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  1. AM Rispondi
    Il presidente di Confedilizia ha dichiarato che nel 2013 i prezzi pagati nelle aste giudiziarie per gli immobili hanno corrisposto a circa un terzo dei valori dell'Osservatorio del mercato immobiliare, che sono oggi proposti per la riforma del catasto. Per evitare eccessi di tassazione e iniquità è necessario tener conto delle quotazioni dell'effettivo mercato. Già oggi per molte seconde case se il proprietario vuole vendere si deve accontentare di prezzi inferiori ai valori computati per il pagamento dell'Imu.
  2. AM Rispondi
    La riforma del catasto deve tutelare il cittadino. Non si deve essere tassati su un valore astratto ma sul valore-prezzo che il proprietario può effettivamente realizzare vendendo l'immobile al netto dell'arredamento,degli elettrodomestici, della piantumazione del giardino e di altri oggetti asportabili.AM
  3. michele Rispondi
    Ma perchè non prendere come riferimento i dati che quotidianamento forniscono le società di compravendita come Tecnocasa? Basterebbe prendere a riferimento il costo della compravendita o l'affitto, così trovare un valore medio a mq, da li si potrà trovare una sorta di numero che può indicare il valore REALE dell'immobile. Boh, per me sembra così semplice...
  4. AM Rispondi
    In genere si parte dal presupposto, valido in passato a seguito dell'inflazione continua, che i prezzi degli immobili possono solo salire. Abbandonata la Lira, la situazione è mutata profondamente: i prezzi degli immobili possono salire o scendere anche per più anni consecutivamente (es. mercato immobiliare USA). Oggi in Italia in non pochi casi è difficile vendere un immobile senza concedere rilevanti ribassi che solo un proprietario in serie difficoltà finanziarie potrebbe accordare. Il risultato è che il mercato agonizza e che mancano in molti casi prezzi (realmente fatti) significativi. Quali garanzie concedere al contribuente per difenderlo dai rischi di una supervalutazione catastale? Una proposta sensata potrebbe essere quella che la PA si impegna alternativamente ad abbassare il valore catastale o ad acquistare l'immobile al valore inserito in catasto (che dovrebbe essere inferiore a quello cosiddetto di mercato)
  5. Mario Rispondi
    ma una domanda: perché non aprire alla possibilità di avvalersi di professionisti o società certificate per fare una valutazione annuale del valore di mercato degli immobili? si renderebbe trasparente il mercato, si potrebbe dare aliquote agevolate a chi usa il valore di mercato e studiando apposite sanzioni per perizie false o errate si darebbe responsabilità ai tecnici valutatori ... in fondo si con le DIA-SCIA ecc il mercato è già stato aperto alle certificazioni di terzi responsabili delle proprie perizie ... forse dimenticare il catasto sarebbe la soluzione migliore?
  6. Luigi Calabrone Rispondi
    OCCORRE L'INTRODUZIONE DEL CATASTO TAVOLARE A differenza di quanto succede nei paesi civili del Nord Europa, in Italia il Catasto, dall'unità di Italia in poi non ha mai funzionato (con l'eccezione di alcuni territori ex austriaci - Trento, Bolzano, Trieste, in cui è rimasto il Catasto Tavolare). La prima riforma da fare sarebbe quella di introdurre il Catasto Tavolare in tutta Italia, in modo che per tutto il mercato degli immobili l'iscrizione corretta nel catasto diventi una condizione sine qua non per la valorizzazione (anche ai fini fiscali) e lo scambio legale della proprietà dei beni accatastati. Fino a che leggeremo sui giornali notizie del tipo: "un milione di immobili non censiti", oppure "metà dell'"Autodromo di Monza non risulta al Catasto", ogni discussione sul Catasto italiano è meno che surreale. Solo con una corretta amministrazione si può procedere, ed in questa materia - come, purtroppo in molte aree amministrative dell'Italia - la corretta amministrazione non è stata ancora introdotta in centocinquant'anni; probabilmente, esistono ancora gruppi di potere/lobbies che non vogliono che il catasto funzioni, e ne ostacolano ogni riforma (come, del resto, avviene per il servizio della giustizia, eccetera).