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Privatizzare col trucco: tutto resta pubblico

È davvero sconsolante leggere Alberto Quadrio Curzio pontificare sulle privatizzazioni come ha fatto ieri sul Sole-24 Ore. Sostenere che la Cassa depositi e prestiti è una azienda privata di mercato e così pure l’analoga istituzione tedesca, la KfW detenuta al 100 per cento dallo stato, e che quindi cedere asset in capo al Tesoro a queste aziende è privatizzare, significa negare il senso stesso delle parole.  Privato è il contrario di pubblico – come si può apprendere da qualunque dizionario. Di un’azienda detenuta al 100 per cento o anche all’80 per cento dallo stato tutto si può dire fuorché che sia privata; non bisogna essere dogmatici liberisti per sostenere questo, solo usare il buon senso e avere il gusto per un minimo di oggettività.  Mettere aziende sotto controllo della Cdp, piaccia o meno ad AQC, equivale a lasciarle sotto controllo del Tesoro. L’operazione può anche ridurre il debito in capo allo stato secondo la definizione contabile che ne dà Bruxelles, ma non il debito in capo allo stato se si usa una nozione economica dello stesso. E se si bada, come dovrebbe un serio economista, alla sostanza economica e non alla forma, è questa riduzione che rileva. Dalle dichiarazioni di oggi del premier fortunatamente le cose sembrano muoversi in direzione diversa da quella implicitamente sperata da AQC (privatizzare cedendo a Cdp partecipazioni in capo al Tesoro). Letta ha parlano di cessioni al mercato di quote di controllo e non di diverse aziende in capo allo Stato. Incluse quote di Cdp. È così privata che viene privatizzata. Con buona pace di AQC. 

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  1. rosagiovanni

    Il gioco del governo è sempre lo stesso : gettare fumo negli occhi agli italiani

  2. rob

    alle privatizzazione stile Autostrade preferisco il monopolio pubblico. Per non parlare quelle dll’acqua pubblica. Posso sbagliarmi ma le privatizzazioni in questo Paese assomigliano tanto al dopo-URSS , i burocrati che diventano “imprenditori-privati”. Trasformare il Paese partendo da una “rivoluzione culturale” questa è l’unica vera sfida, a mio avviso quasi impossibile, ma la sola che può farci diventare Paese normale. Chi scrive è imprenditore non impiegato del catasto

    • Carlo Piana

      Per tutte le autostrade e per la società, il problema è che lo Stato ha abdicato al suo ruolo di controllore in presenza di monopoli naturali. Prodi se ne rese conto troppo tardi. La gente confonde liberalizzazione con far west e sfruttamento monopolistico.
      La liberalizzazione del gas è un esempio almeno decente di come si regola un mercato in cui vi è un monopolio naturale (rete), anche se tutto è migliorabile.

  3. Spartacus

    Liberalizzazioni/privatizzazioni? No Grazie!! Liberisti & rigoristi di varia natura si devono rassegnare,la crisi è figlia delle loro idee; è ora di cambiare.

  4. maurizio

    le eventuali vendite di quote statali in aziende partecipate devono servire per diminuire il debito attraverso la riduzione della emissione di titoli di stato, se invece si punta a costruire un “tesoretto” per aumentare la spesa corrente non si va da nessuna parte

  5. L’unica vera privatizzazione italiana e’ stata quella dei telefoni, si fu fatto un favore a Colaninno, ma alla fine l’apertura al mercato a tutti gli operatori ha provocato la discesa delle tariffe, nel gas e nell’energia abbiamo una difficoltà sulla rete, se non si dissocia la proprietà dal fornitore del servizio non se ne esce, abbiamo in Italia ancora le proprietà incrociate.

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