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La Camera risponde

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Le considerazioni contenute nell’articolo “La spesa della Camera continua ad aumentare“, apparso su lavoce.info lo scorso 2 novembre a firma di Roberto Perotti, sono del tutto destituite di qualsiasi fondamento e credibilità. Colpisce in particolare la distanza che separa la supponenza del tono e delle affermazioni, alcune delle quali lesive  della dignità dell ‘Istituzione parlamentare  (lì dove si parla di “trucchi” e di “comunicazione ingannevole”), dall’inconsistenza  scientifica  e tecnica delle argomentazioni svolte.
Al riguardo, il primo indice della serietà scientifica di un confronto sta nella omogeneità dei dati raffrontati; se si sceglie di paragonare elementi tra loro irriducibili , il raffronto perde di ogni significato ed offre anzi una falsa rappresentazione della realtà. In questo contesto, la lettura dell’articolo evidenzia come l’estensore non abbia contezza degli strumenti concettuali basilari per leggere e commentare un bilancio di previsione, formulato in termini sia di competenza sia di cassa, gestito secondo le procedure tipiche della spesa delle amministrazioni pubbliche e costruito per rappresentare i flussi finanziari di entrata e di spesa generati dalle disposizioni normative vigenti. Fanno fede di ciò, in particolare, le considerazioni che svolgerò di seguito e che sono state sinteticamente richiamate anche dal Questore della Camera, Paolo Fontanelli,  nella seduta odierna dell ‘Assemblea , in occasione dell’esame del bilancio interno di Montecitorio:
1. Il raffronto  effettuato tra le previsioni  di spesa per  il 2013 e il dato a consuntivo  relativo  ai pagamenti  effettuati nel 2012, su cui si basa l’assunto della crescita della spesa della Camera. Nel primo caso, siamo parlando di previsioni, che giuridicamente costituiscono ii tetto  massimo entro ii quale  l’Istituzione e autorizzata a spendere nell’anno  di riferimento:  e questo il più serio ragguaglio su cui misurare l’andamento della spesa. Nel secondo caso, siamo nel quadro dei dati d i consuntivo  e ci muoviamo  all’interno della procedura  esecutiva della spesa, che si muove all’interno  degli  stanziamenti  già  autorizzati  e  non li revoca  minimamente  in  discussione. Tra l ‘altro,  incomprensibile  è il  fatto  che  non vi sia stato minimamente  considerato  il  dato  a consuntivo relativo agli impegni di spesa – dunque ai vincoli giuridici di spesa determinatisi nell’anno di competenza – rispetto al quale solamente il dato dei pagamenti assume significato concreto. In sintesi, si possono anche raffrontare i dati  di consuntivo o i dati di cassa, ma non si possono raffrontare i dati a consuntivo di cassa con quelli previsionali di competenza – e mille altre possono essere le combinazioni possibili – per fame derivare conclusioni, piuttosto che opinabili, semplicemente infondate;
2. Ancora  maggior confusione  si  evidenza  poi  nei  richiami  ai  dati  di  cassa,  nel  loro  rapporto rispetto alle previsioni  di competenza  e al conto residui,  del quale ultimo  l’articolista sembra non conoscere I’esistenza . In primo  luogo,  il bilancio  della Camera è formulato  anche in termini di  cassa.  Chi  vuole  e  –  soprattutto  –  sa  leggerlo,  ne  ha  tutta  la possibilità,  semplicemente accedendo al sito Internet. In secondo luogo, le previsioni di cassa sono per definizione sempre pari o superiori  a quelle di competenza, perché comprendono anche il pagamento dei residui maturati negli esercizi precedenti. Da ultimo, il fatto che  un pagamento di un’obbligazione giuridicamente sorta, ad esempio, nel 2012 venga effettuato nei primi mesi dell’anno successivo non significa certo che ci sia un risparmio nel 2012; quando questo accade, si iscrive semplicemente un accantonamento all’interno delle previsioni di competenza del 201 2, che sarà utilizzato per effettuare il pagamento l’anno successivo. La previsione di spesa di competenza per l’anno 2012 resta ovviamente  intatta: è a questa che bisogna riferirsi per capire se l’anno dopo si spenderà di più o di meno;
3. Non si ha una chiara nozione del fatto che i titoli dell’entrata e della spesa relativi alle partite di giro (tra cui rientrano i rimborsi elettorali) non riguardano in alcun modo ii funzionamento dell’Istituzione, poiché riportano flussi finanziari che la Camera  incassa ed eroga per conto terzi; per sapere quanto la Camera incassa e spende per ii suo funzionamento occorre riferirsi ai soli  titoli  I  e II  dell’ entrata  e della  spesa,  come  del  resto  è palese  nella  stessa  denominazione delle  varie  unita  previsionali   che  costituiscono  il  bilancio  (titoli,  categorie,  capitoli,  voci analitiche);
4. L ‘incongruenza della metodologia e del resto comprovata nella stessa nota ai piedi dell’articolo, in cui si dice testualmente  che  «i  dati  del 2012  sono  in  alcuni  casi  “Impegni”  anziché “Pagamenti” ,  in  quanto  la  disaggregazione  dei  capitoli  di spesa  per  Pagamenti  non  è disponibile ». Dunque, per  l’estensore  impegni  e pagamenti  pari  sono. In realtà, un  semplice manuale di contabilità di Stato e degli enti pubblici spiega che si tratta di due mondi ben diversi: l’impegno  e l’atto  che  imputa  la  spesa  allo  specifico  capitolo di  bilancio,  con  l’effetto  di costituire un vincolo di destinazione della somma impegnata; il pagamento si riferisce invece alla materiale erogazione della spesa in favore del beneficiario, dopo la relativa liquidazione e ordinazione. Esistono dunque spese impegnate ma non pagate; sono quelle che generano residui passivi, di cui – a maggior ragione – può ritenersi che l ‘articolista non sappia.
Qui ci si può fermare. Quando è la stessa metodologia seguita a rivelarsi priva di basi, non ha senso addentrarsi nella confutazione dei confronti specifici effettuati nell’articolo. Scegliere un dato purchessia, confrontarlo con dati disomogenei e trarne  conseguenze,  ovviamente  a tesi,  significa fare della numerologia, non della seria comparazione scientifica.  Con quali effetti devastanti per una corretta informazione dei cittadini, non mette conto dimostrare. In proposito, il Questore Fontanelli, nell’intervento cui mi riferivo sopra, in segno di trasparenza e di apertura ha invitato l’estensore dell’articolo ad un incontro pubblico. Un’ottima iniziativa per discutere, confrontarsi e rendere più ampia la conoscenza dei dati del funzionamento e della gestione del bilancio di una delle principali istituzioni costituzionali del nostro Paese.
 
Cordiali saluti
Giuseppe Leone
Capo Ufficio Stampa della Camera dei deputati
Leggi la risposta di Roberto Perotti:  “On. Fontanelli, si rassegni lei guadagna troppo

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On. Fontanelli, si rassegni lei guadagna troppo 

  1. La risposta della Camera è un’offesa a tutti gli italiani. Dopo l’ampia lezione data sul criterio di cassa e di competenza, si ritiene offesa dall’articolo di Perotti e afferma che le spese sono le stesse dell’anno precedente, quando tutti gli italiani hanno tirato la cinghia.

  2. andrea

    Mi chiedo a cosa serva la trasparenza quando la complessità della materia é arrivata a tali livelli. Come fa una persona comune a valutare l’efficienza di questi carrozzoni istituzionali?

  3. Enrico

    Da cittadino comune ritengo che troppa complessità favorisca il fiorire di nicchie poco trasparenti.
    La vera trasparenza passa anche per la semplificazione, o almeno la creazione di strumenti di semplificazione in modo che ci sia una reale possibilità di comprensione ad ogni livello.
    Non commento sul tono della risposta : inadeguato ad un’istituzione come la Camera.
    In ultimo: ricordate che i soldi che gestite sono dei cittadini, che lavorano duramente tutti i giorni e che esigono rispetto nella gestione di quelli che dovete considerare “gocce di sudore”.

  4. Pino

    Il commento di G. Leone è molto probabilmente corretto secondo il metodo di interpretazione di quelle strane leggi che regolano i bilanci pubblici e quindi il suo tentativo di far credere che la spesa viene ridotta è viziato dall’eccessivo tecnicismo che ha portato tutte le istituzioni pubbliche a non funzionare per obiettivi. Ma quale obiettivo? Dovrebbe essere il rapporto tra costo e qualità percepita dei servizi pubblici da parte del cliente, pardon, cittadino finanziatore, su cui tutti i costi gravano. Penso che la classe politica, comunque e ovunque rappresentata, abbia da almeno 20 anni perso di vista questo dovere che era invece molto ben chiaro ai padri della Costituente! Se così non fosse la nostra situazione di spesa pubblica avrebbe ben altri valori di costo ed una qualità superiore dei servizi al cittadino.

  5. Antonio Nieddu

    Diciamo che è la risposta di chi ha la coda di paglia. Una risposta del genere, se dovuta, andava fatta in maniera maggiormente tecnica e staccata da quelli che sembrano attacchi personali all’articolista piuttosto che spiegazioni di quello che è successo. Un’istituzione deve essere maggiormente asettica e, se proprio vuole dare lezioni, lo deve fare in modo tecnico. Diciamo che la Camera è caduta nella trappola della provocazione, sortendo l’effetto opposto a quello voluto.

  6. Cristiano

    La risposta del Funzionario della Camera tenta di portare sul piano del tecnicismo formale quella che è invece una questione palesemente di sostanza: gli Organi Istituzionali costano troppo in relazione ad analoghe Istituzioni Europee e mondiali, dell’ordine di 2-3 volte. I cittadini sanno quanti soldi sono 1.000 milioni di €, conoscono il valore del denaro. Quindi, non vi sono tante raffinate disquisizioni da fare quando si tratta di eccessi di spesa di tali proporzioni. Né è di alcun interesse che i bilanci di previsione prevedano tagli del 2-3% quando l’ordine di grandezza dell’adeguamento da fare è del 60-70%. Stupisce che i Vertici della Camera dei Deputati ritengano che gli Italiani (da cui sono pagati) siano così stupidi. Tutti gli italiani hanno capito qual è l’argomento in gioco, tranne (ci vuol fare credere) chi beneficia di questa incredibile appropriazione di denaro altrui. Una soluzione per la Governance del budget di tali organi sarebbe sottrarre le principali voci di spesa dalla autodeterminazione di chi ne beneficia, ed affidarle alla valutazione di organi tecnici internazionali indipendenti, che poi sottopongono all’approvazione le diverse alternative da loro elaborate ad un collegio di rappresentanti dei cittadini estratti a sorte. La massaia o il padre di famiglia certo amministrerebbero meglio il denaro dei contribuenti. Per forzare il cambiamento, che sarebbe impossibile con le regole attuali dato il conflitto di interesse, propongo che le principali categorie di contribuenti (aziende, artigiani, commercianti, professionisti, ecc.) impongano una scadenza massima alle modifiche di budget e di governance. In mancanza di un pronto adeguamento entro la scadenza fissata, nessuno dei soggetti aderenti a tali categorie di contribuenti verserà imposte o ritenute. Giusto per far capire a chi spetta la decisione ultima.

  7. maria

    Sarei anche daccordo con l’ipotesi “questore Fontanelli” purche sia tutto documentato da atti legali e da doc. bancari che certificano quanto “lucrate” mensilmente e quante “trasferte o simili” percepite, e non da semplici chiacchiere.

  8. raffaele principe

    Mamma mia!! Se questa – del signor capo ufficio stampa della camera dei deputati- è una spiegazione, siamo messi male. Un non spiegazione sgrammaticata e dall’incerto italiano, per non parlare dell’incerta lettura di un bilancio. Tant’è. Questo è se vi pare

  9. Marco

    Mi vien solo da ridere. Spero che chi abbia scritto questo comunicato abbia la percezione di cos’ha scritto. Non parlo ovviamente del tono della comunicazione ma dal fatto che nella PA il bilancio preventivo riguarda le spese che “presumibilmente verranno effettuate”. Esso è tanto più veritiero e corrispondente alla spesa reale EX-post quanto più chi lo redige è “capace” di farlo. Con questo concludo. BUona giornata a tutti

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