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  1. scarpa60 Rispondi
    Caro Tito, ho sempre sostenuto apertamente questa tua teoria. Ora che sei ai vertici dell'INPS, fallo subito
  2. DDPP53 Rispondi
    Per gli appartenenti alle Forze dell'ordine il regime era ancora più favorevole rispetto ai 14 anni 6 mesi ed 1 giorno.. Faccio anche notare che per le forze armate esiste una norma per la quale al momento della pensione viene attribuito il grado più elevato rispetto a quello di servizio. Su questa "nuova retribuzione" viene calcolata la pensione. Di questo ne è stato discusso in parlamento durante il Regime Monti e (tutti d'accordo) decisero di soprassedere.
  3. flavio Rispondi
    Qualificare indistintamente come pensioni d'oro le pensioni le 513.000 pensioni superiori a 3.000€ mensili senza specificare che trattasi di importo al lordo delle imposte non è una buona informazione. Non sarebbe poi di secondaria importanza ricordare che in sede di calcolo delle pensioni con il metodo retributivo il coefficiente del 2% per anno di contribuzione si riduce per scaglioni di retribuzione pensionabile sino allo 0,90% quando tale retribuzione supera (nel 2011) gli 81.779€ e ciò alfine di un doveroso contributo di solidarietà che diventa più consistente se si considera che su tali retribuzioni i contributi sono stati versati senza un massimale come invece avviene con il sistema contributivo( 98.000€ ca.) Stranamente i calcoli della Prof.a Elsa Fornero e del Cerp per quantificare i premi del sistema retributivo su quello contributivo si incentrano su retribuzioni pensionabili di 30.000€ e cioè liquidate con il coefficiente del 2%. Rimane ferma la necessità di conoscere i contributi realmente versati, ma ciò non si deve limitare ai casi delle pensioni d'oro dei generali, ma deve coinvolgere anche le pensioni erogate negli anni '80 dopo 14 anni , sei mesi e 1 giorno a soggetti che solo dopo il 2000 hanno raggiunto l'età della pensione di vecchiaia: 500.000 soggetti secondo i calcoli del centro studi della Confartigianato!
  4. DDPP53 Rispondi
    Pensioni: a) Soppressione immediata delle pensioni di reversibilità lasciandole solo ai casi nei quali il coniuge superstite non ha mezzi finanziari propri; b) Ricalcolo delle pensioni retributive secondo i criteri contributivi (partendo da quelle più alte). Quindi NON riconoscere incrementi sino a che il calcolo retributivo equivarrà a quello contributivo. Per ridurre lo stock di debito pensionistico si dovrebbe fissare un limite massimo tra la pensione percepita e quella derivante dal calcolo contributivo e applicare trattenute (di solidarietà!) partendo da scaglioni progressivi ogni 500 euro o in base ad un differenziale percentuale. Ad esempio: Percepisco Euro 1.500, ma avrei maturato una pensione di soli 600 euro, applico un alta percentuale di riduzione. Altro esempio: Percepisco 5000 euro, ma avrei maturato una pensione di 4100, applico una riduzione più ridotta: c) Prosciugare rapidamente tutta quella palude di pensioni “assistenziali” riconosciute a italiani non residenti (argentini e altri vari) ed eliminare i casi di ricongiunzione famigliare di cittadini stranieri sul suolo italiano.
    • Paolo Tonegutti Rispondi
      All'anonimo DDPP53 Perchè non effettuare un analogo criterio redistributivo anche agli stipendi d'oro,adottanto un criterio meritocratico e non politico di raccomandazione ? L'equità non può riguardare solamente i pensionati.
      • DDPP53 Rispondi
        Certo, sono d'accordo. Definiamo prima gli ambiti: Pubblico, Privato o Pubblico e Privato? Professionalmente in questi mesi sto definendo la policy meritocratica per una grossa società dell'energia. I problemi sono molteplici: quelli tecnici sono complessi ma superabili. Quelli legali e sindacali si presentano di soluzione più articolata e richiederanno un periodo più lungo, ma accettabile. Calando la mia esperienza, avvenuta esclusivamente nell'impresa privata, nell'ambito della pubblico amministrazione (per quanto conosco dei contratti del settore) proporrei di concentrarsi su alcuni punti, sicuramente non esaustivi, ma a mio avviso "pesanti": Trattamenti economici della dirigenza pubblica (diretti ed accessori); Differenza di trattamento tra le varie dirigenze (soprattutto Giudici, Organi Costituzionali) che hanno definito dei target da raggiungere per tutte le altre dirigenze; Trattamenti accessori del personale (Tickets, rimborsi spese, premi di rendimento, anzianità, ecc); Mancanza di Ispettorati (od organismi) di controllo delle prestazioni e laloro accontability. Se vuole in questo blog possiamo approfondire l'argomento.
  5. Paolo Tonegutti Rispondi
    La censura della Consulta si può superare semplicemente estendendo la tassa di solidarietà sulle pensioni d'oro (e d'argento secondo le intenzioni del Ministro del Lavoro) anche agli stipendi d'oro, rendendo più equo l'attuale squilibrio fra operai, impiegati e dirigenti.
  6. malco Rispondi
    a Bruno Cipolla: sarebbe davvero interessante conoscere la riduzione di spesa pensionistica ottenibile dal contributivo generalizzato, ammesso che l'INPS abbia tutti i dati necessari. La revisione delle pensioni basata invece sul patrimonio disponibile del pensionato è senz'altro al momento impossibile per mancanza dei dati, ed è inoltre più simile ad un esproprio.
  7. Bruno Cipolla Rispondi
    Qualcuno ha calcolato quanto ridurrebbe la spesa pensionistica un contributivo retroattivo per tutti e una revisione degli importi basata anche sul patrimonio disponibile del pensionato? ?
  8. Bruno Cipolla Rispondi
    " poteva provvedere a costituirsi una pensione integrativa per tempo" Probabilmente chi poteva costituirsi una pensione integrativa, se non ha scialato ha le risorse (il capitale che NON ha investito per l'integrativa) per integrare la propria pensione.
    • Luciano Pontiroli Rispondi
      Egregio signor Cipolla, ad una certa età mi sembra difficile costruirsi una pensione integrativa di quella decurtata secondo i suggerimenti dell'articolo: si rischia di conferire ad una compagnia assicurativa o un fondo pensioni una somma molto maggiore del rendimento atteso. Naturalmente, ammesso che tale capitale non sia già stato trasferito ai figli o a qualche charity, confidando nel reddito da pensione.
  9. malco Rispondi
    Viene spesso suggerito di ricalcolare con il metodo contributivo le vecchie pensioni erogate con il sistema retributivo. Però ho letto da qualche parte che il ricalcolo sarebbe possibile solamente sui contributi versati dal 1974 in poi, sembra a causa di una strana indisponibilità di dati. E' vero?
  10. Emilio L. Rispondi
    Il fatto che, progressivamente, il paese si sia ritrovato a vivere "al di sopra delle proprie possibilità", non dipende "automaticamente" dal livello raggiunto dalla spesa interna e neppure dall'entità, in sè, della quota intermediata dallo Stato, il cui ruolo è anzi è essenziale per riuscire a coordinare le risorse di un paese e focalizzarle su obiettivi di rilevanza strategica. Il nodo vero è la qualità di quella spesa: in uno scenario in cui nuovi paesi emergenti si sono affacciati sul mercato mondiale per reclamare lavoro e reddito, una parte troppo esigua della spesa è stata investita per rinnovare le basi della competitività del nostro paese ed il suo modello di sviluppo. La Politica ha preferito invece tirare a campare, cercando di non mettere in discussione il consenso legato ai trasferimenti che categorie sociali e pontentati locali sono abituati a ricevere dallo Stato. A tale proprosito, la cristallizzazione dei "diritti acquisiti" pensionistici rappresenta il risultato più eclatante e perverso della nostra democrazia "bloccata": nel periodo 1989-2010, la copertura dei disavanzi previdenzali di natura non dichiratamente assistenziale ha assorbito entrate fiscali nell'ordine dei 660 miliardi (http://marionetteallariscossa.blogspot.it/2013/04/lavoratori-schiacciati-dalle-pensioni.html) Un gigantesco "inganno collettivo" che ha alimentato i consumi al tempo presente drenando le risorse che sarebbero dovute essere investite nella modernizzazione del Paese e nella competitività del suo sistema produttivo, in modo da "attrezzarlo" a reggere l'urto della globalizzazione ... e che oggi opprime lavoratori e imprese con un carico di tasse e contributi sociali che ha pochi eguali al mondo ... Un cordiale saluto Emilio L.
  11. Edmondo Denemicis Rispondi
    Ci sono diversi ragionamenti da fare. 1- il sistema pensionistico statale "premia" la famiglia e penalizza i singles. A parità di posizione contributiva la persona coniugata garantisce una pensione anche al/alla coniuge nel caso di decesso il cui ammontare è indipendente dall'età del coniuge superstite, il single, pur percependo lo stesso trattamento economico non provoca questo tipo di esborso da parte dell'ente. La pensione erogata, fatti salvi i figli minori che studiano, pert una questione di giustiziadovrebbe tenere conto di questo. 2- il sistema pensionistico statale "gioca d'azzardo" nel senso che i contributi versati, nel caso di morte prematura vanno persi fatto salvo il caso di pensioni di reversibilità. Molto più equo il sistema privato in cui se muore il titolare, gli eredi hanno diritto ad avere quanto versato. 3- il sistema pensionistico statale sembra essere di tipo sovietico vecchio stile e che solo in parte e timidamente tenta di uscire da questo modo di operare. Se viene accordata una pensione di z€ in seguito a x anni di contribuzione con y anni di età e z€ di contributi versati, perchè non posso avere una pensione di (z1)€ con x-a anni di contribuzione e conseguentemente all'età di (x-a) anni e con (z-b)€ contributi versati se ritengo che l'ammontare z1 della pensione sia sufficiente per me per vivere ? E' demenziale, ci potrebbe essere gente che si ritira dal lavboro con una pensione più bassa ma contemporaneamente illoro posto è preso da un giovane che si paga la sua pensione.
  12. Giuseppe 42 Rispondi
    siamo ancora pochi ma io sono in pensione da 6 anni (ne ho 71) con il contributivo pieno in base a contributi versati a partire appunto dal '96 al 2009 (87.000,00 circa per 5.750,00 di pensione annua). Col retributivo non avrei avuto diritto al trattamento pensionistico per non aver raggiunto il periodo contributivo necessario, ma in base al medesimo monte retribuzioni avrei teoricamente avuto diritto a un trattamento di 24.000,00 euro (lordi) annui. Le cifre sono più chiare di qualsiasi racconto.
  13. Silvestro De Falco Rispondi
    84 miliardi per la precisione, ma solo 27 vanno a coprire le pensioni mentre i rimanenti 54 vanno per prestazioni temporanee economiche, indennità accompagnamento, invalidi civili ecc. Gli altri 151 miliardi per le pensioni sono pagate con le entrate contributive che, ripeto, sono finanziate solo dagli iscritti all'INPS. Quindi, di fatto sono questi ultimi che si fanno carico dei regali passati in cambio di magre prospettive, nonostante tassi di contribuzione (dal 21 al 33% per quello che in effetti è solo il primo pilastro di un piano pensionistico ideale) che in altri paesi sarebbero più che sufficienti a costruirsi una pensione decente (Svizzera 24% fra primo e secondo pilastro).
  14. Roberto Portoghesi Rispondi
    Condivido anche la punteggiatura.
  15. Roberto Portoghesi Rispondi
    Continuate a fare tantissimi ragionamenti, alcuni li trovo corretti e altri no, che non tengono conto di un piccolissimo particolare. Quando si parla a sproposito di diritti acquisiti non si tiene conto che tutti coloro che hanno usufruito del sistema retributivo, bisognerebbe spiegare bene come funziona, hanno programmato la propria vita sulla base di entrate legittimate da leggi e che chi è in pensione o chi ci dovrà andare a breve non è più in grado di potersi organizzare. Tutto si può fare e cambiare, mi permetto di sottolineare che dal maggio 2010 al dicembre 2011, 17 mesi, si sono fatte 4 riforme pensionistiche, tutte susseguenti a quella del 2004 che ha di fatto creato il fenomeno giuridico degli esodati. Insomma il sistema previdenziale, che andrebbe aggiornato con cadenza per lo meno quinquennale, non può essere modificato con l'ottica di breve periodo quando è intrinsecamente costruito in ottica di lungo. Di storture poi ce ne sono tante e la prima che mi viene in mente è la separazione tra assistenza e previdenza. Mi fermo qui per carità di patria, ma Boeri tutto questo e tanto altro lo conosce molto bene. Per sua opportuna conoscenza al 31 12 1995, il sottoscritto vantava già allora 22 anni di contributi. saluti
  16. bruno Rispondi
    Le baby pensioni sono costate finora circa 160 miliardi di euro.
  17. Stefano84 Rispondi
    @Liliana Capisco il suo ragionamento, tuttavia: 1) Il boom economico c'è già stato e le condizioni strutturali della ns economia escludono che ce ne possano essere altri in futuro, ergo i giovani vivranno sempre in un mondo meno dorato dei loro genitori e nonni. 2) Ricordo peraltro che quel mondo dorato non era dovuto essenzialmenbte a condizioni esterne favorevoli o a una maggiore propensione al lavoro delle persone. Quel benessere, soprattutto dagli anni '70 in poi, è stato garantito dalla spesa pubblica, salvataggi di stato, ammortizzatori vari e da manovre-palliativo come le svalutazioni. Si è in altre parole regalato tutto a chi c'era scaricando l'onere su chi era bambino o doveva ancora nascere. 3)Trovo anche assurdo pensare che i giovani possano riscattarsi contando sul patrimonio dei parenti (vendere qualche proprietà diceva lei) perchè questo è tipico di un paese con regole feudali. In quel modo le opportunità saranno sempre e solo riservate ai figli dei ricchi e non a chi è maggiormente meritevole che magari non viene da una famiglia agiata con proprietà da vendere. Questo sarà sempre il paese che non dà opportunità a capaci e meritevoli mentre le dà soltanto ai figli di chi si è potuto arricchire indebitamente negli anni d'oro. 4) L'unica soluzione equa è il CONTRIBUTIVO PER TUTTI, non solo per quelli che devono ancora andare in pensione, impedendo che ancora oggi i giovani che guadagnano 1000 euro al mese debbano essere massacrati per mantenere le ricche pensioni retributive di gente che sta in pensione da 40 anni o le pensioni sociali di chi ha evaso le tasse tutta la vita. cordialmente
    • Bruno Cipolla Rispondi
      Perfetto.
  18. Michele Fiori Rispondi
    Ho dato vita ad una petizione sulle "Pensioni d'Oro" tramite change.org: https://www.change.org/it/petizioni/ministero-dell-economia-pagare-le-pensioni-d-oro-con-titoli-di-stato?share_id=XSIGmAlCer&utm_campaign=twitter_link&utm_medium=twitter&utm_source=share_petition
  19. Marilena Paoletti Rispondi
    E cosa ne pensa delle migliaia di pensionati-baby che senza averla maturata prenderanno per moltissimi anni una pensione che,anche se piccola,assolutamente non meritano ?
  20. gabriella Rispondi
    @0c209f208af0c864494d61373ea358db:disqus Si parla di pensioni 200 volte superiori la pensione sociale! Ricordo il caso del dirigente della regione Sicilia, Felice Crosta, andato in pensione con oltre 40.000 euro mensili. Aveva ricevuto una nomina ad hoc dal governatore Cuffaro (ora in carcere) poco prima di andare in pensione e potere godere di tale esorbitante (ed illogico) privilegio. Si è visto dimezzare la pensione da 40.000 euro mensili a (poverino!) solo 20.000 euro da una sentenza della Cassazione. Quanti Felice Crosta abbiamo in Italia? Io lo vorrei sapere. Inoltre anche i vecchi possono avere ambizioni la prima: lasciare ai giovani un mondo migliore. Personaggi alla Felice Crosta lasciano in eredità vergogne sociali, pianificate da vecchi egoisti, senza lungimiranza. Il boom economico è stato il risultato di lavoro, rinunce e migrazioni di tanti vecchi che hanno operato perchè i giovani non potessero mai più temere la fame e la paura. Quelli sì che erano vecchi, padri saggi a cui i vecchi di oggi, paladini dei diritti acquisitì, dovrebbero ispisrarsi.
  21. Luigi Di Porto Rispondi
    Condivido al 100% e penso che non ci sia altra via di uscita per il nostro sistema pensionistico che un'applicazione generalizzata del metodo contributivo, che dovrebbe tener conto dei contributi effettivamente versati, con esclusione di maternità e servizio militare. L'unico punto su cui andrei cauto è quello dell'equità redistributiva, nel senso che anche in quel caso andrei al ricalcolo della pensione con il contributivo salvo prevedere, a carico della fiscalità e non della previdenza, adeguamenti nel caso di effettiva necessità evitando di erogare somme agggiuntive a persone che abbiano certi livelli di patrimonio.
  22. Luciano Pontiroli Rispondi
    L'argomentazione non convince. Chi ha visto modificare le proprie aspettative prima di essere collocato in quiescenza non aveva ancora maturato un diritto perfetto e poteva provvedere a costituirsi una pensione integrativa per tempo; qui si propone un parziale esproprio del reddito di chi è stato collocato in quiescenza nel rispetto delle leggi in vigore in quel momento e che non ha scelta se non subire in silenzio tale prospettiva o impugnare i provvedimenti che la attuassero. Le dimensioni del contenzioso che ne verrà sarebbero tali da affossare il sistema giudiziario.
  23. liliana Rispondi
    il problema fondamentale dei pensionati è che non possono più avere un futuro per oggettivi limiti di età, al contrario dei giovani che hanno il tempo di provvedere con vari strumenti, magari con l'aiuto di parenti, vendendo una proprietà o altro, alla loro vecchiaia ...il diritto acquisito va difeso per questo, i vecchi non possono avere ambizioni di futuro, i giovani sì, ci potrebbe essere una ripresa e loro la possono cogliere, come è successo nel dopoguerra...il boom economico dopo anni di crisi pesantissima ..nel futuro i vecchi invece muoiono o si ammalano
    • sandro.aa Rispondi
      Il diritto acquisito va difeso ... fino ad un certo punto. Se un pensionato ha versato poco dovrebbe ricevere poco, se riceve moltissimo occorre "ridurre" il trattamento non dico fino al poco a cui avrebbe diritto in base ai versamenti ma ad una cifra "equa" (ipotizziamo il doppio della pensione sociale). In base al suo principio un calciatore che al culmine della carriera riceve qualche milione all'anno dovrebbe continuare a riceverli per sempre (sicuramente con l'età non potrà più migliorare le sue prestazioni)
    • Francesco Rispondi
      No mi spiace, ma non sono per niente d'accordo.. Ma perché dobbiamo noi ventenni (o i pochi di noi che lavorano) finanziare i vecchi che han fatto la bella vita e continuano a farla in pensione da 30 anni? Perché noi giovani dobbiamo fare riferimento alla pagehtta dei nonni per mettere da parti i risparmi per la pensione (se mai ci andremo)? Perché questi "nonni d'oro" che continuano a ricevere piú di quello che hanno versato non possono vendere loro qualche casa (di solito ne hanno tante) per permettersi una pensione lunga e "decorosa" e fior fior di badanti? Certo, se si ha la fortuna di avere un nonno d'oro prima o poi le case arrivano, ma cosí le disuguaglianze aumentano.. in ogni caso noi vogliamo guadagnare, vivere e avere figli ora! O dobbiamo aspettare i 40 anni quando abbiamo uno stipendio decente e forse ormai é tutto troppo tardi?
    • Silvestro De Falco Rispondi
      Cara Signora, lei ha perfettamente ragione. Infatti il subdolo sistema di trasferire il costo della passata generosità sulle prossime generazioni - mediante la sostituzione di debito costoso (le pensioni retributive) con debito creato con un prestito forzoso a basso costo (mediante elevati contributi previdenziali delle giovani generazioni remunerati a tassi inferiori a quelli di mercato) - farà ritrovare molti con un'amara sorpresa quando sarà troppo tardi, quando saranno troppo vecchi per potersi rifare. Gli economisti finalmente stanno cominciando a capire i meccanismi della previdenza, come dimostrato da questo articolo, e forse un giorno capiranno anche le distorsioni del contributivo all'italiana. Poi, una volta che avranno il quadro della situazione, vedremo se avranno il coraggio "di dare l'allarme", come dovrebbero fare i veri intellettuali. But don't raise your hopes too high.
    • jeriko Rispondi
      Non sono d'accordo sul commento di Liliana; la mancanza di prospettive, se vere, non possono giustificare i "regali acquisiti". Anche perchè i provvedimenti suggeriti assumono che i giovani facciano sostanzialmente riferimento al patrimonio di famiglia, accumulato anche con i trattamenti pensionistici favorevoli. Un po' polemicamente vorrei aggiungere che per le nuove generazioni, il problema è acuisire proprietà più che venderle.
  24. salvatore Rispondi
    La gestione delle pensione è quanto di più delinquenziale che si possa avere. Diversità di trattamenti, aliquote e tempi, per categorie diverse. Il pensionato da 90.000 euro mese è un tizio che nell'ultimo su anno di lavora ha avuto lo stipendio quasi tripilcato (a memoria: da 1,6 milioni/anno a 3,7 milioni/anno) con calcolate anche le stock options ricevute.
  25. Giuseppe Crocetta Rispondi
    Mi permetto due appunti: 1 - anche l' esodato è stato un privilegiato. 2 - l'equità redistributiva non la trovo corretta sui contributi previdenziali. Deve essere effettuata con la fiscalità generale (così come dovrebbe essere anche per le pensioni sociali). Se uno versa 10.000 euro di contributi al mese perchè - fortunato - ha un elevato reddito, gli deve essere restituita la somma sotto forma di pensione con il sistema contributivo. Non passiamo da un eccesso ad un altro; da regali acquisiti - come giustamente evidenziato nell'articolo - a confische arbitrarie. Se riteniamo corretto che ci sia un limite di importo sulle pensioni erogate, limitiamo i contributi previdenziali annui ad un determinato importo (e considerando che sui contributi previdenziali non si paga l'irpef, parte del contributo non versato sarà trattenuto proprio come tassa sul reddito). Grazie
  26. Silvestro De Falco Rispondi
    Ottimo articolo. Una sola eccezione. I costi di questi regali non sono stati scaricati sui contribuenti futuri ma solo sugli iscritti all'INPS. Infatti, poiché il sistema si finanzia ancora con il metodo a ripartizione - i.e. si pagano le pensioni passate con i contributi previdenziali dei lavoratori attivi - sono esentati dal pagamento di fatto tutti coloro che non sono iscritti all'INPS, e.g. gli ordini professionali composti da circa 2 milioni di persone.
    • Stefano84 Rispondi
      In realtà il bilancio dell'INPS riceve 90 miliardi l'anno dalla fiscalità generale quindi già oggi non sarebbe in grado di autofinanziarsi con i contributi previdenziali dei lavoratori. Quindi i contribuenti futuri pagano eccome i regali del passato (e del presente, non dimentichiamo che i pensionati di oggi sono tutti RETRIBUTIVI!)