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  1. fabio atzeni Rispondi
    Condivido l'approccio del dott. Virno. Sono un funzionario regionale e mi occupo di contabilità. Nel tempo i bilanci sono stati incrementati in misura quasi automatica e la Pa si è occupata di tante cose anche estranee alla sua mission. la riduzione delle risorse sul bilanci avrebbe dovuto condurre a concentrare l'attenzione sulla mission lasciando perdere il resto. E invece quest'ottica ancora non si è diffusa in maniera capillare. Sarei pertanto dell'avviso di "sveltire" il processo di revisione della spesa delle singole PA attraverso l'intervento di analisti esterni che, affiancati da figure interne alle amministrazioni, possano dare la sterzata necessaria a ridurre significativamente la spesa nel suo complesso. E' indispensabile inoltre evitare la duplicazione di fonti di finanziamento e privilegiare sempre la spesa con fondi europei rispetto a nuova spesa pubblica nazionale o regionale.
  2. Giuseppe Fortuna Rispondi
    Credo che la profondissima riforma che serve al nostro paese non verrà né dalla dirigenza di vertice né dagli organi di indirizzo politico di ciascuna pubblica amministrazione (e infatti anche nel governo Letta non c’è ministro che non batta cassa); ma non è assolutamente vero che un GRUPPO DI BASE anche solo di dieci esperti non possa riuscire nella difficile impresa. Certo, se quelle dieci personalità, come non di rado avviene, andranno in ordine sparso e/o chiederanno cose impossibili, astruse o incomprensibili anche il tentativo di Cottarelli sarà un fallimento. Ma risultati importanti potranno essere raggiunti in tempi brevi: 1) se quel piccolo gruppo sarà COESO SUL METODO; 2) se riuscirà a COINVOLGERE LAVORATORI E SINDACATI e, a seguire, cittadini e organizzazioni civiche; 3) se il metodo sarà così SEMPLICE, GRADUALE E INTUITIVO da essere facilmente compreso, condiviso, attuato e controllato, in dialettica anche conflittuale con gli attuali dirigenti di vertice, dal maggior numero possibile di dipendenti pubblici. E' vero infatti, che la dirigenza di vertice della pubblica amministrazione oggi è interessata a mantenere lo status quo, visti gli altissimi livelli retributivi raggiunti e l'attuale situazione di irresponsabilità e di completa inamovibilità dovute proprio all'assenza di reali obiettivi; ma è altrettanto vero che tutti gli altri dipendenti hanno capito benissimo che se non si cambia in gran fretta lo Stato va in default e con il default molti perderanno lavoro, stipendi e pensioni. E' su questi, quindi, e sui loro sindacati che bisogna assolutamente riuscire a far leva.
  3. Maria F. Rispondi
    Non esiste alcuna evidenza empirica che dimostri una maggiore indipendenza dei consulenti esterni pagati dalla pubblica amministrazione rispetto al personale di ruolo. L’esperienza italiana in molti casi ha dimostrato l’esatto contrario. Ha mai sentito parlare di valutatori "indipendenti” dei programmi di spesa comunitari, di authority "indipendenti", etc. . Lei stesso dott. Virno è stato componente di un Nucleo di valutazione che non mi sembra abbia rivoluzionato il sistema di valutazione degli investimenti pubblici del Ministero del bilancio. Non eravate sufficientemente indipendenti o i vostri parametri non erano sufficientemente oggettivi? Non pensavo che Lavoce.info potesse pubblicare un contributo così mediocre. La revisione della spesa avrà successo se potrà contare su di un forte mandato politico, non certo se si avvarrà di un centinaio di consulenti esterni che come lei pensano di poter misurare la spesa con parametri oggettivi. Ma poi "Parametri oggettivi, valutatori indipendenti... " ma a chi vuole farla bere?
    • Emanuele De Candia Rispondi
      In realtà i programmi comunitari che attuano le politiche di coesione sono per regolamento affidati a valutatori indipendenti esterni. Generalmente vengono aggiudicati con procedure aperte a grandi società di consulenza e advisoring. E' questa la sostanziale differenza che rileva, non se sono interni o esterni all'amministrazione. Poi, in quei casi c'è una sostanziale differenza, ovvero una forte proceduralizzazione delle attività, le quali sono di compliance a specifiche norme. Ciò che esula da attività di revisione della spesa, propriamente valutative e con maggiori margini di discrezionalità. Il punto non è definire la migliore qualità del pubblico o del privato.
  4. Emanuele De Candia Rispondi
    Nelle attività di revisione, il trade off tra conflitto di interessi controllore controllato e lo scontro aggravato dalle condizioni di asimmetria informativa non può essere superato ma bilanciato. La decisione di eliminare il conflitto di interessi comporta purtroppo analisi che cadranno dal cielo, anche il massimo dell'obiettività potrà essere contrastato con innumerevoli espedienti. Il metodo attuale non è quello usato nelle precedenti revisioni di spesa ma si allinea all'approccio seguito per la definizione dei fabbisogni standard Sose-Ifel, con la differenza che è bottom up. Incontrovertibile la scarsità di risorse allocato allo scopo, anche se tale scelta è coerente con l'obiettivo di far lava sul personale interno ai fini di favorire il committment necessario affinché le misure di attuazione siano condivise già dalla fase di valutazione dei programmi di spesa.
  5. Giuseppe Fortuna Rispondi
    Concordo solo in parte con l’analisi di Virno. È vero che riforme profondissime come quelle che servono al nostro paese non verranno mai né dalla dirigenza di vertice né dall’organo di indirizzo politico di ciascuna pubblica amministrazione (e anche nel governo Letta non c’è un ministro che non batta cassa). Mentre non è vero che un GRUPPO DI BASE di 10 esperti non possa riuscire nella difficile impresa. Certo, se si andrà in ordine sparso e/o si chiedono cose impossibili o astruse anche il tentativo di Cottarelli sarà l'ennesimo cocente fallimento. Viceversa, risultati eccezionali si possono raggiungere, e anche in tempi molto brevi, se quel piccolo gruppo: 1) SARA' COESO SUL METODO (che può e deve essere semplice e intuitivo); 2) se riuscirà a COINVOLGERE SINDACATI E LAVORATORI e, a seguire, cittadini e organizzazioni civiche. Dirigenti e ministri, d'altra parte, ha ragione Virno, sono i più interessati a mantenere lo status quo, mentre i lavoratori pubblici e i cittadini hanno paura di perdere stipendi e pensioni ed è quindi su loro che bisogna fare leva ed è loro che bisogna coinvolgere. Per il metodo, rimando al documento che abbiamo pubblicato sul sito dell’associazione Finanzieri e Cittadini www.ficiesse.it. Giuseppe Fortuna (Segretario generale Ficiesse)
  6. Enrico Rispondi
    Vero. Purtroppo però c'è da rimuovere prima uno strapotere nella PA: quello del sindacato. Quando dico sidnacato intendo anche politica: i travasi dalle dirzioni generali alle segreterie dei partiti dimostrano che ormai il sindacato è lontano anni luce da ciò per cui è nato.
  7. Cassandra Rispondi
    Premetto che non sono tenera con i burocrati. Vedo lo stato come un'azienda di cui noi siamo gli azionisti, quindi gli alti papaveri come amministratori delegati; e si sa che quando le cose non vanno sono costoro che tornano per primi a casa in un'economia sana. Quindi metterei un piccolo incentivo, che so +0.1% del risparmio, in bonus a chi risparmia SENZA alterare la già moribonda qualità del servizio pubblico; un taglio della busta paga a chi non lo sa fare senza ridurre il servizio; e il licenziamento a chi per due anni non ha fatto risparmi. E questo giù per la scala gerarchica, ad ognuno il suo piccolo obiettivo da raggiungere, se può nel suo lavoro intervenire sui costi. Sarò perfida, ma ritengo che fioccherebbero idee innovative dalla paura di perdere il lavoro, che i comuni mortali nutrono da sempre, mentre per il pubblico impiego si sa, è un mero dato teorico, anche nel caso di delinquenti patentati...
  8. Adriano Sala Rispondi
    Oserei un po' di più: manca la presenza del cliente, cioè del contribuente.
  9. Kalergi Rispondi
    Gli Esteri nel 2010 hanno accorpato volontariamente le Direzioni Generali, dimezzandole
  10. Francesco De Leo Rispondi
    Per limitare i conflitti di interessi sarebbe opportuno inserire in ogni gruppo un Ispettore Generale di Finanza Pubblica della Ragioneria Generale dello Stato che in virtù delle mansioni abitualmente svolte sono sufficientemente preparati e immuni da tali complessi.