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Pensioni: la trasparenza d’oro

Resi pubblici gli importi delle pensioni d’oro, quello che continua a mancare è quanto i beneficiari di tali pensioni hanno effettivamente versato. Un’informazione essenziale per ridurre le pensioni troppo generose senza incorrere nella censura della Consulta. Devono infatti valere principi di equità sia redistributiva che intergenerazionale.
Quest’estate sono stati resi pubblici gli importi delle cosiddette pensioni d’oro, le dieci pensioni più generose erogate oggi dall’Inps. Sin qui avevamo solo una distribuzione dei pensionati per importo della pensione. Sapevamo, ad esempio, che ci sono 513.876 persone che ricevono un assegno superiore ai 3.000 euro mensili. Ma non sapevamo che ci siano persone che ricevono trattamenti superiori ai 90.000 euro al mese, più di 200 volte l’importo di una pensione sociale.
L’informazione che continua a mancare è quanto i beneficiari di pensioni di alto importo hanno versato nel corso della loro intera carriera lavorativa. In altre parole, bisogna rendere noti non solo i livelli delle pensioni d’oro, ma anche i rendimenti impliciti che sono stati concessi dal sistema previdenziale pubblico ai contributi versati da chi sarebbe poi diventato un pensionato d’oro e dai loro datori di lavoro.  Servirà questa informazione innanzitutto per evitare ulteriori censure della Consulta in nome della violazione di “diritti acquisiti”. Se non si rendono pubbliche queste informazioni sarà sempre possibile sostenere che, dopotutto, i beneficiari di queste prestazioni milionarie se le sono pagate coi loro contributi in anni di lavoro.
DIRITTI O REGALI ACQUISITI?
Ogni pensione calcolata in Italia con un metodo diverso da quello contributivo, quello che dalla fine del 2011 viene praticato a tutti i contributi previdenziali versati dai lavoratori italiani, attribuisce prestazioni superiori ai contributi versati in termini attuariali, con un regalo che è tanto più forte quanto più alte sono le retribuzioni finali dei lavoratori. Il sospetto è poi che non pochi dei pensionati d’oro abbiano potuto fruire di regimi speciali e ulteriori regali fatti per ragioni di consenso elettorale soprattutto negli anni 70 e 80, scaricandone i costi sui contribuenti futuri. Per esempio, sono noti i casi di forze armate in cui un rapido (e inefficiente) turnover ai vertici era probabilmente motivato dall’unico obiettivo di far maturate pensioni d’oro all’ombra del vecchio sistema retributivo. Più che di “diritti acquisiti” bisognerebbe perciò parlare di “regali acquisiti”, di piacevoli sorprese ottenute poco prima di andare in pensione. Questi stessi regali insostenibili hanno poi obbligato governi successivi a mutare più volte le regole previdenziali, allontanando la data di pensionamento o riducendo il livello delle pensioni future a chi magari era molto vicino all’andata in pensione. Perchè questi “diritti acquisiti” non sono stati tutelati mentre oggi si vorrebbero tutelare i “regali acquisiti” dei pensionati d’oro? E perchè viene ritenuto in linea coi principi costituzionali chiedere di più a “chi ha di più” come fa il nostro sistema tributario, ma non si può chiedere di più a “chi ha avuto di più”, in base a regole intrinsecamente insostenibili e tali dunque da imporre oneri o togliere diritti ad altri?
UN CONTRIBUTO DI EQUITÀ
Come già proponevamo su queste colonne, questi dati servirebbero a meglio calibrare gli interventi perequativi. Ad esempio, si dovrebbe intervenire sulle quiescenze di chi soddisfa due criteri: il primo è quello di ricevere un ammontare totale di pensioni (ci sono molte persone che percepiscono più di una pensione) al di sopra di una certa soglia; il secondo è quello di ottenere questo reddito prevalentemente da una pensione il cui rendimento implicito è molto elevato. Il primo criterio (quello che guarda all’ammontare complessivo delle pensioni) serve a tutelare il principio di equità redistributiva, sostenendo nella vecchiaia chi non ha accumulato abbastanza contributi. Il secondo criterio (quello che guarda alle pensioni in rapporto ai contributi versati) tutela l’equità intergenerazionale, chiedendo qualche sacrificio in più a chi ha avuto troppo dalle vecchie regole del sistema pensionistico. I risparmi così ottenuti potrebbero essere utilizzati per dotare il nostro paese di quegli strumenti di contrasto alla povertà assoluta che, unici in Europa assieme alla Grecia, tutt’ora non abbiamo, magari partendo da quelle fasce di età che sono state particolarmente colpite dalla crisi, come le generazioni coinvolte nella vicenda esodati o quelle travolte dall’esplosione della disoccupazione giovanile. E come potrebbe la Corte Costituzionale opporsi a un provvedimento che riduca queste pensioni d’oro per aiutare i lavoratori esodati? A quali “diritti acquisiti” potrebbe fare riferimento al cospetto di persone che hanno visto allontanarsi la pensione e accorciarsi il periodo di fruizione dei trattamenti di mobilità e che si vedrebbero negare un aiuto dalle decisioni della Consulta?
Pubblicare i rendimenti impliciti di ogni prestazione oggi erogata dal sistema pubblico rispetto ai contributi versati sarebbe una vera operazione di trasparenza sulle iniquità del nostro sistema previdenziale. Gli italiani hanno diritto, questo sì, di sapere quanto diversi sono stati sin qui i trattamenti pensionistici in rapporto a quanto versato dai lavoratori. Pubblicare questi dati (ad esempio sapere quante persone si sono viste riconoscere un rendimento del 50 per cento superiore a quello del contributivo) e spiegare come vengono calcolati servirebbe anche a rafforzare conoscenze finanziarie di base per chi deve costruirsi il proprio futuro previdenziale.
 

Leggi anche:  Pensioni, cosa non torna nella proposta dei sindacati

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35 commenti

  1. Silvestro De Falco

    Ottimo articolo.
    Una sola eccezione. I costi di questi regali non sono stati scaricati sui contribuenti futuri ma solo sugli iscritti all’INPS.
    Infatti, poiché il sistema si finanzia ancora con il metodo a ripartizione – i.e. si pagano le pensioni passate con i contributi previdenziali dei lavoratori attivi – sono esentati dal pagamento di fatto tutti coloro che non sono iscritti all’INPS, e.g. gli ordini professionali composti da circa 2 milioni di persone.

    • Stefano84

      In realtà il bilancio dell’INPS riceve 90 miliardi l’anno dalla fiscalità generale quindi già oggi non sarebbe in grado di autofinanziarsi con i contributi previdenziali dei lavoratori. Quindi i contribuenti futuri pagano eccome i regali del passato (e del presente, non dimentichiamo che i pensionati di oggi sono tutti RETRIBUTIVI!)

  2. Giuseppe Crocetta

    Mi permetto due appunti:
    1 – anche l’ esodato è stato un privilegiato.
    2 – l’equità redistributiva non la trovo corretta sui contributi previdenziali. Deve essere effettuata con la fiscalità generale (così come dovrebbe essere anche per le pensioni sociali). Se uno versa 10.000 euro di contributi al mese perchè – fortunato – ha un elevato reddito, gli deve essere restituita la somma sotto forma di pensione con il sistema contributivo. Non passiamo da un eccesso ad un altro; da regali acquisiti – come giustamente evidenziato nell’articolo – a confische arbitrarie. Se riteniamo corretto che ci sia un limite di importo sulle pensioni erogate, limitiamo i contributi previdenziali annui ad un determinato importo (e considerando che sui contributi previdenziali non si paga l’irpef, parte del contributo non versato sarà trattenuto proprio come tassa sul reddito).
    Grazie

  3. salvatore

    La gestione delle pensione è quanto di più delinquenziale che si possa avere. Diversità di trattamenti, aliquote e tempi, per categorie diverse. Il pensionato da 90.000 euro mese è un tizio che nell’ultimo su anno di lavora ha avuto lo stipendio quasi tripilcato (a memoria: da 1,6 milioni/anno a 3,7 milioni/anno) con calcolate anche le stock options ricevute.

  4. liliana

    il problema fondamentale dei pensionati è che non possono più avere un futuro per oggettivi limiti di età, al contrario dei giovani che hanno il tempo di provvedere con vari strumenti, magari con l’aiuto di parenti, vendendo una proprietà o altro, alla loro vecchiaia …il diritto acquisito va difeso per questo, i vecchi non possono avere ambizioni di futuro, i giovani sì, ci potrebbe essere una ripresa e loro la possono cogliere, come è successo nel dopoguerra…il boom economico dopo anni di crisi pesantissima ..nel futuro i vecchi invece muoiono o si ammalano

    • sandro.aa

      Il diritto acquisito va difeso … fino ad un certo punto. Se un pensionato ha versato poco dovrebbe ricevere poco, se riceve moltissimo occorre “ridurre” il trattamento non dico fino al poco a cui avrebbe diritto in base ai versamenti ma ad una cifra “equa” (ipotizziamo il doppio della pensione sociale). In base al suo principio un calciatore che al culmine della carriera riceve qualche milione all’anno dovrebbe continuare a riceverli per sempre (sicuramente con l’età non potrà più migliorare le sue prestazioni)

    • Francesco

      No mi spiace, ma non sono per niente d’accordo.. Ma perché dobbiamo noi ventenni (o i pochi di noi che lavorano) finanziare i vecchi che han fatto la bella vita e continuano a farla in pensione da 30 anni? Perché noi giovani dobbiamo fare riferimento alla pagehtta dei nonni per mettere da parti i risparmi per la pensione (se mai ci andremo)? Perché questi “nonni d’oro” che continuano a ricevere piú di quello che hanno versato non possono vendere loro qualche casa (di solito ne hanno tante) per permettersi una pensione lunga e “decorosa” e fior fior di badanti? Certo, se si ha la fortuna di avere un nonno d’oro prima o poi le case arrivano, ma cosí le disuguaglianze aumentano.. in ogni caso noi vogliamo guadagnare, vivere e avere figli ora! O dobbiamo aspettare i 40 anni quando abbiamo uno stipendio decente e forse ormai é tutto troppo tardi?

    • Silvestro De Falco

      Cara Signora,
      lei ha perfettamente ragione. Infatti il subdolo sistema di trasferire il costo della passata generosità sulle prossime generazioni – mediante la sostituzione di debito costoso (le pensioni retributive) con debito creato con un prestito forzoso a basso costo (mediante elevati contributi previdenziali delle giovani generazioni remunerati a tassi inferiori a quelli di mercato) – farà ritrovare molti con un’amara sorpresa quando sarà troppo tardi, quando saranno troppo vecchi per potersi rifare. Gli economisti finalmente stanno cominciando a capire i meccanismi della previdenza, come dimostrato da questo articolo, e forse un giorno capiranno anche le distorsioni del contributivo all’italiana. Poi, una volta che avranno il quadro della situazione, vedremo se avranno il coraggio “di dare l’allarme”, come dovrebbero fare i veri intellettuali. But don’t raise your hopes too high.

    • jeriko

      Non sono d’accordo sul commento di Liliana; la mancanza di prospettive, se vere, non possono giustificare i “regali acquisiti”. Anche perchè i provvedimenti suggeriti assumono che i giovani facciano sostanzialmente riferimento al patrimonio di famiglia, accumulato anche con i trattamenti pensionistici favorevoli. Un po’ polemicamente vorrei aggiungere che per le nuove generazioni, il problema è acuisire proprietà più che venderle.

  5. Luciano Pontiroli

    L’argomentazione non convince. Chi ha visto modificare le proprie aspettative prima di essere collocato in quiescenza non aveva ancora maturato un diritto perfetto e poteva provvedere a costituirsi una pensione integrativa per tempo; qui si propone un parziale esproprio del reddito di chi è stato collocato in quiescenza nel rispetto delle leggi in vigore in quel momento e che non ha scelta se non subire in silenzio tale prospettiva o impugnare i provvedimenti che la attuassero. Le dimensioni del contenzioso che ne verrà sarebbero tali da affossare il sistema giudiziario.

  6. Luigi Di Porto

    Condivido al 100% e penso che non ci sia altra via di uscita per il nostro sistema pensionistico che un’applicazione generalizzata del metodo contributivo, che dovrebbe tener conto dei contributi effettivamente versati, con esclusione di maternità e servizio militare.
    L’unico punto su cui andrei cauto è quello dell’equità redistributiva, nel senso che anche in quel caso andrei al ricalcolo della pensione con il contributivo salvo prevedere, a carico della fiscalità e non della previdenza, adeguamenti nel caso di effettiva necessità evitando di erogare somme agggiuntive a persone che abbiano certi livelli di patrimonio.

  7. gabriella

    @0c209f208af0c864494d61373ea358db:disqus Si parla di pensioni 200 volte superiori la pensione sociale! Ricordo il caso del dirigente della regione Sicilia, Felice Crosta, andato in pensione con oltre 40.000 euro mensili. Aveva ricevuto una nomina ad hoc dal governatore Cuffaro (ora in carcere) poco prima di andare in pensione e potere godere di tale esorbitante (ed illogico) privilegio. Si è visto dimezzare la pensione da 40.000 euro mensili a (poverino!) solo 20.000 euro da una sentenza della Cassazione. Quanti Felice Crosta abbiamo in Italia? Io lo vorrei sapere. Inoltre anche i vecchi possono avere ambizioni la prima: lasciare ai giovani un mondo migliore. Personaggi alla Felice Crosta lasciano in eredità vergogne sociali, pianificate da vecchi egoisti, senza lungimiranza. Il boom economico è stato il risultato di lavoro, rinunce e migrazioni di tanti vecchi che hanno operato perchè i giovani non potessero mai più temere la fame e la paura. Quelli sì che erano vecchi, padri saggi a cui i vecchi di oggi, paladini dei diritti acquisitì, dovrebbero ispisrarsi.

  8. Marilena Paoletti

    E cosa ne pensa delle migliaia di pensionati-baby che senza averla maturata prenderanno per moltissimi anni una pensione che,anche se piccola,assolutamente non meritano ?

  9. Stefano84

    @Liliana Capisco il suo ragionamento, tuttavia:
    1) Il boom economico c’è già stato e le condizioni strutturali della ns economia escludono che ce ne possano essere altri in futuro, ergo i giovani vivranno sempre in un mondo meno dorato dei loro genitori e nonni.
    2) Ricordo peraltro che quel mondo dorato non era dovuto essenzialmenbte a condizioni esterne favorevoli o a una maggiore propensione al lavoro delle persone. Quel benessere, soprattutto dagli anni ’70 in poi, è stato garantito dalla spesa pubblica, salvataggi di stato, ammortizzatori vari e da manovre-palliativo come le svalutazioni. Si è in altre parole regalato tutto a chi c’era scaricando l’onere su chi era bambino o doveva ancora nascere.
    3)Trovo anche assurdo pensare che i giovani possano riscattarsi contando sul patrimonio dei parenti (vendere qualche proprietà diceva lei) perchè questo è tipico di un paese con regole feudali. In quel modo le opportunità saranno sempre e solo riservate ai figli dei ricchi e non a chi è maggiormente meritevole che magari non viene da una famiglia agiata con proprietà da vendere. Questo sarà sempre il paese che non dà opportunità a capaci e meritevoli mentre le dà soltanto ai figli di chi si è potuto arricchire indebitamente negli anni d’oro.
    4) L’unica soluzione equa è il CONTRIBUTIVO PER TUTTI, non solo per quelli che devono ancora andare in pensione, impedendo che ancora oggi i giovani che guadagnano 1000 euro al mese debbano essere massacrati per mantenere le ricche pensioni retributive di gente che sta in pensione da 40 anni o le pensioni sociali di chi ha evaso le tasse tutta la vita.
    cordialmente

  10. bruno

    Le baby pensioni sono costate finora circa 160 miliardi di euro.

  11. Roberto Portoghesi

    Continuate a fare tantissimi ragionamenti, alcuni li trovo corretti e altri no, che non tengono conto di un piccolissimo particolare. Quando si parla a sproposito di diritti acquisiti non si tiene conto che tutti coloro che hanno usufruito del sistema retributivo, bisognerebbe spiegare bene come funziona, hanno programmato la propria vita sulla base di entrate legittimate da leggi e che chi è in pensione o chi ci dovrà andare a breve non è più in grado di potersi organizzare. Tutto si può fare e cambiare, mi permetto di sottolineare che dal maggio 2010 al dicembre 2011, 17 mesi, si sono fatte 4 riforme pensionistiche, tutte susseguenti a quella del 2004 che ha di fatto creato il fenomeno giuridico degli esodati. Insomma il sistema previdenziale, che andrebbe aggiornato con cadenza per lo meno quinquennale, non può essere modificato con l’ottica di breve periodo quando è intrinsecamente costruito in ottica di lungo. Di storture poi ce ne sono tante e la prima che mi viene in mente è la separazione tra assistenza e previdenza. Mi fermo qui per carità di patria, ma Boeri tutto questo e tanto altro lo conosce molto bene. Per sua opportuna conoscenza al 31 12 1995, il sottoscritto vantava già allora 22 anni di contributi.
    saluti

  12. Roberto Portoghesi

    Condivido anche la punteggiatura.

  13. Silvestro De Falco

    84 miliardi per la precisione, ma solo 27 vanno a coprire le pensioni mentre i rimanenti 54 vanno per prestazioni temporanee economiche, indennità accompagnamento, invalidi civili ecc. Gli altri 151 miliardi per le pensioni sono pagate con le entrate contributive che, ripeto, sono finanziate solo dagli iscritti all’INPS. Quindi, di fatto sono questi ultimi che si fanno carico dei regali passati in cambio di magre prospettive, nonostante tassi di contribuzione (dal 21 al 33% per quello che in effetti è solo il primo pilastro di un piano pensionistico ideale) che in altri paesi sarebbero più che sufficienti a costruirsi una pensione decente (Svizzera 24% fra primo e secondo pilastro).

  14. Giuseppe 42

    siamo ancora pochi ma io sono in pensione da 6 anni (ne ho 71) con il
    contributivo pieno in base a contributi versati a partire appunto dal
    ’96 al 2009 (87.000,00 circa per 5.750,00 di pensione annua).
    Col
    retributivo non avrei avuto diritto al trattamento pensionistico per
    non aver raggiunto il periodo contributivo necessario, ma in base al
    medesimo monte retribuzioni avrei teoricamente avuto diritto a un trattamento di 24.000,00 euro (lordi) annui. Le cifre sono più chiare di qualsiasi racconto.

  15. Edmondo Denemicis

    Ci sono diversi ragionamenti da fare.
    1- il sistema pensionistico statale “premia” la famiglia e penalizza i singles. A parità di posizione contributiva la persona coniugata garantisce una pensione anche al/alla coniuge nel caso di decesso il cui ammontare è indipendente dall’età del coniuge superstite, il single, pur percependo lo stesso trattamento economico non provoca questo tipo di esborso da parte dell’ente. La pensione erogata, fatti salvi i figli minori che studiano, pert una questione di giustiziadovrebbe tenere conto di questo.
    2- il sistema pensionistico statale “gioca d’azzardo” nel senso che i contributi versati, nel caso di morte prematura vanno persi fatto salvo il caso di pensioni di reversibilità. Molto più equo il sistema privato in cui se muore il titolare, gli eredi hanno diritto ad avere quanto versato.
    3- il sistema pensionistico statale sembra essere di tipo sovietico vecchio stile e che solo in parte e timidamente tenta di uscire da questo modo di operare. Se viene accordata una pensione di z€ in seguito a x anni di contribuzione con y anni di età e z€ di contributi versati, perchè non posso avere una pensione di (z1)€ con x-a anni di contribuzione e conseguentemente all’età di (x-a) anni e con (z-b)€ contributi versati se ritengo che l’ammontare z1 della pensione sia sufficiente per me per vivere ?
    E’ demenziale, ci potrebbe essere gente che si ritira dal lavboro con una pensione più bassa ma contemporaneamente illoro posto è preso da un giovane che si paga la sua pensione.

  16. Emilio L.

    Il fatto che, progressivamente, il paese si sia ritrovato a vivere “al di sopra delle proprie possibilità”, non dipende “automaticamente” dal livello raggiunto dalla spesa interna e neppure dall’entità, in sè, della quota intermediata dallo Stato, il cui ruolo è anzi è essenziale per riuscire a coordinare le risorse di un paese e focalizzarle su obiettivi di rilevanza strategica.
    Il nodo vero è la qualità di quella spesa: in uno scenario in cui nuovi paesi emergenti si sono affacciati sul mercato mondiale per reclamare lavoro e reddito, una parte troppo esigua della spesa è stata investita per rinnovare le basi della competitività del nostro paese ed il suo modello di sviluppo.
    La Politica ha preferito invece tirare a campare, cercando di non mettere in discussione il consenso legato ai trasferimenti che categorie sociali e pontentati locali sono abituati a ricevere dallo Stato.
    A tale proprosito, la cristallizzazione dei “diritti acquisiti” pensionistici rappresenta il risultato più eclatante e perverso della nostra democrazia “bloccata”: nel periodo 1989-2010, la copertura dei disavanzi previdenzali di natura non dichiratamente assistenziale ha assorbito entrate fiscali nell’ordine dei 660 miliardi (http://marionetteallariscossa.blogspot.it/2013/04/lavoratori-schiacciati-dalle-pensioni.html)
    Un gigantesco “inganno collettivo” che ha alimentato i consumi al tempo presente drenando le risorse che sarebbero dovute essere investite nella modernizzazione del Paese e nella competitività del suo sistema produttivo, in modo da “attrezzarlo” a reggere l’urto della globalizzazione … e che oggi opprime lavoratori e imprese con un carico di tasse e contributi sociali che ha pochi eguali al mondo …
    Un cordiale saluto
    Emilio L.

  17. malco

    Viene spesso suggerito di ricalcolare con il metodo contributivo le vecchie pensioni erogate con il sistema retributivo.
    Però ho letto da qualche parte che il ricalcolo sarebbe possibile solamente sui contributi versati dal 1974 in poi, sembra a causa di una strana indisponibilità di dati.
    E’ vero?

  18. Bruno Cipolla

    ” poteva provvedere a costituirsi una pensione integrativa per tempo”
    Probabilmente chi poteva costituirsi una pensione integrativa, se non ha scialato ha le risorse (il capitale che NON ha investito per l’integrativa) per integrare la propria pensione.

    • Luciano Pontiroli

      Egregio signor Cipolla, ad una certa età mi sembra difficile costruirsi una pensione integrativa di quella decurtata secondo i suggerimenti dell’articolo: si rischia di conferire ad una compagnia assicurativa o un fondo pensioni una somma molto maggiore del rendimento atteso. Naturalmente, ammesso che tale capitale non sia già stato trasferito ai figli o a qualche charity, confidando nel reddito da pensione.

  19. Bruno Cipolla

    Qualcuno ha calcolato quanto ridurrebbe la spesa pensionistica un contributivo retroattivo per tutti e una revisione degli importi basata anche sul patrimonio disponibile del pensionato? ?

  20. malco

    a Bruno Cipolla:
    sarebbe davvero interessante conoscere la riduzione di spesa pensionistica ottenibile dal contributivo generalizzato, ammesso che l’INPS abbia tutti i dati necessari.
    La revisione delle pensioni basata invece sul patrimonio disponibile del pensionato è senz’altro al momento impossibile per mancanza dei dati, ed è inoltre più simile ad un esproprio.

  21. Paolo Tonegutti

    La censura della Consulta si può superare semplicemente estendendo la tassa di solidarietà sulle pensioni d’oro (e d’argento secondo le intenzioni del Ministro del Lavoro) anche agli stipendi d’oro, rendendo più equo l’attuale squilibrio fra operai,
    impiegati e dirigenti.

  22. DDPP53

    Pensioni:
    a)
    Soppressione immediata delle pensioni di reversibilità lasciandole solo ai casi nei quali il coniuge superstite non ha mezzi finanziari propri;
    b)
    Ricalcolo delle pensioni retributive secondo i criteri contributivi (partendo da quelle più alte). Quindi NON riconoscere incrementi sino a che il calcolo retributivo equivarrà a quello contributivo. Per ridurre lo stock di debito pensionistico si dovrebbe fissare un limite massimo tra la pensione percepita e quella derivante dal calcolo contributivo e applicare trattenute (di solidarietà!) partendo da scaglioni progressivi ogni 500 euro o in base ad un differenziale percentuale. Ad esempio: Percepisco Euro 1.500, ma avrei maturato una pensione di soli 600 euro, applico un alta percentuale di riduzione. Altro esempio: Percepisco 5000 euro, ma avrei maturato una pensione di 4100, applico una riduzione più ridotta:
    c)
    Prosciugare rapidamente tutta quella palude di pensioni “assistenziali” riconosciute a italiani non residenti (argentini e altri vari) ed eliminare i casi di ricongiunzione famigliare di cittadini stranieri sul suolo italiano.

    • Paolo Tonegutti

      All’anonimo DDPP53
      Perchè non effettuare un analogo criterio redistributivo anche agli
      stipendi d’oro,adottanto un criterio meritocratico e non politico di
      raccomandazione ?
      L’equità non può riguardare solamente i pensionati.

      • DDPP53

        Certo, sono d’accordo.
        Definiamo prima gli ambiti: Pubblico, Privato o Pubblico e Privato?
        Professionalmente in questi mesi sto definendo la policy meritocratica per una grossa società dell’energia. I problemi sono molteplici: quelli tecnici sono complessi ma superabili. Quelli legali e sindacali si presentano di soluzione più articolata e richiederanno un periodo più lungo, ma accettabile.
        Calando la mia esperienza, avvenuta esclusivamente nell’impresa privata, nell’ambito della pubblico amministrazione (per quanto conosco dei contratti del settore) proporrei di concentrarsi su alcuni punti, sicuramente non esaustivi, ma a mio avviso “pesanti”:
        Trattamenti economici della dirigenza pubblica (diretti ed accessori);
        Differenza di trattamento tra le varie dirigenze (soprattutto Giudici, Organi Costituzionali) che hanno definito dei target da raggiungere per tutte le altre dirigenze;
        Trattamenti accessori del personale (Tickets, rimborsi spese, premi di rendimento, anzianità, ecc);
        Mancanza di Ispettorati (od organismi) di controllo delle prestazioni e laloro accontability.
        Se vuole in questo blog possiamo approfondire l’argomento.

  23. flavio

    Qualificare indistintamente come pensioni d’oro le pensioni le 513.000 pensioni superiori a 3.000€ mensili senza specificare che trattasi di importo al lordo delle imposte non è una buona informazione. Non sarebbe poi di secondaria importanza ricordare che in sede di calcolo delle pensioni con il metodo retributivo il
    coefficiente del 2% per anno di contribuzione si riduce per scaglioni
    di retribuzione pensionabile sino allo 0,90% quando tale retribuzione
    supera (nel 2011) gli 81.779€ e ciò alfine di un doveroso contributo di
    solidarietà che diventa più consistente se si considera che su tali retribuzioni i contributi sono stati versati senza un massimale come invece avviene con il sistema contributivo( 98.000€ ca.)
    Stranamente i calcoli della Prof.a Elsa Fornero e del Cerp per quantificare i
    premi del sistema retributivo su quello contributivo si incentrano su retribuzioni
    pensionabili di 30.000€ e cioè liquidate con il coefficiente del 2%.
    Rimane ferma la necessità di conoscere i contributi realmente versati, ma ciò non si deve limitare ai casi delle pensioni d’oro dei generali, ma deve coinvolgere anche le pensioni erogate negli anni ’80 dopo 14 anni , sei mesi e 1 giorno a soggetti che solo dopo il 2000 hanno raggiunto l’età della pensione di vecchiaia: 500.000 soggetti secondo i calcoli del centro studi della Confartigianato!

  24. DDPP53

    Per gli appartenenti alle Forze dell’ordine il regime era ancora più favorevole rispetto ai 14 anni 6 mesi ed 1 giorno..
    Faccio anche notare che per le forze armate esiste una norma per la quale al momento della pensione viene attribuito il grado più elevato rispetto a quello di servizio. Su questa “nuova retribuzione” viene calcolata la pensione. Di questo ne è stato discusso in parlamento durante il Regime Monti e (tutti d’accordo) decisero di soprassedere.

  25. scarpa60

    Caro Tito, ho sempre sostenuto apertamente questa tua teoria. Ora che sei ai vertici dell’INPS, fallo subito

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