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  1. bstucc Rispondi
    Se l'aumento dell'IVA grava "solo" pe un centinaio di euro, che ci guadagna lo Stato? Allora perché aumentarla, per così poco? E quel poco verrà probabilmento assorbito dall'evasione, ora ancora più appetibile.
  2. Luca R.M. Rispondi
    Tralasciando l'elasticità della domanda, in ogni caso l'aumento dell'aliquota dal 21 al 22% impatta sul prezzo non per l'1% ma per lo 0.82% per cui la formula corretta è: 0.0082 * 0,41 * 2419 * 12 = 98 € (e non 114)
  3. Enrico Rispondi
    Scusate, ma anche ipotizzando un aumento di 349 Euro / anno (è all'anno vero?), stiamo parlando di 1euro/giorno grosso modo...se questo mi crea un problema reale (cioè non sono in grado di rimodulare le mie spese per fare fronte a questo, es.: 1 caffè in meno al giorno), beh allora forse ho qualche problema in più e non sarà certo un mancato aumento iva a tenermi a galla. Non riesco a capire perchè si fa tutto questo rumore sull'iva e poi non si parla mai di inflazione, quella si che colpisce tutti ed in modo maggiore rispetto all'iva (e senza soluzione di continuità)
  4. Asdrubale Rispondi
    Aumentando l'IVA, aumenta anche la convenienza all'evasione fiscale mediante omessa fatturazione. Quindi, è possibile che la riduzione dei consumi e l'incremento dell'evasione compensino l'aumento di un punto percentuale. Risultato, quindi, nullo per il gettito fiscale. Vedasi analogo risultato dell'incremento della tassa sulle barche e sulle auto di grossa cilindrata: sono stati un fallimento dei burocrati che gestiscono il gettito fiscale, che non hanno applicato i rudimento della scienza delle finanze.
  5. Zorry Kid Rispondi
    Lasciamo perdere che tutta ciò ha l'aria di una discussione accademica sul composto chimico più efficace nelle camere a gas, lasciamo perdere anche che si continua a colpire tutti, ma non i ricchi (vogliamo parlare della ridicola tassa sulle transazioni finanziarie?), ma 130 euro sono comunque 130 euro: per qualcuno magari sono argent de poche, ma per me rappresentano l'11% del mio stipendio...!
  6. Vincenzo Rispondi
    Sono molto stupito dell'approssimazione di questo ragionamento . Come già sottolineato si ignora in sostanza l'effetto sostituzione (se aumenta l'aliquota si riduce il consumo) oltre a fenomeni di traslazione che al momento non possono essere stimati in assenza di informazioni sull'elasticità della domanda. In pratica la stima presentata vale solo in presenza di domanda perfettamente rigida o di perfetta traslazione all'indietro dell'imposta...cioè in sostanza bisogna assumere che l'aumento di imposta o non vari assolutamente i prezzi finali di vendita, oppure pur aumentando i prezzi non modifica di una virgola le quantità domandate......forse è meglio aspettare qualche mese e dire cose un pò più ragionevoli..?
  7. Andrea Ricca Rispondi
    Non sono convinto sia sensato ragionare così: il dato di partenza è quanto le famiglie hanno speso mensilmente data l'Iva al 21%, su cui poi il Professor Daveri calcola l'1% del 41%, ottenendo così quanto il governo otterrebbe se chiedesse un punto percentuale in più di IVA sulla spesa passata, non cosa accadrà con un aumento dell'1% della tassa! Diciamo che questo calcolo potrebbe essere una stima del costo dell'aumento, se le decisioni di consumo della popolazione si mantenessero uguali, cosa che non è assolutamente detta, anzi! Probabilmente le famiglie consumeranno meno, determinando quindi un minor consumo per risparmiare quell'extragettito allo stato e mantenere immutata la spesa, ad esempio, con effetti negativi sia per la produzione, che per le famiglie, che per i bilanci pubblici. Ma magari mi sbaglio, eh, sono pronto ad essere convinto del contrario! :)
  8. Serafino Rispondi
    Detta in altri termini, l’aumento dell’IVA fa aumentare l’incidenza di tale imposta sul reddito disponibile delle famiglie. Per il Veneto si passa dal 15,63% al 16,10% (+0,47 p.p.), con uno scostamento di +0,82 p.p. per i nuclei familiari situati nel primo decile e di +0,16 p.p. per le famiglie inserite nel decile più ricco.
  9. Simone Rispondi
    Peraltro l'aumento effettivo è anche minore dell'1%: [(1,22 /1,21)-1] = 0,83%. Resta il fatto che se non si inizia contestualmente ad alleggerire la pressione IRPEF e/o altro difficilmente si potrà sperare in una imminente ripresa dell'occupazione.