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  1. Marco Rispondi
    C'è qualcosa alla base di tutti questi ragionamenti che sfugge. Per anni si è detto che l'eccessiva rigidità del mercato del lavoro era una delle cause della scarsa competitività del sistema produttivo italiano. Scarsa competitività quindi anche scarsa crescita e sempre meno occupazione. Sulla base di questo convincimento negli anni 90 e 2000 i diversi governi che si sono succeduti hanno destrutturato il mercato del lavoro, introducendo molteplici forme di flessibilità, al punto che ormai una buona fetta del lavoro dipendente viene definito "atipico". Ora, a distanza di qualche anno, le stesse istituzioni europee che ci spingevano a destrutturare il mercato del lavoro accordano benefici economici ai governi nazionali per aiutare le aziende che assumono a tempo determinato. Ma come è possibile? Perché incentivare ciò che è stato fortemente combattuto? Forse queste politiche di destrutturazione del mercato del lavoro sono state fallimentari? Ma allora bisognerebbe anche dirlo ad alta voce e attuare politiche conseguenti. Lei che ne pensa Professore Cusin?
    • giuseppe cusin Rispondi
      Mi pare che lei volesse dire "che assumono a tempo indeterminato". In poche righe non è possibile una risposta esauriente sul problema della flessibilità dei rapporti di lavoro. Salvo qualche caso particolare, non si è mai sostenuto che siano preferibili contratti a termine rispetto a contratti stabili di lavoro. Il problema della flessibilità riguarda le modalità di assunzione e di licenziamento e gli orari di lavoro. I posti di lavoro regolari sono fondati su contratti a tempo indeterminato. Un rapporto di lavoro che dura a lungo dà la possibilità di acquisire nuove competenze professionali, per il motivo che rende conveniente all'impresa formare il dipendente e a questi, l'impegno nell'addestramento. Da tempo ci si domanda se la bassa crescita della produttività in Italia non sia dovuta anche alla precarietà diffusa nei rapporti di lavoro; in proposito può vedere "Banca d'Italia, Rapporto sulle tendenze del sistema produttivo, Questioni di economia e finanza, n. 45, aprile 2009", pp. 104-14. Giuseppe Cusin
  2. Andrea Rispondi
    Sono anni che leggo articoli e commenti su questo sito. Ho la tentazione, come tanti, a vestire i panni del presidente del consiglio (come quello del CT della nazionale) ma preferisco astenermi. Mi limito a "chiedere" un consiglio sulle idee di altri Presidenti del consiglio MAI messe in atto: -1- PRODI 2006 (il lavoro a tempo determinato DEVE costare di più di quello a tempo indeterminato) lo trovo di una semplicità ed efficacia quasi imbarazzante. Non vi dico quanti contratti a termine e cocopro ho firmato, me ne vergogno. Vivo e resisto come molti dei miei coetanei (35 anni). Mi limito a sottolineare che nelle aziende (pubbliche o private) io e i miei "simili" eravamo/siamo gli imbecilli da sfruttare, ricattare e mandare via appena non conviene più (fine sussidi). Mi sta bene avere un contratto a tempo ma... pagatemi bene e assumetemi se vi servo davvero e potete pagarmi. Magari se qualcuno mi offre di più, perchè son bravo oppure perchè ho gli occhi azzurri, me ne vado io. Mercenario? No precario-professionista. -2- MONTI 2012 (i servizi al cittadino devono essere un accompagnamento alla vita sociale del cittadino stesso) OK, magari prevedendo situazioni che nella vita di ognuno sono ormai prassi: mutuo con contratti "stupidi", gravidanza di una donna con contratto "stupido" ecc.... In Italia ci sono troppi tipi di contratti. Ma non ne bastano solo 3? Uno per provare la persona (e poi assumerla se ti serve), uno per un progetto a termine (appalto pubblico/privato), uno periodico (un periodo di grande mole di lavoro per esempio stagionale). Oltre a quello di lavoro indeterminato naturalmente. Poi se uno ruba, fa male il suo lavoro o altro, si manda via (naturalmente dopo aver approfondito ed essendone assolutamente certi). GRAZIE
    • giuseppe cusin Rispondi
      Lo scopo principale del sussidio proposto è fare in modo che l'economia si rimetta a crescere. Le politiche tradizionali keynesiane, a mio avviso, non sono appropriate alla situazione attuale. Aumentare la domanda aggregata non solo è incompatibile con i vincoli imposti dall'Europa, ma avrebbe l'effetto di aumentare le importazioni, peggiorando il conto corrente della bilancia dei pagamenti. Tenga in conto che l'Italia ha una posizione netta passiva verso l'estero consistente, ossia i debiti verso l'estero eccedono di molto i crediti anche tenendo in conto le riserve valutarie. occorre quindi crescere, ma migliorando la bilancia dei pagamenti. Per il resto, il sussidio è strutturato in modo da incentivare le assunzioni stabili. Meglio sarebbe poter pensare ad un sussidio più elevato, ma c'è il problema delle risorse. Giuseppe Cusin
  3. fr Rispondi
    Non so, forse non riesco proprio a vedere le cose semplici in maniera difficile, hanno fatto il contratto di apprendistato? Io lo userei per tutti i disoccupati, anche per riqualificarli. Ad un quarantenne disoccupato, gli farei un apprendiatato e lo assumerei, incanalandolo verso quelle che sono oggi le competenze richieste: informatica, lingue straniere, risparmio energetico, bioedilizia, turismo etc.
    • gcusin Rispondi
      Le imprese impiegano i contratti di apprendistato per la formazione iniziale. Il contratto di apprendistato è di fatto a termine. Quando l'impresa ha convenienza ad investire nel capitale umano del personale usa contratti a tempo indeterminato per trattenere il lavoratore nell'impresa e recuperare le spese di formazione. Il lavoratore si impegna meglio nella formazione, se gli è assicurato un posto di lavoro stabile. La precarietà è una delle cause della scarsità di capitale umano in Italia. Giuseppe Cusin
    • giuseppe cusin Rispondi
      Le imprese impiegano i contratti di apprendistato per la formazione iniziale. Il contratto di apprendistato è di fatto a termine. Quando l'impresa ha convenienza ad investire nel capitale umano del personale usa contratti a tempo indeterminato per trattenere il lavoratore nell'impresa e recuperare le spese di formazione. Il lavoratore si impegna meglio nella formazione, se gli è assicurato un posto di lavoro stabile. La precarietà è una delle cause della scarsità di capitale umano in Italia. Giuseppe Cusin
  4. nicolas Rispondi
    Si possono fare diversi esercizi ma il sussidio servirà a nulla se indirizzato ad incentivare l'assunzione di giovani che poi nulla hanno da fare in azienda per mancanza di lavoro. Direi invece che presta il fianco a speculazioni come illustrato nell'articolo o ad agevolare assunzioni già programmate. Agirei invece su una diminuzione generalizzata dei diritti e contemporaneamente sulla decontribuzione a carico del datore.
    • giuseppe cusin Rispondi
      Le imprese che vendono all'estero o producono beni sostituti di beni importati hanno convenienza a diminuire i prezzi di vendita ed aumentare la produzione quando il loro il costo (marginale) di produzione si riduce. Per lo stesso motivo, questo succede anche per le imprese non esposte alla concorrenza estera e con scarso potere di mercato. Spesso le imprese che hanno convenienza a sospendere la produzione e chiedere la CIG, potrebbero continuare a produrre con costi minori. Un esempio sembra essere l'impresa di Belluno (Corriere della Sera, 6/07/2013, p. 22, trenta dipendenti circa) la quale, per continuare a produrre, ha chiesto ai lavoratori di lavorare mezz'ora in più a parità di salario, con una riduzione del costo di un'ora di lavoro di poco meno del 6 per cento. L'imprenditore si è impegnato a pagare a fine anno le ore lavorate in più se la situazione migliorerà. Trascurando i problemi sindacali e supponendo la buona fede dell'imprenditore, è un esempio che basta poco, talvolta, per mantenere un'impresa in attività ed evitare CIG, liste di mobilità, indennità di disoccupazione. Il sussidio corrisponde ad una "decontribuzione a carico del datore". Naturalmente non si ottengono miracoli, e il sussidio è pagato anche ad imprese che non aumentano la produzione.
  5. tex Rispondi
    Con quella cifra ci farebbero un reddito minimo garantito per tutti i disoccupati di qualsiasi età, single o sposati con figli e non solo gli under 29 disoccupati sposati e con figli, i consumi riprenderebbero e le aziende riprenderebbero ad assumere. Quello che stanno facendo per i giovani è da apprezzare, ma sempre più gente è in difficoltà, bisogna pensare a tutti.
    • giuseppe cusin Rispondi
      Il modo migliore per pensare a tutti è rimettere in moto l'economia. La risposta al commento di Andrea lo spiega. Giuseppe Cusin
  6. Gabriele Rispondi
    Mi chiedo che senso abbia sussidiare i lavoratori stabili e a tempo pieno.. consentire il ritorno al lavoro dei cassaintegrati? Non sarebbe meglio riordinare le politiche passive del lavoro, con un sussidio di disoccupazione VERAMENTE universale, investire finalmente su quelle politiche attive rivolte alla formazione e re-inserimento dei lavoratori, invece che sussidiare le imprese? Queste politiche costano, ma costano anche le soluzioni fino ad ora implementate con scarso successo. Soldi sprecati
    • giuseppe cusin Rispondi
      E' meglio un posto di lavoro che un'indennità di disoccupazione. Sicuramente è d'accordo anche lei. Può leggere le mie risposte ai commenti precedenti? Giuseppe Cusin
  7. Alfonso Rispondi
    Sì continua ad inventare soluzioni complesse e ad ignorare la via più semplice . Le imprese devono essere libere di assumere e licenziare. L'imprenditore non assumerà per soldi .
    • giuseppe cusin Rispondi
      La precarietà del lavoro è una causa non secondaria della scarsità di capitale umano in Italia, e questa è la causa principale della poca crescita della produttività dopo il 2000. Può leggere le mie risposte agli altri commenti. Giuseppe Cusin
  8. Federico B Rispondi
    Parrebbe di capire che, affinché l'economia si rimetta in moto, sia necessario il sussidio in oggetto. Le imprese assumono se vendono. Vendono se I prodotti sono competitivi. parrebbe descriversi una logica da rent- seekers tipica di taluni carrozzoni statali. Gli esempi sono variegati.. Occorre valorizzare I distretti di eccellenza, non proporre sussidi perenni. E tagliare le inefficienze. Almeno 40bn by COFOG, in termini relativi, rispetto alla Germania. Cio' significa almeno 50/60bn di sprechi. Ma finche' ce lo si racconta l'un l'altro
    • giuseppe cusin Rispondi
      Rimando alla mia risposta al commento di Andrea. Giuseppe Cusin
  9. Mario Del Chicca Rispondi
    Bravo, mi sembra ottima l'idea di aumentare le tasse! Con l'eliminazione della cedolare secca si viene poi incontro ai cittadini, meno abbienti, che hanno necessità di prendere in affitto un appartamento. Mi sembra proprio il contrario di quello che si dovrebbe fare. Ma io non sono un economista.
    • giuseppe cusin Rispondi
      Le tasse non sono aumentate, ma si propone di trasferire il carico fiscale dal lavoro (diminuzione del cuneo fiscale) ai percettori di redditi elevati e agli evasori fiscali. La cedolare secca è un regalo ai grandi proprietari immobiliari. A Roma vi sono 1500 soggetti, persone fisiche e società, che possiedono ciascuno almeno 500 appartamenti. Come le può spiegare un libro elementare di economia politica, nel breve periodo un aumento delle imposte sulla proprietà immobiliare non si trasferisce sui canoni di locazione. Per il lungo periodo, tenga in conto che in Italia il numero di nuove costruzioni invendute è molto elevato, se ne riparla quindi fra molti anni. Può leggere le mie risposte agli altri commenti? Giuseppe Cusin
  10. Giuseppe Crocetta Rispondi
    E alla fine sempre più tasse e la chimera del contrasto all'evasione! Mi permetto di invitare l'autore a offrirci un contributo su come invece ridurre le tasse e contrastare seriamente l'evasione fiscale. Grazie
    • Sergio Rispondi
      ...basterebbe che tutti ci impegnassimo a pretendere scontrini e fatture!!, ma purtroppo la mentalità di un paese è difficile da cambiare
    • giuseppe cusin Rispondi
      Può leggere le mie risposte agli altri commenti, in particolare quella a Mario Del Chicca? Giuseppe Cusin