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  1. Luca Rossi Rispondi
    Prima di tutto vorrei farti i complimenti per l'articolo. Per quanto mi riguarda l'aumento dell'iva è solo regressivo anche se prendiamo a riferimento sia confrontato ai consumi che al reddito perché dobbiamo tener presente che il maggior gettito IVA viene da redditi inferiori ai 55000lordi e seppur per certi redditi risulta progressiva,se la misura deve essere presa per ottenere gettito come già avvenuto con l'iva dal 20 al 21 il gettito è risultato inferiore.Consiglio quindi di aumentare il prelievo IRPEF dal 41 al 43 sui redditi sopra i 55000 che avrebbe un impatto quasi nullo sui consumi e al più unificare l aliquota del 4%e portarla al 10% che avrebbe anche essa sui i consumi impatto quasi nullo.Successivamente cercare cercare di riportare quella al 21 al 20%.Cordiali saluti
  2. Riccardo Trezzi Rispondi
    Ottimo contributo, grazie. Mi permetto un'osservazione tecnica che si applica anche al contributo di Daveri. Entrambi gli scritti assumono implicitamente che il VAT pass through to CPI sia di 1, ovvero che un aumento dell'IVA si traduca 1 ad 1 con un aumento dei prezzi al consumatore. Sappiamo invece che non e' esattamente cosi'. Non so se esistono delle stime per l'Italia. Per UK e' lo stesso ufficio nazionale di statistica a stimare che l'aumento dell'1% dell'IVA si traduce in un aumento dei prezzi al consumo dello 0.76 (PDF www.ons.gov.uk/ons/.../impact-of-the-vat-increase-on-the-cpi.pdf). Sarebbe interessante stimarlo per l'Italia per capire quanta parte dell'aumento dell'imposta e' in realta' pagata da imprese e commercianti. Vorrei inoltre fare una domanda se possibile. Qual'e' la differenza della propensione marginale al consumo tra i decili? L'articolo sottende (come la teoria suggerisce) che i decili piu' bassi hanno una propensione al consumo maggiore. Ma di quanto? Ringrazio, aspettando una cortese risposta. RT
    • rifatto_quotidiano Rispondi
      a parte che comunque,se si applica solamente l'aumento di 1 punto dal 21 al 22 senza toccare il prezzo pre-IVA,l'aumento del prodotto non sarà di 1 ma di circa lo 0,82% senza che i commercianti assorbano niente dell'aumento dell'IVA.Es.Un bene il cui prezzo senza IVA sia 100,costerà pre aumento 121 e post aumento 122 e l'aumento percentuale del prezzo sarà appunto dello 0,82% circa.
  3. saverio Rispondi
    piuttosto che aumentare l'IVA si potrebbe introdurre la Tobin Tax (Tassa sulle Transazioni Finanziarie), avrebbe effetti meno deleteri. Ma cosa stiamo aspettando?
  4. Luca Neri Rispondi
    Credo che l'impostazione dell'articolo sia discutibile. La tassazione incide sulle scelte di consumo. Invece l'assunto non espilicitato dell'articolo è che i livelli di consumo per decili di reddito non siano influenzati dal livello di tassazione applicato. E' assai verosimile invece che le famiglie meno abbienti consumino meno beni con IVA al 21% anche perchè vi è una tassazione su quei beni così elevata (ovvero l'incidenza sul reddito della tassa a parità di consumi è più alta per i poveri che per i ricchi). La domanda corretta da porsi è per sapere se la tassa è regressiva sui consumi sarebbe: quanto l'aumento dell'IVA incide sui livelli di consumo per decili di reddito?
  5. Alberto Rispondi
    Sono compiaciuto nell’apprendere che, ogni tanto, qualche articolo descrive delle conseguenze, a mio avviso, realistiche ovvero risultati diametralmente opposti a quelli finora prospettati o auspicati. Troppi “economisti” usano “modelli di previsione” che sono disattesi e nessuno che ammette gli sbagli clamorosi (cito le previsioni sulla crescita del PIL nel 2012/2013 del governo Monti e del F.M.I., il mancato introito sull’aumento delle tasse sulle imbarcazioni, il redditometro e la conseguente paralisi dei consumi ecc.). Gli attuali comportamenti della popolazione non sono, a mio parere, riconducibili a precedenti rilevazioni come lo sono i dati riportati nell’articolo. In condizioni di straordinario e diffuso disagio economico che non ha, a memoria, precedenti, i comportamenti della popolazione ripetono ciò che in tempo di guerra era normale : più sono negative le prospettive future e più si economizza su tutto. L’aumento dell’IVA porterà a minore disponibilità finanziaria delle famiglie che, oltre all’evidente ennesimo aumento della pressione fiscale, non percependo la fine della crisi di riflesso spenderà ancora meno e ciò implicherà meno introiti ai fini IVA e IRPEF con la riduzione del PIL alimentato dall’aggravarsi del ristagno dei consumi. Il recente commento della mia panettiera : la speranza sta a zero e, nonostante tutti i sacrifici richiesti, nessuno sa qual è la strada per uscirne e a provarci, per poi sbagliare, sono capace anch’io.