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  1. GFM Rispondi
    Occorrerebbe comprendere le ragioni che determinano tali estreme divergenze comportamentali fra il nostro paese ed alcuni altri. Mi sembra di poter dire che, in linea di principio, un solido ed indipendente sistema informativo (ovvero di controllo) costituisca un incentivo alla produzione di comportamenti auspicabili in termini del perseguimento della meritocrazia ed i benefici che essa puo' portare alla collettivita' (anche in situazioni di limitata trasparenza). Tuttavia, e' pur vero che tali sistemi informativi tendono ad inseguire leggi di mercato, secondo le quali notizie relative a nomine di enti tutto sommatto poco conosciuti sarebbero probabilmente ritenute scarsamente appetibili per il pubblico. Ma, limitandosi a nomine di enti importanti, immaginerei che la funzione di controllo di un sistema informativo libero possa senz'altro incentivare comportamenti meritocratici. Sul caso de Regno Unito c'e' da chiedersi se il sistema informativo autoctono, tutto sommato libero, sia la causa oppure l'effetto di una cultura generlamente meritocratica. E se ne fosse l'effetto allora sarebbe interessante individuare gli incentivi che quel sistema sociale ha saputo sviluppare nel tempo al fine di innescare meccanismi meritocratici. Osservando da lontano a me pare che quando si insegue la meritocrazia in Italia, lo si faccia a colpi di decreti (scritti peraltro da individui non meritocraticamente scelti e dunque privi dell'esperienza diretta quantomeno auspicabile se non addirittura necessaria, ma anche privi delgi incentivi necessari), ignorando (o facendo finta di ignorare) che il cambiamento andrebbe eventualmente prodotto a livello sociale "bottom-up" e non certo con imposizioni "top-down" che inevitabilmente finiscono per assumere connotati grotteschi quando applicate proprio da quei personaggi che devono alla macanza di meritocrazia le loro fortune ed il potere che da essa ne deriva. GFM
  2. giulioPolemico Rispondi
    Ma il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ci sta a fare? I suoi impiegati, che li paghiamo a fare?
  3. Stefano Rispondi
    Per nessuna delle Autorità di regolamentazione, denominate "indipendenti" con una forse involontaria ironia, la competenza è mai stata un criterio di un qualche valore. Basta vedere all'autorità per la protezione dei dati personali, che ha un presidente che non ha i requisiti di legge per far parte della commissione. Con il doppio risultato che la composizione della stessa non è conforme al dettato legislativo che la istituisce. L'autorità per le garanzie nelle comunicazioni per esempio ha sempre avuto come criterio di composizione quello del controllo incrociato sulla comunicazione televisiva (la vicenda del commissario Innocenzi è solo la punta dell'iceberg), mentre sulle reti di telecomunicazione, e internet in particolare, ossia la parte più innovativa e in evoluzione, l'ignoranza regna sovrana. Nell'attuale commissione l'unico con un minimo di competenza è stato dipendente, dirigente, consulente e consigliere di amministrazione della principale società controllata. Possiamo contare su un po' di indipendenza perchè non ha ancora digerito il fatto di non esserne diventato presidente. Verrebbe quasi da dire ai nostri politici: se non siete capaci, almeno state fermi, fate meno danni.
  4. Alberto Isoardo Rispondi
    Spesso? Sono sempre nomine di dirigenti, funzionari, militari ai quali oltre alle pensioni d'oro paghiamo così altre indennità. È un sistema vergognoso che, tra l'altro, la legge proibisce imponendo tempi minimi di inattività , ma ciò nonostante queste pratiche sono comunissime.