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  1. Piero Rispondi
    Corretto la fiducia e' aumentata con il nuovi erano, ciò è' naturale, un nuovo governo ispira sempre fiducia, ma dopo, la fiducia deve essere mantenuta con i fatti, non c'entra nulla la coesione, il problema sono i fatti, Letta ha partorito solo un provvedimento importante, per il resto solo chiacchiere, aveva promesso che se il parlamento non avrebbe eliminato il finanziamento dei partiti entro ottobre, sarebbe intervenuto con decreto legge, lo stesso per la legge elettorale, aveva promesso un impegno in Europa, per ottenere qualcosa per l'Italia, ricordo a tutti che abbiamo dato all'Europa oltre 60 mld per il fondo di stabilità e non abbiamo ottenuto nulla, invece al contrario dall'Europa otteniamo solo censure, Saccomanni manda a loro la legge di stabilità prima di portarla in parlamento, abbiamo perso del tutto la sovranità, con tali premesse come si può dire che la mancanza di fiducia dipende dalla mancanza di coesione delle forze politiche, ricordo che è' il governo che guida l'Italia, oggi il parlamento gli approva sicuramente i provvedimenti che prima ho elencato, il problema e' che il governo vuole bivaccare alla faccia degli italiani ma ore scopi interni, forse aspettano ma morte di Berlusconi perché in tale modo il centrosinistra possa governare da solo, ma qui muoiono prima gli italiani.
  2. stefano monni Rispondi
    Ancora una volta mi trovo a dover contestare l'ennesima ricetta per l'uscita dalla recessione consistente in una riduzione delle imposte che passa necessariamente per una riduzione della spesa pubblica. Al di là del fatto che tale ricetta nulla dice in merito alla tipologia di spesa pubblica che si vorrebbe ridurre, ritengo che la soluzione ai nostri problemi economici debba passare attraverso una riduzione delle imposte che passi attraverso una aumento della produzione nazionale (Pil), ovvero una riduzione delle imposte in costanza di gettito. Per far questo, però, io credo che la soluzione, soprattutto in una fase recessiva, consista in un aumento della spesa pubblica produttiva (in conto capitale), forse ripensando magari i vincoli e parametri di Maastricht. Pertanto, in breve, la soluzione è: aumento spesa pubblica per investimenti, aumento occupazione, aumento fiducia dei consumatori.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      L'ostacolo non sono i parametri di Maastricht ma il mercato. Nel 2011 non abbiamo avuto un blocco da parte di Bruxelles, ma il rifiuto dei grossi investitori ad acquistare i nostri titoli. Se i tassi di interesse sono poi calati lo si deve in particolare all'iniezione di liquidità dalla BCE verso gli istituti bancari che hanno poi acquistato per l'appunto titoli italiani (e non solo). Inoltre tali vincoli derivano dal fatto che ora non abbiamo un moneta tutta nostra, ma che coinvolge altri Paesi e quindi non si può utilizzare a discrezione. E' come l'ufficio acquisti di una normale azienda che a fronte di spese oltre un determinato ammontare deve richiedere la firma della direzione. Questo perchè non sta acquistando con denaro proprio ma con quello della azienda. Le ripercussioni di una cattiva spesa da parte di uno Stato si riflette di conseguenza sulle altre economie dell'eurozona. Venendo alla qualità della nostra spesa pubblica, direi che gli esempi per ridurla e migliorarla ve ne sono a centinaia se non migliaia. Ma la soluzione che molti preferiscono è quella semplicistica: dateci il bancomat o un assegno in bianco della BCE! Non funziona così.
      • stefano m Rispondi
        Sono in parte d'accordo con l'osservazione, soprattutto in merito ai tanti esempi per ridurre e migliorare la nostra spesa pubblica. Mi trovo meno d'accordo sul fatto che il problema non sia rappresentato dai parametri di Maastricht o, di recente, dal cosiddetto fiscal compact che tali parametri ribadisce e rafforza. Il pericolo che stiamo correndo, soprattutto in questa fase di recessione, è quello di ridurre la spesa sociale a vantaggio di un obiettivo, quello del pareggio di bilancio che, sebbene auspicabile in fasi di crescita economica, appare discutibile in quelle di recessione. Ritengo che quello che stiamo in realtà vivendo è un attacco deliberato allo Stato sociale da parte di una ideologia fondata sul liberismo economico senza freni che, nonostante la attuale crisi mondiale, cerca di sopravvivere agli attaccchi di quanti vorrebbero porre un freno.
  3. Maurizio Cocucci Rispondi
    C'è un Paese che ha una pressione fiscale pari a circa il 49% del Pil (stima FMI per il 2013), un tasso di crescita del 0,4% del PIL a prezzi costanti stimato per il 2013, un debito pubblico del 74% e un tasso di disoccupazione del 4,8%. Forse, dico forse, il problema non è il livello della pressione fiscale, ma come questa è distribuita, rispettata (cioè priva di elevati livelli di evasione/elusione) e come viene impiegata la spesa pubblica. Dimenticavo, il Paese in questione è l'Austria! Paese che rientra nell'Eurozona, ha sottoscritto il Fiscal Compact, non possiede più la sovranità monetaria, ma soprattutto è meta di molte imprese italiane che decidono di lasciare l'Italia.
    • Enrico Rispondi
      100% d'accordo: il problema non è nel quantità di soldi che si pagano in tasse, ma come questi vengono spesi. Oltre a migliorare i servizi, rendendoli efficienti, dovrebbero cominciare seriamente a considerare la riduzione dei centri di costo (notai, avvocati etc etc), queste si che sarebbero riforme ed anche a costo contenuto
      • Alberto Rispondi
        La pressione fiscale in valore percentuale non significa granché. Se il reddito medio in Austria è di 28.996 € annui contro una media italiana di 21.374 €; a parità di percentuale di pressione fiscale comporta comunque maggior reddito netto per gli austriaci che poi pagano meno la corrente elettrica, il riscaldamento, gli affitti, le autostrade, la benzina, il gasolio... La burocrazia non è schizofrenica, - in media dieci volte meno adempimenti - e lo Stato non "uccide" le aziende, non esiste neppure la paranoia da terrorismo fiscale come l'invocato "sano timore"; sempre più imprenditori sono determinati a far sopravvivere le loro aziende : chiudono nel nostro paese per riaprire, ad esempio, da loro.
      • Maurizio Cocucci Rispondi
        L'Italia ha una spesa pubblica in rapporto al PIL maggiore della Germania, però rispetto ai tedeschi spendiamo meno (sempre in rapporto al PIL) in: sanità, istruzione, cultura, ricerca, sistema pensionistico, welfare e politiche sociali in genere. Mi chiedo quindi dove spendiamo invece di più. Non rimangono poi tante altre voci di spesa.
    • giancarlo Rispondi
      L'Austria fa parte della vecchia area valutaria del Marco. E' una economia ben allineata alla Germania e per questo l'accesso all'euro non poteva che dare un buon viatico. Noi fino agli anni ottanta avevamo un tasso di crescita PIL che l'Austria si sognava e si sogna. Non comprendo perchè citare i dati economici dell'Austria. L'Italia nonostante il suo miracolo non aveva mai avuto e non ha un'economia simile alla Germania e alla sua area valutaria. Lo sappiamo tutti il perché. Sappiamo quali sono le inefficienze di casa nostra (cricca casta corruzione infrastrutture giustizia istruzione) che si scaricano sul sistema delle nostre imprese rendendole meno competitive, il che significa che il lavoro che esse impiegano non può essere più produttivo della Germania. La moneta unica non consente al sistema Italia di scaricare queste inefficienze con aggiustamenti sulla valuta per mezzo della legge domanda - offerta sulla valuta nazionale. Ed ecco che, come previsto da tutti gli economisti ben prima della nascita dell'euro, le tensioni date dal differenziale inflattivo cumulato in questi anni di euro, si scaricheranno sui salari, riducendoli e dunque abbattendo ancora il PIL. E' un avvitamento di una stagnazione, che poi grazie a monti-letta è divenuta recessione e poi diverrà un crollo sempre più incontrollabile. E c'è ancora chi propone la soluzione 'più europa'. Per carità, meglio niente Europa. Abbandoniamo questa nave europea e riacquistiamo la nostra libertà.
  4. serlio Rispondi
    tassazione massacrante (che non lascia soldi nelle tasche degli italiani) sprechi intoccabili spesa pubblica a livelli astronomici e servizi sempre peggiori politica inaffidabile (nella migliore delle ipotesi) con queste premesse come si può pensare di spendere? se poi lo fai arriva l'inquisizione fiscale....
  5. Enrico Rispondi
    Concordo con l'ultima frase: <> Personalmente ritengo che la sfiducia sia maggiormente correlata alla valutazione della capacità della classe politica che ci governa (e come ci governa) più che alla "sensazione" di satbilità che viene riportata dai media (chi più e chi meno)
  6. Francesco Keynesiano Rispondi
    La fata fiducia! E' incredibile come ancora si riescano a dare delle ricette del tipo che la fiducia tornerà e con essa la ripresa "impostando un piano credibile di riduzione della spesa pubblica e di riduzione delle imposte su un orizzonte di tempo più vicino delle calende greche": ancora non avete capito che il moltiplicatore delle imposte, in tempi di recessione, è più basso, molto più basso, di quello della spesa pubblica? (per info http://www.gustavopiga.it/2013/lo-spread-tra-alesina-giavazzi-e-stiglitz-piga-e-a-181-punti-base/) Ma come si può continuare a scrivere certe cose? La spesa pubblica in Italia si sta già riducendo in termini addirittura nominali dal 2010; il blocco del turnover fa sì che ci siano dal 2006 ad oggi 300.000 dipendenti pubblici in meno; la spesa pubblica su PIL escluse pensioni e interessi è la più bassa di tutta l'UE (lo dicono persino su Noisefromamerika http://noisefromamerika.org/articolo/fassineide-trilogia-parte-seconda); quanto alla spesa per pensioni in Italia è già avviata sul sentiero di riduzione con le severissime riforme culminanti con quella della Fornero http://www.gustavopiga.it/2013/la-doppia-arma-negoziale-in-europa-per-un-deficit-del-4/ facendo quindi di più che in QUALSIASI altro paese dell'OCSE; la spesa per interessi non dipende da noi, ma dalla politica della BCE, questo ormai è pacificamente accettato ovunque. Ancora un pò di queste proposte e la ripresa ce la sogneremo di sicuro!