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I costi della politica

Il costo della politica in senso stretto, cioè degli organi legislativi ed elettivi, è di 2,5 miliardi di euro. Un risparmio totale di 1 miliardo è però possibile. Con 10 semplici proposte
Credo sia utile tentare di fare un sommario dei costi della politica in Italia. Innanzitutto bisogna però definire esattamente cosa si intende per “costi della politica”. In questo articolo adotterò un’ accezione restrittiva del termine: i costi degli organi legislativi elettivi a livello nazionale, regionale, e provinciale, cioè di Camera, Senato, Consigli Regionali e Consigli Provinciali. Ovviamente i “costi della politica” intesi in senso lato coprono  molto di  più; per esempio i costi dell’esecutivo e dell’amministrazione (ministeri, giunte regionali, dirigenti dei ministeri e delle giunte regionali), e i costi connessi agli innumerevoli enti controllati da stato, regioni e provincie. Tuttavia,  è opportuno capire quanto si spende per la definizione più stretta, anche perché è  in queste voci che si annidano alcuni degli  scandali più recenti.
UN SOMMARIO DEI COSTI DELLA POLITICA IN SENSO STRETTO
La Tabella 1 fornisce un sommario di questi costi, distinti per livello territoriale e per voci (alcuni di questi dati sono già stati oggetto di analisi in precedenti puntate, altri  – quelli per il Senato e la stima per le provincie – sono nuovi. I dati sottostanti saranno messi online presto sul mio sito personale). In particolare, comprende:
– Emolumenti e pensioni a deputati, senatori, consiglieri regionali e provinciali  (righe 2 e 3)
– Remunerazione e pensioni del personale dei Consigli (righe 4 e 5)
– Contributi ai gruppi parlamentari e consiliari
– Altre spese di funzionamento di Camera, Senato e consigli regionali e provinciali (residuale)

Tabella 1: Costi della politica in Italia (mln di euro)

perotti corretto*dati riferiti al 2012

I punti principali sono:
– Il costo totale della politica è 2,5 miliardi
– 0,5 miliardi sono gli emolumenti a deputati, senatori e consiglieri regionali e provinciali (ciò che guadagnano effettivamente, senza dover presentare ricevute)
– altri 200  mln per rimborsi spese, contributi ai gruppi etc.
– quasi 400 mln per pensioni  a  deputati, senatori e consiglieri regionali
– 1 miliardo per remunerazioni e pensioni del personale
La remunerazione annuale di un deputato è di 240.000 euro lordi, di cui circa 200.000 “intascabili” senza documentazione né ricevute
La remunerazione  media di un consigliere regionale è di 200.000 euro lordi
La remunerazione media di un consigliere provinciale è di circa poco più di 17.000 euro lordi
Si noti che le spese del Senato, che ha esattamente la metà dei membri della Camera, sono circa la metà delle spese della Camera, e con una struttura simile. Per Camera e Senato i problemi e le soluzioni sono dunque gli stessi.  Riguardo ai consigli regionali, un’obiezione frequente è che le spese diminuiranno molto nel 2013, grazie ai risparmi decisi dal governo Monti. In realtà, i risparmi riguardano in gran parte gli emolumenti ai consiglieri, e sono minori di quanto pubblicizzato. Infatti, il  governo Monti ha imposto qualcosa di simile a un tetto massimo ai compensi e rimborsi dei consiglieri, ma tutte le regioni hanno ridotto l’indennità (tassabile) e hanno aumentato il “Rimborso per esercizio mandato consiliare”, a forfait, di fatto un reddito non tassabile. Di conseguenza, in alcune regioni il reddito netto percepito da un consigliere è aumentato nel 2013! (su questo argomento torneremo in una puntata successiva)
I dati nuovi si riferiscono ai consigli provinciali. Qui ci sono due difficoltà.  Primo,  i dati sono molto meno completi. Secondo,  in ogni caso sarebbe ovviamente difficile raccogliere i dati per tutte le 110 provincie italiane. Ho dunque preso un campione di provincie,  per cui i dati sui consigli regionali fossero disponibili. In generale, ciò che è disponibile è la remunerazione dei consiglieri e i contributi ai gruppi consiliari. Le altre spese (per il personale, acquisti di beni e servizi etc.) sono normalmente comprese nei bilanci della giunta provinciale, e sono accorpate con quelle della giunta. Per le provincie, dunque, mi limiterò a stimare (estrapolandole dal campione) le spese per gli emolumenti dei consiglieri e i contributi ai gruppi consiliari.  Si tenga presente che le spese per acquisti di beni e servizi sono comunque limitate.
Le provincie del campione sono Milano, Parma, Perugia, Ravenna, Reggio Calabria, Terni, Esse rappresentano  il 5,45 per cento delle provincie e il 9,12 per cento della popolazione. Moltiplicando i dati della Tabella 2 per l’ inverso di questi due numeri, si ottengono i limiti inferiore e superiore della stima di spesa. Il valore per tutta l’Italia riportato nelle Tabelle 1 è il valore medio tra queste due stime. Come si vede, la spesa per i consigli provinciali è modesta. L’ emolumento medio di un consigliere provinciale è infatti di soli 17400 euro. (1)

Tabella 2: Stima del costo della politica nelle provincie (migliaia di euro)
2

UN DECALOGO DI  RISPARMI POSSIBILI
Cosa si può fare? La Tabella 3 fornisce un sommario dei risparmi possibili. Il risparmio totale possibile è di 1 miliardo su una spesa di 2,5 miliardi nella Tabella 1.

Tabella 3: risparmi possibili (mln di euro)
3

Ecco il dettaglio (la seguente Tabella riproduce una Tabella già apparsa in una puntata precedente)

Tabella 4: Camera: risparmi possibili (mln di euro)

5

a: Da legiferare in modo da superare l’ opposizione della Corte Costituzionale
b: Questa proposta eliminerebbe il sistema di rimborsi e le spese di trasporto (in Acquisto di beni e servizi) e le sostituirebbe con un livello di rimborsi pari a quello britannico, di €109mln, ridotto del 20 percento per tenere conto della diminuzione del numero di parlamentari.
I risparmi principali sono:
1) Come abbiamo visto in una puntata precedente, i deputati e senatori italiani guadagnano troppo. L’indennità parlamentare può essere ridotta del 30 per cento, e i parlamentari italiani continuerebbero a guadagnare ben più dei loro colleghi britannici
2) Inoltre,  i parlamentari italiani non devono praticamente sottomettere ricevute per le proprie spese. La diaria (ora chiamata “rimborso spese per l’ esercizio del mandato parlamentare”)  era concepita come un rimborso spese a forfait per i bisogni del parlamentare, ma è di fatto diventata un reddito non tassabile aggiuntivo. Il risultato è che un deputato italiano guadagna il triplo di un deputato britannico (come ho mostrato in una puntata precedente).
Vi sono quindi due alternative:
a) Si mantiene la diaria, ma si aboliscono i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali, e i viaggi gratis.
b) Oppure si abolisce la diaria e gli altri rimborsi a forfait, e si introduce un tetto massimo alle spese rimborsabili, per tipologia, con obbligo di sottomettere la ricevuta per ogni spesa, e di pubblicare ogni ricevuta su Internet entro tre mesi, come avviene in Gran Bretagna  (il sito dell’ ente che controlla il Parlamento pubblica centinaia di migliaia di ricevute ogni anno)
3) I parlamentari italiani sono chiaramente troppi. Qualsiasi organo decisionale troppo grande crea confusione e deresponsabilizza i suoi membri: 500 è un numero perfettamente fattibile
4) Il problema degli stipendi dei dipendenti della Camera è la progressione fortissima: un operatore tecnico (il livello più basso) entra a 30.000 euro ma dopo venti anni guadagna 90.000 euro, e dopo 30 anni 120.000 euro. La stessa progressione si applica ai livelli più alti. Le  retribuzioni dopo il 10 anno di carriera possono dunque essere ridotte immediatamente del 30 per cento, e anche più.
5) Un riflesso degli stipendi molto alti sono le pensioni molto alte (prima dell’ introduzione del contributivo). Esse vanno ridotte da subito.
6) Le spese per locazioni e per acquisti di beni e servizi alla Camera sono in alcune voci fuori da ogni plausibile parametro, come ho mostrato in una precedente puntata. Anche qui esse possono essere ridotte da subito.
Al Senato, provvedimenti simili consentirebbero di risparmiare 200 milioni.
Nelle regioni, ecco le misure possibili.

Tabella 5: Regioni: risparmi possibili (mln di euro)
6
 a: Da legiferare in modo da superare l’ opposizione della Corte Costituzionale

Dunque:
7) Dimezzare il numero dei consiglieri: 600 in tutto. Umbria: 31 consiglieri per 800.00 abitanti: 1 ogni 25.000 abitanti (compresi i bambini), in Basilicata 1 ogni 21.000 abitanti. Troppi.
8) Come per la Camera, ridurre l’ indennità: 200.000 euro di emolumenti medi  per consigliere regionale sono troppi. La remunerazione va ridotta molto più del 10 percento prodotto dal governo Monti (che, come abbiamo visto, è stata comunque in parte aggirata).
9) Eliminare i contributi ai gruppi consiliari, la fonte principale di scandali e l’alimento principale dell’antipolitica. Anche se c’è in teoria un dovere di rendicontazione, non si potrà mai impedire che i contributi vengano usati per clientelismo o corruzione (organizzo un convegno apparentemente serio e chiedo alla cognata di organizzarlo o di fare il catering, oppure l’ organizzo alle Maldive per farmi le vacanze). Sono solo 100 milioni, ma sono l’alimento principale dell’ antipolitica.
10) Come per Camera e Senato, c’è  spazio per altri risparmi nella spesa per acquisti di beni e servizi (incluse spese di rappresentanza, partecipazione a convegni, partecipazioni a improbabili iniziative internazionali sui temi più disparati, etc.) . Un risparmio medio di 1,5 milioni per consiglio regionale è perfettamente possibile. 
La spesa per i consigli provinciali e le giunte provinciali  è modesta. Il maggiore risparmio da un’ eventuale eliminazione delle provincie verrà dalla riduzione del costo del personale, che al momento però è difficile da quantificare.
Leggi la puntata precedente “Nelle Regioni la politica costa 1 miliardo” o vai allo Speciale con tutte le altre puntate

(1)
La vera differenza fra regioni e provincie è nei dirigenti (inclusi quelli della giunta): 87 in regione, 31 e 18 a Perugia e Terni.  La remunerazione media è simile in regione e nelle provincie, circa 100.000 euro per dirigente. Ma le provincie sono molto più piccole e spostano molti meno soldi; quindi  l’ incidenza dei dirigenti (e in generale del personale) sul totale è enormemente più alta nelle provincie. Torneremo anche su questo argomento.

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47 commenti

  1. Paolo Griseri

    Ringrazio l’autore per il metodo che ha utilizzato: ad un’analisi precisa dei costi degli organi elettivi nel nostro paese ha fatto seguire la definizione dei punti sui quali intervenire. E dimostrando che una seria politica di contenimento dei costi è del tutto compatibile con il funzionamento degli organi stessi. Resta tuttavia il nodo assai difficile da sciogliere nel fatto che le decisioni sul contenimento della spesa dovrebbero essere prese dalle stesse persone che in seguito a tali decisioni si vedrebbero decurtare le indennità, o peggio, vedrebbero svanire la possibilità di permanenza nell’ambito dell’organo elettivo.

  2. Roberto

    Senza bisogno di inutili commissioni o pseudo esperti, in questo articolo sono spiegati in modo chiaro i costi della politica in Italia ed il metodo più efficiente per tagliarli.
    C’è solamente da applicare quanto scritto dal Dott. Perotti, al quale rinnovo i complimenti per il lavoro svolto.
    Mi fa piacere che ieri al confronto Renzi abbia preso ad esempio proprio questo articolo, adesso dalle parole ai fatti.

  3. rosario nicoletti

    Apprezzo molto la Sua “spending review”, che ci dimostra come si potrebbe fare a ridurre le spese. Posso sperare di vedere Lei all’opera per gli incredibili sprechi delle “società partecipate”, di proprietà dei comuni?

    • Grazie. A poco a poco spero di riuscire ad arrivare anche alle societa’ partecipate e controllate, da regioni , provincie e comuni. Almeno ad alcune di quelle (sono parecchie migliaia in totale ….)

  4. Luigi Di Porto

    Perotti for president!
    A parte gli scherzi mi sembra manchino all’appello, sempre per restare nell’ambito della politica in senso stretto senza debordare in dirigenze di enti pubblici e partecipate, i comuni con sindaci, vicesindaci, assessori e consiglieri.
    Le sue proposte mi sembrano eque e non penalizzanti ma ne aggiungerei una: prevedere che l’indennità sia decurtata dell’importo della pensione, nel caso di politico che già goda di trattamenti di questo tipo. Chi fa politica lo fa per passione e l’indennità gli serve per potersi dedicare completamente alla sua missione, per il bene di noi cittadini, quindi non avrà problemi a rinunciare alla quota parte che corrisponde ad una eventuale pensione perché questo non pregiudicherebbe in alcun modo il suo impegno.

    • Ario Arioldi

      Io credo che il divieto di cumulo tra pensione e retribuzione debba valere per tutti, non solo per i politici.

  5. Nuccio

    Perotti è bravo, penso che dovrebbe estendere il suo studio anche ad altre aree della Pubblica Amministrazione. Questa indagata è solo la punta dell’iceberg. Posso fornire alcuni spunti:
    1) Quanto si risparmia riducendo gli 8.000 comuni a 3.000. E non parlo del risparmio diretto, ma da quello che ne deriva dalle economie di scala e dalla nuova efficienza di comuni più grandi.
    2) Quanto si risparmia riducendo le 7/8.000 municipalizzate e regionalizzate ad 1/10. Discorso analogo a quello dei comuni.
    3) Quanto si risparmia concentrando la spesa di ASL ed Ospedali sulla regione direttamente e portando uffici personale, fornitori ed EDP direttamente in Regione e facendo fare ad ASL ed Ospedali quello che devono fare, ovvero curare le persone.
    Si può continuare quasi all’infinito. Penso che i risparmi possono diventare eccezionali e senza minimamente toccare i servizi erogati, anzi migliorandoli.

  6. Emilio Oxford Economics

    Ottimo articolo – alcune domande:
    1. Il titolo della tabella 4 e’ “Camera-risparmi possibili” – il primo punto propone la riduzione a 500 dei parlamentari. Al punto 3) sotto la tabella si dice che la riduzione a 500 e’ relativa a tutto il parlamento – se ne deduce che i 53 milioni di risparmio della prima riga sono la quota parte pertinente alla sola Camera, giusto? Se invece il risparmio fosse relativo all’intero parlamento, se ne dedurrebbe che il risparmio stimato
    per il Senato sarebbe minore dei 200 milioni indicati
    2. Il totale da legiferare in modo da evitare l’opposizione della Corte Costituzionale e’ circa 180 milioni per la Camera e di 90 per il Senato, visto che la stima dei costi del Senato viene riportata dopo il punto 6) come la meta’ di quelli alla Camera – ci sono quindi circa 270 milioni di risparmi “possibili” (piu’ quelli analoghi per le Regioni) ma al prezzo di aggirare la Costituzione e eliminare diritti acquisiti (anche se nel caso in
    questione potremmo con un po’ di sano giacobinismo soprassedere ai princìpi,
    sarebbe un precedente molto pericoloso)
    3. I costi delle retribuzioni sembrano (guardando gli importi) essere riferite agli stipendi lordi – in realta’ il costo per lo stato e’ quello al netto delle tasse, in quanto queste ultime rappresentano una partita di giro (e anche i contributi previdenziali finche’ lo stato finanzia l’INPS). Potrebbe chiarire a quali indennita’, pensioni e vitalizi si riferisce nella tabella 4? Dato che si tratta di trattamenti elevati, la questione non e’ marginale e il costo “vero” per lo stato finirebbe quasi per dimezzarsi
    4. Un punto chiave e’ relativo agli emolumenti per i dipendenti di Camera e Senato, che nella sua proposta rappresentano circa un quarto del ridimensionamento dei costi complessivi. Mentre e’ assolutamente condivisibile proporne il ridimensionamento (sempre Corte aggirando), sembra molto meno chiara l’inclusione di tali costi entro il perimetro dei “costi della politica”. I dipendenti di Camera e Senato sono dipendenti di una struttura pubblica necessaria per il funzionamento del Parlamento e la loro attivita’ non e’ determinata dai politici eletti. Il loro costo e’ piuttosto della stessa tipologia di quella dei Ministeri, della Banca d’Italia, della Corte Costituzionale, ecc.

  7. Enrico

    Vale per tutti i punti, ma in particolare mi ha colpito il punto 4: pazzesco (nel vero senso della parola)

  8. gfr_t

    Prof. Perotti,
    devo complimentarmi con Lei per l’indipendenza intellettuale delle sue ricerche dall’influenza esercitata da potentati politici ed economici – la sua posizione sul TAV Torino Lione ne è un esempio emblematico. E spero che a nessuno venga in mente di attribuirle l’etichetta di populista o demagogo quando propone una drastica riduzione dei costi della politica.
    Sarebbe però altrettanto apprezzabile un approfondimento e una sua conseguente proposta sui costi degli altri organi costituzionali, vedi Quirinale e Corte Costituzionale, che non possono di certo essere definiti enti virtuosi dal punto di vista delle loro spese di funzionamento, soprattutto se messi a confronto con corrispondenti organismi di altri paesi europei o dell’area OCSE.
    E’ vero che Governo e Parlamento non possono intervenire sul budget di tali organi, ma è vero anche che di fronte ad una drastica e generalizzata riduzione dei costi della politica sarebbe difficile da giustificare di fronte all’opinione pubblica il mantenimento di privilegi oggi non più tollerabili.Tanto per fare un esempio, il sistema contributivo deve avere carattere universale, senza eccezioni.
    In conclusione, non trova poco ragionevole se inconcepibile il principio dell’autodeterminazione e dell’autonomia assoluta per quel che riguarda il budget degli organi costituzionali e legislativi?
    Gianfranco Di Blasio
    P.S. Spero che Renzi, nel momento in cui sarà segretario del PD, la affianchi a Cottarelli nella difficile missione della Revisione della Spesa (usiamo la nostra lingua, così tutti i cittadini capiscono meglio).

    • Perché affiancare il Prof. Perotti a Cottarelli, aumentiamo le spese? Non vi occorre un Cottarelli bis, occorre che i politici facciano subito la riduzione del costo della politica, non ci possiamo più permettere tali sprechi, il Prof. Perotti, tuttalpiù dovrà scendere in politica per attuare un programma nell’interesse degli italiani, se vuole salvare questo paese, oggi governato da incompetenti, sono oggi Letta afferma che si deve dare una svolta e si devono ridurre i costi della politica, perché invece di parlare non fa un decreto legge, che sul punto avrà una maggioranza trasversale e verrà approvato immediatamente, i grillini e forza italia non aspettano altro.

    • Grazie. Della corte Costituzionale mi sono già occupato qui su lavoce.info. Non una lettura piacevole

  9. giancarlo

    Non mi unisco ad unisono al coro di elogi. In primo luogo ricordiamoci sempre che le leggi le fanno i potenti e non il popolino. E di certo nemmeno il sig. Perotti. E le leggi riflettono gli interessi di chi può far valere i propri. Il corollario è che se anche i politici tagliassero il 50% delle spese elencate, state tranquilli che in quel momento a noi ci avranno già tolto le mutande con la scusa della revisione della spesa dello stato.
    PS. Ricorderete una delle norme della vecchia spending r.? Giarda aveva un elenco di tax expeditures (detrazioni e deduzioni fiscali) per il popolino, che dovevano essere ‘disboscate’. Loro usavano questo verbo e questo verbo lo usavano anche i giornalisti, dimenticandosi che si stava parlando nella sostanza di aumentare le basi imponibili e dunque di aumentarci le tasse! Quanto mi fanno ridere certe cose, solo che il sorriso si smorza di colpo quando mi rinsavisco e ricordo di essere nella realtà e non al teatro dei burattini.

  10. Emilio Odecalchi

    Magnifico articolo! condivisibile al 100%. Domanda: COME FARE ?? Ovvero passare dalla dotta Grammatica alla Pratica. Sarebbe la prima volta nella storia del “Paese”, che il sistema autoreferenziale uccide se stesso.
    Non penso che chi produce leggi e leggine a getto continuo inserisca anche quella dell’eutanasia politica pilotata.
    Tengono tutti famiglia.

  11. Angelo Summa

    Non condivido l’idea di cancellare completamente forme di finanziamento della politica. In quale altra democrazia avviene questo? Nemmeno negli USA e comunque sarebbe un’eccezione. Inoltre mi pare che la ricerca non tenga conto dei tagli effettuali con la legge 96/2012 e il dl 174/2012. Sbaglio?

  12. Paolo Zanghieri

    Ieri Renzi ha dichiarato che è stato lui a commissionarvi questo lavoro (a proposito, complimenti). Mi sembrerebbe strano…

    • lavoceinfo

      I nostri articoli non sono mai commissionati: siamo una voce libera e indipendente. Renzi tra l’altro non ha detto questo. Grazie per i complimenti.

    • Abbiamo controllato la registrazione della trasimissione “Piazza Pulita”, e non risulta che Renzi abbia detto questo. Ha citato il lavoro, e questo ovviamente mi fa piacere, ma non ha detto che l’ ha commissionato. Infatti il lavoro è stato caricato sul sito prima del dibattito dei candidati, e quindi è da considerarsi un public good. E’ certamente vero che Renzi sembra essere la persona che l’ ha preso più sul serio, ma questo va tutto a suo merito 🙂

      • Paolo Zanghieri

        Mi sono spiegato male, scusate. Lo ha detto a Trieste, nel corso della presentazione della sua candidatura. Al netto della piccola scorretezza del candidato, comunque è un segno di interesse per quello che fate.

  13. Marco

    Ottimo articolo.
    Un piccolo refuso da correggere in tabella 1. Il TOTALE dei “rimborsi, contributi a gruppi” è 234 e non 224.

  14. Stefano Manestra

    Una domanda: poiché una buona parte dei risparmi derivano da tagli a indennità e pensioni, gli importi sono già al netto delle imposte pagate su di essi?

  15. Ivano Zatarra Terzo

    Come sempre m’inchino. Complimenti per l’analisi. Voi del lavoce e gli “altri della concorrenza 🙂 (NfA) siete una fonte inesauribile di idee e di riflessioni.
    Aggiungo ancora una cosa relativa al punto 4 su cui, a più riprese, si è già molto discusso in più occasioni e su più fonti d’informazione. Se il motivo, più o meno lecito, più o meno logico o comprensibile era garantire –per così dire– l’affidabilità, la correttezza e la fedeltà del personale in tempi in cui il bipolarismo delle potenze mondiali divideva e distingueva, relativamente parlando, i “buoni” dai “cattivi” e gli imperialisti dai rivoluzionari che “attendevano lungo le sponde del fiume”, ora che l’imperialismo è stato sconfitto non dalla rivoluzione socialista tout court già archiviata ben prima del 1989, ma dalla frammentazione di un sistema che in qualche modo ha sconfessato non solo la “fine della storia”, ma ha addirittura aperto un inatteso e ancora ignoto capitolo, il motivo di quegli emolumenti, dicevo, è ora francamente incomprensibile (cosa faranno di così diverso da un impiegato che svolge analoghe funzioni in altri enti non è dato sapere).
    Come incomprensibili sono i costi attribuibili al corposo corpo (perdonate la tautologia) composto dai dipendenti in missione all’estero e che comprendono ambasciatori, funzionari, addetti d’ambasciata, segretari, dirigenti a vario titolo, addetti alle aree funzionali, autisti ecc… Una piccola analisi anche per questo settore?

  16. Ivano Zatarra Terzo

    Come sempre m’inchino. Complimenti per l’analisi. Voi del lavoce e gli “altri della concorrenza 🙂 (NfA) siete una fonte inesauribile di idee e di riflessioni.
    Aggiungo ancora una cosa relativa al punto 4 su cui, a più riprese, si è già molto discusso in più occasioni e su più fonti d’informazione. Se il motivo, più o meno lecito, più o meno logico o comprensibile era garantire –per così dire– l’affidabilità, la correttezza e la fedeltà del personale in tempi in cui il bipolarismo delle potenze mondiali divideva e distingueva, relativamente parlando, i “buoni” dai “cattivi” e gli imperialisti dai rivoluzionari che “attendevano lungo le sponde del fiume”, ora che l’imperialismo è stato sconfitto non dalla rivoluzione socialista tout court già archiviata ben prima del 1989, ma dalla frammentazione di un sistema che in qualche modo ha sconfessato non solo la “fine della storia”, ma ha addirittura aperto un inatteso e ancora ignoto capitolo, il motivo di quegli emolumenti, dicevo, è ora francamente incomprensibile (cosa faranno di così diverso da un impiegato che svolge analoghe funzioni in altri enti non è dato sapere).
    Come incomprensibili sono i costi attribuibili al corposo corpo (perdonate la tautologia) composto dai dipendenti in missione all’estero e che comprendono ambasciatori, funzionari, addetti d’ambasciata, segretari, dirigenti a vario titolo, addetti alle aree funzionali, autisti ecc… Una piccola analisi anche per questo settore?

  17. Francesco

    Complimenti per l’articolo.
    Per curiosità ho cercato quale fosse l’autorità che vigila sui costi parlamentari UK..
    forse per mia poca conoscenza dell’inglese non ho trovato le singole ricevute, tuttavia è possibile per singolo parlamentare rintracciare le tipologie di spese richieste a rimborso o per zona. Mi meraviglio eppure dovrebbe essere la norma anche qui in Italia.
    http://www.parliamentary-standards.org.uk/
    La realtà è che manca la volontà politica di arrivare a certe decisioni perché quando si tratta di toccare le proprie tasche, magicamente, in Parlamento, si trova l’unità.
    Quello che servirebbe è un segnale, che sistematicamente manca da parte di questi signori (volutamente scritto con la s minuscola), perché subiamo ognuna delle loro decisioni (tra aumenti di acconti Irpef 2 giorni prima della scadenza e senza proroga e crociate sull’IMU per poi far ricadere alla fine il pagamento di un importo seppur minimo importo sulle maggiori aliquote deliberate dai Comuni, o il silenzio mafioso su Bankitalia), senza avere la possibilità di far vedere loro che vivono in una dorata casa delle bambole, che la crisi ovviamente non ha toccato.
    Il senso dello Stato non esiste.

  18. No sono al lordo delle imposte.

  19. Grazie
    Prima o poi arroveremo anche li’, se ci sono i dati ….

  20. I dati sono del 2012, quindi non tengono ancora conti dei (piccoli) tagli legiferati nel 2012. Servono per dare un’ ordine di grandezza, non credo che il totale sia cambiato di più di qualche decina di milioni di euro (anzi, per la Camera ho mostrato in un’ altra puntata che nel 2013 le spese saliranno, secondo le previsioni della Camera stessa)

  21. Ferruccio Giovanelli

    Complimenti caro Perotti

  22. Vittorio Reho

    Perché si è fermato alle province, senza considerare i Comuni?
    Consideriamo 8.000 Comuni con 5 dirigenti che prendono in media un 100.000 euro lordi: quanto fa? Se dimezzassero i dirigenti o i loro stipendi, quanto si risparmierebbe?
    In che cosa consiste il premio di produzione dei dirigenti, che nel mio Comune, Noicattaro, si pappano in 5 un bel 45.000 euro?
    Se si controllassero i gettoni di presenza dei consiglieri comunali, in tutti i Comuni che non si attengono a quanto stabilito una legge del 2000, quanto si risparmierebbe?

  23. Giorgio Desantis

    È un ottimo lavoro complimenti. Ho seguito la trasmissione Porta a porta su Raiuno dove Renzi ha elogiato i suoi articoli e su cui si basa buona parte dei suoi provvedimenti in merito alla riduzione dei costi della politica. Se Renzi diverrà segretario e manterrà la sua promessa forse vedremo un miliardo in meno in una sua ipotetica analisi del 2015.

  24. Giovanni Pozzi

    Grazie, prof. Perotti!

  25. Grazie della segnalazione

  26. Dritan Hocja

    Complimenti. Non vi fermate mai per nessuna ragione

  27. Cittadino Ferox

    Caro Professore, tanti le avevano consigliato di controllare i suoi conti, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di confrontare bilanci preventivi e consuntivi in regime di contabilità pubblica. Ora i dipendenti del Parlamento si dilettano a canzonarla sul loro blog, e ci va di mezzo anche Renzi.
    http://lavorareapalazzo.blogspot.it/2013/12/renzi-si-affida-perotti-ce-chi-lo-trova.html

    • Oggi nessuno crede più ai privilegiati del parlamento, il Prof Perotti ha fatto bene a sollevare tale polverone, in primis in Italia ciò che non funziona sono i politici, purtroppo li abbiamo scelti noi, però dobbiamo essere fiduciosi nel cambiamento.

      • Cittadino Ferox

        Caro Piero, qui nessuno parla di fede, fiducia o di credere a qualcuno o qualcosa.
        Il discorso è complicato, è lungo, è tecnico, e, diciamolo pure, è anche un po’ noioso. Va affrontato leggendo i pezzi linkati, cosa che prende qualche minuto, ma soprattutto utilizzando la testa.
        Il professor Perotti ha il grande vantaggio di fornirle una verità preconfezionata e predigerita. Inoltre questa verità è, evidentemente, vicina alle sue credenze.
        L’unico problema della Verità Perotti è che avendo sollevato un polverone è stata sottoposta a qualche test di resistenza.
        Il risultato, ad esempio, dell’applicazione dell’idea di Perotti al bilancio del Comune di Firenze solleva moltissimi dubbi sulla validità stessa dell’idea alla base dell’analisi.
        Le faccio un esempio per chiarire meglio. (E’ un esempio, mi raccomando)
        Diciamo che dal confronto tra il numero di scarpa che il deputato di questa legislatura mediamente indossa e il bilancio del circolo caccia e pesca di Bagnoregio emerge che il Parlamento costa troppo.
        Lei è convinto che il Parlamento costi troppo e quindi accetta l’analisi come corretta.
        (Fine esempio)
        Perotti confronta il bilancio preventivo della Camera con il bilancio consuntivo dell’anno precedente, ed emerge che la Camera costa troppo.
        Lei è convinto che il Parlamento costi troppo e quindi accetta l’analisi come corretta.
        Il vero problema è che ormai si accetta senza fermarsi a riflettere qualsiasi notizia si sia ben disposti ad accettare. Anche quelle campate per aria.
        E’ faticoso, è noioso, è lungo. Ma lo faccia, provi a pensare con la sua testa, vada da qualcuno che ne capisce di bilanci pubblici e si faccia spiegare cosa ha confrontato Perotti.
        Un saluto

  28. rob

    Se menziona i Comuni basterebbe citare l’istituzione della Polizia Locale che sottrae risorse a organi di sicurezza con alta professionalità come i Carabinieri.

  29. Cosa vuole che le dica, caro signor Non-Ho-Il-Coraggio-Di-Firmare-Con-Il-Mio-Nome. Ognuno si diverte come vuole e può. Spero solo, ma non mi illudo, che il vostro blog sia attivo solo prima delle 9 e dopo le 17. Sa com’è, con tutto quello che ci costate ci scoccerebbe un po’ sapere che vi trastullate sul web durante l’ orario di lavoro. Per sapere esattamente quanto ci costate, basta andare qui
    http://www.camera.it/leg17/1097 . Notare a pag. 10 la progressione di carriera: i salari raddoppiano dopo 10 anni, triplicano dopo 20, e quadruplicano dopo 30. Magari sul vostro blog volete riflettere anche su questo

    • Cittadino Ferox

      Caro Professore,
      Lei espone una sua teoria in materia di bilancio pubblico, ovvero che sia significativo il confronto tra preventivo e consuntivo.
      Un blogger si permette di criticare questa sua teoria e per renderne evidenti i limiti la applica al bilancio del Comune di Firenze, da questo confronto apparirebbero del tutto fuori controllo le spese del Comune di Firenze.
      Renzi, che è il più credibile candidato premier in circolazione oggi, approva la sua idea, quindi valuta se stesso incapace a gestire la cosa pubblica (visto l’impennarsi delle spese a Firenze adottando il suo metodo alla loro valutazione).
      E di tutto ciò la sua risposta è che i dipendenti della Camera costano troppo?
      Sinceramente mi sarei aspettato un po’ di più.
      Ps. Il discorso sulle 9-17 mi sfugge, se me lo può gentilmente spiegare..

  30. Mario P.

    Ringrazio di cuore il Prof.Perotti che ho avuto modo di apprezzare piu’ volte in trasmissioni televisive serali. Apprezzo molto la sua serietà e il suo rigore scientifico non comune tra tanti Professoroni Bocconiani.
    Il costo dello statalismo italiano spero, ma mi illudo poco, venga ridimensionato e ridotto ai minimi termini da un nuovo necessario Cln che sostituisca la politica italiana dei partiti non piu’ credibile.
    Al Professore chiedo:
    Per quanto riguarda l’euro, per capire se conviene o meno, esiste la possiibilità di costruire una equazione di equilibrio o di congruenza? Ovvero è possibile quantificare il costo necessario ad uscirne?
    La ringrazio e saluto cordialmente. Auguri e buon anno.

  31. Gianluca Popolla

    Caro Professore,
    Ringraziandola per il lavoro svolto che è a dir poco illuminante, vorrei chiederLe se nel punto 2 lettera A la diaria sarebbe comunque sottoposta all’obbligo di rendicontazione pubblica e trasparente sullo stile del modello britannico.
    Inoltre parificare lo stipendio del consigliere regionale a quello del Sindaco del capoluogo di Regione è una proposta incisiva sui tagli ai costi della politica?

  32. Michele G. Scaccuto

    Dato che quasi tutti i politici ruspanti, pur di acchiappar voti promettono demagogicamente di voler abolire il senato (315 senatori), come se fosse uno spauracchio per i passeri, perché non dicono di tagliare drasticamente il numero dei consiglieri regionali (che sono oltre 1000) e i relativi stipendi, privilegi e vitalizi? Spesso maturati per aver trascorso appena qualche giorno, se non poche ore, fra gli scranni. Per non parlare poi dei consiglieri provinciali (3246), super dirigenti, dirigenti, capi e capetti pubblici che sono una marea, i quali percepiscono cifre che nemmeno loro stessi conoscono. Certo, è molto più facile, e comodo, e forse anche credibile, dire di voler abolire il senato: cosa volete, difatti, che contino 315 “miseri” senatori in confronto a migliaia e migliaia di consiglieri regionali, provinciali, super dirigenti ministeriali e dirigenti statali in generale? E lo stesso discorso vale per i top manager di Enti e Società a totale o parziale partecipazione statale. Eppure, facendo due conti, i primi costano sicuramente meno, molto meno, di tutti gli altri messi insieme, pur non rendendo granché alla collettività, al Paese. Anzi, creano solo danni su danni.

  33. dellimellow

    Ma nella tabella 1, la prima voce (spesa totale al netto dei rimborsi ai partiti) è la somma delle successive 2- 3 – 4- 5?

  34. Pier Francesco Veronica

    Gent.mo Prof. Perotti ho letto il suo pregevole articolo che credo, fra i tanti, ha il merito di fare chiarezza sulla diffusa percezione da parte dell’opinione pubblica, cavalcata da diverse forze politiche, secondo la quale i problemi della finanza pubblica possano essere risolti riducendo i costi per la politica.Bene inteso : non è che non sia da fare ma non risolve il problema. Grazie ai Suoi dati si può affermare che ANCHE azzerando i costi della politica (2,5 m.di) si libererebbero risorse in misura tale da finanziare per circa 9 giorni il nostro SSN (111 n.di) o 2 o 3 giorni la spesa previdenziale (625 m.di). Sembra quindi ragionevole pensare che questi due ultimi capitoli di spesa, a cui aggiungerei quello relativo alla P.A.dovrebero essere l’ oggetto del recupero di risorse finanziarie. Concludo con un dato personale che mi sembra calzante. Sono nato nel dicembre 1952, sono esodato da luglio 2015, andrò in pensione l’01/01/2020. Se assieme alla legge Fornero fosse stata deliberata la contestuale abolizione del Senato non credo comunque che sarei andato in pensione con le vecchie regole . Difficile rabboccare il mare con un bicchiere!
    Cordiali saluti
    Pier Francesco Veronica

  35. Vincenzo Camilli

    sicuramente Renzi con la mossa del cavallo
    non vincerà il Palio ma gli andrà meglio e si
    consolerà al mercato delle vacche.

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