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  1. Emmanuele M. Cangianelli Rispondi
    Articolo che parte da presupposti corretti ma - forse perchè fa riferimento a fonti sì pubbliche, ma parziali - non mette a fuoco il vero problema: non l'offerta (già "rigidamente regolamentata" dal 2004 in poi!) ma la domanda. Sarebbe necessario che una parte delle ingenti risorse finanziarie ancora incassate dallo Stato fossero destinate non alla fiscalità generale ma - oltre che a finalità sociali come scopo principale - ad efficaci campagne di marketing pubblico ed a controlli effettivi sul territorio: non solo delle sale autorizzate (facile destinazione dei controllori) ma dell'ancora florido gioco illegale. Diversamente, i risultati comunque raggiunti in termini di controllo pubblico e di sicurezza del giocatore (per quanto "perditempoperdisoldi"...) potrebbero risultare vani. Ribadisco, comunque, l'esigenza di dotarsi di strumenti informativi validi e non del copia&incolla di studi americani: vendereste pizze in Italia basandovi su studi del mercato USA? Ma non mi pare che queste siano le politiche adottate recentemente dai governi in carica...
  2. Nino Rispondi
    L'impressione che ricavo quando vedo le persone che si avvicendano nei tabaccai e nei bar in attesa del colpo fortunato è che ... lo Stato si finanzi attraverso questa dipendenza, cioè mi sembra che per età e "divise" sociali, il giocatore medio è pensionato e quindi lo Stato si riprenda con la destra cio che elargisce con la sinistra. Si tratta di un impressione o costituisce il vero? Come si interviene su questa categoria? Lo Stato già si finanzia attraverso il fumo e l'alcool, vere piaghe sociali. Ma abbiamo una specie di istinto autodistruttivo in cui al singolo è concesso praticamente tutto a danno delle famiglie e dell'associazionismo?
    • Marcello Esposito Rispondi
      L'intuizione è corretta. Le fasce di popolazione più a rischio sono quelle psicologicamente o economicamente più fragili. Quindi, pensionati, disoccupati e giovani.
  3. Davide Roccati Rispondi
    Buongiorno, intanto complimenti per l'articolo. Vi chiedo però se sia possibile sapere come è stato calcolato (o meglio, stimato) il dato cittadino. Infatti, l'AAMS riporta come massimo livello di disaggregazione quello regionale. Grazie
    • Marcello Esposito Rispondi
      La fonte è costituita ad esempio dagli studi dell'associazione Libera. Comunque l'AAMS censisce tutti i punti "vendita" (disponibili sul suo sito), Quindi, se lo desidera ritengo che con una semplice richiesta all'AAMS sia possibile avere una disaggregazione del giocato a qualunque livello geografico-amministrativo.
  4. Davide Rispondi
    Mi chiedo se il gioco d'azzardo sia così conveniente alle casse dello stato o questa normativa sia solo di aiuto ai soliti amici... Se quei soldi venissero utilizzati semplicemente in consumi ci sarebbero introiti sotto varie forme (iva, imposte sul reddito etc.) e senza gli alti costi sociali connessi al gioco.
  5. Luca D'Antonio Rispondi
    e complimenti per il suo articolo lo trovo molto utile e interessante
    • Marcello Esposito Rispondi
      grazie
  6. Luca D'Antonio Rispondi
    Ogni volta che vedo spuntare l'ennesimo slot-negozio al posto di vecchi o storici esercizi commerciali nella città dove vivo, Firenze o in altre del sud, del nord, isole, a volte facendo scempio di pezzi di quartieri, c'é una sorta di angoscia che mi assale. E' semplicemente criminoso e direi malvagio aver legalizzato il gioco d'azzardo. Si stanno creando dei mostri, i nuovi zombies o peggio gente violenta sparsa in ogni dove che ti trovi a pochi metri fin dalla mattina al bar mentre fai colazione. Lo Stato, o ció che ne rimane, non puó permetterlo e non deve. I danni che questa truffa che é la politica all'italiana sta facendo al Paese, al nostro presente e al futuro dei nostri figli evidentemente non sono colti dalla maggior parte degli italiani - un popolo composto in larga parte di ignoranti che vorrebbero definirsi di destra- altrimenti la rivolta sarebbe scoppiata da tempo...