caratteristiche socio-demografiche del suo elettorato, emergono tre dati importanti. In primis, l’elettorato dell’attuale sindaco di Roma è mediamente più istruito di quello tradizionale del centrosinistra. In secondo luogo, Marino perde voti tra i dipendenti della pubblica amministrazione rispetto alle politiche di febbraio 2013. Infine, il candidato Pd non riesce a conquistare il voto delle famiglie con bambini, specialmente in periferia (che hanno preferito votare per il candidato del M5S).
Dall’altra parte, per il candidato a 5 Stelle, la distanza dal centro ha un effetto nettamente positivo sui voti: nel centro storico perde voti rispetto alle politiche, a vantaggio del candidato indipendente Marchini e del candidato del centrosinistra Marino. In periferia, invece, De Vito conquista i voti dei dipendenti pubblici, sottraendoli al centrosinistra, oltre a quelli delle famiglie numerose: sembra quindi confermata l’idea che l’elettorato grillino sia in parte composto da elettori schierati a sinistra, ma delusi dal Pd e dai suoi candidati.
Infine, il sindaco uscente Gianni Alemanno ha perso voti nelle zone più benestanti della città: infatti il prezzo delle case è correlato negativamente con il voto al centrodestra. I delusi si trovano principalmente nell’elettorato più istruito e fra le donne. Inoltre, Alemanno non è riuscito a conquistare chi interagisce maggiormente col sistema di welfare, come gli anziani e le famiglie numerose.
In conclusione, dai dati emerge come Roma abbia voluto dare un giudizio nettamente negativo sull’amministrazione di centrodestra; e che i due candidati sfidanti abbiano fiutato l’imminente débâcle del sindaco uscente facendo campagna l’uno contro l’altro. La corsa per il Campidoglio sembra quindi confermare un’ampia sovrapposizione dell’elettorato grillino con quello del centrosinistra e suggerisce che il candidato dei 5 stelle sia stato in grado, con la sua campagna, di limitare i danni in una tornata che ha visto il suo movimento perdere consenso in tutta Italia.
(1) Alfio Marchini ha raccolto un numero considerevole di voti (quasi il 9,5 per cento), ma non è stato considerato per mancanza di un candidato comparabile alle elezioni precedenti.
(2) I poligoni colorati rappresentano una divisione di Roma in base alla posizione delle sedi di seggio, in cui approssimativamente risiedono gli elettori che lì votano.
(3) È da sottolineare come tutti e tre i candidati siano andati relativamente male nelle zone più esclusive del centro storico, segno che anche le zone più agiate della città hanno in qualche misura espresso un voto “di protesta” che è andato a convergere sul candidato indipendente Alfio Marchini e sulle altre liste minori.
(4) I punti sulla mappa rappresentano gli eventi di campagna elettorale dei vari candidati dall’8 aprile al 25 maggio.
Le immagini rappresentano la densità di preferenza elettorale per quartiere della città (nell’ordine:  rosso per Ignazio Marino, giallo per Marcello De Vito e blu per Gianni Alemanno). Clicca per ingrandire.
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  1. FedericoT

    Molto interessante: è disponibile il dataset utilizzato?

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