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  1. Guglielmo Bianchi Rispondi
    ...L'autore farebbe bene a leggersi i libri della Fallaci, che invece di passare il tempo dietro ad una scrivania ha viaggiato e conosciuto con mano la realtà medio-orientale. Molti immigrati islamici hanno propositi distruttivi contro la società occidentale (mi domando se questo "sociologo" abbia studiato). Alcuni di loro non si integreranno mai. C'è immigrazione e immigrazione. Non vedo perchè non la si possa limitare da alcune zone geografiche e favorire da altre (più compatibili con i valori occidentali). Per quanto riguarda la baggianata del "preciso obbligo internazionale" questa è proprio una panzanata. L'ONU conta come il 2 di picche, finiamola con questa storia del diritto internazionale. Il diritto internazionale lascia il tempo che trova, uno Stato non può e non deve piegarsi di fronte a norme internazionali astratte e prive di senso. Questo flusso migratorio incontrollato va fermato. Se l'autore non è d'accordo, che si ospiti i clandestini a casa sua (e a spese sue).
  2. Michele Rispondi
    La proposta di Maurizio Ambrosini, condivisa da alcuni lettori, é di organizzare centri di accoglienza dove vagliare le domande di asilo vicino ai luoghi di provenienza, perché questo toglierebbe mercato ai trafficanti di uomini. Concordo che questo sarebbe efficace a tal fine. Tuttavia, mi chiedo se la sua proposta comprenda anche una qualche forma di limitizione numerica, o ancor meglio di selezione in base a etá, qualifica professionale, titolo di studio, precedenti penali, insomma possibilitá di integrarsi produttivamente nel paese di destinazione. Apparentemente no, o quantomeno non se ne parla in questa pagina. Quindi devo concludere che rientri nella solita visione che gli attuali cittadini dell'Italia (o dell'Europa o di qualunque altro luogo, non fa differenza) siano obbligati a ricevere chiunque abbia bisogno, solo per il fatto che costui/costei abbia bisogno, a prescindere dall'impatto che questo avrebbe sulla loro vita quotidiana. Che l'accoglienza umanitaria (con le debite procedure) faccia attualmente parte del diritto internazionale é una constatazione di fatto, ma ció non significa che possa realisticamente avvenire senza limiti. Il diritto internazionale, come ogni altra legge, si evolve col passare del tempo e il mutare della situazione internazionale. Quando dare asilo significava prevalentemente ospitare individui specifici che per la loro particolare attivitá politica, giornalistica, religiosa ecc. erano perseguiti da governi repressivi, aveva certamente senso guardare soltanto alla situazione dell'indviduo senza porre limiti numerici, perché di questi casi ve ne sono necessariamente un numero limitato. Quando peró si desidera estendere il diritto di asilo a intere popolazione, anche in presenza di condivisibilissime e oggettive motivazioni, penso che l'automatismo e l'assenza di limiti numerici trasformi in aria fritta l'intero concetto di obbligo internazionale all'accoglienza. Non é nemmeno una questione di ripartire i rifugiati proporzionalmente tra vari paesi. La vera questione é chiedere democraticamente ai cittadini dei paesi di destinazione se desiderino davvero assumersi a tempo potenzialmente illimitato il mantenimento di un numero a priori sconosciuto e illimitato di altre persone. Personalmente, voterei no, e se il sí vincesse emigrerei in un Paese di maggior buon senso (si fa per dire, in realtá sono giá emigrato parecchi anni fa, e qui sono sicuro i sí a una domanda formulata in maniera chiara e onesta come sopra non supererebbero l'immancabile pochi-% di buontemponi). Dal momento che criticare una proposta senza offrire un'alternativa é un po' sterile, la mia proposta é che, in assenza di specifici futuri accordi bilaterali tra Paesi, lo status di rifugiato per motivi umanitari non ulteriormente specificati possa essere richiesto soltanto a un paese confinante con il proprio, che a sua volta non ha alcun obbligo legale ma solo la facoltá di concederlo o negarlo, a propria discrezione. Il diritto di asilo, garantito appunto in quanto 'diritto', dovrebbe essere ristretto a casi documentati di persecuzione mirati contro specifici individui (mandati d'arresto per motivi politici ecc.). Mi rendo conto questo possa sembrare 'crudele', ma non impedirebbe a chi si ritiene un privilegiato di fare beneficenza con i soldi e il tempo propri e a beneficio di chi vuole. Allo stesso tempo non forzerebbe alla beneficenza coatta chi ritiene di essersi sempre guadagnato il proprio e di non dovere proprio nulla a nessuno (ripeto, siamo emigrati anche io e mia moglie, e se fossimo rimasti in Italia oggi rischieremmo di dover vivere a carico dei nostri genitori).
  3. A.Mantovani Rispondi
    I dati Riportati non sono corretti. Da questo rapporto dell'Alto Commissariato Onu http://www.unhcr.org/5149b81e9.html risulta ad esempio che i richiedenti asilo politico in Germania nel 2011 sono stati meno di 45000 e non 571000 come riportato nell'articolo.
  4. Enrico Rispondi
    Ad essere sincero sono combattuto tra due opinioni, o meglio tra due "sentire" diversi ed opposti. Per cui non so se essere d'accordo con l'articolo o meno. Provo ad esprimerli al meglio: 1) La situazione attuale la abbiamo creata noi (Europei/Occidentali) anche se siamo molti meno, almeno in parte; li abbiamo invasi, sfruttati, sottoposti a razzismo a casa loro e continuiamo a farlo. Per cui lo sconvolgimento dell'Europa per i flussi migratori ingenti....beh, anche noi non siamo male a creare sconvolgimenti, anche se siamo molti meno. Mi verrebbe da dire che è un miracolo che ci vedano come terra promessa invece che come un nemico. 2) Dobbiamo essere intellettualmente onesti: tante belle parole ed intenzioni sull'accoglienza etc etc, ma poi restiamo nei nostri bei quartieri residenziali e non andiamo ad abitare dove c'è un'alta concentrazione di extracomunitari (non se possiamo evitarlo), nemmeno siamo tranquilli a passeggiare nelle strade dove ci sono capannelli interi di extracomunitari. Sbaglio? Siete tutti a vostro agio? Al massimo li sopportiamo ma siamo ben lungi dall'integrazione come negli StatiUniti (e anche li hanno avuto qualche problema...). Ed è vero che un po' bisogna tenere conto dei cittadini del proprio Paese prima che degli altri: qui in Italia si è sbagliato nel momento in cui si è confusa l'assistenza con l'assistenzialismo e si sono date addirittura pensioni sociali, aiuti al collocamento (premetto che non lo so con certezza, ma è una cosa che si dice apertamente, per cui se fosse falso sarebbe meglio negarla con i dati per evitare acrimonia). Ma quest'ultimo è un vecchio vizio del nostro Paese.
  5. Dario Rispondi
    L'autore dell'articolo sostiene, in sostanza, che dobbiamo accogliere tutti i clandestini che arrivano indipendentemente dal numero! Le modalità sono pure elucrubrazioni mentali. L'autore non si rende conto che in Italia e nell'unione Europea non c'è più lavoro e gia adesso abbiamo circa 1 milione di immigrati disoccupati, aggiungerne altri significa solo la sicurezza che nella stragrande maggioranza dei casi dovremo mantenerli, dar loro una casa, curarli ed infine dar loro una pensione con costi assolutamente ingiusti ed insostenibili per gli Italiani e per in generale per gli Europei. Non è possibile fare considerazioni astratte senza tener conto della realtà, non possiamo più accettare altri clandestini o immigrati più o meno regolari di nessun tipo, inclusi donne incinta e bambini non accompagnati, è questione di semplice sopravvivenza! Si consideri, infine, che l'Africa ha un problema di aumento esplosivo della popolazione che oggi è di circa 1 miliardo di persone. E' previsto il raddoppio in circa 30 anni e il quadruplo entro la fine del secolo a 4,5 miliardi di persone, un numero di persone che l'Africa non può sopportare a meno di non distruggere tutti gli ecosistemi attuali. Secondo l'articolista dovremmo quindi accettarne a breve almeno 1 miliardo perchè tale sarà la spinta degli emigranti verso l'Europa, questo però sconvolgerebbe completamente la vita dell'Europa!
  6. AM Rispondi
    Concordo sul fatto che l'accoglienza umanitaria non sia un optional, ma mi pare che questa regola dovrebbe valere per tutti i paesi e non solo per l'Italia. E poi un conto è accogliere adeguatamente un naufrago o un profugo in prossimità delle nostre coste, mentre altra cosa è andare a prelevare persone su natanti in acque internazionali e in acque territoriali di altri paesi. In questi ultimi 2 casi l'azione umanitaria nel Mediterraneo potrebbe essere effettuata anche da navi di altre nazionalità. Nel Mediterraneo poi navigano navi militari di paesi lontani. La presenza USA è molto forte.e ci aspetteremmo una partecipazione anche da parte loro all'opera di salvataggio e accoglimento.
  7. giovanni Rispondi
    ho letto con molta attenzione il suo scritto, anche perchè ultimamente ho avuto modo di confrontarmi con persone che in modo alquanto superficiale e qualunquistico ritengono che l'Italia sia una vittima di tale situazione, e concordo pienamente con quanto da lei sostenuto e con le possibili soluzioni.
  8. Alberto Chilosi Rispondi
    "l’accoglienza andrebbe organizzata vicino ai luoghi di origine dei flussi" Finalmente ci siamo arrivati. Ma la soluzione era già stata da me proposta qualche anno fa (11/10/2009) sul giornale Il Tirreno, da cui cito: "L' accoglimento dei barconi ha il difetto di incentivare le partenze per un cammino costoso ed estremamente pericoloso. Solo chi dispone di risorse economiche ingenti in relazione ai magri redditi del paese di partenza, magari perchè finanziato da organizzazioni criminali che vorranno la loro contropartita una volta che il migrante arrivi a destinazione, si può permettere di intraprendere un lungo cammino soggetto alle depredazioni e alle angherie dei paesi di transito e al rischio elevato di imetterci la vita. In definitiva in caso di accoglimento si premia chi ha vinto una lotteria di cui ha pagato un costoso e crudele biglietto, incentivando tanti altri disgraziati a seguire il suo esempio. Non sarebbe invece preferibile venire in aiuto di chi non ha le risorse per partecipare alla crudele lotteria e chi, proprio per questo, ha probabilmente maggiore bisogno di aiuto? L' Italia e l' UE potrebbero stabilire dei centri di accoglienza nei paesi vicini ai paesi di provenienza nell' immediato confine di questi, dove poter valutare le richieste di asilo, senza costringere coloro che vogliano proporle a viaggi lunghi, costosi ed estremamente pericolosi. Per esempio, in Kenya, al confine della Somalia, dove oltre 11 milioni di somali che vivono in condizioni di estremo pericolo potrebbero essere accolti e trasportati in Europa con un ponte aereo (lasciando le milizie e i caporioni che giocano alla guerra civile sulla pelle dei civili al loro destino). Lo stesso dicasi per gli altri paesi di provenienza, come l' Eritrea, anch' essa antica colonia italiana, dove un regime totalitario e crudele impedisce l'effettivo esercizio delle libertà democratiche e i cui cinque milioni e passa di abitanti, a norma dell' art. 10 della nostra Costituzione, hanno diritto d' asilo in Italia. Ad esempio In Kenya 300000 rifugiati somali sono ospitati (si fa per dire) in un campo profughi in condizioni disastrose (vedi Somali camps 'unfit for humans' http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/8235089.stm>http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/8235089.stm). La prima cosa da fare sarebbe organizzare un ponte aereo per portarli tutti in salvo da noi." Ma la stessa misura potrebbe ovviamente essere estesa a diversi milioni di abitanti dei bacino del mediterraneo e dell' Africa Sub-sahariana. Alberto Chilosi
  9. lamberto uguzzoni Rispondi
    Buongiorno,non sono convinto della sua affermazione sull'etichetta di mercanti di morte,in quanto solo l'8% dei richiedenti viene riconosciuto come rifugiato e quindi non sono tanti;poi che l'accoglienza sia un obbligo internazionale andrebbe spiegato a quei paesi che non permettono alle navi di entrate in porto,oppure come è capitato qualche tempo che hanno sparato ai migranti.Grazie.
  10. Alessandro Balestrino Rispondi
    Grazie per la chiarezza con cui ha esposto il problema e indicato possibili soluzioni. Soprattutto sarebbe importante diffondere la consapevolezza che l'afflusso dei migranti nel nostro paese non è per niente travolgente come a volte si vuol far credere, che lo si può gestire con maggiore umanità e serietà. Questo articolo va fermamente nella direzione che io condivido.