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  1. Paolo Rispondi
    Interessante il grafico, dove ha incremento geometrico del credito erogato non ha corrisposto analogo aumento né degli investimenti né della produzione industriale. Dire dove sono finiti i soldi prestati dalle banche alle imprese? Mie ipotesi: 1) a pagar tasse 2) a sostituire utili incamerati dai soci di capitale.
  2. Piero Rispondi
    Vogliamo fare interventi "seri" per il credito alle imprese, il governo non ha vie d'uscita se non a quelle di seguito riportate, dobbiamo considerare l'attuale stato delle nostre banche che sono piene di titoli di stato, dobbiamo considerare la scarsa qualità degli attivi delle banche e dobbiamo considerare la scarsa patrimonializzazione delle stesse, ciò precisato, gli interventi da prendere subito sono: 1) utilizzo della legge 662 in modo automatico, ossia in presenza di un bilancio in utile e di un impegno al mantenimento occupazionale per il prossimo triennio vi deve essere una garanzia statale da spendere sui crediti bancari di almeno il 30/40% del fatturato dell'ultimo anno, ciò permetterà alle imprese sane di avere il costo del denaro simile a quelle tedesche e quindi di essere competitive anche sul loro mercato, ricordo che la garanzia deve essere automatica, ciò deve essere gestita con il portale del Mediocredito direttamente, massimo tempo di concessione 15 giorni, tuttalpiù lo stato potrà pretendere la certificazione del bilancio da un revisore contabile. 2) per le imprese che non abbiano i bilanci in utile, lo stato dovrà intervenire con la concessione di prestiti da parte della Cdp, naturale qui non vi deve essere nessun automatismo, queste imprese devono essere ristrutturate, potranno dare in garanzia per i prestiti di liquidità i loro asset materiali o immateriali, naturale qui la ristrutturazione dovrà avvenire di concerto con le organizzazioni sindacali, anche qui si devono prevedere dei percorsi di massimo trenta giorni. 3) pensare di creare misure alternative per le pmi e' un sogno, anche i mini bond, che non sono altro che obbligazioni, devono essere collocate tutte personalmente dall'impresa prima di arrivare in borsa, quindi si capisce che la pmi non si può rivolgere al mercato ma deve rivolgersi solo agli investitori istituzionali. Queste potranno essere misure per il futuro ma non per l'emergenza attuale. Ricordo a tutti che in presenza di crisi delle banche Monti non esito a dare una garanzia statale al collaterale dato dalle banche in garanzia degli Ltro, garanzia data senza fare accantonamenti al bilancio statale, con lo stesso provvedimento elevo la garanzia alle imprese da 1,5 milioni a 2,5 milioni, elevazione che abbisognava di un decreto ministeriale uscito dopo 24 mesi, ora a parte la ridicola misura in cui intervenne Monti all'epoca, ma oggi non dobbiamo commettere questi errori la legge in questo momento di crisi non deve rinviare a provvedimenti che escono in ritardo, non si può più aspettare, poi non occorre fare accantonamenti al bilancio per tali provvediment, come non sono stati fatti per le banche.
  3. carlo Rispondi
    Cari signori le vostre sono analisi fantasiose e prive di alcun aggancio alla realtà. Sapete i costi dei bond emessi ad oggi dalle PMI? oltre il 7%. Altro credo non dico.
  4. Piero Rispondi
    Se si afferma che gli impieghi sono diminuiti di 45 miliardi, abbiamo meno liquidità nel sistema di pari importo, la cosa allarmante, inutile le lamentele di Napolitano e Letta, ciò è' stato provocato dall'euro gestito dai tedeschi con la politica dei compitini a casa propria dettata dalla Merkel appoggiata da Napolitano in primis e dai suoi alfieri Monti e. Letta. Cosa fare oggi, se i nostri politiche non sono competenti, copiare la Spagna, con la bad bank ha immesso nell'economia in un anno oltre 50 mld, oppure utilizzare la 662 in modo automatico per garantire i fidi alle imprese, naturale non con i limiti attuali e i requisiti stringenti previsti, utilizzare la CDP per prestiti di liquidità alle imprese garantiti con immobili ecc; naturale questi sono i provvedimenti se la Bce non cambia politica monetaria, e' sufficiente che la Bce programmi un programma di QE decennale di titoli dei paesi euro sul secondario per almeno 500 mld, in tale modo le cose vanno tutte al loro posto, ciò sarà sempre avversato dalla Merkel, non è in linea con la politica dei compitini a casa propria, a tale punto o esce la Germania dall'euro o vi sarà la rottura dell'area valutaria in due zone.