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  1. rob Rispondi
    Ma quale confronto si adotta per definire " le aziende di Stato fallimentari e da privatizzare?". Il confronto con la privata Fiat? Oppure con la privata Autostrade? O quella miriade di elemosinanti travestiti da "imprenditori" che tutti i giorni fanno la fila in Via Veneto al Ministero dello Sviluppo? O i " fatturifici" di certi distretti industriali rivolti dove sorge il Sole? Prima di parlare di privatizzazioni dobbiamo creare la cultura di mercato e dell'impresa. In Italia non ce l'ha lo Stato e neanche gli elemosinieri patetici.
  2. Vincesko Rispondi
    In recessione, la riduzione del debito non è una priorità, anzi è esiziale, salvo che a) non sia finalizzato alla riduzione consistente degli interessi passivi, per liberare risorse congrue da destinare alla crescita; e b) non ricada esclusivamente sui ricchi. In ogni caso, le opzioni per ridurlo sono essenzialmente tre: 1. come decisero Prodi e Padoa-Schioppa, gradualmente contenendo l’aumento di spesa entro, poniamo, il 50% della variazione del PIL o dell’inflazione, ma occorrono molti anni; 2. vendendo asset pubblici oppure, in alternativa, conferendoli ad un fondo che si finanzi sul mercato, a tassi più vantaggiosi, per una cifra importante (almeno 150-200 mld), ma i beni pubblici: a) sono di tutti, ricchi e poveri; b) sono a garanzia del debito pubblico; e c) in passato, la loro vendita spesso si è risolta in una svendita; 3. varando (come hanno proposto alcuni, anche ricchi) un’imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso su una platea selezionata (la meta del decile più ricco, che possiede una ricchezza di oltre 2.000 mld e si è ulteriormente arricchita con l'attuale crisi), per un ammontare di 150-200 mld. La stragrande maggioranza delle proposte dei ricchi è per l’opzione 2; io sono per la terza opzione. Non bisognerebbe dividersi tra i non ricchi e fare ammuina.
  3. Andrea Rispondi
    A mio avviso, una corretta analisi dovrebbe quantomeno citare/stimare il rendimento (dividendi) di eni-enel futuri, magari guardando al consensus di mercato. Il passato è utile ma, appunto, è passato ed è difficile immaginarsi rendimenti simili all'ultimo decennio soprattutto per Enel.
  4. ANDREA Rispondi
    Mi scusi, vorrei precisare alcune cose che sono state a mio giudizio omesse: 1) Un paese sviluppato cresce in media del 3% l'anno con un tasso di inflazione del 3% la crescita reale si azzera. Un paese sviluppato ha una economia solida, un paese sviluppato, dovrebbe pagare sul debito meno del tasso di inflazione. Dovrebbe pagare di meno perché è uno stato sviluppato, che non rischia di fallire, politicamente evoluto e democratico, che garantisce sicurezza agli investimenti, di banche ed assicurazioni, che sono libere di arricchirsi lavorando nello stesso. Dobbiamo inoltre dire che il debito equivale alla moneta circolante nella nazione, e se il tasso è superiore all'inflazione, si rischia che il debito salga esponenzialmente, mentre il pil viene frenato da una ricchezza complessiva che cresce meno del debito, per effetto della minor inflazione. Credo che un paese sviluppato, padrone della sua moneta, sia in grado di gestire il tasso di inflazione ed i tassi sul debito in modo da avere tassi reali sul debito pubblico negativi. Lei si chiederà perché? Ovviamente perché la ricchezza della nazione, sarà dirottata sul debito, per ovvi motivi di sicurezza, ed i cittadini baratterebbero volentieri la sicurezza con un tasso leggermente inferiore all'inflazione. 2) Le privatizzazioni, soprattutto di beni strategici, causano un indebolimento politico del paese, la politica perde il suo potere, ed il paese finisce in mano all'eterodirezione del potere economico. Privatizzare oggi, anche 100miliardi di euro, con tassi di interesse sul debito di 90miliardi l'anno, ci permette di ridurre il debito oggi, come è avvenuto nel 1992, e di riacquistarlo nei 10 anni successivi di euro-idiozia.
  5. rob Rispondi
    Il problema vero è la concorrenza che manca. Mi può spiegare quale alternativa ho per andare da Milano a Roma in Autostrada? Grazie
  6. Sergio Ascari Rispondi
    Non ho sufficienti competenze per entrare nella discussione generale, ma come esperto dei mercati energetici mi sento di affermare che definirli ingessati oggi è eccessivo. Nel caso del gas ENI ha perso in dieci anni circa metà della propria quota di mercato all'ingrosso, e oggi lotta senza particolare vantaggi (anzi) con altre imprese. In Italia nel gas&power perde (toh, come la Fiat, sarà un caso...) e fa utili altrove. Quanto al mercato elettrico, dicono tutti che è ancora più concorrenziale, e a perdere oggi sono in parecchi.