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MARTEDì 30 SETTEMBRE 2014


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  1. tommaso Rispondi

    Il governo italiano dichiara (qui: http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2010/contributi_stampa_2010/6_contributi_testate_organi_partiti_movimenti_politici.pdf) che il Secolo ha preso circa 2,5 millioni di contributi. Le copie effettivamente vendute sono 3 mila. Come fate a dire che il contributo per copia è solo di 3 Euro? A me risultano essere oltre 800 Euro PER COPIA!!!

    • La redazione Rispondi

      3000 copie al giorno, non all'anno.

  2. Franco Rispondi

    Certo, non è giusto colpire solo i giornali così detti "house organ". Il giornale deve avere una propria linea editoriale, una propria forza de vendita, non essere ricattato dal governo di turno se non segue le direttive. Togliamoli a tutti i finanziamenti, ma a tutti tutti, dal Manifesto a Repubblica, dal Corriere della Sera a Libero. Devono campare sulle proprie capacità di fare giornalismo, non sulle elargizioni di stato che li rendono assoggettati e ricattabili. Mi dite perché esiste Il Campanile Nuovo? E La Discussione? Qualcuno crede davvero che senza quelle "voci", anzi "sussurri", l'italia sarebbe meno democratica e libera?

  3. jo Rispondi

    Beh, non mi direte che il Manifesto è di destra ! o centro! Chiaramente è vicino alla sinistra, ai sindacati etc. certamente non indipendente...

  4. Bussetto Rispondi

    Già il fatto che non esista un qualcosa di univoco per calcolare i resi della stampa è indice che qualcosa non funziona. Se nel 2009 si è costretti a rivolgersi a tre enti diversi per la certificazione e per altri addirittura a ipotesi teoriche come possiamo sperare di riuscire a convincere i "fruitori dei rimborsi statati" a modificare il loro modo di vedere la distribuzione. L'unico modo sembrerebbe essere solo l'eliminazione dei contributi. Domanda a voi esperti: all'estero la situazione è la medesima? In merito alle tre testate nazionali: talvolta mi è capitato di prendere l'aereo (Alitalia), ogni volta sul volo della mattina diverse copie omaggio offerte ai passeggeri di "Corriere", "Repubblica" e "Sole 24". Quelle copie, che riportavano il timbro "Copia Omaggio", come vengono calcolate nella tiratura? Se avanzano vengono rese come "resi" o gettate? Chi paga le copie? Se ogni mattina, ogni volo Alitalia e Meridiana che decolla dal territorio nazionale trasporta ( ipotizzo) 50 copie, quanto fa in numero di copie?

  5. Marco Rispondi

    Ma "Il Giornale" non rientra tra i quotidiani di partito per quale ragione tecnica? Perché nella sostanza è piuttosto noto quali siano le sue posizioni.

  6. Disperato Rispondi

    Il problema è che la carta stampata deve vivere da sola, quindi zero contributi. Questa dei soldi a pioggia all'editoria è una pazzia statalista e clientelare senza nessun senso negli anni 2000. Se sono imprese con utili, azionisti ecc... devono campare sul mercato come tutte le imprese, se sono testate "politiche" e (mah...) qualcuno ne ravvisa un valore culturale allora si utilizzino i già copiosissimi (sic..) finanziamenti ai partiti. Ma ovviamente sono parole sprecate.

  7. Zannarini Mauro Rispondi

    Il finanziamento ai giornali di partito è un'annosa questione che nessuno ha mai voluto affrontare seriamente, ritengo, in questi momenti di rivalutazione delle risorse, che sia saggio, radoppiare il contributo sulla base delle copie vendute e certificate. Questo, oltre a migliorare enormemente l'ambiente tipografico costretto a cercare altre attività per compensare la scarsa produttività delle rotative, comporterebbe enormi risparmi di carta ed energie varie. Stampare giornali con il fine d'incassare contributi ed incrementare solo la raccolta differenziata, se visto dalla parte d'un albero, mi pare assai sconsolante. Colgo l'occasione per ringraziarVi tutti.

  8. antonio zollo Rispondi

    Eccellente idea. Chi decidesse di metterla in pratica dimostrebbe capacità di innovazione reale e non a parole. Sarebbe ancor più significativo se una opzione del genere fosse sostenuta dai giornalisti. Non è una strada obbligata, ma una scelta conveniente per tutti, ferme restando forme di sostegno trasparenti a giornali non commerciali. Ma ci sarà qualcuno dosponibile a fare la prima mossa?

  9. Aram Megighian Rispondi

    Ecco sotto gli occhi un esempio dello scempio pubblico italiano, in cui con angolo di 360 gradi sono ugualmente responsabili tutti i nostri politici. L'esempio è il (nostro) vostro giornale che non conta su suvvenzioni statali, ma conta, anzi racconta molto più e meglio, e indipendentemente, dei giornali di partito. Ma vorrei dare anche un altro esempio: la spesa pubblica per le biblioteche universitarie (TUTTE), accessibili a tutti, è, se ricordo bene, pari al costo di un modesto ponte stradale costruito nella mia città. Eppure in queste biblioteche è racchiuso il patrimonio di informazioni a cui noi, voi, tutti, chi per scopo personale, chi per lavoro (compresi i giornalisti), fanno capo. Forse queste biblioteche spravvivono anche grazie a contributi che le università tolgono alle loro risorse primarie, ma certamente, ponendole in competizione con i giornali di partito, non credo si avrebbero dubbi a chi assegnare dei contributi statali che possano essere realmente utili. Un esempio, dicevo, della demenzialità di questo stato. Ce ne sono mille altri e tutti demenziali e privi di alcuna logicità.

  10. Vincenzo Fuschini Rispondi

    Mi sembra sbagliato continuare ad inserire tra i giornali di partito un quotidiano come Il Manifesto, che notoriamente è autogestito da una cooperativa di giornalisti. Inoltre, esso non fa riferimento ad alcun partito politico e la testatina "quotidiano comunista" si riferisce unicamenta ad un orientamento ormai solo storico-culturale. A quale partito fa riferimento "Il Manifesto" secondo voi? Si farebbe fatica a rispondere. I giornali autogestiti in cooperativa, qualunque sia il loro orientamento, devono avere un trattamento particolare, a mio avviso, poichè non hanno gruppi industriali o organizzazioni politiche alle spalle.