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Tutti i numeri delle pensioni

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare di pensioni d’oro. Grazie ai dati resi disponibili dall’Inps per il 2012, che riportiamo qui sotto e che mostrano il numero di pensionati e reddito medio per ben quarantotto scaglioni di reddito, abbiamo effettuato alcune simulazioni di massima sugli effetti di un contributo di questo tipo. A titolo d’esempio, consideriamo tre scenari. Sono solo simulazioni, ma qualunque dibattito politico dovrebbe partire da questi dati.
Numero di pensionati e reddito pensionistico per classi, anno 2012 (1)
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15 commenti

  1. Antonio Restaneo

    A rischio di non aver capito nulla, mi permetto di chiederle se in questa tabella sarebbe interessante sapere la provenienza della pensione: quanto contributivo e quanto retributivo ? A vederla così, se dovessimo lavorare a ridurre quelle superiori a € 3.500…potremmo fare poco…infatti fino a questo livello le cumulate rappresentano circa 246 MLD (90% a valore) e la quasi totalità a numero di pensionati (circa 16 MLN, 98,4%)…Certo è che se si riuscisse a depurare il dato di contributivo (sacrosanto e intoccabile) e si lavorasse solo sul retributivo forse i dati cambierebbero…non so di quanto, ma cambierebbero…

  2. CarloReggiani

    Durarante la puntata di Otto e Mezzo (La7) dello scorso 29/11/2013 il deputato Itzhak Yoram Gutgeld ha dato un dato interessante sulla spesa pensionistica in Italia:
    ha indicato in almeno 60 miliardi all’anno lo “scoperto” rispetto ai contributi effettivamente versati dai pensionati su un totale di 270 miliardi annui.
    Non ero mai riuscito a trovare il dato sul “deficit” contributivo delle pensioni in erogazione, informazione probabilmente “scomoda” politicamente e socialmente!
    I 60 miliardi rappresentano un deficit di oltre il 22%! Direi che una operazione di equità debba partire da qui, salvaguardando le pensioni sotto una certa cifra, per esempio 3000 euro netti mensili. Oltre questa cifra procederei un adeguamento all’effettivo calcolo contributivo, anche per le pensioni esistenti!
    Purtroppo il deputato, da me contattato, mi ha confermato che questi 60 miliardi sono una sua stima sulla base di “una analisi di alcuni situazioni individuali rappresentativi”.
    Qualcuno ha mai visto un dato certo di questo “deficit”?

  3. roberto

    piuttosto che una misura unatantum con il contributo di solidarietà si potrebbe adottare una msura strutturale sterilizzando l’adeguamento al costo della vita per quella parte della pensione non coperta dai contributi versati

  4. Alba

    Una misura equa sarebbe di commisurare le prestazioni pensionistiche sopra un certo livello (3 volte il minimo, ad es.) ai contributi versati e all’età di pensionamento. In Italia ci sarebbe una rivoluzione. Quindi nulla da fare. L’equità predicata dai politici italiani somiglia al patriottismo di Samuel Johnson: il rifugio delle canaglie.

  5. ferrari

    Perché continuare a prenderci in giro sapendo che intervenire sulle sole pensioni finirà per essere ritenuto incostituzionale? Perché non si fa la cosa più ovvia: introdurre molte più aliquote Irpef? Così reddito da stipendio e/o da pensione saranno, se identici, identicamente tassati.

  6. michele

    Qui c’è l’articolo del deputato:
    http://www.europaquotidiano.it/2013/11/12/caro-michele-ecco-come-cambieremo-sulle-pensioni/
    Anche a me interesserebbe sapere se i numeri sono corretti o no.

  7. Paolo Rebaudengo

    L’analisi è interessante. Ma dopo aver parlato di doppia soglia si è utilizzato, nella simulazione, solo la soglia reddituale. Assumendo anche la seconda i risultati sarebbero ovviamente più modesti. La seconda soglia attiene agli “assegni” (perchè non chiamarli redditi da pensione?) pensionistici che hanno rendimenti “sensibilmente” più alti rispetto a quelli che i contributi versati avrebbero prodotto con il metodo contributivo”. Cosa si intende per “sensibilmente”? Le simulazioni richiedono una ipotesi in proposito. Credo comunque anch’io, come hanno osservato altri, che meglio sarebbe aggiungere aliquote IRPEF progressivamente più alte oltre quella massima attuale, poichè, in caso contrario, prima del taglio delle pensioni (già decurtate ampiamente da svalutazione e congelamenti, cfr Domenica Comegna su Il Corriere della Sera 12.11.13) si dovrebbe cominciare a ridurre gli “assegni” (e benefit) dei giudici della Corte Costituzionale e dei tanti altri componenti delle varie caste.

  8. Toni45

    Questa la considero una buona idea: sterilizzare l’adeguamento al costo della vita solo su quella parte di pensione non coperta effettivamente dai contributi versati. Ma questo criterio implica – come del resto altri – un impegno notevole che richiede tempo e risorse lavorative. Almeno questa potrebbe essere la risposta che all’Inps e/o al Ministero del lavoro e previdenza sociale darebbero.

  9. Bruno Cipolla

    Nella tabella manca la colonna relativa all’importo della stessa pensione calcolata però con il metodo contributivo.

  10. Bruno Cipolla

    Potrei anche essere d’accordo, però servirebbe un’inflazione al venti per cento per alcuni anni per fare veramente giustizia.

    • marno

      Cioè per diventare utile ai fini dei conti e quindi della riduzione delle imposte sui redditi? Oppure intendeva nel senso di far restituire a chi non ha mai versato quanto appreso col sistema retributivo? Mi viene male a pensare a quanti soldi in più del versato si prendono costoro.
      Perchè ci vorrebbe così tanta inflazione?

  11. Ottima tabella da prendere come punto di riferimento.
    Sarebbe interessante averne una del genere anche dei dipendenti pubblici divisi secondo gli stessi criteri.

  12. Bruno Cipolla

    L’equità richiede che venga applicato a tutti retroattivamente il sistema contributivo.
    Per le pensioni minime nessuna riduzione, però chi non ha versato a sufficienza deve, se non handicappato, erogare alcune ore settimanali di “lavori socialmente utili” gratuiti.

  13. Claudio

    Stiamo parlando di numeri o di persone? Se parliamo di numeri possiamo fare qualsiasi operazione; possiamo accanirci e divertirci. Se parliamo di persone, no! Se tizio è andato legittimamente in pensione (artigiani, commercianti, coltivatori, baby pensionati, ecc.) avvalendosi delle norme allora in vigore, che facciamo? Gli togliamo la pensione e lo facciamo assistere dalla Caritas? Lo rimandiamo a lavorare nei campi finché non ha ripagato il debito con la società ed espiato la colpa?
    Fare della categoria dei pensionati i parafulmini, i capri espiatori dei problemi del Paese è un’operazione riduttiva, fuorviante e moralmente inaccettabile. La tabella ci dice che l’84% dei costi pensionistici (paperoni che prendono fino a 2000 € netti al mese) è compreso nelle prime tre fasce. Di cosa parliamo? Invece dell’evasione fiscale ne volgiamo parlare? E dell’inefficienza e degli sprechi della Pubblica Amministrazione? Due possibili strade alternative…
    Certo che è molto più facile stanare quei parassiti dei pensionati dentro i tabulati dell’Inps che i capitali in Svizzera o l’inefficienza dei politici dentro le AUSL di mezza Italia.

  14. nonno vinvenzo

    Qualche giorno fa il Presidente Letta ha affermato in una trasmissione televisiva:
    “il 5,2% dei pensionati (861mila persone in tutto), che percepisce un assegno mensile superiore ai tremila euro, ha assorbito in tutto 45 miliardi, vale a dire il 17% della spesa previdenziale.
    Poco meno di quanto sborsato per i 7,3 milioni di italiani, il 44% del totale, il cui reddito non supera i mille euro al mese. In cifre 51 miliardi in tutto, pari al 19,2% della spesa complessiva.”
    Ho provato a rielaborare la tabella disponibile calcolando quanto lo Stato spende effettivamente, ovvero quanto i pensionati prendono al netto, giacchè l’irpef trattenuto dall’INPS e versato all’erario non è una spesa per lo Stato, ma una partira di giro.
    Faccendo questo calcoloa me è risutato che:
    “l’ 1,5% dei pensionati (250 mila persone) che percepiscono un assegno superiore a 3500 euro assorbe in tutto 12 miliardi, vale a dire il 5,76% della spesa previdenziale
    Abbastanza meno di quento sborsato per i 15,2 milioni di italiani, il 91% del totale, il cui reddito non supera i millecinquecento euro al mese. in cifre 177,6 miliardi in tutto, pari al 79,36% della spesa complessiva.”
    Come si vede, basta fare i conti più precisi e la realtà appare abbastanza diversa.
    (ho usato soglie leggermente diverse perchè sono partito dalla tabella citata che, andando per scaglioni non mi consentiva maggiore approssimazione).
    Può darsi che io non sappia fer i conti ma sono disponibile a spedire il foglio excel che ho usato a chiunque me lo chieda per controllarlo.

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