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  1. Roberto Bianchi Rispondi
    Grazie innanzitutto delle vostre preziose riflessioni. Lavoro come docente in un centro di formazione professionale con allievi adolescenti e sto frequentando un master universitario su apprendimento, lavoro e sviluppo organizzativo. Il tema della relazione scuola-lavoro fa parte dell'esperienza pluriennale della "vituperata" formazione professionale regionale, che rappresenta, in realtà, un luogo straordinario di sperimentazione e di creatività didattico-pedagogica e di competenze sociali e relazionali. Che la professionalità esperta si acquisisca attraverso le pratiche reali contestualizzate dovrebbe essere assunto comune, cosa ovvia. E non può esistere apprendimento reale se non vengono coinvolte le sfere spaziali, fisiche, ambientali, emotive. La centralità del pensiero e della cognizione astratta, che peraltro non possono essere slegati dagli altri aspetti che ci caratterizzano come persone, ci ha portati a trascurare la valorizzazione di una pluralità di fattori, non ultima la molteplicità delle intelligenze. In particolare, la nostra tradizione culturale ci porta a stigmatizzare le intelligenze e le attività professionali di tipo pratico, dimenticando che il lavoro artigiano, ad esempio, richiede elevate capacità di pensiero e l'utilizzo coordinato di più tipologie di intelligenze. Forse parte del nostro mondo accademico trascura proprio le "evidenze più evidenti" della ricerca sul campo degli ultimi (ahimè) almeno vent'anni.