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La mia proposta per la maturità: alcune precisazioni

Ringrazio i lettori per i commenti fatti, nel complesso sono incoraggianti, con qualche eccezione, dovuta forse alla mia incompleta spiegazione della proposta.
Non intendevo sostenere che i problemi della scuola, che sono ben cosciente essere immani, potessero risolversi con l’unificazione nazionale della commissione di maturità. Sono quindi d’accordo con Chiara Fabbri, Pino, ed Antonio. Semplicemente ritengo che una delle critiche alla formula attuale dell’esame di maturità, e suppongo uno dei motivi che ha indotto il ministro Carrozza ad abolire tout court il bonus, è la difficile comparabilità tra esami sostenuti in scuole diverse, con commissioni di variabile severità. Senza dar colpa alle commissioni, valutare i membri di un gruppo relativamente alla performance del gruppo stesso fa parte della natura umana; una commissione nazionale, che corregge anonimamente può avere tanti difetti, ma non quello di rendere più facile ottenere 95 in una scuola piuttosto che un’altra.
Per quanto riguarda le prove Invalsi, ho l’impressione, forse sbagliata, che siano concepite come mezzo per valutare una scuola nel suo complesso, piuttosto che ogni studente individualmente, e che quindi se ne dovrebbe guardare il valore medio. Inoltre si tratterebbe di una forma piuttosto radicale di riforma dell’esame di fine scuola, che andrebbe valutata con più calma. Ripeto che la mia proposta non cambierebbe di una virgola le prove scritte, nè i criteri per la loro valutazione, semplicemente sostituirebbe a migliaia di commissioni ognuna con i suoi metodi di valutazione, una commissione singola e con criteri uniformi.
Per quanto riguarda la varietà di esami e di materie, il problema c’è anche nel Regno Unito. Il numero di materie in cui si può fare l’esame è elevatissimo, forse più che in Italia, e inoltre, all’interno di ogni materia ci sono sotto-programmi ministeriali che le scuole e/o gli studenti possono scegliere. Esistono sistemi che permettono la calibrazione tra materie, onde evitare che per esempio chi fa storia possa ottenere un voto alto con molto meno impegno di chi fa geografia, e che tengano conto dell’autoselezione degli studenti, per cui, nel Regno Unito, anno dopo anno i voti più alti sono ottenuti in “matematica avanzata”. Si veda qui.
Invece mi trovo in disaccordo sull’idea che si debba incentivare gli orali. Nel mondo moderno, lo si voglia o no, la scrittura conta più del parlare: Martin Luther King parlava a braccio, Obama legge (o recita) discorsi scritti e pronti. E, magari, se si dovessero fare meno interrogazioni a voce, potrebbero sorgere più club per i dibattiti.
Chiudo continuando a sostenere che la mia proposta porterebbe un risparmio di costi: è vero sì che bisogna pagare i correttori, ma anche chi partecipa alle commissioni di maturità viene pagato, e il tempo (il numero complessivo di ore-persona, contando vigilanza agli scritti, viaggi per i commissari esterni, ed orali) richiesto per una commissione nazionale è di gran lunga inferiore al tempo complessivo per le migliaia di commissioni attuali. Inoltre, almeno per alcuni aspetti quali la vigilanza, si tratta di tempo che non richiede elevata qualificazione professionale. Infine trasportare o scansire compiti costa meno e ha un impatto ambientale inferiore che far muovere tutti i commissari esterni nel sistema attuale.

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  1. michele

    Anche io non capisco tutto questa importanza data agli orali, in teoria se mi so esprimere negli scritti, automaticamente saprò esprimermi negli orali.

  2. Enrico

    Concordo con Michele.
    In effetti lo “scritto” obbliga ad esprimersi in modo chiaro e diretto, è facilmente contestabile in quanto resta e può essere analizzato anche successivamente per approfondimenti, dà meno adito a risposte verosimili.
    Per le materie scientifiche è insostituibile, in quanto molte materie non sono esprimibili oralmente se non facendo semplificazioni che nulla hanno a che vedere con la materia in sè (pensate alla matematica, per esprimerla oralmente o ripeto teoremi, passaggi, formule come un pappagallo oppure le spiego per come le vedo io, ma il bello “formule” è che sono tali comunque le si veda, quindi si introduce un elemento personale che nulla ha a che vedere con la conoscenza della materia e che è assurdo valutare)

  3. Alessandro Balestrino

    Sono in linea di massima d’accordo con le valutazioni di Gianni De Fraja, in particolare condivido la sua posizione sull’INVALSI, che mi sembra pensato per una valutazione statistica e non individuale. In particolare, se io studente so che la prova INVALSI mi viene valutata come un tema o una versione, allora sono incentivato anche a copiare se necessario pur di avere un voto sufficiente, il che falsa ovviamente la validita’ statistica del test. Sull’orale si puó discutere, ma non vedo la necessità di farne un uso eccessivo nelle valutazioni, io stesso privilegio lo scritto negli esami della mia materia (insegno Scienza dele finanze). Ma andrei oltre nella riforma dell’esame di maturita’, vorrei che fosse concepito più come una piattaforma per il futuro che una ricapitolazione del passato, che può esser fatta anche con gli scrutini. Quindi potrebbe esser consentito agli studenti di fare prove solo in materie che poi sono magari richieste nelle prove di ammissione ai corsi di laurea univeristari e così via (con qualche eccezione: italiano e matematica dovrebbero forse essere sostenute da tutti, di altre si può parlare, ad esempio vedo bene filosofia, ma è un parere mio). Certo questo richiederebbe una coordinazione molto maggiore fra unniversità e scuola, altro capitolo ampio e che non si può affrontare qui.

  4. ANA MARIA

    Buongiorno vorrei fare una domanda: i ragazzi che hanno già sostenuto SAT e ACT con anche i subjets dovrebbero comunque fare gli invalsi? Ritengo che i ns. ragazzi siano svantaggiati nella preparazione curricolare pre universitaria in quanto alla maturita i ns ragazzi portano 10 materie di pari preparazione e se desiderano studiare all ‘estero viene chiesto loro 95/100 + SAT + 2 SAT SUBJETS + IELTS /TOEFFL ;considerando che i risultati con i quali accedono sono oramai sopra i 700 punti per i SAT!!). Mentre il resto di Europa porta 3/4 materie alle loro maturita’. Così come e’ concepita ora e’ autodiscriminante verso l’Europa

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