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  1. gcf Rispondi
    Il professor Liebman parla di cose che non conosce abbastanza quando dice che non sarà la chimica ad avvicinarci al mondo reale. Ebbene io sono laureato in chimica industriale e in giurisprudenza con laurea magistrale quinquennale. Mi spiega il professore perchè due mesi dopo la mia laurea in chimica quinquennale sono stato abilitato alla professione di chimico senza ulteriori tirocinii e adesso dopo cinque anni di giurisprudenza sono obbligato a 18 mesi di tirocinio e poi a un esame di stato fatto a posto per respingere la maggior parte di chi vi partecipa? La risposta è semplice: la laurea in chimica è basata sul superamento di esami teorici ma anche di tanti laboratori i quali addestrano immediatamente alla pratica stessa che si applicherà nella professione di chimico e, quindi, l'abilitazione è rilasciata di conseguenza. In giurisprudenza invece si imparano a memoria libri di cui non viene mai sperimentata l'applicazione e questo è voluto che sia così dai baroni universitari troppo occupati a far soldi con i loro clienti piuttosto che a insegnare. Leggo che il professor Liebman è docente di diritto del lavoro, ma, poichè il sottoscritto ha fatto carriera come dirigente industriale in aziende chimiche e non, con il massimo rispetto gli vorrei chiedere: come fate a trattare cause di lavoro senza aver mai lavorato in un'azienda? Nel mio tirocinio legale che sto facendo all'età di 70 anni quando parlo con gli avvocati del lavoro delle questioni che trattano con tanta sicumera (e anche arroganza) dentro di me molte volte mi faccio questa domanda...
  2. luca Rispondi
    Aggiungo che il diritto è bene o male lo stesso dappertutto:le forme e le rubriche dei vari istituti, delle varie azioni, dei vari strumenti a disposizione delle parte cambiano ma la sostanza è che più o meno sempre la medesima! E mi permetto di dire che parlo per esperienza, basata su ricerche giuridiche in materia di diritto italiano, tedesco, francese, inglese, europeo, austriaco, statunitense (limitatamente al dir. doganale), coreano (limitatamente al dir. immobiliare).
  3. luca Rispondi
    A differenza di quel che pensa, sfortunatamente l'università è destinata a ridimensionarsi a breve. O a trasformarsi in un'istituzione volta a formare giovani immessi già dopo 2/3 anni nel mondo del lavoro, per curare nelle tappe successive la formazione executive. Il fatto è che sapere il diritto romano o la filosofia è quasi del tutto inutile, salvo non si voglia intraprendere un dottorato in bioetica o uno in storia. I problemi sorgono dalla complessità tecnologica e dalla sofisticazione raggiunta dalla società. In Italia le grandi idee(ologie) che rappresentavano le basi teoriche con cui la politica d'un tempo plasmava la ratio delle leggi sono in via di sostituzione da parte dei grandi indirizzi di politica europea, che talvolta poggiano su principi diversi da quelli cui siamo stati abituati. Fa da contraltare la maggior semplicità delle ricerca giuridica e una maggior formalizzazione delle forme (soprattutto a livello europeo per facilitare la comunicazione tra/con amministrazioni che usano linguaggi diversi). Perché il percorso dev'essere professionalizzante e non teorico? Perché nel primo caso si dispone da subito degli strumenti aggiornati per affrontare una realtà mutata. Nel caso dell'università, l'adattamento al cambiamento è troppo lento (anche alla Bocconi) e necessita d'essere poi integrato con nuovo studio volto a dimenticare metodi e contenuti antiquati instillati dalle cattedre.
  4. Avvocato Rispondi
    Certamente. Non si può auspicare un divario di formazione tra avvocato e giudice. Penso, però, che al fondo del pensiero di Enriques non ci fosse certo questa idea, ma quella di avere sia avvocato che giudice meno legati al clericalismo giuridico , e più rispettosi del substrato reale. Così, almeno, avevo pensato leggendo la parte finale dell'articolo.
  5. Francesco Salesia Rispondi
    L'analisi di Liebman e' ben condivisibile. Chi ha dimestichezza con il diritto internazionale e occasione di confronto con i colleghi che operano in sistemi di Common Law si rende conto della differenza " culturale"tra giuristi di formazione di Civil Law e quelli di Common Law. Tuttavia le questioni poste da Enriquez non sono affatto banali. Da una parte infatti è' indubitabile che il ns. sistema ( ma non è' questione di formazione di Civil o Common Law) sia troppo autoreferenziale e dimentichi che il diritto e' una sovrastruttura della società e non viceversa . Dall'altra l'accelerazione del mondo contemporaneo che privilegia la produttività del sistema giustizia in luogo della qualità e richiede un continuo aggiornamento delle regole induce a riflettere se nel bagaglio del giurista non sia più appropriata una preparazione specialistica "tour court"a scapito di una preparazione a carattere generale .