logo


  1. stefanokoki Rispondi
    Un commento sulla tassa per i rifiuti: credo sia un'assurdità perniciosa. Discutendo di una tassa si dovrebbe far riferimento ad un reddito o ad un patrimonio (come diceva Einaudi sarebbe meglio fare sempre solo riferimento al reddito) ma se parliamo di un servizio che ha un costo, si deve invece pagare il servizio. Avere i rifiuti pagati attraverso una tassa valutata su metri quadri, redditi catastali o altro, non tiene conto di quanti rifiuti produco e di quanto costa smaltirli, con l'effetto perverso che dovendo pagare comunque una cifra che nulla a che vedere con i rifiuti che produco non avrò nessun incentivo a ridurli o a riciclarli. Questo è un controsenso perchè ridurre i rifiuti e riciclare è una priorità assoluta, basta vedere a che costo è arrivato lo smaltimento per mancanza di siti e di capacità di riciclo. In Svizzera si paga sul volume di rifiuti prodotti con un sistema banale ma efficacissimo: quello che non si porta al riciclo o alla differenziata va messo nei sacchetti forniti dal comune, ogni sacchetto di capacità 20 litri costa diciamo 10 €, meno indifferenziato produco e meno pago, e nessuno si azzarda a buttare rifiuti fuori dal sistema perchè paga multe super salate. Insomma si dovrebbe discutere di come far pagare il costo del servizio e di come ridurlo al minimo attraverso riduzione e riciclo non di come far pagare una tassa che comunque la si giri è un danno in tutti i sensi per le persone e per l'ambiente!
  2. rosario nicoletti Rispondi
    Ho trovato interessante l'articolo - un ritratto della confusione mentale dei legislatori - ed ancor di più l'intervento di Luigi Calabrone. Le tasse sugli immobili, qualora fossero "limpide", ad esempio considerando il valore, dovrebbero poggiare su dati catastali veritieri. Qui regna il caos, e solo un aggiornamento dei catasti potrebbe portare ad immaginare tasse "eque" sugli immobili. Naturalmente, di ciò quasi non si parla.
  3. Brancaleone Da Norcia Rispondi
    articolo molto interessante
  4. MARIA DI FALCO Rispondi
    Io penso che la tassazione degli immobili tramite l'IMU sia corretta dal punto di vista sociale e fiscale. La platea dei contribuenti che pagherebbe l'imposta è molto ampia dal momento che l'80% degli italiani possiede la casa; inoltre, se si possiedono più immobili è corretto pagare di più, perchè questa circostanza è indice di una capacità contributiva maggiore, anche se riguarda una ricchezza accumulata nel tempo o può essere frutto di una eredità. Andrebbe rimodulata la compresenza dell' imposta sostitutiva sull'affito e dell' Imu, perchè altrimenti è come se si pagasse due volte su uno stesso reddito. E si dovrebbe a monte rivedere un pò il sistema delle rendite catastali. La service tax presenta i suoi problemi e un pericolo che potrebbe presentarsi è legato alla possibile disprità che si creerebbe tra diverse Regioni.
  5. Luigi Calabrone Rispondi
    DEBOLEZZA DEL SISTEMA AMMINISTRATIVO ITALIANO Nell'Europa civile (Francia, Germania, Austria, eccetera) il sistema amministrativo degli stati è stato impostato nel Settecento, in particolare per quanto riguarda la identificazione dei beni economici ai fini dell'amministrazione pubblica, tra cui il patrimonio allora più diffuso e rilevante, quello immobiliare. Nei paesi civili, tra cui l'Impero austriaco, a quei tempi è stato introdotto il catasto tavolare, che ha il grandissimo pregio che i proprietari delle singole particelle hanno interesse a che i dati immessi siano corretti/aggiornati; altrimenti, ne è impedita la circolazione. Con questo sistema, il catasto si aggiorna da solo. In Italia questo sistema non è stato mai introdotto; anzi, nel Lombardo Veneto, dove esisteva, è stato smantellato, sostituendolo con il sistema attuale, che non da alcuna garanzia sulla completezza/aggiornamento delle partite. (Forse i notai si sono opposti per motivi di potere, alleandosi con i contribuenti che non volevano offrire informazioni corrette al Fisco? Il catasto, specie al Sud, era considerato un nemico del popolo, e nelle rivolte popolari la prima operazione dei rivoltosi era di bruciare i registri catastali. Nel periodo delle guerre coloniali, lo Stato italiano era talmente convinto della bontà del sistema tavolare, che con tale sistema iniziò a classificare le terre d'Africa appena conquistate; lì non c'erano contribuenti riottosi e appoggiati dai propri padrini politici, ed era possibile applicare un sistema amministrativo che faceva l'interesse dello Stato). Tanto è vero che, periodicamente, leggiamo sui giornali: "mezzo milione di immobili non censiti", "immobili censiti via satellite", ed altre piacevolezze/schifezze civiche. (Due decenni fa, si era cercato di fare il censimento degli immobili allacciati alla rete elettrica - il cosiddetto "catasto elettrico"; A Roma, fino a qualche tempo fa, c'erano enormi magazzini pieni delle schede pazientemente inviate dai contribuenti onesti. Sono poi state divorate dai topi, o alluvionate nell'ennesima "emergenza metereologica". Già Garibaldi, a Napoli, aveva detto: Italiani, siate seri!). Maria Teresa, a suo tempo, non aveva bisogno dei satelliti e riusciva lo stesso a tenere in ordine il Catasto, mandando in giro i suoi geometri camerali. Se queste sono le premesse, è evidente che qualsiasi sistema di tassazione immobiliare, in Italia, parte male, perché è fondato sulla sabbia. Ne nascono ingiustizie, storture e pretesti, a favore dei contribuenti per contestare il sistema. Questa situazione è ancor più grave oggi, perché l'informatica oggi (ma, in realtà, da trent'anni) ha reso possibile la creazione di una base dati ineccepibile, per tutto il paese, in tempi ragionevoli. (Già si vedono questi risultati nelle province di Trento e Bolzano, dell'ex Regio Imperial Governo). Ma non sembra, ancor oggi, che ci siano progetto ed volontà seria di creare questa base dati incontestabile; tale è la fame di soldi del Fisco e la fretta/bisogno di raggranellarli a qualsiasi costo, che l'attuale situazione, insieme ad un gettito incerto e subito contestato, produrrà l'ennesimo pasticcio legale/ fiscale/amministrativo, destinato, nel breve periodo, ad essere variato, eccetera. Eppure, gli immobili - essendo tali!- si presterebbero più di ogni altro oggetto ad una identificazione e classificazione precisa; ma la serietà amministrativa non è nel DNA degli Italiani, cui un consistente grado di anarchia fa comodo, in modo che ognuno possa (o creda di potere) fare i propri comodi, a spese della collettività. In tal modo continuerà l'attuale declino dello Stato e la posizione dell'Italia nelle classifiche degli stati europei e mondiali continuerà a peggiorare. Se gli Italiani preferiscono il loro (apparente) comodo privato alla gestione più produttiva del bene pubblico, non devono poi lamentarsi che l'Italia decada.