
Tratto da PRODI E PADOA IN CERCA DI GUAI, di Eugenio Scalfari La Repubblica 14.10.2007
Prodi - ha scritto giustamente ieri Massimo Riva - cerca guai come se ne avesse pochi. Le sue (piccole) modifiche al protocollo sul welfare gli hanno procurato una secca replica da Confindustria, dalla Cisl e ieri anche dalla Cgil, della quale non si sentiva il bisogno. Anche PadoaSchioppa cerca guai. Dopo l’uscita sulle "tasse bellissime" e sui "bamboccioni", ha incrociato la penna con Draghi che aveva lamentato il troppo lento rientro nel risanamento finanziario del bilancio. Lentezza che gli è stata contestata anche da Almunia e dal Fondo monetario oltre che da Ichino, Giavazzi, Boeri, economisti in servizio permanente effettivo.
Cercano guai per un’invincibile tendenza alle gaffe? Oppure si sentono depositari della verità? Oppure ancora per ragioni politiche? Forse per tutte e tre queste ragioni ma - penso io - per quest’ultima soprattutto. Le modifiche al protocollo del welfare sono marginali. La Confindustria ne era stata preventivamente avvertita e non pare avesse fatto il viso delle armi. Quanto alla Cisl e ai sindacati, anch’essi, dopo la schiacciante vittoria del referendum con l’82 per cento dei "sì", hanno aperto subito un altro fronte di richieste sul salario dei lavoratori. Una richiesta più che fondata, che comporta tuttavia l’indispensabile collaborazione del governo e quindi riapre il tavolo della concertazione rendendo necessaria un’ulteriore mobilitazione di risorse che allo stato attuale non ci sono. Dunque chi è senza peccato lanci la prima pietra: se Prodi ha riaperto marginalmente il tavolo del welfare, i sindacati riaprono massicciamente le rivendicazioni dei lavoratori.
Quanto al dibattito sulle cifre del risanamento finanziario tra Padoa-Schioppa e Draghi/Almunia è evidente l’interesse legittimo del ministro del Tesoro e del governo a fissare un principio essenziale tra ciò che compete alla Commissione europea e alla Banca d’Italia e ciò che compete all’autorità politica.
Ci sono parametri europei da rispettare e l‘Italia li ha interamente e abbondantemente rispettati. Poteva far di più? Forse sì, forse no.
Se avesse destinato l’intera cifra del sovragettito fiscale alla diminuzione del debito pubblico non avrebbe potuto destinare nulla all’aumento delle pensioni minime, alle famiglie, ai giovani, alle imprese, al welfare, al rifinanziamento delle infrastrutture. E se così si fosse comportato, il governo sarebbe caduto sulle piazze e in Parlamento entro le 24 ore successive. Il referendum sindacale non avrebbe neppure avuto luogo per mancanza dell’oggetto. Tutto al bilancio, nulla alla società e al sociale: spetta alla Commissione europea e alla Banca d’Italia decidere su questa essenziale questione oppure spetta al governo una volta che i parametri richiesti dal Trattato europeo siano stati ripristinati? Naturalmente l’obiezione di Almunia, Draghi e lavoce.info (per dire gli economisti "indipendenti") è quella del mancato taglio della spesa. E con essa dunque bisogna misurarsi.
Sul taglio e la riqualificazione della spesa pubblica non c’è dissenso, è infatti opinione comune di tutte le parti in causa (tranne Diliberto e l’uno virgola dei suoi seguaci) che quell’operazione debba esser fatta; il ministro dell’Economia l’ha prevista nel documento di programmazione triennale 2008-2011 e l’ha documentata nel "Libro Verde" diffuso contemporaneamente al varo della Finanziaria, avvertendo che l’obiettivo sarebbe (sarà) affrontato negli anni successivi e concluso nel 2011 con l’azzeramento del disavanzo e contestuale diminuzione del debito pubblico.
Gran parte di questa partita si gioca sull’aumento del Pil, cioè sulla crescita reale del prodotto lordo. Ha scritto a proposito di questo problema Roberto Perotti sul "24Ore" del 4 ottobre: "Qualcun altro avrebbe potuto fare molto meglio del ministro Padoa-Schioppa?"ed ha esaminato l’evoluzione della spesa negli ultimi anni sulla base dei dati ufficiali. Vediamole dunque queste cifre.
Tra l’ultimo anno pieno del governo Berlusconi, il 2005, e il primo anno pieno del governo Prodi, il 2007, la spesa primaria è rimasta costante, al 44.2 del PiI. Tra l’ultimo anno pieno del precedente governo di centrosinistra, il 2000, e il primo anno pieno del centrodestra, il 2002, la stessa spesa è aumentata di 2 punti percentuali, dal 39.9 al 41.9 per cento. Nei tre anni successivi del centrodestra aumentò di altri 2 punti percentuali. Gran parte di questi alimenti (4 punti percentuali in quattro anni) è andato non già a spese per investimenti ma alla spesa corrente.
In quegli anni non c’era Draghi alla Banca d’Italia. Ma gli economisti indipendenti de lavoce.info non avevano certo i calzoni corti. Eppure non ho ricordo che abbiano all’epoca tempestato di critiche quotidiane il governo Berlusconi come stanno facendo da un anno e mezzo col governo Prodi. Mi domando il perché e lo chiedo ogni volta che ne ho l’occasione ma non ho risposta. Sicché continuo a riproporre la domanda: perché tanto silenzio allora e tanta loquela oggi?....
La risposta de lavoce.info pubblicata su Repubblica il 15.10.2007
Caro Direttore,
Eugenio Scalfari sostiene sul suo giornale che il sito www.lavoce.info non perde occasione per attaccare il Governo Prodi, mentre era stato silente sulle malefatte del Governo Berlusconi. Nella passata legislatura ci veniva rivolta esattamente la stessa accusa, a parti invertite. Se ieri Berlusconi ci definiva «nido di vipere» e Tremonti «opinionisti politici», oggi Scalfari mette in discussione la nostra indipendenza di giudizio. Il bello della democrazia su Internet è che chiunque può visitare il nostro sito e trovare immediatamente tutti gli articoli da noi scritti e pubblicati in questi anni, a partire dai commenti alle Leggi Finanziarie varate dal 2002 in poi. Ai lettori, dunque, l’ardua sentenza. Molto cordialmente.
La redazione de lavoce. info
Tiro Boeri, Andrea Boitani, Massimo Bordignon, Agar Brugiavini, Daniele Checchi, Francesco Daveri, Daniela Del Boca, Marzio Galeotti, Pietro Garibaldi, Silvia Giannini, Francesco Giavazzi, Cecilia Guerra, Luigi Guiso, Pietro Ichino, Tullio Jappelli, Daniela Marchesi, Marco Onado, Marco Pagano, Roberto Perotti, Giuseppe Pisauro, Michele Polo, Carlo Scarpa e Francesco Vella.