
Da tre anni ci dedichiamo a questa impresa. Il nostro sforzo è ripagato dal numero e dalla qualità dei lettori: sono ormai 3.500 al giorno i visitatori del sito (erano duemila un anno fa), il che significa che ogni aggiornamento viene letto da quasi 25mila persone. Anche il numero degli iscritti alla newsletter è in costante crescita: sono ora quasi 26mila contro i 16.500 di un anno fa. Riceviamo molte lettere e commenti interessanti e competenti che ci servono a fare meglio il nostro lavoro. Inoltre, non passa giorno senza che qualche giornale, radio o televisione riprenda i contributi apparsi sul sito, permettendoci di raggiungere un pubblico ancora più vasto. Sono questi risultati, assieme alla consapevolezza di non essere del tutto sostituibili nel panorama dell'informazione economica, a spingerci ad andare avanti.
Sono due i tratti distintivi del nostro modo di fare informazione.
Il primo è il fatto di poter contare quasi esclusivamente sulle nostre forze. I costi - in termini di segreteria di redazione, editing tecnico e gestione del sito - sono inferiori ai 30mila euro all'anno. I tanti contributi finanziari dei nostri lettori (sono circa novecento i finanziatori del sito) ci permettono di sopravvivere senza dover dipendere da aiuti dello Stato o da contributi (mai del tutto disinteressati) di questa o quella grande impresa o vivere sotto la minaccia di qualche cordata. Purtroppo questa è una condizione unica nel panorama dell'informazione in Italia. È proprio in virtù di questa nostra condizione che possiamo oggi chiedere che il sussidio pubblico per la carta sia concesso solo a quei quotidiani che predispongono un filtro tra proprietà e direzione.
La seconda caratteristica unica del nostro sito è il fatto di avere in comune un metodo di analisi. Questo ci permette di giudicare la coerenza di una misura di politica economica con determinati obiettivi. Ci permette anche di capire quali siano le condizioni di "contesto" che vanno cambiate e quali variabili si adatteranno a questi cambiamenti. Un esempio? Invece di perder tempo a chiedere ai commercianti di abbassare i prezzi, è bene aumentare la concorrenza nella distribuzione. Altro esempio: siamo stati talvolta rimproverati per non aver sufficientemente criticato il sindacato. Ma il sindacato fa il suo mestiere. Sono le regole della contrattazione, il filtro tecnico di organismi come l'Aran nel pubblico impiego, le norme sull'esercizio del diritto di sciopero che, semmai, vanno applicate (o modificate, se necessario) per indurre richieste del sindacato che tengano maggiormente in considerazione gli interessi generali del paese.
Il fatto di essere indipendenti e di avere un metodo in comune ci permette di contribuire all'esercizio del controllo democratico, facendo da "cani da guardia" della politica economica in Italia. Il nostro obiettivo dichiarato è "non lasciarne scappare una". Purtroppo ce ne sfuggono fin troppe. Sappiamo di non essere particolarmente popolari fra chi fa politica economica, ma crediamo che qualcuno debba svolgere questo ruolo. Soprattutto in un momento così difficile per il nostro paese, in cui ogni errore tecnico, ogni difetto di progettazione o ritardo ha costi molto elevati.
Queste due caratteristiche distintive del nostro sito ci permettono anche di criticare chi contribuisce alla politica economica sottraendosi al controllo degli elettori. Anche i tecnici al servizio della politica devono essere criticati, se sbagliano. Non devono godere di "immunità disciplinare", ma essere soggetti a una "peer review", alla valutazione da parte di chi può misurarsi sul loro stesso terreno. È l'unico modo per spingerli a usare al meglio le loro competenze, mettendole al servizio del paese, anziché puntare a far durare il più lungo possibile il loro incarico. Il pungolo che lavoce.info può usare è quello di far presente ai tecnici che hanno una reputazione da difendere. Queste due caratteristiche ci permettono anche di prendere spesso posizioni controcorrente. Nel trattare di inflazione ed euro, Cina e protezionismo commerciale, delocalizzazioni, immigrazione, università, pensioni, salari dei pubblici dipendenti, tanto per fare alcuni esempi. Ci siamo presi degli insulti anche dai nostri lettori. Ma qualcuno deve dire anche le verità scomode, non solo quelle condivise da tutti.
Queste due caratteristiche, invece, non ci permettono di essere sempre d'accordo tra di noi. Possiamo trovare un punto d'incontro su come meglio raggiungere determinati obiettivi, non necessariamente sugli obiettivi da perseguire. E rimangono tra di noi differenze di enfasi importanti, come quelle che hanno animato il dibattito sul sito sulle riforme del Patto di Stabilità e crescita. Sono differenze che fanno vedere, ad alcuni, il bicchiere mezzo vuoto e, ad altri, mezzo pieno. Per questo, vorremmo tranquillizzare chi oggi ci descrive come un gruppo di pressione: non potremo mai essere una lobby. Perché l'influenza che ci siamo conquistati in questi tre anni è indissolubilmente legata alla nostra credibilità e non potrà mai essere piegata a fini di parte. Nel momento in cui qualcuno tentasse di farlo, perderemmo il collante che ci tiene insieme. E lavoce.info non esisterebbe più.
Entrando nel nostro quarto anno di attività, abbiamo apportato altre migliorie al sito, alcune delle quali suggerite da voi lettori. Troverete due nuove rubriche -- "Innovazione e ricerca" e "Famiglia" -- dove raccogliamo il crescente numero di contributi pervenutici su questi temi. Abbiamo anche aggiunto una sezione "Monografie" con raccolte di articoli su temi specifici, utile per chi vuole farsi un'opinione su questioni spesso di grande attualità. Cominceremo inoltre dalla prossima settimana a ospitare (in una rubrica di "contributi" alla politica economica) proposte articolate, formulate dai redattori del sito, per rilanciare l'economia italiana. Stiamo infine aggiornando anche la sezione multimediale del sito.