di Donatella Sciuto, prorettrice di Ateneo del Politecnico di Milano

1. Come intendete utilizzare i risultati della valutazione all’interno dell’ateneo?
Il Politecnico di Milano utilizza da diversi anni dei parametri oggettivi per la distribuzione delle risorse (in particolare dei punti organico) ai dipartimenti. I parametri utilizzati riguardano la didattica, la ricerca scientifica e la capacità di autofinanziamento dei dipartimenti. Nell’ambito dei parametri che si riferiscono alla ricerca scientifica vengono considerate le pubblicazioni del dipartimento e, in passato, i risultati della peer review  internazionale che il Politecnico aveva organizzato nel 2008. Questa valutazione, ormai datata, era stata sospesa un anno fa, in attesa dei risultati della VQR, che ora la sostituirà. Di fatto quindi i risultati della VQR peseranno il 20 per cento del totale nell’allocazione delle risorse per personale docente.
2. Pensate di introdurre incentivi (monetari, fondi di ricerca, riduzione del carico didattico) all’interno del vostro ateneo per chi pubblica nelle riviste considerate di fascia A nell’ambito della valutazione?
Il sistema di valutazione della ricerca dei dipartimenti si basa su una classificazione interna di riviste, conferenze e altri contributi scientifici. Non è mai stata adottata a livello di Ateneo una politica di premiazione delle pubblicazioni scientifiche dei singoli, perché riteniamo che sia un obiettivo di tutti i ricercatori quello di riuscire a pubblicare in riviste scientifiche di rilevanza internazionale, indipendentemente da incentivi. Ogni dipartimento è però libero di attuare le proprie politiche di incentivazione per i docenti delle proprie strutture nell’ambito della sua autonomia gestionale.
3. Come ritenete si possa intervenire per limitare il problema di docenti non attivi nella ricerca?
L’analisi svolta internamente in preparazione della VQR ci ha consentito di verificare che la percentuale media di inattivi totali è del 2.4 per cento , mentre di inattivi parziali è pari al 3.1 per cento. Un’attenta analisi  degli inattivi ha mostrato che la maggior parte di questi sono persone oggi in pensione o vicine alla pensione, mentre una parte è composta da personale a tempo parziale con attività professionali esterne su cui è difficile agire.  Il Senato Accademico sta inoltre valutando come utilizzare l’attività scientifica in termini di pubblicazioni per gli scatti stipendiali triennali.
4. Intenderete invitare i vostri docenti a rendere pubbliche le valutazioni dei loro lavori?
Non abbiamo intenzione di chiedere ai docenti a rendere pubbliche le proprie valutazioni poiché in fase di selezione abbiamo invitato i docenti a considerare che l’obiettivo della loro selezione dovesse essere l’ottimizzazione del risultato per l’Ateneo e non la propria valutazione personale, essendo molti dei nostri lavori a più nomi per la natura stessa dell’attività scientifica che svolgiamo.
5. È opportuno mantenere la frammentazione dei migliori ricercatori in tante sedi diverse, oppure occorre prevedere incentivi affinché possano spostarsi nelle sedi migliori?
Il Politecnico è sempre stato aperto nell’accogliere persone meritevoli dall’esterno anche se notiamo la difficoltà rispetto ad altri Paesi europei nel competere in termini di offerta. Sicuramente la scelta di creare poli di eccellenza specifici potrebbe rendere più competitiva l’Italia nella ricerca, qualora fosse accompagnata da finanziamenti di avvio infrastrutturali e di gestione di questi poli.
6. Sareste d’accordo nel concedere agli atenei che hanno assunto docenti con valutazione media superiore a una soglia prestabilita (poniamo, il doppio della media di area) la possibilità di assumere docenti senza dover attendere l’abilitazione nazionale?
Non riteniamo necessaria questa misura allo stato attuale, essendo in fase finale la prima abilitazione nazionale, saremmo invece favorevoli ad avere maggiore flessibilità di assunzione per attrarre ricercatori stranieri o italiani che lavorano all’estero da tempo.

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