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  1. Romeo Rispondi
    Va sottolineato come sia necessario che una riforma in tal senso vada realizzata in maniera integrata e sincronizzata; se si cominciasse dall'incremento dell'IVA si rischierebbe di penalizzare i consumi, con effetti particolarmente acuti per gli individui soggetti a vincoli di liquidità, e possibili ricadute negative anche sulla crescita. Inoltre rimane da affrontare la questione dell'incapienza, sempre tenendo presente però come in tale area ricadano anche fenomeni evasivi cui, in caso di trasferimenti compensativi, andrebbero benefici indebiti. Infine, io credo che debba essere approfondito il tema degli effetti sul mercato del lavoro, e cioè in che misura una riduzione del cuneo fiscale possa incoraggiare un miglior incontro tra domanda e offerta di lavoro.
  2. Roberto P. Rispondi
    Contributo interessante ed accurato, molto utile dato il livello di confusione e le tentazioni populistiche che caratterizzano il dibattito sul sistema impositivo nel nostro paese. Tuttavia, per poterne trarre indicazioni utili in termini di policy making sarebbe importante chiedersi anche quali potrebbero essere le conseguenze macroeconomiche degli scenari alternativi. In che modo un alleggerimento della tassazione sui redditi ovvero delle imposte sugli immobili andrebbe ad alterare la propensione marginale al consumo dei contribuenti? Visto che la ripresa stenta a manifestarsi è imprescindibile interrogarsi su come offrire un forte stimolo ai consumi, oltre che garantire l'equità dell'architettura fiscale complessiva.
  3. Gabriele Rispondi
    Sono d'accordo nello scambio tra aumenti delle aliquote Iva soprattutto quelle più basse e riduzione delle aliquote Irpef sui redditi medio-bassi. Si ridurrebbe così il cuneo fiscale e si realizzerebbe una forma di "svalutazione fiscale" che darebbe impulso alla ripresa.
  4. paolo Rispondi
    Egregi proff. cosa costa ad utilizzare il reddito "consumato" come base imponibile per l'applicazione delle imposte personali? Un sistema siffatto consentirebbe, in uno con l'utilizzo spinto di pagamenti elettronici, il prelievo fiscale simultaneo all'atto di spesa, su una base forfettaria (es. il 5% di quanto speso che si aggiungerebbe all'aliquota IVA) conguagliabile a chiusura di esercizio in base al livello di spesa personale consuntivata.
  5. Massimo Matteoli Rispondi
    Nulla da dire sull'accuratezza dell'articolo, ma manca una consapevolezza di fondo. Per chi "campa" - per modo di dire - con poche centinaia di euro al mese anche un aumento minimo è un fardello pesantissimo e la statistica non riesce certo a farlo apparire meno grave. Quanto agli "interventi redistributivi compensativi", qui ormai siamo nel campo della fantascienza, tanto che gli autori giustamente si sono ben guardati dal fare esempi concreti. Del resto, se non sbaglio, con l'eccezione della "cassa integrazione" tutti gli altri finanziamenti sociali sono da anni in drammatica diminuzione. Che almeno La Voce non presti argomenti teorici all'aumento dell'IVA , anzi mi parrebbe necessario proprio il contrario.