Lavoce.info

Aumento dell’Iva: 114 euro a famiglia

L’Iva è aumentata dal 21 al 22 per cento. Quale sarà il conto per le famiglie italiane? Per non perdersi nel balletto di cifre che subito è partito, meglio fare i calcoli con i dati ufficiali Istat. Il risultato finale è molto inferiore a quanto indicato da alcune associazioni dei consumatori.
COSA DICE L’ISTAT
Sugli effetti economici dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento è partito un balletto delle cifre ansiogeno. Secondo il Codacons “è in arrivo una stangata fino a 349 euro per famiglia; i consumi andranno giù del 3 per cento e si prevede un’ecatombe per il commercio”. Per la Cgia di Mestre a subire il colpo saranno soprattutto “i prodotti del Made in Italy, l’asse portante del nostro manifatturiero. In ultima analisi ad essere colpite saranno soprattutto le piccole imprese”. Mancano solo le cavallette. Di annunci allarmistici non si sente proprio bisogno nei giorni della nuova crisi di governo al buio, proprio quando imprese e famiglie, durante l’estate, avevano cominciato a recuperare un po’ di fiducia.
Per non lasciarsi andare all’allarmismo, meglio provare a fare qualche conto con dati ufficiali. Sulla base dei dati Istat (banca dati Istat, “spesa media mensile delle famiglie”), le famiglie italiane hanno speso 2.419 euro al mese nell’anno 2012. Di questi, 468 euro in alimentari e bevande e 1.951 euro in prodotti e servizi non alimentari. L’aumento dell’Iva non colpisce tutti questi beni e servizi, ma solo una parte consistente di questi, pari al 40,7 per cento della spesa media degli italiani. Il 59,3 per cento circa di beni e servizi acquistati dalle famiglie (compresi i fitti figurativi imputati dall’Istat) sono esenti da Iva o soggetti alle aliquote inferiori del 4 e del 10 per cento, aliquote che rimangono invariate a seguito del provvedimento del governo.
ECCO IL CONTO: 114 EURO
Si può quindi fare una semplice moltiplicazione per calcolare l’aumento del costo della spesa, nell’ipotesi che l’Iva sia trasferita integralmente sul prezzo di vendita (si noti che alcune catene di distribuzione hanno già annunciato che assorbiranno l’aumento Iva senza caricare i loro prezzi di vendita). L’aumento di spesa che viene fuori è di 114,40 euro (=0,01 * 0,41 * 2419 * 12). In parole, l’Iva è salita di un punto sul 41 per cento della spesa media mensile degli italiani che consumano per dodici mesi all’anno. Totale 114,40. L’aumento sarà di circa 130 euro al Nord, di 119 al Centro, di 91 nel Mezzogiorno e di 81 euro nelle Isole. Il paniere di consumo del Nord è più ricco di quello del resto d’Italia e così anche l’aggravio di spesa.
Il conto non è zero, e non c’è certo da rallegrarsene, ma la cifra è pari a meno di un terzo di quella gridata dal Codacons e meno della metà di quella citata da altre associazioni di categoria.
 
 
 
 

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Anziani non autosufficienti: vittime ignorate dalla politica

Precedente

Il Punto

Successivo

Migranti: quanti nel cimitero del Mediterraneo?

  1. Simone

    Peraltro l’aumento effettivo è anche minore dell’1%: [(1,22 /1,21)-1] = 0,83%.
    Resta il fatto che se non si inizia contestualmente ad alleggerire la pressione IRPEF e/o altro difficilmente si potrà sperare in una imminente ripresa dell’occupazione.

  2. Serafino

    Detta in altri termini, l’aumento dell’IVA fa aumentare l’incidenza di tale imposta sul
    reddito disponibile delle famiglie. Per il Veneto si passa dal 15,63% al 16,10% (+0,47 p.p.), con uno scostamento di +0,82 p.p. per i nuclei familiari situati nel
    primo decile e di +0,16 p.p. per le famiglie inserite nel decile più ricco.

  3. Andrea Ricca

    Non sono convinto sia sensato ragionare così: il dato di partenza è quanto le famiglie hanno speso mensilmente data l’Iva al 21%, su cui poi il Professor Daveri calcola l’1% del 41%, ottenendo così quanto il governo otterrebbe se chiedesse un punto percentuale in più di IVA sulla spesa passata, non cosa accadrà con un aumento dell’1% della tassa!
    Diciamo che questo calcolo potrebbe essere una stima del costo dell’aumento, se le decisioni di consumo della popolazione si mantenessero uguali, cosa che non è assolutamente detta, anzi!
    Probabilmente le famiglie consumeranno meno, determinando quindi un minor consumo per risparmiare quell’extragettito allo stato e mantenere immutata la spesa, ad esempio, con effetti negativi sia per la produzione, che per le famiglie, che per i bilanci pubblici.
    Ma magari mi sbaglio, eh, sono pronto ad essere convinto del contrario! 🙂

  4. Vincenzo

    Sono molto stupito dell’approssimazione di questo ragionamento . Come già sottolineato si ignora in sostanza l’effetto sostituzione (se aumenta l’aliquota si riduce il consumo) oltre a fenomeni di traslazione che al momento non possono essere stimati in assenza di informazioni sull’elasticità della domanda. In pratica la stima presentata vale solo in presenza di domanda perfettamente rigida o di perfetta traslazione all’indietro dell’imposta…cioè in sostanza bisogna assumere che l’aumento di imposta o non vari assolutamente i prezzi finali di vendita, oppure pur aumentando i prezzi non modifica di una virgola le quantità domandate……forse è meglio aspettare qualche mese e dire cose un pò più ragionevoli..?

  5. Zorry Kid

    Lasciamo perdere che tutta ciò ha l’aria di una discussione accademica sul composto chimico più efficace nelle camere a gas, lasciamo perdere anche che si continua a colpire tutti, ma non i ricchi (vogliamo parlare della ridicola tassa sulle transazioni finanziarie?), ma 130 euro sono comunque 130 euro: per qualcuno magari sono argent de poche, ma per me rappresentano l’11% del mio stipendio…!

  6. Asdrubale

    Aumentando l’IVA, aumenta anche la convenienza all’evasione fiscale mediante omessa fatturazione. Quindi, è possibile che la riduzione dei consumi e l’incremento dell’evasione compensino l’aumento di un punto percentuale. Risultato, quindi, nullo per il gettito fiscale.
    Vedasi analogo risultato dell’incremento della tassa sulle barche e sulle auto di grossa cilindrata: sono stati un fallimento dei burocrati che gestiscono il gettito fiscale, che non hanno applicato i rudimento della scienza delle finanze.

  7. Enrico

    Scusate, ma anche ipotizzando un aumento di 349 Euro / anno (è all’anno vero?), stiamo parlando di 1euro/giorno grosso modo…se questo mi crea un problema reale
    (cioè non sono in grado di rimodulare le mie spese per fare fronte a questo, es.: 1 caffè in meno al giorno), beh allora forse ho qualche problema in più e non sarà certo un mancato aumento iva a tenermi a galla.
    Non riesco a capire perchè si fa tutto questo rumore sull’iva e poi non si parla mai di inflazione, quella si che colpisce tutti ed in modo maggiore rispetto all’iva (e senza soluzione di continuità)

  8. Luca R.M.

    Tralasciando l’elasticità della domanda, in ogni caso l’aumento dell’aliquota dal 21 al 22% impatta sul prezzo non per l’1% ma per lo 0.82% per cui la formula corretta è:
    0.0082 * 0,41 * 2419 * 12 = 98 € (e non 114)

  9. bstucc

    Se l’aumento dell’IVA grava “solo” pe un centinaio di euro, che ci guadagna lo Stato? Allora perché aumentarla, per così poco? E quel poco verrà probabilmento assorbito dall’evasione, ora ancora più appetibile.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén