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  1. rob Rispondi
    Tornare sulla scempiaggine che la "politica" ha fatto negli ultimi trent'anni è inutile. Ma attenzione la "non -cultura" di questo Paese parla di "diritti acquisiti". In che modo? Come? A questa fauna non interessa. Il "fatti i c...i tua!" del bravissimo Crozza sintetizza in maniera perfetta con chi abbiamo a che fare. La crisi peggiore di questo Paese non è finanziaria o economica o di produzione ma di uno spaventoso "baratro culturale" di un buco nero che nessuno sa come affrontare. Attenzione che non è solo la politica ad offrire il peggio di sé, ma anche settori produttivi e professionali privati (lasciamo stare quelli pubblici). Provate a parlare con un funzionario bancario di un piano di sviluppo, di un piano industriale di una azione di mercato e vi accorgerete di essere guardati come marziani. Provate a spedire 10 e-mail aziendali e vedete quanti rispondono e in che tempi rispondono. Pensare di risolvere il dramma con altre leggi e regole o modifiche della Costituzione è credere alla favole. Oggi tutti hanno in bocca la parola cultura pensando che come con una bacchetta magica si risolve. La norma o la modifica si fa con una seduta di 10 minuti, per saper leggere e scrivere i nostri padri ci hanno insegnato che ci vogliono anni.
  2. AM Rispondi
    Il modo con cui è stato realizzato il federalismo in Italia presta il fianco a numerose critiche. Forse si doveva cercare di trarre profitto dalle esperienze e dagli errori degli altri paesi. Il risultato di questo pastrocchio è stato un notevole appesantimento del costo della Pubblica Amministrazione al quale non ha fatto riscontro un miglioramento dei servizi resi ai cittadini. Probabilmente si volevano creare posti di lavoro. Ha poco senso e poca equità la presenza di regioni a statuto speciale. E' inoltre necessario un attento e severo controllo delle spese delle regioni, soprattutto per le regioni che hanno un saldo passivo con il governo centrale e che quindi sistematicamente beneficiano di aiuti da altre regioni più ricche. E' giusto aiutare che ha bisogno, ma non chi spreca.
  3. Fabio Atzeni Rispondi
    L'articolo è davvero interessante, solleva tante riflessioni in merito. mi soffermerei sulle seguenti: - competenze delle Regioni; - articolazione degli apparati; - benefici per la comunità amministrata. Le Regioni hanno ampliato le loro competenze soprattutto in coincidenza con l'abitudine di redigere bilanci con risorse incrementali anno dopo anno. Da questo punto di vista è inevitabile una ricognizione puntuale delle competenze per "snellire" il campo d'azione e di conseguenza ridurre la spesa pubblica. Nel tempo sono anche aumentati gli apparati a corredo dell'Ente Regione: alcuni operano a livello provinciale altri addirittura a livello comunale andando in questo caso a creare duplicazioni di uffici, di sedi e di poltrone. Sarebbe stato meglio trasferire competenze e personale al Comune. Con l'armonizzazione contabile pero' sarà possibile un raffronto tra Regioni e un corretto benchmarking della spesa consentirà di attribuire obiettivi di riduzione della spesa. Una Regione snella andrebbe a beneficio dell'intera collettività regionale perchè eviterebbe duplicazioni, invasioni di campo e di competenze e concentrerebbe la propria azione a coordinare e controllare i livelli amministrativi piu' vicini ai cittadini oltre ad alcune competenze proprie utili all'intera collettività regionale. Da questo punto di vista, operare in maniera trasparente e con il coinvolgimento dei cittadini consentirebbe di rispondere alle loro esigenze anche in termini di semplificazioni.
  4. Giorgio Rispondi
    Articolo interessante, condivisibile e coraggioso. Difficilmente però leggeremo un pezzo con analogo contenuto sui grandi quotidiani nazionali a firma di qualche illustre commentatore di cose politiche. Da vent'anni il federalismo è un feticcio di cui non si può parlare che bene e politici, giornalisti e studiosi si sono adeguati andando oltre l'originario impianto costituzionale le Regioni sono diventate venti piccole repubbliche la cui esistenza nelle forme attuali non è più sostenibile dal punto di vista economico anche a prescindere da altre motivazioni.
  5. Piero Rispondi
    Perché togliere le regioni, basta fare una legge statale che riduca i compendi dei consiglieri regionali, elimini le partecipate, la regione e' il federalismo che abbiamo ottenuto, non possiamo far ritornare tutto a Roma.