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  1. Manuela Rispondi
    Salve, ho letto con grande interesse questo articolo. Consultando i dati del SILV relativi al periodo che lei analizza si nota una netta flessione nelle assunzioni dei maschi over 30 (la fascia non incentivabile). Secondo lei esiste una relazione tra le due cose? Gli incentivi possono avere un impatto negativo nei confronti delle categorie non incentivabili che sono alla ricerca di un lavoro e non di stabilizzazione di un contratto in essere? Grazie.
    • bruno anastasia Rispondi
      Gli incentivi in oggetto sono stati quasi completamente utilizzati per trasformazioni di contratti esistenti, non per assunzioni a tempo indeterminato. Per quanto riguarda le trasformazioni non si è rilevata la flessione che lei cita e quindi, in questo caso, non risultano esserci stati effetti di spiazzamento. Nondimeno gli effetti negativi ai quali lei allude possono sempre verificarsi, ad es. per le medesime categorie di persone (donne, giovani) in periodo diversi di tempo (incentivabili e non incentivabili). Può essere ad es. che le trasformazioni intervenute tra ottobre/novembre 2012 abbiano "spiazzato" (o semplicemente anticipato) quelle che sarebbero potute avvenire nei mesi successivi (2013). E' quanto potremo adeguatamente verificare tra pochi mesi.
  2. massimo consolini Rispondi
    Mi domando: qualcuno ritiene veramente che uno Stato - senza risorse, capace solo di produrre a ciclo continuo leggi farraginose e modifiche delle stesse ancora più complicate - sia in grado di dare un contributo significativo alla risoluzione del problema del lavoro dei giovani? Io credo che sgravi contributivi e fiscali in misura omeopatica rappresentino solo un occasione di propaganda per il governo e la loro misura, sempre insufficiente, una comoda via di fuga dei sindacati e degli imprenditori dalle loro responsabilità. Guardando alla grande disponibilità che i giovani dimostrano nell'accettare condizioni di lavoro gravose ma senza prospettive si dovrebbe invece intervenire sulle condizioni di ingresso dei giovani in contratti a tempo indeterminato abbassandone drasticamente il costo per le imprese. Penso che, come avvenne per me negli anni sessanta, un giovane desideroso di lavorare accetterebbe di buon grado alcune condizioni quali: una riduzione dei giorni di ferie magari anche a 15 giorni per i primi due anni ma con un aumento degli stessi scaglionato nel tempo (ai miei tempi si giungeva ai 25 gg dopo 10 anni); un a sterilizzazione degli aumenti di anzianità per i primi due anni; una riduzione del tfr, per esempio al 50% per i primi due anni e poi a crescere nel tempo (ricordo che negli anni '60 gli operai maturavano solo qualche giorno nei primi anni di lavoro). Misure pesanti ma finalmente a fronte di un posto a tempo indeterminato, che taglierebbero il costo del lavoro di un giovane in maniera significativa (15-20%) ma che un'impresa, interessata ad acquisire risorse professionali di alto livello, potrebbe sempre modificare in meglio.