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La prevenzione degli infortuni sul lavoro non premia più

La Legge di stabilità prevede la riduzione generalizzata degli oneri contributivi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Nei fatti cancella gli incentivi per le imprese più impegnate nella prevenzione. Il numero degli incidenti in Italia e in Europa.
LEGGE DI STABILITÀ E INFORTUNI SUL LAVORO
La Legge di stabilità in discussione in Parlamento contiene una norma finalizzata alla riduzione generalizzata, per il periodo 2014-2016, degli oneri contributivi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. (1) Vengono destinate risorse per un importo pari a 1.000 milioni di euro per l’anno 2014, 1.100 milioni di euro per l’anno 2015 e 1.200 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016. Se da un lato la norma risponde all’esigenza di ridurre il cuneo fiscale e sgravare le imprese da una pressione fiscale e contributiva da molti ritenuta eccessiva, dall’altro estendendo la decontribuzione indistintamente a tutte le imprese, fa venire meno un meccanismo di premialità per quelle più virtuose impegnate nella prevenzione degli infortuni. Vediamo di che cosa si tratta e quali sono le implicazioni della nuova norma.
Nel 2011 in Italia si sono verificati 231mila incidenti sul lavoro “gravi” (che comportano un astensione dal lavoro di più di 3 giorni) e 510 incidenti mortali. Se confrontiamo questi dati con il resto dei paesi europei (vedi figura 1), l’incidenza di incidenti mortali sul lavoro (per 100mila occupati) in Italia (3,09 incidenti) risulta decisamente più elevata della media europea a 27 (2,01 incidenti), quasi doppia rispetto all’Europa a 15 (1,79 incidenti) e più che tripla se confrontata con i più virtuosi, come i paesi Scandinavi (1,2) e la Gran Bretagna (0,62).
 
Figura 1 Numero di incidenti mortali sul lavoro (per 100mila occupati)
 
lucifora
Sebbene in calo rispetto agli anni precedenti, in parte anche  per gli effetti della recessione, gli incidenti sul lavoro nel nostro paese restano a un livello di diffusione e gravità che non può non destare preoccupazione.
Purtroppo, gli incidenti, e soprattutto quelli mortali, sono in parte determinati dalla fatalità e da errori umani difficilmente eliminabili. Tuttavia, sebbene l’eliminazione totale degli incidenti possa allo stato attuale sembrare un traguardo impossibile, una significativa riduzione è possibile, come l’esperienza di molti paesi sta a dimostrare. La strada percorsa dai paesi più virtuosi passa dalla promozione presso le imprese di standard di prevenzione e sicurezza sul lavoro più elevati, contestualmente a un capillare monitoraggio e a meccanismi sanzionatori per le imprese inadempienti.
IL MECCANISMO DEGLI INCENTIVI
In un rapporto intitolato “Economic incentives to improve occupational safety and health: a review from the European perspective”, la European Agency for Safety and Health at Work sottolinea l’importanza degli incentivi (anche economici) per il raggiungimento e il mantenimento di standard di sicurezza e salute sul lavoro più elevati. (2) In particolare, il rapporto mette in evidenza come gli incentivi economici siano necessari per motivare le imprese a investire in sicurezza, sia per rafforzare gli effetti della regolamentazione, sia per aumentare la loro sensibilità in materia: spesso, al di là dei buoni propositi, le aziende vedono nella prevenzione solo un costo.
In Italia, i meccanismi di incentivazione legano il prelievo contributivo sulla retribuzione del lavoratore alla rischiosità del settore/professione in cui opera (esiste un sistema tariffario con diversi parametri legati al rischio infortunistico) e a un sistema di bonus-malus per il pagamento dei premi assicurativi, basato sull’andamento infortunistico aziendale (“oscillazione del tasso”). Un secondo canale di incentivazione passa per una premialità legata all’attuazione di interventi di miglioramento delle misure di sicurezza e igiene sul luogo di lavoro (“oscillazione per prevenzione”), in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia. (3)
Le imprese che hanno effettuato interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro hanno diritto a una riduzione della contribuzione dovuta all’Inail. (4) La decontribuzione per le imprese con meno di due anni di attività è pari al 15 per cento in misura fissa, mentre per le imprese che operano da almeno un biennio è legata al numero di lavoratori e le riduzioni vanno dal 30 per cento per le aziende più piccole, al 7 per cento circa per le imprese di più grandi dimensioni.
Questa tipologia di incentivazione ha il merito di focalizzare l’attenzione, e il pagamento del premio, sui comportamenti delle imprese, mitigando anche i problemi di moral hazard determinati dal meccanismo assicurativo. Il sistema di indennizzo degli infortuni infatti introduce un doppio problema di moral hazard: da un lato, il lavoratore assicurato rischia di prestare minore attenzione aumentando la probabilità di infortunio; dall’altro, il datore di lavoro può esercitare pressione sui lavoratori affinché gli incidenti non siano riportati.
Il meccanismo di experience rating (“oscillazione del tasso”) applica il principio secondo cui il premio contributivo debba essere “proporzionale al danno”, e cioè più alto per quelle imprese che presentano un tasso di infortuni maggiore rispetto alla rischiosità media del settore/professione e contestualmente rende più costoso sopportare un livello di sicurezza inferiore agli standard. Il secondo meccanismo (“oscillazione per prevenzione”) premia invece le imprese che investono in prevenzione adottando standard di sicurezza migliori, attraverso l’introduzione di sistemi di gestione del rischio, corsi di formazione, campagne di informazione, eccetera.
COSA CAMBIA E COSA DOBBIAMO ATTENDERCI?
Nonostante non esistano in Italia ricerche che abbiano valutato in modo convincente l’effettivo impatto delle misure di incentivazione previste dalla normativa vigente, numerosi studi internazionali hanno stimato gli effetti di meccanismi simili in altri paesi. (5) In generale, riportano risultati concordanti circa l’efficacia dei meccanismi di incentivazione nel ridurre la frequenza degli incidenti sul lavoro, mentre sollevano dubbi sulla loro efficacia nel ridurne la gravità. Emergono inoltre altre evidenze importanti. In primo luogo, si dimostra come le imprese tendano a spostare gli sforzi di prevenzione sugli incidenti meno gravi (dove gli investimenti di prevenzione sono meno costosi); in secondo luogo vengono confermati gli effetti distorsivi di under-reporting indotti dai meccanismi di experience rating (essendo il rating basato sulle richieste di indennizzo più che sugli incidenti); viene rilevato un effetto modesto per tutte le iniziative di vigilanza, aumento delle sanzioni e altri interventi generici, mentre gli effetti sono più forti quando gli interventi sono mirati a settori specifici e tipologie di imprese. Infine, gli investimenti in prevenzione di vario genere (tecnologici, formativi e informativi) risultano in genere efficaci nella riduzione degli incidenti.
La norma finalizzata alla riduzione degli oneri contributivi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali inserita nella Legge di stabilità, se letta alla luce dei risultati presenti in letteratura, rischia di ridurre gli incentivi delle imprese a investire in prevenzione e aumentare gli infortuni. Per prevenire il rischio e ridurre gli infortuni è infatti necessario che le imprese abbiano una corretta percezione non solo dei costi “diretti” (che in questo caso vengono ridotti), ma anche dei costi “indiretti” degli infortuni sul lavoro, che se sottostimati contribuiscono alla erronea percezione che la prevenzione sia solo un costo e non un vantaggio.
Infine è curioso rilevare come tra le raccomandazioni di policy per la prevenzione degli infortuni e gli esempi di buone prassi forniti dalle principali organizzazioni internazionali, come Osha, Ilo e l’Ocse, figurasse proprio l’Italia con la norma di fatto cancellata dalla Legge di stabilità.
Per alleviare i costi sostenuti dalle imprese per le misure infortunistiche forse sarebbe stato meglio potenziare gli incentivi esistenti per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sia in termini di premialità sui premi assicurativi, sia estendendo le misure di co-finanziamento previste, con contributi in conto capitale fino al 50 per cento del costo del progetto, per investimenti in prevenzione.
(1) Titolo II “Risorse per lo sviluppo e finanziamento di esigenze indifferibili”, articolo 6: Misure fiscali per il lavoro e le imprese, comma 2.
(2) Osha (2010) “Economic incentives to improve occupational safety and health: a review from the European perspective”.
(3) Decreto ministeriale 12/12/2000 modificato dal decreto ministeriale 3/12/2010.
(4) Per poter accedere alla riduzione del tasso medio di tariffa è necessario aver effettuato interventi di miglioramento nel campo della prevenzione infortuni secondo un sistema di punti che dà diritto allo sgravio quando la somma degli interventi sia almeno pari a un punteggio minimo.
(5) Per una rassegna dei risultati si veda Tompa, E., Trevithick, S., McLeod, C., (2007) ‘A systematic review of the prevention incentives of insurance and regulatory mechanisms for occupational health and safety’, Scandinavian Journal of Work, Environment and Health, Vol. 33, No. 2, pp. 85-95.

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  1. andrea milner

    Il meccanismo di incentivazione in Italia pare articolato e interessante, non si capisce dall’articolo se verrà abolito, la linearità – ancora una volta! – del taglio contributivo pare comunque alterarlo, gli studi sull’impatto delle incentivazioni non confortano circa la riduzione della gravità degli incidenti che in Italia è alta, gli effetti più forti per interventi mirati devono essere considerati così come gli interventi in prevenzione che effettivamente riducono gli incidenti.

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