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Quello che l’Europa non chiede

L’Italia sta attraversando quasi disarmata la crisi economica più grave del dopoguerra. Non può svalutare, avendo come moneta l’euro. Non può “stampare moneta”, come stanno facendo Stati Uniti, Regno Unito e Giappone perché non ha una banca centrale autonoma, avendo delegato alla Bce la gestione della politica monetaria. Non può avere una politica fiscale espansiva perché le regole europee impongono un rapporto deficit/Pil non superiore al 3 per cento e il Fiscal Compact imporrà (almeno in teoria) nei prossimi anni una riduzione del rapporto debito/Pil.
Questo ha portato da un lato ad attribuire tutte le colpe della crisi all’Europa  e dall’altro a ritenere che la politica italiana sia ormai irrilevante, con uno svuotamento dei contenuti della democrazia, dato che scelte vitali ricadono ormai al di fuori del perimetro di azione del governo e del Parlamento italiano. L’Europa ha molte colpe. L’insistenza nell’imporre il rispetto del tetto del 3 per cento per il rapporto deficit/Pil in un anno di grave recessione, con il conseguente aumento delle aliquote Iva, non è molto lungimirante. La scelta dell’austerità imposta a tutti i Paesi europei sta rivelando tutti  i suoi limiti. La mancanza di una vera governance europea e l’incapacità di fare passi in avanti verso un’integrazione fiscale e politica lascia perplessi sullo sbocco di questa crisi. Ma sbaglieremmo a guardare solo a Bruxelles. Il pareggio di bilancio può essere fatto con una diversa composizione di entrate e spese. Si può fare con una pressione fiscale del 30 per cento o del 50 per cento del Pil. Non è la stessa cosa. L’Italia per ritornare a crescere deve ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese. Questo presuppone la capacità di tagliare la spesa pubblica. Certo, non ha senso farlo nel mezzo di una gravissima recessione, ma è un tema che i governi italiani dovrebbero mettere in agenda. Sul lato della entrate, non è l’Europa che ci ha imposto di tagliare l’Imu invece che il cuneo fiscale. Non è l’Europa che ha lasciato tollerare per anni un’evasione fiscale che forse oggi sarà anche “di sopravvivenza” ma che nel passato ha lasciato che una fascia consistente della popolazione si sentisse di fatto esonerata dal pagamento delle tasse. Sul lato delle spese, non è l’Europa che ci chiede di buttare risorse per un improbabile salvataggio di Alitalia, già provato e fallito nel 2008. Il “prezzo della bandiera” è troppo alto per un Paese nel mezzo di una crisi con pochi precedenti. Non è l’Europa che ci chiede di avere un sistema di welfare inefficiente e che garantisce solo pochi lavoratori. Non è Bruxelles che ci chiede di dare sussidi alle imprese invece che investire nella scuola e nell’ Università per dare ai giovani il capitale umano indispensabile per accedere al mercato del lavoro. Non è l’Europa che ci impedisce di tagliare i costi della politica, ormai intollerabili per l’iniquità rispetto ai disoccupati, ai sottoccupati e coloro che non proveranno nemmeno a entrare nel mondo del lavoro.
L’Italia è come un ciclista che sta affrontando una salita senza potere usare il cambio per ridurre la fatica della pedalata. E che quando si gira vede che ha anche una pesante zavorra da trascinare. Almeno quella stacchiamola: l’Europa non ce lo impedisce. Non possiamo e non dobbiamo cedere alla tentazione di deresponsabilizzare la nostra classe politica. E’ un favore che non merita.

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18 commenti

  1. Giovanni Medioli

    Aggiungerei anche che non è l’Europa che ci impone di avere delle banche che sembrano aver perso la capacità di generare ricavi, non importa quante ricapitalizzazioni decidano di imporre loro a Basilea…

  2. Luca Orso Maria Pesacane

    D’accordo sulla situazione politica-economica UE (meno male che se ne inizia a parlare anche fuori dal M5S) ma non sulla parte sulle restanti alternative italiane: credo che i margini di manovra siano quasi inesistenti riguardo alla recessione. Perché sarebbe meglio tagliare il settore pubblico a favore di quello privato? Tagliare un posto pubblico per averne un privato? Tagliare un servizio per sostituirlo con lo stesso servizio privato? Che vantaggi per PIL e occupazione? Esiste qualche moltiplicatore a favore di questa ipotesi? Ne esistono di contro? Mi sembra un mantra neoliberista basato non si capisce su cosa. Magari è meglio un aumento della tassazione progressiva sul reddito fino al 90% stile USA pre-anni ’80. E anche le altre misure che impatto sulla recessione possono avere? Sposti delle risorse da una parte all’altra ma il totale è lo stesso. Concorde sull’equità, sulla lungimiranza e sul benessere sociale delle misure proposte ma a livello di crisi non cambia quasi nulla. Persino il taglio del cuneo fiscale che vantaggio può portare? Tagliare, non so, del 2% il costo del lavoro che impatto può avere sulle esportazioni. Marchionne diceva che in FIAT il costo del lavoro era intorno al 5% del totale. Che effetto ha il 2% del 5%? Davvero si possono risolvere i problemi solo con le esportazioni? Possono avere un attivo commerciale tutti gli stati? A cosa ci portano i tagli del bilancio statale o dei costi del lavoro per esportare più del nostro vicino? A livello di sistema globale non ha senso. Da ignorante del settore mi sembra che gli squilibri di questo sistema economico si possono sopportare solo con aumenti infiniti di debito, di moneta e al limite con qualche fallimento di tanto in tanto. Questo vale sia tra gli stati che tra i privati.

  3. Cosa Dire

    L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è più Europa.
    Sbaviamo davanti ai reportage di Ballarò quando si parla delle scuole finlandesi, delle aziende tedesche, dei servizi sociali svedesi, della sanità francese, delle piste ciclabili olandesi. E poi tutti a sbraitare che è colpa dell’Europa.

  4. Alessandro

    Saremo sempre italiani e quella zavorra l’avremo sempre!…Allora lasciamo perdere l’europa e usiamo in cambio…quello giusto non quello della bicicletta ma quello monetario…l’unica vera arma a disposizione! Prima che sia troppo tardi!

  5. Enrico

    Ottimo articolo, in poche e semplici parole evidenzia il non-senso delle scelte fatte e che si stanno approntando.
    Resta un’ultima domanda: perchè non stanno facendo nulla? Quando avranno finito di discutere e darsi pacche sulle spalle, con un’ultima mirabolante comunicazione diranno “missione compiuta, ce l’abbiamo fatta” e girandosi soddisfatti verso la finestra dei loro uffici vedranno che fuori c’è solo il deserto…
    Ha ragione: non se lo meritano

  6. Domenico Lombardini

    Analisi corretta fino a “perplessi sullo sbocco di questa crisi.” Lì c’è un salto “quantico”, di cieco fideismo nei confronti della “cosa” europea, tanto cieco da non considerare neppure per un attimo la nostra uscita dal sistema Euro/Ue. Perché precluderci questa possibilità? Non difendiamo più la “cosa” europea: un obbrobrio istituzionale, un unicum storico. Vìa, vìa, aria, non se ne può più!

  7. NewDeal

    Editoriale piu’ che condivisibile, grazie caro professore. Ma le cose da fare sono abbastanza BANALi e NOTE.
    il tema e’ che le cose non si fanno semplicemente perche’ i parlamentari di codesto Paese al governo sono entrati di ‘diritto’ nel club dei ricchi (prebende e stipendi fuori scala, MPS on top). A loro le cose vanno bene cosi’, anzi benissimo. Qualche esemplificazione.
    Perche’ intervenire con la scure sulle partecipate dove una schiera di politici ‘trombati’ si gode un meritato riposo ed adeguato stipendio?
    Perche’ cercare i tesoretti nascosti al fisco?
    Perche’ tagliare le sovvenzioni ed i privilegi ad enti inutili, ad Onlus fasulle, a fondazioni bancarie e ‘pseudo politiche’ (tutti i big della politica ne hanno una..)
    Meglio aumentare Tares, o Taser paralizzante bolli, accise su benzina, taglieggiare le pensioni, i servizi sociali.
    Tanto le proteste della gente nessuno (…compresa l’opposizione) le ascolta.

  8. Luca

    Io non credo che l’Europa ci impedisca di razionalizzare la spesa pubblica e combattere l’evasione fiscale. Io penso che la situazione economica attuale sia una delle peggiori per un certo tipo di rigorosità e di apertura dei mercati. Mi spiego meglio. E’ un fatto ineluttabile che l’euro abbia penalizzato la nostra economia e in particolare l’industria (così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti). La ragione politica di quest’operazione (così come ci è stata venduta) era che, dato che non eravamo in grado di fare le riforme da soli, ce lo avrebbe imposto il vincolo esterno (l’euro). Tuttavia, i limiti di questa visione sono quelli che vediamo oggi, e cioè che le riforme che rischiamo di fare sotto minaccia della Troika sono in parte negative, non in senso assoluto, ma solo in questo momento (è il problema delle politiche procicliche) e in parte a vantaggio di investitori stranieri (la svendita delle imprese nazionali in difficoltà) e a svantaggio delle casse dello Stato (che con tutta probabilità perderà dei contribuenti). Basta vedere quello che sta succedendo in Grecia per capire quale siano le intenzioni del governo Tedesco (http://www.scenarieconomici.it/la-lezione-dellue-tedesca-nel-caso-rosco-grecia-prima-li-affami-e-poi-li-compri-un-monito-per-litalia/).
    Quello attuale, è un circolo vizioso dal quale dobbiamo uscire, anche se questa decisione da sola non ci garantirà alcuna prosperità. Posso prendermela con Letta o Berlusconi e non votarli più la prossima volta, ma non ho alcun modo per mandare a casa Draghi, i commissari europei, e i funzionari del FMI. Se continuiamo così, allora tanto vale chiudere con l’esperienza democratica e istituzionalizzare la dittatura monetaria europa.

    • Maurizio Cocucci

      E’ convinto che l’euro abbia penalizzato la nostra economia? Ha provato mai ad ipotizzare cosa sarebbe accaduto se le nostre imprese si fossero trovate ad operare in realtà come quelle del nord Europa in area euro?

      • giancarlo

        Quale è secondo lei la realtà del nord Europa così mitico? Lo conosce per esserci stato oppure per averlo visto in TV?

        • Maurizio Cocucci

          Per la mia attività che mi porta a trasferte frequenti in nord Europa oltre ad essere socio della Camera di Commercio italo tedesca AHK.
          Riguardo alla prima domanda nessun Paese è mitico, ma si tratta di contesti in cui i cittadini sono di gran lunga meno frustrati di noi al momento nonchè meta di molti giovani in cerca di una seria occupazione.

  9. Maurizio Cocucci

    Professor Panunzi è convinto che l’Europa non ci consenta di sforare il tetto del 3%? Diciamo le cose come stanno, l’Europa ci consentirebbe di farlo in cambio di riforme strutturali tese ad aumentare la produttività, la competitività e ridurre le spese dello Stato, quindi con vantaggi che andrebbero prima di tutto a nostro vantaggio e poi di conseguenza anche al resto d’Europa. Ma finchè la nostra politica (ma non solo) rimane sorda e preferisce mantenere i privilegi pagando i manager pubblici tre volte quelli di altri Paesi, mantenere in piedi una politica stessa che costa anche qui multipli che altrove e continuiamo ad avere un livello di evasione fiscale inammissibile così come i costi derivanti dalla corruzione, non ci daranno mai ascolto. Mi permetta poi una osservazione, perchè si parla di Europa come di un entità terza? L’Europa siamo anche noi, così come lo Stato (italiano) siamo noi e non una determinata categoria. Se l’Europa, quindi (anche) noi, non consente al nostro Paese di andare oltre alcuni parametri è perchè tali parametri li abbiamo sottoscritti, non ce li hanno imposti. Ci siamo noi deliberatamente ed autonomamente impegnati a rispettarli e per avere una deroga dobbiamo dimostrare con fatti concreti che intendiamo intraprendere un cambio di direzione verso quella virtuosa i cui vantaggi andrebbero, come già scritto, in primo luogo a noi italiani.

  10. Gianni Scotto

    Non è l’Europa che ci impone di spendere fiumi di denaro in sistemi d’arma costosissimi e inutili (F35).

  11. giancarlo

    L’Italia è sempre stata meno competitiva del core europee. Quando avevamo il cambio flessibile non c’era problema. Stavamo meglio. I problemi li abbiamo sempre avuti legando il cambio con Ecu o Sme, da cui abbiamo dovuto periodicamente svalutare. Poi è arrivato lui, l’euro, con il suo tasso di cambio nominale fisso, che in realtà nasconde un sottostante tasso di cambio reale che ci ha visto perdere competitività per via di una continua inflazione maggiore che non in Germania. E dunque minore competitività, nonostante il nostro lavoratore medio non sia meno produttivo del tedesco, il problema è il sistema Italia, non la classe lavoratrice. Eppure quella classe, per via del vincolo esterno, continuando a rimanere nell’euro, verrà sacrificata, con deregolamentazioni, flessibilità negativa e abbattimenti di salario del 20-30%, piano piano, come in Grecia. Questo porterà finalmente a riequilibrare la bilancia pagamenti, per via dell’abbattimento del Pil. E’ noto che il Pil e la bilancia hanno relazione inversa. Italiani svegliamoci dal torpore prima che sia troppo tardi. Informiamoci in rete, visto che queste cose in tv non si possono dire. Occorre immediatamente uscire dall’euro.

    • Concordo pienamente, ma una via di uscita per salvare la moneta unica vi sarebbe, fare cambiare la politica monetaria alla Bce, deve solo copiare la Fed, se ciò non avviene e non vi sarà la rottura dell’area valutaria (almeno due aree se non tre) vi sarà il ricorso agli Omt sterilizzati. Se leggiamo bene il procedimento di tale strumento, vi sarà il commissariamento totale del paese Italia: crollo dei consumi, nessuna circolazione della moneta, ad esempio tutti i bancomat saranno vuoti, vi sarà il panico economico, aumenteranno i reati di sopravvivenza, lo stato non avrà più il gettito fiscale per fare fronte ai pagamenti. Naturalmente vi saranno le imprese sane che hanno liquidità, ma penso che esse non rimangono su un territorio come quello che adesso ho rappresentato.
      L’Italia diventerà una regione della Germania, ciò che non è riuscito con le armi verrà ottenuto dalla Germania con l’euro che è stato voluto anche dai nostri governanti (di destra e di sinistra) dell’epoca che oggi siedono ancora al governo. Sono gli europeisti convinti, che non hanno ancora compreso che questa non è l’Europa, se si vuole un capo in Europa si deve passare tramite le elezioni politiche e il capo non deve essere il più forte economicamente. Se ai cittadini veniva spiegato ciò quando sono stati chiamati a decidere sull’Europa, mai avrebbero accettato un tale scenario: dobbiamo rimettere le cose al loro posto.

    • Maurizio Cocucci

      Il saldo commerciale italiano è in attivo, le esportazioni hanno registrato continui livelli di crescita tranne nel 2008 con l’avvento della crisi mondiale, tant’è che se la domanda interna fosse cresciuta agli stessi tassi staremmo a parlare d’altro. Il crollo dei consumi, che è all’origine della nostra crisi, si spiega facilmente con una riduzione drastica del reddito disponibile delle famiglie dovuta ad una spesa pubblica cresciuta enormemente e che si è bilanciata con una elevata pressione fiscale.
      Non è il lavoratore italiano ad essere meno produttivo di quello tedesco, è l’azienda italiana ad essere meno produttiva di quella tedesca, in parte per responsabilità proprie e in parte per il contesto in cui opera.
      Uscendo dall’euro e tornando alla lira non cambierebbe nulla, anzi sarebbe peggio. La pressione fiscale rimarrebbe la stessa finchè non si riorganizza la spesa pubblica, così come il potere di acquisto degli italiani e il luogo comune che con una sovranità monetaria si possa stampare allegramente moneta pagando quindi tutti i costi che abbiamo, sprechi inclusi, e magari pure il debito pubblico nel caso gli stranieri dovessero non acquistare più i nostri titoli è semplicemente farneticante.

  12. Va bene il quadro fatto preciso e puntuale, non è stata formulata la soluzione realistica: l’unione politica non vi sarà mai, la Germania non la vuole, dobbiamo rimanere legati ad un contratto europeo che ci impone austerità, abbiamo visto che di austerità si muore (vedi l’ultimo libro di Bini Smaghi). I nostri politici hanno delle responsabilità, non possono rispettare le raccomandazioni della Commissione della 29/5/2013, in parte condivisibili (sulla parte dell’amministrazione pubblica e sui costi della politica), ma non nella parte fiscale, bene ha fatto quindi il governo ad eliminare l’Imu. Oggi dobbiamo spostare la tassazione dal lavoro e dalle imprese al capitale e alla rendita, non possiamo aumentare le imposte sui consumi (questa e’ la soluzione della Germania, attuare una svalutazione fiscale nei paesi membri al fine di aumentare le quote di esport nei confronti dei paesi al di fuori dell’euro, ci vedete l’Italia a competere sul prezzo con la Cina?). Si capisce che i consumi debbono ripartire all’interno dei paesi euro dai paesi creditori, quelli nordici, debbono spendere i soldi a loro trasferiti grazie alla lauta moneta unica negli ultimi 10 anni, ma da questo lato sono sordi.
    La soluzione ottimale e’ riportare l’aumento dei prezzi almeno al 2%, oggi siamo arrivati all’1,2%, occorre una politica monetaria espansiva immediata. Se non la fa la Bce deve essere fatta dagli Stati, i quali non debbono accettare l’unione bancaria e gestirsi i crediti alle imprese in casa propria.

  13. giancarlo

    Mi domando se chi propugna le riforme strutturali tedesche anche in italia abbia reale contezza circa il loro reale contenuto.

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